L'idea è stata tua.

Scritto da , il 2011-09-13, genere trio

L’idea è stata tua.
Sei tu che hai preso l’iniziativa.
Non che il pensiero non mi fosse mai passato per la testa.
Anzi.
Più di una volta mi sono ritrovato a fantasticare su Veronika, sulla tua migliore amica sin dai tempi della scuola, con la quale da sempre ti confidi.
Sì.
A questo punto te lo posso anche dire.
Ho sempre sognato di vedere Veronika nuda, il suo erotico corpo, la sua serica pelle.
Certo.
E’ vero.
Al mare, nel suo ridottissimo bikini, era come se lo fosse.
Il seno, prorompente, a stento trattenuto da quella sottilissima striscia di stoffa del suo costume.
E le natiche, perfette e formose, separate da quell’erotico filo sottile del tanga.
Era praticamente nuda, è vero.
Immaginare cosa si celasse sotto quel quasi inesistente bikini era un supplizio, un tormento costante di tutte quelle giornate che abbiamo passato in spiaggia con lei.
E adesso non dire che non te ne eri accorta, che non avevi notato come i miei occhi si mangiassero la tua amica.
Non ci credo. Nel modo più assoluto.
Lo sapevi perfettamente che Veronika mi piaceva da impazzire, e la cosa, anziché infastidirti, ti divertiva e ti eccitava.
Negalo pure, se vuoi.
Ma sai per certo che quello che dico è la verità.
E, in ogni modo, ti ricordo che l’idea è stata solo tua.

E ti dirò anche di più.
Con la mente, con la mia fantasia, ho scopato Veronika tante volte.
In molte occasioni ho sognato di carezzare la sua pelle e di sentire sotto le mie mani quel suo corpo sinuoso.
Ho immaginato di baciarla, di unire le mie labbra alle sue, di sentire la sua lingua nella mia bocca.
Nella mia immaginazione mi vedevo sul suo corpo, percorrerle con la lingua i seni, stringerle i capezzoli tra i denti, fino a farla urlare, sospesa tra il dolore ed il piacere.
Ora fai finta di essere sorpresa dalle mie parole, e potresti arrivare a giurare di non aver mai sospettato nulla di tutto ciò.
Ma sai che io non ti credo.
Perché, se quello che dici fosse vero, ora non saremmo qui.

L’idea è stata tua.
Una tappa intermedia, una sorta di punto di ristoro prima del traguardo finale.
Un tassello da aggiungere con cura al puzzle della tua, o, per meglio dire, della nostra libidine.
Un passaggio necessario prima dell’apoteosi conclusiva dei nostri sensi.
Hai un modo tutto tuo di eccitarti.
Ma che a me piace.
Da impazzire.
Ed è per questo che trovo la tua idea semplicemente straordinaria.

Sono seduto da troppo tempo in questa poltrona.
Accanto al nostro grande letto matrimoniale.
Nudo.
Completamente.
Con una mano mi accarezzo le palle, e con l’altra mi scappello lentamente il cazzo in piena erezione.
Sono ad un passo dall’orgasmo, e solo la mia strenua forza di volontà mi consente di resistere.
E non è facile, credimi.
Non è facile far finta di non vedervi.
Mi è impossibile, anche se lo volessi.
Ed io, ovviamente, non lo voglio.

Ti è sempre piaciuto immensamente torturare i miei sensi, farmi sprofondare in un mondo di lussuria del quale solo tu hai la chiave di accesso.
Come quella volta che mi hai fatto un pompino nel bagno maschile di quel ristorante ad Atene, con la porta che nemmeno si poteva chiudere a chiave.
Me lo hai leccato e succhiato per lunghi minuti, eccitata sicuramente più dalla situazione che non dal mio cazzo che tenevi tra le labbra.
E quando sono venuto, lo sperma che ti riempiva la bocca, ho letto nei tuoi occhi il rimpianto perchè tutto era già finito.
Ho sempre pensato che, se un uomo fosse entrato nel bagno mentre me lo tenevi stretto tra le labbra e lo percorrevi con la lingua, tu non avresti fatto una piega.
Anzi.
Ti saresti ancora più eccitata e, se lui ci fosse stato, avresti preso in bocca anche il suo.

Tengo la mano ferma.
L’eiaculazione è così vicina che la sento risalire ad ondate, un fiotto di desiderio che vuole esplodere e placare il mio corpo e la mia mente sconvolta.
Ma voi due non avete ancora finito, ed io non voglio perdermi nulla di quello che mi state regalando.
Continuo a tenere gli occhi fissi su te e su Veronika, sui vostri corpi allacciati, così sensuali e lascivi.

Siete splendidamente nude, sul letto, una fotografia che è un inno alla vostra straordinaria bellezza.
Ti ho visto leccare le tette alla tua amica, sfiorarle i capezzoli turgidi in punta di lingua, risalire lungo il suo collo ed unire la tua bocca alla sua.
Veronika, invece, dal tuo seno è scesa lungo il ventre, con le mani ti ha allargato la fica grondante, e con la lingua ti ha massaggiato il clitoride, e le tue grida di piacere mi hanno fatto capire quanto lei sia brava ed esperta.

L’idea è stata tua.
Ricordalo sempre.
Sei tu che hai deciso di portarti a letto la tua amica, di coinvolgerla in questo nostro mondo di passione, di intrigarla in questo folle gioco erotico, e di offrirla, per ora solo ai miei occhi, in tutto il suo splendore.
Mi hai imposto, però, una dura regola da rispettare, un divieto che incendia ancor di più i miei sensi impazziti.
Hai voluto che io mi limitassi a guardarvi mentre fate l’amore, e l’unica concessione che mi hai fatto è stata quella che io mi potessi masturbare..
Veronika, oggi, così hai deciso, deve essere solo per te.
Ma l’ho capito, sai ?
Proprio stupido non sono.
Travolto dalla tua libidine, prigioniero, schiavo dei tuoi desideri, sì, questo lo sono.
Ma lento a capire, questo proprio no.

Ho intuito da subito che oggi per noi è un inizio.
Un primo passo verso la meta finale.
Perché tu vuoi godere vedendo me e lei insieme, su questo stesso letto.
Vuoi vedermi scopare Veronika, la tua migliore amica.
E in poltrona, su questa stessa poltrona, quando sarà il giorno, ti accomoderai tu: e sarai tu a goderti lo spettacolo.
E il vibratore che ora accarezzi, e che usiamo così spesso nelle nostre notti di passione, anche quel giorno sarà guidato dalla tua mano, ma infilato fino in fondo nella tua fica fremente, mentre i tuoi occhi saranno fissi su di noi, sul mio cazzo che penetrerà Veronika, sulle sue mani che me lo accarezzeranno e sulla sua bocca che me lo imprigionerà.

Stai passando la tua diabolica lingua tra le natiche di Veronika, bagnandole l’ano e preparandolo ad accogliere lo strumento che stringi in mano, quasi masturbandolo nel tuo delirio erotico.
Anche io ho raggiunto il punto di non ritorno.
La mano scivola lungo il cazzo, ritraendo la pelle fino in fondo.
Una, due, tre volte.
E mentre tu infili il vibratore argenteo nel culo di Veronika, strappandole urla di folle passione, il mio sperma esplode come un fuoco d’artificio, bagnandomi la pancia e colando tra le dita della mano stretta attorno al cazzo.

L’idea è stata tua.
Ricordalo sempre.
Aspetterò il giorno in cui mi regalerai la tua amica.
Con te ho imparato da tempo ad avere pazienza.
Anche perché, alla fine, non sono mai rimasto deluso dalle tue idee.

Fine

diagorasrodos@libero.it

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