Il Dominatore - Capitolo IV

Scritto da , il 2019-09-27, genere dominazione

Mark, in testa all’esercito, si trovava ad un giorno e mezzo di cavallo dal villaggio. Altri tre giorni seguendo la stessa direzione e si sarebbe ritrovato in un territorio a possibile rischio di contaminazione nucleare in cui solo qualche pazzo dei Looters osava addentrarsi.

Ma proprio dei Looters Mark stava seguendo le tracce. La sua paura era che questi fossero coinvolti con il tentativo di insurrezione di Billy e il fatto che il corpo di Renold non fosse stato ritrovato dove indicato dai contadini testimoni dello scontro tra i due, gli facevano presumere che il cadavere fosse stato preso dai Looters e scannato, cotto a puntino e mangiato.

“Selvaggi del cazzo.” Mormorò Mark pieno di risentimento nei confronti dei suoi più acerrimi nemici, una banda di saccheggiatori che di tanto in tanto disturbavano la tratta carovaniera tra il villaggio di Mark e tutti gli altri nuclei abitativi sottomessi al suo potere che gli inviavano placidamente i tributi.

Frank che cavalcava al suo fianco era insolitamente irritato, non poteva sopportare la presenza di ben due mogli di Mark in quella pericolosa operazione e non comprendeva perché il capo avesse acconsentito di portarsele al seguito. Il problema non era tanto Rosane, che in fin dei conti voleva solo esplorare il mondo circostante senza interferire nelle operazioni, ma Jenny che si sentiva legittimata a dare gli ordini persino a lui che in teoria era il più alto in grado dopo Mark. Quest’ultimo poi, ne traeva quasi un piacere perverso nel vedere Jenny comandare al suo posto ed interveniva solo qualora lei superasse una linea immaginaria che lui aveva tracciato nella sua diabolica mente.

“Frank, prendi un paio di uomini a cavallo e procedi avanti per almeno sei miglia, non vogliamo sorprese.” Ordinò Jenny mentre cavalcava al fianco di Rosane.

Mark, cupo in volto, fece un cenno con il capo per impartire la conferma dell’ordine e Frank, il quale visibilmente infastidito chiamò un paio di soldati a cavallo con sé e partì al trotto. Ancora qualche miglio e il gruppo si sarebbe stanziato da quelle parti, convinti di essere nei pressi del territorio dei Looters, data la vicinanza ad un bacino d’acqua e ad un boschetto di alberi da frutta. Nel frattempo, Mark aprì un vecchio libro appoggiandolo sul dorso del proprio cavallo.

Era un vecchissimo manuale di storia militare dal quale Mark traeva la maggior parte delle tattiche di guerra e i progetti per la costruzione delle varie macchine d’assedio e difensive che il suo ingegnere al villaggio riusciva ad assemblare. Per recuperare quello e altri cinquecento libri, erano morti sei dei suoi uomini durante l’attraversata del territorio dei Looters. Una volta tornato al villaggio, dare a tutti la notizia di quelle morti non era stato facile, si era quasi rischiata l’insurrezione generale anche quella volta. Nessuno capiva l’importanza di avere degli stupidi pezzi di carta con delle informazioni al suo interno e reputavano inutile l’istituzione di una biblioteca, l’unica esistente in tutti i villaggi della zona. Fortunatamente Mark si era reso conto di quanto la cultura potesse costituire l’unico vantaggio nei confronti sia di quei selvaggi dei Looters, sia delle altre comunità confinanti che dopo aver visto le catapulte e i suoi carri da guerra, si erano immediatamente arresi al suo dominio.

Mentre Mark sfogliava le pagine ingiallite facendo attenzione a non rovinare il manuale, sentì delle grida e riconobbe la voce di Frank provenire dal mezzo della boscaglia. Tutti si fermarono spaesati ed ebbero conferma che fosse Frank ad urlare solo quando quest’ultimo seguito dai suoi due uomini a cavallo uscì nella radura che il plotone di uomini stava percorrendo.

“ARRIVANOOO!! ARRIVANOOO! STATE PRONTI!”

Mark comprese immediatamente che il combattimento stava per iniziare e un brivido d’eccitazione gli attraversò la schiena mentre il suo volto si aprì in un radioso e maligno sorriso. Sguainò la spada, rise e scendendo da cavallo prese anche il suo scudo rettangolare.

“Ci siamo gente, prima del previsto! Joe, prendi il mio cavallo e tutti gli altri cavalieri, nascondetevi nel bosco e rimanete in attesa insieme a Frank, vi darà lui l’ordine di intervenire in caso di necessità. Noialtri prepariamoci allo scontro. Arcieri in mezzo, testuggine intorno.” Mark dava gli ordini in maniera impeccabilmente sicura, come se non stesse dando voce a suoi pensieri, ma a leggi dell’universo. “Jenny, Rosane, non sareste dovute venire, ma preparatevi anche voi. Seguite la cavalleria nel bosco.”

Tutti si disposero seguendo le istruzioni ricevute. Il gruppetto dei dieci guerrieri a cavallo si diresse verso il punto alberato nella posizione opposta a quella dalla quale stavano per arrivare i Looters, mentre cinque arcieri si posizionarono al centro della formazione a testuggine studiata da Mark dove egli stesso si posizionò, circondando in questo modo gli arcieri che da accovacciati risultavano invisibile dall’esterno. In totale, diciassette uomini si posizionarono a cerchio con gli scudi serrati, pronti allo scontro. In pochi secondi, un grido di battaglia si udì provenire dal bosco e un folto gruppo di guerrieri ne uscì correndo verso Mark e i suoi soldati. Contarli era impossibile in quel momento, ognuno pensava ad altro. Chi si focalizzava sul mantenimento della posizione, chi temeva per la propria vita, chi aveva paura di non riabbracciare i propri cari. Tutti erano impauriti, preoccupati, con il cuore in gola. Tutti, tranne Mark.

Mark era eccitato, in fermento guerresco, estasiato dall’imminente scontro. Il fatto che le sue mogli avrebbero assistito allo spettacolo lo rendeva ancora più inebriato dalla sua stessa volontà di potenza. Nemmeno lui perse tempo a contare i nemici, sapeva che erano in superiorità numerica ed era soddisfatto, ne avrebbe semplicemente contato i cadaveri alla fine del combattimento, dopo averli deturpati a dovere. In pochi istanti, l’orda scomposta di Looters si avvicinò abbastanza affinché gli arcieri potessero cominciare a colpire con le loro frecce. Mark prese fiato e fece un fischio, tutta la formazione si chinò verso il basso mentre gli arcieri, drizzandosi in piedi, presero la mira e scoccarono le loro frecce abbattendo qualche nemico.

“Centrato!”

“Centrato!”

“Mancato!”

“Centrato!”

“Mancato!”

“Metteteci un po’ di impegno, dementi!” Urlò Mark, prima di fischiare di nuovo e permettere alla formazione di ripetere la stessa strategia.

Alcuni Looters fermarono di colpo la loro corsa e con delle fionde, cominciarono a tirare sassi che si infrangevano però sugli scudi avversari. Uno tra tutti, il più alto e grosso, calvo e barbuto, cominciò ad impartire ordini che Mark non riuscì a percepire. Una parte dei Looters tornò nel bosco e gli altri continuarono la loro avanzata, scagliandosi sui soldati guidati da Mark. Ora il numero tra i due schieramenti sembrava più equo, ma non era altrettanto equa la battaglia, perché il grosso dei Looters moriva nel tentativo di sfilare gli scudi alla testuggine la quale faceva scorrere le lame tra uno scudo e l’altro per trapassare i nemici. Quando dopo qualche secondo gli avversari si accorsero della strategia impiegata da Mark e i suoi uomini, indietreggiarono di qualche metro e proprio in quel momento, Mark fischiò facendo abbassare tutta la formazione e permettendo agli arcieri di scoccare nuovamente le loro micidiali frecce che questa volta abbatterono ben cinque nemici su cinque.

Da lontano venivano bersagliati dagli arcieri, da vicino subivano l’attacco con spade e lance dai guerrieri posizionati a testuggine: sembrava impossibile per loro vincere e le perdite cominciavano a pesare eccessivamente persino per la loro temerarietà.

Il capo dei Looters cominciò a gridare qualcosa che nessuno dei sottoposti di Mark comprese, ma era chiaramente un segnale di guerra rivolto a qualcuno che ancora doveva giungere sul posto. Infatti, dal bosco, apparvero immediatamente una ventina di uomini a cavallo inaspettatamente appartenenti ai Looters. Mark rimase esterrefatto, non credeva che quei selvaggi avessero anche una cavalleria, gli sembrava impossibile, nessuno dei precedenti rapporti di spionaggio aveva mai rilevato presenza di cavalli. Mentre Mark continuava a chiedersi come tutto quello potesse essere possibile, Frank uscì dalla boscaglia con i rinforzi e il contrattacco diede modo all’impavido leader di destarsi dai suoi pensieri e fischiare nuovamente, dando però l’ordine di mirare esclusivamente ai cavalli nemici stavolta. Alcuni di questi infatti, furono colpiti e imbizzarrendosi, fecero cadere a terra gli uomini che li cavalcavano i quali scivolavano e tentavano invano di aggrapparsi ai loro animali sofferenti.

Dal mondo in cui i Looters cavalcavano, era evidente che non avessero grande esperienza e che avevano ottenuto i cavalli da troppo poco tempo per impratichirsi. Questo diede un indiscutibile vantaggio alla cavalleria di Mark che nonostante l’inferiorità numerica, riuscì a sgominare il nemico limitando le perdite.

Nella baraonda generatasi, Jenny si era lanciata all’attacco insieme a Frank, pronta a fare la sua parte nel combattimento, ma non si era accorta che Rosane invece, aveva lanciato il suo cavallo verso la direzione opposta e si era così dispersa per la macchia cavalcando furiosamente alla cieca, cercando di tenere a mente solo la direzione del villaggio per dirigersi specularmente dalla parte opposta. Il caos le aveva dato l’occasione di fuggire e non aveva certo intenzione di perdere una tale opportunità. Sperava che il combattimento durasse almeno il tempo necessario per permetterle di percorre qualche miglio di vantaggio con il quale avrebbe poi preso abbastanza distanza da far perdere le sue tracce per sempre. Nello scappare da Mark, rischiava la vita più che nell’andare in guerra, ma quella era la sua unica occasione per sottrarsi al dispotico comando di quell’uomo malvagio che non riusciva a sopportare.

Mentre cavalcava all’impazzata, le dispiacque un po’ per tutto il villaggio controllato da Mark, costretto a sottostare al suo volere. Pensò ad Anne, Milly e anche a Jenny, vittime di quel pazzoide perverso e di come lui probabilmente avrebbe sfogato la frustrazione della sua fuga sulle altre mogli. Per un attimo, disprezzò se stessa più di ogni altra cosa. Era stata troppo codarda per sconfiggere Mark, quindi aveva sfruttato quella sua poca libertà in più rispetto agli altri abitanti del villaggio per esplorare i dintorni durante le spedizioni militari e le missioni. Si era fatta un’idea della possibile direzione di fuga, aveva imparato a riconoscere i luoghi più vicini al territorio controllato da Mark e quelli più lontani. Aveva imparato rudimenti di sopravvivenza all’aperto, come accendere un fuoco, come scegliere un riparo per la notte, quali bacche mangiare e quali no e come cacciare selvaggina fresca. Con tutte quelle nozioni, si era sorpresa che nessuno avesse sospettato mai nulla, ma anzi, le era sempre stato permesso di continuare ad incrementare le sue conoscenze e alla fine, Mark le aveva permesso addirittura di uscire con loro per un’operazione di guerra. Il suo unico problema le era sembrato Jenny. Credeva che la sua presenza sarebbe stata ingombrante e che non le avrebbe permesso di fuggire, nemmeno in caso di attacco nemico. L’imprevisto arrivo della cavalleria Looters però, aveva gettato tutti nel panico facendogli abbassare la guardia e l’occasione era stata troppo allettante per farsela sfuggire.

Rosane cavalcava nel silenzio del bosco rotto solo dal placido vento che lambiva le foglie ingiallite dall’arrivo dell’autunno e dagli zoccoli del cavallo che si posavano su quelle foglie che invece avevano già ceduto, lasciandosi morire al suolo. Lei non era come il fogliame a terra, non si sarebbe lasciata prendere dalla morte, dal tedio della vita, dalla supina convinzione che la sua esistenza poteva svolgersi solo nella limitata gabbia d’orata che Mark aveva costruito. Lei avrebbe esplorato il mondo, conosciuto nuovi popoli, nuove terre, nuovi stili di vita. Ancora non sapeva dove sarebbe andata, ma per il momento aveva un solo obbiettivo: allontanarsi il più possibile.

Con i lunghi capelli castani accarezzati dal vento, stringendosi alla sella con mani e gambe come se dalla forza della presa dipendesse la sua stessa vita, Rosane teneva tutto il corpo protratto in avanti, temendo quasi di guardarsi alle spalle, con l’incubo di ritrovarsi al suo seguito Mark e la sua sadica espressione da maniaco.




-------------------------------------------------------------------------------------
Ti piace il modo in cui scrivo? Commissionami un racconto su misura per te:
raccontiimprobabili@outlook.com

Questo racconto di è stato letto 2 1 4 9 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.