Il Patto 2

Scritto da , il 2019-08-18, genere saffico

Iskra si alzò dal letto lasciando V un attimo da sola. La ragazza ne approfittò per riflettere sulla sua situazione standosene appoggiata ai cuscini con la schiena e coprendosi con le calde stoffe del letto.
Non le era andata affatto male. Fino a quel momento aveva pensato che sarebbe stata venduta a dei trafficanti o a qualche grassone pervertito. Li per li aveva anche ipotizzato che l’avrebbero fatta a pezzi per i suoi organi o usata come sacrificio per un rito d’altri tempi nella foresta.
Invece quella donna le aveva offerto una nuova vita. L’aveva anche adottata. Se così si poteva dire. Certo i sentimenti di quella donna erano ben diversi da quelli di una normale madre. Ma a V andava bene anche così. Forse un giorno sarebbe anche riuscita a vedere i mari del sud visti solo nelle cartoline.
Iskra tornò con una scatola di mogano che appoggiò sul comodino. Preda della passione, riprese a baciare V con desiderio. Quella ragazzina l’aveva stregata ormai.
-Ti andrebbe di farmi godere?-
-Si. Come devo fare?-
Iskra si distese di schiena mettendo in mostra la sua bella micia. Vedendo che V non sapeva come iniziare decise di guidarla lei.
-Dammi le mani.-
Iskra si passò le mani di V lungo le cosce sfiorandosi le due sottili strisce di pelo rosso che coprivano le grandi labbra. V seguiva quei movimenti rapita dalla passione e dal disorientamento causatole dall’ultimo orgasmo e dalle fatiche degli ultimi giorni. Quando Iskra le fece toccare la fica, V scoprì com’era fatta la vagina di una donna molto più grande di lei e reduce di numerosi amplessi frenetici.
Iskra sussultò lievemente sentendosi penetrare da quelle sottili falangi con solo i suoi umori a fare da lubrificanti.
-Ti ho fatto male?- Chiese V preoccupata.
-No. No tu non potresti farmi male. Continua. Sii solo più delicata con la mia patatina.-
V si dedicò anima e corpo a quell’orifizio caldo e umido. Massaggiò le grandi labbra e le piccole, molto più grandi e sviluppate delle sue. Tirò il clitoride, scoprendo di non essere l’unica donna a considerarlo un’immensa fonte di piacere. Accarezzò il soffice pelo rosso che Iskra teneva ordinato e ben rasato. Provò un afrodisiaco piacere nell’infilare le dita tra le carni della sua padrona.
Poi Iskra le prese la testa sempre con la massima delicatezza e si portò la testa di V tra le gambe. V non fece neppure in tempo a dire aspetta che la sua bocca fu satura del fantastico aroma emanato dall’utero della sua padrona. Un sapore che da quel momento non avrebbe più dimenticato.
Essendo la sua prima volta, V ricevette qualche indicazione da Iskra. La valchiria la invitò ad usare i baci e le leccate per condurla all’orgasmo. L’inesperienza di V fu comunque un grande ostacolo per il raggiungimento del piacere.
Iskra dovette faticare e trattenere le sue unghie acuminate, mentre V tentava in tutti i modi di far funzionare al meglio la sua boccuccia. Il problema non era quella, ma il modo in cui la usava. Olimpia e Skylar conoscevano da anni i punti chiave nel corpo di Iskra. Compreso il punto G. Per una donna abituata da anni a farsi toccare in posti come quello, il tocco di una ninfetta alle prime armi era una piacevole tortura alla quale avrebbe fatto volentieri a meno. Iskra non la interruppe però. Voleva che quel momento fosse come l’aveva sempre sognato.
-Si! Li! Forza bambina!-
Giunta al culmine la valchiria si portò una mano alla fica, lasciando sempre libertà di movimento a V. Iniziò a masturbarsi con forza ed irruenza. Come a lei piaceva.
-Dai che mamma schizza! Fammi sborrare! Fammi sborrrareeee!-
Iskra venne sulla faccia di V con un paio di abbondanti schizzi di squirt. Presa di sorpresa V non riuscì neppure a chiudere in tempo gli occhi o la bocca.
La valchiria necessitò di una pausa per riprendersi dalla “pedalata in montagna” appena fatta. Rialzando la testa vide la sua bambina ancora ferma a quattro zampe intimorita dalla recente evacuazione e con la faccia ancora sgocciolante. Iskra ridacchio vedendo quella buffa ed innocente faccetta pregna di succo di donna.
-Vieni qui. Ti pulisco un pochino.-
V si adagiò su Iskra. La donna prese a leccare il volto della ragazza come una leonessa con la sua cucciola. Il solletico della lingua sotto il mento spinse V a ridere, dilettando ulteriormente Iskra.
Terminata la pulizia Iskra spinse via la ragazza, si spostò verso il comodino e aprì la scatola misteriosa. Infilandoci la mano ne tirò fuori un oggetto che V non aveva mai visto prima. Neppure nei video che una sua coetanea le aveva fatto vedere su un cellulare rubato. Uno strapless.
Il sexy toys era uno strapon senza cinghie. Per reggerlo bisognava infilare nella vagina il dildo interno e usare i muscoli vaginali per non farselo scappare. E Iskra aveva sviluppato un’ottima muscolatura in quel punto.
-Che cos’è?- Chiese V intimorita.
-È il mio giocattolo preferito. Tra poco vedrai come lo si usa, ma prima leccalo.- Le ordinò Iskra porgendoglielo.
V prese in mano lo strapless, e dopo averlo esaminato per capire da dove cominciare cominciò dalla punta del fallo esterno. Iskra restò a guardare studiando i movimenti della lingua e delle labbra.
Lo strapless non era come quelli acquistabili su internet o nei negozi. Era stato fatto da una collaboratrice di Iskra. L’artigiana era un’esperta di chimica, e sotto laudo compenso aveva realizzato vari tipi di falli con materie e attrezzature costose. Il sexy toys in questione era molto simile alla pelle umana. Soffice fuori e abbastanza duro dentro era estremamente simile ad un vero pene. I dettagli del lattice nero erano dettagliati, sia l’ungo l’asta, che sotto il prepuzio elastico.
-Più avanti ti insegnerò ad usare meglio la boccuccia. Hai del potenziale amore, ma per adesso sei ancora troppo grezza. Credimi. Ti piaceranno le nostre lezioni.-
Quando lo strapless fu abbastanza lubrificato Iskra lo riprese e guardando negli occhi V se lo infilò tra le gambe. Solo quando l’asta di lattice svettò dall’inguine della valchiria a V fu chiaro il funzionamento dell’oggetto.
-Non servono le precauzioni per queste cose?- Chiese timorosa V.
Iskra scoppiò a ridere. Era quasi tentata di tirarle un ceffone per aver insinuato che ella potesse essere portatrice di chi sa quale malattia. Ma preferì supporre che la domanda si riferisse al concepimento.
-Ma no tesoro. Con questi giochi non rischi di rimanere incinta.-
Iskra le gattonò di lato e andò a distendersi con la testa appoggiata alla base dei cuscini. Prima di iniziare a ballare prese dalla scatola dello strapless un panno bianco e se lo mise sotto al pube.
-Vieni figlia mia. Lascia che sia io a farti rinascere.-
V si avvicinò tremando. Non si era preparata a quel momento. Sapeva che prima o poi sarebbe successo. Ma non con una donna. Una donna che l’aveva rapita, fatta torturare per giorni in una marcia infernale, e per finire adottata/trasformata nella sua amante.
-Non devi avere paura.- La rassicurò Iskra prendendole le mani per confortarla.
-Non ho paura. È solo ….. io …...-
La paura nel suo sguardo era palese. Era normale la prima volta. Specialmente se a farti diventare donna era una come Iskra Romanov armata di cazzo artificiale. V sapeva di non avere scelta. Poteva chiedere una pausa. Di fare qualcos'altro. Di non farlo e basta. Ma alla fine, con le buone o con le cattive, avrebbe perso la verginità.
Iskra intervenne prima che la ragazza desse di matto.
-Shhhh. Shhh. Calmati.- Disse Iskra avvicinandosela per abbracciarla. -Adesso non devi avere paura. È un momento molto importante. E devi rilassarti e godertelo. Hai capito?-
-Si.- Rispose V facendo cadere una lacrima sul seno di Iskra.
-Adesso farai dei respiri profondi. Poi ti metterai in ginocchio e composta come una brava bambina. Alzerai un pochino il culetto. Ti porterai un po di saliva sulla cosina e con la mano guiderai il mio giochino. Quando sarai pronta chiuderai gli occhi, scenderai lentamente e appena sentirai che comincerà a premere farai un piccolo scatto verso il basso. Sentirai un po di male all’inizio, ma dopo scoprirai un piacere che solo le donne possono provare. E il bello? Sarai tu a muoverti. Tu diventerai donna con le tue sole forze, mentre io ti osserverò e testimonierò il tuo sacro atto di emancipazione.-
Udendo quelle dolci parole, V si rilasso completamente. Asciugate le lacrime si erse stando inginocchiata sulla valchiria tenendo le gambe aperte. Seguendo lo sguardo della donna sottostante trovò la forza necessaria per andare avanti, e dopo essersi bagnata la fica con la saliva prese con le dita la punta dello strapless.
Chiusi gli occhi V cominciò a scendere. Per lei fu un’eternità. Per Iskra una sequenza di movimenti ben calcolati. Appena la valchiria sentì lo strapless inclinarsi e la fronte della ragazza si corrugò, Iskra effettuò un lieve ma fulmineo scatto col bacino e infilzò l’imene di V con un singolo affondo.
Avvertendo l’intrusione fulminea e la sensazione di essere stata trafitta, V sgranò gli occhi e per poco non cacciò un urletto da ragazzina. Non fece neppure in tempo a guardare in basso che Iskra l’aveva già spinta a scendere con le mani sulle cosce fino a far toccare i due clitoridi tra di loro.
Iskra ci era riuscita. Sfruttando l’inesperienza di V, il suo disorientamento e anni di esercizio con i sexy toys e altrettante vittime, la valchiria si era presa con la forza la verginità della ragazza senza neppure farglielo notare. V non aveva capito che la colpa di quella violenta sferzata apparteneva solamente alla valchiria.
Temendo di aver sbagliato qualcosa e avvertendo l’intrusione dove prima non c’era mai stato qualcosa, V scoppio in lacrime. Essendo privo di terminazioni nervose l’imene non le fece alcun male, ma le contrazioni involontarie della vagina attorno al pene di lattice, unite al poco sangue uscito dalla vulva, la mandarono nel panico totale.
Per evitare che la ragazza si alzasse per sfilarsi lo strapless, trasformando irreparabilmente quell’esperienza in qualcosa di tragico e orribile, Iskra se la strinse al petto e la baciò fino a farla smettere di piangere. Accarezzandola sulla schiena, Iskra aiutò V a rallentare la respirazione e a rilassarsi.
-Tranquilla. Non ti agitare. Non è successo niente.- Le sussurrò la donna all’orecchio. -Non hai fatto nulla di sbagliato.-
-A parte non tenere gli occhi aperti e guardarmi mentre ti sverginavo come una scolaretta dalla figa stretta, stupida troia.- Avrebbe voluto dirle Iskra.
-Ora comincia a muoverti piano. Tra poco non sentirai più alcun male.-
V si fece coraggio. Tornata dritta iniziò a salire e a scendere. Per le prime penetrazioni ebbe bisogno di farsi aiutare da Iskra. Ella conosceva i gusti movimenti, il ritmo e la velocità. Poi le lacrime cessarono del tutto e i sospiri di sofferenza si trasformarono in veri gemiti di piacere.
-Si bambina. Sali e scendi sul pisello della mamma. Goditi il tuo momento. Sonda il tuo ventre con la mia asta. Ma soprattutto godi. Godi come una donna e sogna tutti gli orgasmi che da oggi proverai.-
V era partita. Con la sua padrona ad incitarla aveva finalmente iniziato a provare il piacere del cazzo. Sentire quella lunga e nodosa verga entrare ed uscire dalla figa l’aveva letteralmente fatta rinascere. Ora che finalmente il dolore era sparito quasi del tutto, la ragazza si muoveva veloce e sicura.
Finalmente Iskra la vide leccarsi le labbra e toccarsi le tette. Dopo anche Iskra iniziò ad accarezzarla sui fianchi e sulla pancia. V non muggiva e non latrava. Ma in futuro la padrona le avrebbe insegnato ad emettere i versi più appropriati alla situazione. Comportarsi come un’animale non era educato in presenza di una nobildonna. Al contrario starsene zitta durante un’orgia o una gangbang selvaggia poteva indurre le dominanti a farsi violente.
Mentre Iskra pensava al lussurioso futuro che l’attendeva in compagnia di V, la giovane si chinò per baciarla. La valchiria ne approfittò per capovolgerla e mettersi sopra.
-Ora che ti sei divertita, lascia che ti mostri come si scopa amore.-
Prima che V potesse sfuggirle o controbattere, Iskra prese a pomparla come un uomo. Subito V tornò a godere. E anche meglio di prima. Ora che a condurre le danze era una donna esperta le penetrazioni divennero più veloci e appaganti.
Ogni volta che il pene di Iskra penetrava la passerina di V, ella emetteva versi di piacere uno dopo l’altro. Vedere quella modella dal corpo atletico montarla come un uomo la fece bagnare ancora di più. Il pene di gomma era stato appositamente scelto tra i vari pezzi della collezione si Iskra per non allargare troppo la vagina, ne per toccare la cervice di V. Solo tre volte a V parve di sentire qualcosa farle toc toc nella pancia, ma non conoscendo bene il suo corpo restò concentrata sulla sua padrona e il suo ariete di gomma.
Dopo una bella cavalcata la ragazza era nuovamente vicina ad un orgasmo. Il più potente della sua vita fino allora.
-Ti piace amore?- Le chiese Iskra iniziando a penetrarla con delle vere flessioni da atleta.
-Si! Sto godendo! Sto godendo con un cazzo nella figa!-
-E allora vieni! Vieni! La mamma te lo permette!-
Senza alcun freno V lanciò un urlo selvaggio e acuto. Il suo primo orgasmo da donna fu il più forte di tutta la sua vita. Mentre il suo clitoride si ritirò, i muscoli della sua vagina si contrassero, dando a Iskra una piacevole sensazione di resistenza.
Terminate le urla e le contrazioni, Iskra scivolò in basso e succhio il nettare di vergine prima che il panno sottostante lo assorbisse tutto. La valchiria si riguardò dal rovinare con la sua lingua l’estasi post orgasmo della ragazza, che nel frattempo si era abbandonata esausta sui grandi cuscini. Ci avrebbe pensato il panno di seta sottostante a raccogliere il nettare della ex vergine.
Alle due non rimaneva molto tempo. Iskra era decisa a completare la sua opera prima che a V non restassero più abbastanza forze da stare sveglia. Anche se a malincuore, Iskra fu costretta a risvegliare il dolce angioletto davanti a lei dal suo attimo di pace.
-Amore? V? Non abbiamo ancora finito.-
-Che cosa?- Le chiese la giovane cercando di non chiudere gli occhi.
-Su alzati. Stenditi qui sopra.- Disse Iskra posando uno dei cuscini in mezzo al letto.
Pur essendo stanca e assonnata, V gattonò fino al cuscino e ci si distese di pancia. Prima che potesse prendere nuovamente freddo la sua padrona la coprì con il suo copro senza schiacciarla e cominciò a baciarla sul collo.
V tremò sentendo le dure punte della donna passarle sulla schiena, ma il calore emanato dall’altro corpo bastò a darle la forza per resistere a quell’ondata di devastante lussuria.
Dopo aver assaporato ogni centimetro del collo di V, Iskra scese lungo la schiena, lasciando una bella scia lucente lungo la spina dorsale della ragazza. Fu solo quando la lingua della valchiria si insinuò tra le dolci collinette di V che la ragazza protestò.
-No! Aspetta! Quello no! È sporco!-
-Buona V.- Disse Iskra risalendo fino alla testa e chiudendogliela tra le forti mani come una morsa. -Stai tranquilla e lascia che la mamma ti faccia stare bene.-
Tranquillizzata la ninfetta Iskra tornò vellicare il lato b della ragazza. Per primi si gustò i glutei sodi, scoprendo una muscolatura ben sviluppata. Poi tornò a ciucciare la fica in cerca di altri umori con cui saziare il suo palato. Il panno di seta era sempre li sotto pronto a raccogliere le gocce, ma Iskra era sempre insazziabile. E un attimo prima di infilarci la lingua, Iskra stampò un bel succhiotto sull’orifizio anale di V. La ragazza vibrò come una macchina sentendo quella strana pressione in quel posto.
-Ma….ma….-
Iskra non badò ai mugolii di V. Che la ragazza soffrisse o stesse godendo a lei importava soltanto deflorare la sua rosellina e concludere al cento per cento in una sola notte la trasformazione della sua nuova amante. Quante ragazze potevano dire di essere divenute donne in una sola notte da ambe le parti grazie all’aiuto delle loro madri?
Lucidato e riempito di saliva il buchetto, precedentemente lavato all’esterno da Chanel con del disinfettante, Iskra iniziò ad eccitare l’ano con l’uso delle dita. Cominciò col far roteare l’indice e il medio attorno al buchetto, fino a quando non fu sicura che V lo avesse rilassato. Leccatasi il mignolo la donna andò ad infilarlo lentamente. V si irrigidì solo quando le nocche arrivarono al perineo.
-Rilassati V. Devi rilassarti e pensare a qualcosa di bello.-
-Mamma. Ho paura di rompermi.- Le ripose V trattenendo a stento le lacrime.
-La mamma sa quello che fa. Tu fa la brava e pensa a quello che abbiamo fatto poco fa. Eccitati e diventerai bella umida.-
Ubbidendo alla sua nuova mamma V cercò di trovare l’eccitazione e tornò a sdraiarsi sul letto. Iskra pote quindi continuare il suo lavoro di dita. Dopo il mignolo, toccò all’indice, al medio e per finire sia all’indice che al medio.
Non volendo deflorare l’orifizio eccessivamente Iskra si fermò a due dita. Più che sufficienti per adattare l’ano alle dimensioni dello strapless.
Terminati gli ultimi preparativi la valchiria si sistemò in mezzo alle gambe di V, tirò più indietro il cuscino per avere quel bel culetto esattamente a novanta gradi e portò con una mano la punta del pene di lattice allo sfintere di V.
Ovviamente i muscoli della ragazza si tesero all’inizio, costringendo Iskra a rilassare nuovamente il buchetto con una veloce passata di pollice.
-Devi stare rilassata V. Altrimenti ti farà male.- Le spiegò inzuppandosi il sexy toys con un’altra bella passata di saliva extra.
Al secondo tentativo Iskra trovò il buchetto finalmente rilassato e dilatato al punto giusto. La parte più difficile fu infilare il glande. Anche se finto era la parte più larga del pene esterno. V squitti e si aggrappò alle coperte cercando di resistere.
-Mamma?- La chiamò V sperando in un aiuto.
-La parte più dolorosa è passata. Ora sarà tutto più facile.-
Lentamente Iskra infilò l’asta dentro al buchetto di V, combattendo secondo per secondo il desiderio di impalarla a morte come spesso faceva con altre sue vittime. Donne e uomini.
Le ci vollero due spinte per far entrate completamente il cazzo gommoso. Poi la monta prese finalmente il via.
Le penetrazioni iniziali furono come dei fendenti di spada per V, ma la dominatrice era molto esperta, e accompagnando le penetrazioni con delle carezze nei punti giusti e dei fiotti di saliva giù sullo strapless quando questo usciva all’aperto, V cominciò a soffrire molto di meno.
Il prepuzio artificiale fu di grande aiuto in questo. Mentre l’asta scorreva avanti e indietro questo, stando un po più fermo, diminuiva l’impatto sulla membrana del retto.
-Visto? Non fa poi così tanto male?-
-No!- Le rispose V digrignando i denti e cercando di apparire il meno sofferente possibile.
-Non puoi immaginare i piaceri che attendono figlia mia. Mentre ti educherò al portamento e all’educazione di una vera signorina, ti farò leccare e toccare dalle donne più belle di tutto il mondo. Ti insegnerò tutti i segreti dell’amore saffico. Tempo qualche mese e ti impalerai da sola su dei lunghi cazzi di gomma fino a squirtare nel calice della padrona più esigente. E se vederò che hai del talento, ti concederò anche di diventare una mistress divina e temuta da tutte le puttane di questo mondo.-
Quel discorso di incoraggiamento ebbe anche lo scopo di far eccitare ulteriormente V. Iskra provò soddisfazione allungando la mano alla fica della ragazza e trovandola di nuovo bagnata fradicia.
-Grazie padrona.-
-No. Qui no. Quando saremmo in compagnia di persone estranee mi dovrai chiamare padrona. Qui in questa casa potrai sempre chiamarmi mamma. E potrai sempre trovare conforto nei miei caldi abbracci.-
-Va bene mamma.-
-E ora godi. Sentiti anche libera di urlare. Voglio che questa notte si concluda al meglio.-
Ubbidendo ad Iskra, V si rilassò al meglio. Il retto le faceva ancora male, ma il desiderio superò ogni supplizio proveniente dalle sue viscere.
-Alzati a quattro zampe amore. Toccati la patatina mentre mamma ti coccola il popò.-
Anche se un pizzico imbarazzata da quei termini infantili, V ubbidì alla sua nuova mamma. Mettendosi a pecorina prese a masturbarsi, aumentando il piacere e scoprendo che in quella posizione le penetrazioni gravavano meno sul retto.
Iskra invece stava combattendo l’orgasmo come una disperata. Il vantaggio dello srapless era la pressione che il dildo interno esercitava nel sesso della portatrice, aumentato dall’assenza di cinghie. Il problema era che tutti quei movimenti uniti alla pressione maggiore rispetto ad uno strapon, la stavano portando troppo in fretta all’orgasmo. Iskra voleva godere insieme alla sua nuova bambina, ma le carezze dello strapless al suo punto G rischiavano di farla venire da un momento all’altro come uno stallone imbottito di viagra.
-Sto per venire mamma.- Annunciò V con un filo di paura.
Iskra fu felice di sentirselo dire. Pompando più velocemente si chinò sulla schiena di V e le leccò un orecchio.
-Vieni pure V. Vieni per la mamma. Urla tutto il tuo amore e concludiamo la tua trasformazione in donna.-
-Ti prego però. Non smettere. Fottimi mamma. Fottimi!!!!!-
Iskra non desiderava altra. Afferrando V per i fianchi cominciò a incularla con la grazia di una ballerina e la potenza dell’amante più appassionata.
Quando la valchiria fu al limite, V arrivò finalmente al traguardo di quell’interminabile corsa.
-Vengo! Mamma vengo! VENGOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!-
-AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHH!-
Entrambe vennero con degli orgasmi potenti e devastanti che le fecero urlare all’impazzata. Appena prima che la scarica di piacere terminasse, Iskra afferrò V per le costole e stando attenta a non farle del male con lo strapless se la portò all’indietro buttandosi sul letto di schiena. Le due si ritrovarono ancora tremanti di piacere una sopra l’altra. V aveva appena raggiunto l’orgasmo più sconvolgente che avesse mai provato. Superiore anche a quello di poco prima. Iskra invece inserì il suo nella sua personale Top 10 dei migliori orgasmi mai provati.
Terminati gli effetti dell’amplesso Iskra si scostò V di dosso. La ragazza provò altrettanto piacere sentendosi liberare il retto. Iskra si gustò quel dolce sorrisetto sfilandosi lo strapless e adagiandolo nella scatola di legno stando attena a non sporcarsi le mani con la patina marroncina che ne copriva lievemente l'estremità più grande.
Raccolto il panno di seta imbrattato di sangue e umori di vergine, Iskra lo esaminò contenta del risultato. Un piccolo ricordino di quella sera per gli anni avvenire. Depositato il panno nella scatola, stando attenta a non macchiarlo con le secrezioni anali sullo strapless, Iskra dedicò alla passera di V una bella passata di lingua. Come madre era suo dovere assicurare che la fica della sua piccola fosse sempre pulita. La sua saliva sarebbe bastata a combattere una possibile infezione. E poi sprecare tutto quel nettare di vergine appena deflorata era uno spreco.
V avvertì solo un lieve solletichino tra le gambe. Stremata dall’amplesso ormai la sua fica era troppo esausta per un altro orgasmo.
Dopo la pulizia Iskra la lasciò sul letto a riposare senza però coprirla. Il freddo nella camera l’avrebbe tenta sveglia fino al suo ritorno.
La valchiria si diresse alla sua scrivania e dopo essersi accomodata sulla poltroncina in pelle, accese il computer e cominciò a digitare il testo di una mail.

-Mie amate collaboratrici e servitrici. Vi informo seduta stante che la sottoscritta Iskra Romanov ha trovato una giovane ninfa degna di prendere posto come figlia e amante nella mia vita. Vi sarò infinitamente grata se le porterete il rispetto che le è dovuto. In cambio posso garantivi la sua piena partecipazione ai nostri giochi e la sua totale obbedienza a me. Più avanti emanerò una nuova lista di regole inerenti alla nuova arrivata. Concludo questo messaggio invitandovi a pensare a tutti i bei momenti che passerete insieme a lei.
Buona notte a tutte voi.-

Quando la mail raggiunse i profili selezionati da Iskra, gli effetti furono vari. Tra le servitrici della tenuta c’era un pizzico di malcontento per la nuova amante che tutte loro avrebbero dovuto servire. Qualcuna provò pena per quella nuova arrivata.
Le assassine e le guerriere con la passione per la dominazione, andarono in brodo di giuggiole pensando al nuovo animaletto della loro signora. Skylar per esempio fu contenta, che Iskra avesse adottato quella ragazzina invece di violentarla e poi darla in pasto ai lupi.
Altre mistress invece si imbestialirono pensando alla fortuna che una ladruncola del cazzo avesse avuto invece di subire una giusta punizione. Molte di loro avrebbero ucciso chiunque pur di rientare nelle sue grazie. Tra queste svettava Olimpia, la quale dopo aver letto la mail, prese il bilanciere da cinquanta chili nella sua stanza e lo usò come una mazza per colpire il suo sacco da box fino a romperlo. A differenza dell’indiana Olimpia non gradiva la presenza di V nel loro romantico ménage à trois.
Ma nessuna di loro avrebbe osato contestare la scelta di Iskra. Ormai V era divenuta sua figlia, la sua amante, e come presto avrebbe imparato il suo passatempo preferito.
Spento il computer Iskra tornò a letto e con un telecomando multifunzione preso dal comodino, riattivò il riscaldamento e spense contemporaneamente tutte le candele. Lentamente.
Tornata sotto le coperte la valchiria si mise a cucchiaio cullando V tra le su braccia. Non ci volle molto prima che la ragazza si addormentasse ancora esausta per le fatiche passate.
-Sarai un’ottima distrazione mentre io preparerò la mia vendetta.- Le disse Iskra non appena fu sicura che V stesse già dormendo. -E quando avrò messo le mani su quella puttana, ci divertiremo un mondo noi due.-

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