Caro diario. Uggioso ed umido: confessioni di un pomeriggio domenicale.

di
genere
confessioni

Uggioso, freddo e grigio. I rami spogli si muovono pigri, sembrano anch’essi annoiati e stanchi, svogliati.

Dovrei studiare, ma sono distratta.
Scambio messaggi deludenti su una chat discutibile, continuando a sperare che d’improvviso si manifesti un interlocutore affascinante, capace di conquistare la mia attenzione ed i miei sensi.
Gradirei un approccio sicuro e un po’ sfrontato, benché elegante. Ed una significativa padronanza d’espressione.
Se fosse capace di descrivere con dovizia di particolari il modo in cui si dedicherebbe a leccarmi, per esempio, gli concederei un canale di comunicazione privilegiato.
Vorrei raccontargli di quanto sia gradevole la sensazione del mio sesso glabro ed appena inumidito dalla crescente eccitazione. Stringere un poco le cosce e far aderire le labbra, muovendo lentamente il bacino, per poi dischiuderle e godermi la fresca sensazione di apertura. Non sento neppure il bisogno di toccarmi, per il momento. Mi basta ancheggiare, serrare poco poco e poi aprire. Morbida, liscia, invitante.
Immagino che qualche gocciolina stia facendo capolino, imperlando l’apertura del mio sesso.
Chiudendo gli occhi, vedo un uomo senza volto che mi si avvicina. Avanza sicuro, chiudendosi alle spalle la porta della mia camera da letto, senza proferire parola. Si accomoda al fondo del letto, mi guarda e con l’indice raccoglie i miei umori, portandoli alla bocca. Mi assaggia, deliziato. Deglutisce, affamato. Riporta il dito su di me, inserendolo appena. Giusto un centimetro o due, piano. Mi fa sbrodolare. Gli piace guardarmi, osservare il modo in cui il mio corpo risponde al suo tocco ed io mi presto con piacere alla sua meticolosa, quasi scientifica esplorazione.
Sento, ora, i miei umori che sgocciolano verso il basso, solleticandomi il perineo.
Per esser sincera, non ho resistito alla tentazione di toccarmi, per cui il dito medio della mia mano sinistra sta stuzzicando il clitoride, mentre con la destra digito queste note disordinate, confessando ad un diario virtuale i miei piccoli peccati di lussuria, che probabilmente consegnerò poi all’etere, immaginando possano raggiungere qualcuno e turbarlo un po’.
Chissà se, leggendomi, un uomo dovesse sorprendersi del turgore crescente del suo sesso, immaginando, per esempio, che quel dito ricoperto della mia umida intimità un po’ appiccicosa possa essere il suo.
Chissà se, leggendomi, una donna dovesse scoprirsi a voler replicare i miei movimenti o magari desiderare di unirsi a me per giocare al dottore.
Il mio dito medio continua a premere e muoversi sul clitoride. Piccoli, rapidi cerchi concentrici proprio sul punto più esposto, giusto qualcuno perché se insistessi troppo verrei sopraffatta da un orgasmo che non voglio ancora. Avevo scordato di specificare che fra il dito ed il clitoride ho frapposto un sottile lembo di tessuto, quello della camicia da notte che indosso. Sì, stamani sono stata così pigra da non degnarmi neppure di indossare dei vestiti, rimanendo in camicia da notte e null’altro.
Tanto, tanto bagnata. Il tessuto è zuppo. Adesso vorrei una lingua, laggiù, a leccare avidamente ogni parte di me.
di
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2026-03-15
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