I coniugi Syndig

Scritto da , il 2020-07-11, genere scambio di coppia

Finalmente, era ora, sono mesi che volevo tornare in Svezia, e finalmente, dopo diverse controversie, ci sono riuscita. A si c’è pure il mio ragazzo. Non voglio essere cattiva, ma volevo tornare qui da sola.
Il mio chalet, con vista sull’arcipelogo, è un vero disastro, lo sospettavo. Però la bellezza di questo posto è sconvolgente, mi emoziono ogni volta che vengo. Un luogo appartato, ma non tanto lontano dalla civiltà.
Aspetta almeno cosi credevo. Vedo degli strani movimenti nella casa accanto, da quello che sò è sfitta da anni. Fammi guardare meglio, mi affaccio alla finestra. Improvvisamente vedo una donna sulla cinquatina, rossa di capelli e con un seno voluminoso. Come faccio a saperlo? Semplice è nuda.
Cammina lentamente e si sdraia sul prato di casa sua, sta prendendo il sole integrale. Sento un rumore provenire alle mie spalle, è il mio ragazzo che sistema le valigie. Rivolgo ancora lo sguardo alla vicina, si sono curiosa. Ma che c… Questa volta vedo muoversi un ramo d’albero, ma non è un ramo. Rimango sconvolta. E’ il pene più grosso che abbia mai visto e a quanto pare appartiene al giovane marito, almeno suppongo, afroamericano della signora. Cerco di togliere lo sguardo, ma ne sono attratta. A dire il vero sono attratta da entrambi.
Mi sporgo di più. Sembra che la vicina mi noti e mi fa un cenno con la mano. Io rientro in casa velocemente. Non mi vedo, ma mi immagino di avere il viso completamente in fiamme.
Maledizione sicuramente mi avrà notata. Senza farmi vedere riguardo verso il giardino dei vicini, ma sembrano spariti.
Improvvisamente suonano al campanello. Sorpresa è la vicina, per fortuna, o purtroppo, indossa un vestito leggero.
“Hej, jag är Clara, nöje” – il mio svedese è arruginito, ma penso che si sia presentata.
“Lizbeth” – rispondo insicura.
Mi sorride, forse capisce che sono in imbarazzo e questa volta parla in inglese.
“Come ho detto prima, chi chiamo Clara e a quanto pare tu sei la mia nuova vicina”
A questo punto sorrido pure io, anche se continuo a fissare il suo seno, in memoria di quello che ho visto prima.
“A dire il vero sei tu la mia nuova vicina, io frequento questa casa da 5 anni”
“Bene vicina, ora devo andare, però sei invitata” – vede il mio ragazzo – “Siete invitati a casa mia per cena” – sorride – “bisogna conoscerci meglio”.
E se ne va senza aspettare risposta, e addirittura, senza dirci l’ora della cena. Io e il mio ragazzo ci guardiamo straniti, come se ci avesse investito un uragano.
Non sapendo bene cosa fare, decidiamo di andare da loro per le 20. Intanto mettiamo a posto la casa e cosi le ore passano velocemente.
Ora è tutto a posto, guardo l’orologio e vedo che sono le diciannove a mezzo. Ricordo dell’invito a cena. Faccio la doccia e mi chiedo cosa indossare.
Mi viene una folle idea, indosso una camicetta senza manicche scollata, un gonnellino largo, un corsetto nero e delle autoreggenti fino alle ginocchia. Mi sento molto svedese e sorrido allo specchio.
Il mio ragazzo come al solito non ci pensa due volte e mette la solita t-shirt e dei calzoncini. Si lamenta perché lo critico.
Non possiamo certo andare a mani vuote, per fortuna ricordo la cantina di vini di mio nonno, in realtà lo chalet è suo. Scendo e trovo solo un mousserande vin, sempre meglio di nulla. Non so perché sono agitata, forse perché li ho visti nudi.
Busso alla porta, come al solito il mio ragazzo rimane dietro di me, a volte penso che sia un codardo. Lei apre in reggiseno. Cavolo. Inizio a balbettare e mostrare la bottiglia di liquore.
“Fan du är tidigt” – Poi rivolgendosi all’interno della casa - “kära belagda”.
Quest’ultima frase l’ho capita, ha detto a qualcono di rivestirsi. Ci fa entrare e accomodare in salotto, li vediamo suo marito in canottiera e pantaloni. Il mio ragazzo mi guarda orgolioso della sua scelta di abbigliamento. Ci sediamo.
Non riusciamo a dire una parola. Allungo la mano verso al uomo di colore - “Piacere Lizbeth, lui è il mio ragazzo Riccardo”.
“Piacere, Harry” – Il mio sguardo cade sul suo pacco.
La signora torna con un abito nero, completamente attillato: “Cavolo siete in anticipo” – Io cerco di dirle che non mi aveva detto l’ora. Mi prende per la mano, faccio in tempo a mettere la bottiglia sul tavolino – “Va bhe dai, almeno mi puoi dare una mano in cucina”
Giunte in cucina – “Come posso aiutarla”.
“Bhe mi puoi baciare”
“Come scusi?”
“Scherzo sciocca, prendi il pesce e sfilettalo”
Lo faccio, anche se non so bene come farlo. Lo pulisco, sfilo la lisca e sorrido a quel uragano di donna.
“Brava” - E mi bacia la guancia – “Certo che il tuo ragazzo è proprio figo”
“A grazie” – Ma questa fa apposta per imbarazzarmi.
Mi dà un altro bacio.
“Ma tu sei molto più carina” – Arrossisco di nuovo.
Per un attimo pensiamo a cucinare e nessuna dice nulla, sento arrivare dall’altra stanza delle sonore risate.
“Bhe pure suo marito, non è affatto male”
“Bhe non è mio marito, facciamo solo finta, ma grazie lo stesso” – Poi si mette dietro di me, mi afferra la mano con il coltello – “scommetto che vorresti fare sesso con lui”
Balbetto – “ma, ma cosa dice”.
Scappia a ridere – “Pensi che non ti ho vista mentre ci spiavi”.
Cerco di nascondermi da qualche parte.
Mi accarezza i capelli, mi fa una coda e mi bacia il collo – “tesoro cosi stai meglio”. Sento la sua lingua scorrere sul mio lato destro, rimango paralizzata.
“In questi tempi bisogna sapersi divertire, non credi” – Mi accarezza il seno – “Si capisce subito che sei una monella, non mentire”.
Prendo le sue mani e le stringo ancora di più sul mio seno, inizio ad ansimare.
Penso, fanculo. MI giro e inizio a baciarla. Cerco di non far rumore. Lei mi afferra il viso e me lo fa mettere tra il suo seno. Abbassa le spalline. Inizio a leccarlo.
“Allora non sei cosi timida” – Mi ribacia – “Ti vuoi scopare il mio uomo vero?”
Non riesco a mentire – “Si”
Mi accarezza, mi mette un braccio intorno alle spalle – “Allora vieni tesoro”
Arriviamo in sala, lei prende la parola – “signori per la cena ci vorrà almeno un ora” – mi spinge verso il suo uomo – “però siamo sicure che sappiamo come intrattenervi.
Lei si dirige con decisione verso il mio ragazzo e si siede sopra di lui, il quale mi guarda con titubanza. Io rimango immobile, non so che fare e che dire.
La signora inizia a baciarlo e lui sembra rifiutarla.
Prendo coraggio mi siedo su quel pezzo di marmo e inizio a limonarlo. Il mio ragazzo mi guarda sorpreso, ma appena si gira, vede le tettone della signora sbattute in faccia.
Io sento che il cazzo del fenomeno sta crescendo, intrappolata nella tuta, mi alzo mi inginocchio e inizio ad accarezzarlo da sopra i vestiti. Da qui non si torna indietro, lo so benissimo.
Gli abbasso velocemente i pantaloni e quella sberla esce con tutto il suo vigore, lo prendo in mano, me ne servono due per contenerlo. Inizio a succhiarlo.
Con la coda degli occhi vedo che il mio ragazzo impegnato a leccare quelle tettone. Siamo capitati in paradiso?
Sego quel mostro con due mani e gli lecco la cappella sistina, ho quasi paura di scoparlo. Mi alzo mi slaccio il corpetto e faccio uscire il seno. Mi avvicino all’altra coppia, bacio il mio ragazzo, per rassicurarlo, e faccio leccare i capezzoli alla signora. Intanto l’altro pervertito mi alza la gonna e mi toglie le mutandine ormai luride.
E’ ora, mi riavvicino a lui, guardo il suo cazzo duro e scendo lentamente verso di esso, l’ansia mi cresce. Sento le labbra aprirsi, si spalancano al primo contatto, sento le mie strette pareti avvolgere quell’asta e, per un attimo, mi manca il respiro.
La sua lingua ruvida mi lecca il seno, sento una mano che mi afferra quello destro e una voce ansimante dire – “Gillar du riktigt slampa” – Letteralmente mi ha dato della porca.
Mi giro lentamente e vedo il cazzo del mio uomo avvolto tra le sue tette, e la mia figa emana liquido vaginale copiosamente.
Questa mattina neppure li conoscevo, ora guarda cosa stiamo facendo.
La signora si alza, si gira, si siede sul mio ragazzo, e se lo fa sbattere in culo. Quella troia non perde proprio tempo. La vedo ansimare. Si pone verso di me e inizia a leccarmi la faccia, poi la lingua e iniziamo a limonare. Allungo le mani e le afferro le tette, mentre mi sento impalare dal suo finto marito.
La nostra “aguzzina” prende le mani del mio uomo e se le pone sui suoi enormi seni.
Urla – “avferlale med engagemang” – Ovviamente lui non capisce, quindi gli dico di scopargli le tette con le mani. Riccardo obbedisce e nello stesso tempo gli mordo il collo.
Improvvisamente l’enorme, muscoloso uomo di colore, mi alza tenendomi in braccio. Sono sorretta da quel enorme ramo. Mi avvicina di schiena alla sua donna e subito lei inizia a leccarmi il buco del culo. Tremolante, certo di tenermi salda a lui. Non sento piu la lingua della madame dentro di me, anzi per un attimo non sento più nulla, fino a quando non sento qualcosa premera sull’ingresso posteriore. Riconoscerei quel pene ovunque, è il mio ragazzo.
Guardo verso il basso, vedo la mano di Clara che lo maneggia e lo avvicina al mio culo e lo spinge sempre piu dentro – “ora piccola, ti sentirai bene”.
In un attimo, ho due cazzi che mi posseggono, e io inizio a sentire dolore, ma non mi importa, il godimento che ricevo lo supera.
Sono coinvolta in un sandwich meraviglioso. Intanto la lady si siede sulla poltrona, si toglie definitivamente il vestito e rimane nuda, guardandoci e masturbandosi.
Sono cosi affaticata che le mie braccie crollano a penzoloni lungo il mio corpo, tanto mi reggono loro. Sento che sto per avere l’orgasmo più bello della mia vita.
“Stop” – la voce di Clara riecheggia nella stanza, il suo uomo si ferma improvvisamente, e sfila il suo cazzo. Penso che vada a scopare la sua signora. Invece no, prima indica al mio ragazzo di smettere, poi mi toglie il mio gonnellino.
Rimango nuda, mi sento osservata. I due maschi, anche loro non sapendo cosa fare, iniziano a masturbarsi.
Una mano mi afferra con decisione – “Ora sei mia”.
La rossa mi attira a se, mi fa sedere sull sue ginocchia, inizia a masturbarmi la passera e a leccarmi le tette. I nostri partner continuano a masturbarsi eccitati.
Poi alza la gamba, e mi invita ad accomodarmi. Appoggio la mia passera sulla sua e lei inizia a violentarmi. Si a violentarmi, spinge con tutta la forza che ha, sento che sto per scoppiare. Allungo le mani e le stringo le tette. Per fortuna che siamo lontani dalla civiltà, altrimenti qualcuno mi avrebbe sentito gemere.
Sento chiaramente i miei umori mischiarsi con i suoi. Vedo quel uomo imperiale afferrare il cazzo del mio ragazzo e segarlo. Lo invita a fare lo stesso, e con mia grande sorpresa, Riccardo, tremante, afferra quello scettro e scorre la sua mano sopra quell’asta magnifica. Non gli l’ho mai visto fare, ma la cosa mi eccita un casino.
Vengo riattratta verso la mia signora, sento che mi morde i capezzoli. La guardo negli occhi, la sua espressione mi eccita. Sembra sicura di se. Sento un getto caldo raggiungermi la schiena. Mi giro e vedo i due pervertiti sborrare addosso a noi. In breve tempo il loro seme raggiunge i nostri corpi. Le loro mani ci toccano. Sono così eccitata che non capisco chi cosa fa.
La nostra padrona, perché lo è letteralmente, inizia fare movimenti ondulati, sento chiaramente il suo clito sopra il mio e, in quel preciso momento, raggiungo un orgasmo celezione. Mi sento abbandonare.
La tipa si passa due dita sulla passera poi urla – “tutti e tre non crediate di aver finito” – Indica la sua passera – “Ora dovete leccarmela”.
Ovviamente il primo che si precipita è suo “marito”. Io e il mio ragazzo ci guardiamo titubanti. Vedo il suo cazzo sporco che penzola e mi viene voglia di leccarlo, pulirlo.
“Helig tik” – Ok questa la conosco, è una imprecazione. Urla di nuovo – “dovete farmi godere”.
Mi avvicino a lei, come se fossi attratta da una calamita. Interseco la mia lingua con il bestione, poi mordo il clito di sua moglie. Il mio ragazzo si ingonocchia, non sa bene cosa fare. Poi sbatte la sua lingua dentro il suo culo, sono sicura che voleva sbattergli dentro qualcosa altro.
In questo preciso momento, la lady viene scopata da tre lingue. Ci accarezza i capelli a vicenda, io le afferro le tette. Le stringo, noto solo ora che sono rifatte. Sento che le mie mani diventano appicicose, sta sudando copiosamente. Il suo viso è contratto.
Finalmente il mio ragazzo ha un idea. Ficca il suo cazzo moscio nella bocca della padrona di casa e se lo fa leccare. Sicuramente avrà patito di non aver in mano la situazione.
Lei gli lecca sia le palle che la capella, cosi tanto che gli torna duro.
Faccio un cenno ad Harry. Lui si scosta. Parlo all’orecchio del mio ragazzo in italiano – “fotti questa cagna in calore” – Lui non si fa pregare e gli sbatte subito il cazzo in figa e inizio a trapanarla. La signora sobbalza.
Io sbatto la figa in faccia alla troia, per farmela leccare. Intanto la montagna si gusta lo spettacolo accarezzandoci.
Sento, tramite la sua bocca, che la signora è al limite. Sembre in italiano dico a Riccardo di accellerare il ritmo. La padrona ora si è tramutata in vittima. Sembra che abbia smesso di respirare. Io mi scopo le sue tette, strusciandomi sopra.
Lei mi butta per terra. Afferra le chiappe del mio uomo. Se lo spinge dentro. Immediatamente emette un urlo infernale. Il mio ragazzo esce dalla sua figa, che inizia a squirtare copiosamente. Il suo uomo si inginoccha davanti a lei. La lecca e accoglie tutto quel fluido sulla sua faccia.
Crolliamo tutti sul divano esuasti. Io e il mio ragazzo ci rivestiamo. Bacio entrambi i nostri ospiti. Mi sembra il minimo dopo la serata che ci hanno offerto.
Sentiamo una puzza di bruciato venire dalla cucina. Lei corre velocemente. Dopo un attimo si affaccia alla porta e ci dice che la cena è andata.
Lei sembra dispiaciuta, la bacio ancora – “fa lo stesso, mi sembra che sei stata un’ottima padrona di casa” – Ci mettiamo tutti a ridere.
Io e Riccardo decidiamo di tornare a casa, anche perché, dopo quella scopata ho davvero fame. Li saluto. Lei mi ferma sulla porta, mi accarezza il sedere – “I morgon vill jag se dig ensam”. Questa volta la capisco perfettamente. Domani mi vuole rivedere, ma questa volta da sola.
Appena tornati al mio chalet guardo il mio ragazzo – “Ma è successo davvero?”
Lui mi bacia – “probabilmente è stato tutto un sogno”.

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