Il topo

Scritto da , il 2019-08-05, genere dominazione

La valchiria stava sdraiata sul letto della sua suite strimpellando qualche nota con la sua balalaica. La classica chitarra russa con la quale suo padre da piccola la faceva addormentare.
La serata passata la gran ballo organizzato da sua madre l’aveva sfinita. Sei ore passate a socializzare con centinaia di estranei l’avevano distrutta.
Il Palace Hotel di San Pietroburgo veniva affittato in più occasioni per serate di gala. Le sue grandi sale erano l’ideale per riunire i nobili di tutto il paese. Dopo la caduta dell’URSS la nobiltà aveva riacquistato potere in Russia, permettendo ai Romanov di espandere il loro potere e trovare nuovi clienti. In occasioni come quelle, i coniugi Romanov e i loro quattro figli incontravano i rappresentanti di politici, multinazionali, membri del crimine organizzato, signori della guerra, trafficanti di armi e qualche altro sicario amico di famiglia. E naturalmente altrettanti invitati con la fedina penale pulita.
Iskra fu costretta a parlare con molti di loro. Quali il sindaco, il ministro della cultura e una moltitudine di soggetti che se non fosse stato per Skylar non sarebbe neppure riuscita a riconoscere quelle persone.
Skylar era un’indiana americana che i suoi genitori avevano trovato nell’harem di uno sceicco dopo aver espugnato da soli la sua casa e aver decapitato il padrone. Alla giovane venne offerto di tornare dalla sua famiglia di Detroit da dove era stata rapita per essere venduta al mercato nero e vivere in povertà, o diventare l’assistente della loro una figlia femmina e vivere nel lusso. L’indiana scelse la seconda. In oltre Skylar pote frequentare l’università, laurearsi in psicologia e diventare la numero due di una delle donne più potenti del mondo. Durante la serata sussurrò all’orecchio di Iskra i nomi e le professioni di tutti i personaggi che le si avvicinavano impedendo alla sua padrona di farla trovare impreparata.
Oltre all’indiana Iskra si era portata dietro anche Draga e Amari. Sua madre andava d’accordo con molte delle sue dipendenti, ma in occasioni come quelle esigeva classe, portamento e fascino. Cose che una ex teppista/skinhead tatuata e ad una ragazzina nerd con il porta computer di Hello Kitty mancavano di sicuro.
Le quattro donne vestivano con abiti di alta sartoria. Sembravano delle modelle. Iskra in particolare portava uno splendido vestito rosso con uno spacco che le metteva in mostra le splendide gambe. Ma il vero pezzo forte era il suo nuovo taglio di capelli. L’acconciatrice le aveva messo i capelli della frangetta a coprirle la metà faccia sfregiata. Che in verità si trattava solo di un sopracciglio tagliato in due. Chanel aveva compiuto un vero miracolo, insieme al cicatrizzante con cui aveva imbevuto le garze. Iskra aveva provato un’immensa gioia nel constatare di essere ancora bella e perfetta. Il taglio del ciglio era una cosa alla quale anelava da tempo, quindi non ci badò troppo. Ma preferì tenerne all’oscuro i suoi genitori, che se avessero scoperto la verità avrebbero passato mesi a rimproverarla per la sua avventatezza, e in più avrebbero mobilitato anche l’intero esercito russo per vendicare l’amata figlia. Iskra voleva ponderare al meglio la sua vendetta prima di metterla in atto.
Stava giusto finendo di elencare i possibili metodi di cattura quando dal salotto della suite arrivarono dei rumori.
Incuriosita la valchiria depose la sua chitarra sul letto e andò ad indagare. A quell’ora l’unica luce era quella della luna, ma Iskra preferì non accendere le luci. Non subito almeno. Se l’intruso era un assassino Iskra sapeva già cosa fare. Se invece era un semplice ladro allora voleva divertirsi.
La conferma dei suoi sospetti giunse quando scese le scale, trovò sul pianerottolo solo il suo vestito. Le scarpe e la collana di perle bianche abbandonate sul pavimento erano sparite. Anche il Rolex pronto sul tavolo per la sua partenza al mattino era sparito. Udendo altri rumori provenire sempre dal salotto la valchiria continuò la sua ricerca fino a quando non trovò il mini frigo spalancato. Dalla sua posizione non riuscì a scorgere chi stesse saccheggiando le pietanze offerte dall’hotel, ma Iskra capì che il ladro le stava già mangiando.
Incuriosita dai modi del topo, provò ad avvicinarsi. Giunta a pochi passi una tavola del parche scricchiolò, richiamando l’attenzione dell’intruso che prontamente spense la luce del frigo lasciando la porticina aperta. Intuendo di essere stato scoperto si guardò intorno alzando la testa. Fu a quel punto che Iskra scattò verso l’intruso per colpirlo a mani nude. Stava già assaporando lo scricchiolio delle ossa del collo compresso tra le sue mani quando la porticina del mini figo venne spalancata verso di lei facendogliela colpire in pieno con la gamba.
La valchiria rovinò contro il mobile bar, e prima di potersi rialzare vide un’ombra minuta correre verso una finestra socchiusa. Grazie ai suoi riflessi pronti la valchiria afferrò quello che a prima vista sembrava un porta frutta rovesciato. Lanciandolo come un disco olimpionico colpì l’intruso un istante prima che questo uscisse dalla finestra, ma il colpo non lo fermò comunque.
Quando Iskra fu di nuovo in piedi l’intruso era svanito. Avvicinandosi zoppicando fino alla finestra trovò solo un gancio industriale usato per sostenere una vecchia corda da arrampicata. E chiunque l’avesse usata se n’era già andato per la strada deserta sottostante.





-Credimi tesoro. Fa più male a me che a te.- Disse Iskra accarezzando il ventre rigonfio di Skylar.
La donna che fin dai dodici anni l’aveva seguita servendola in ogni modo possibile era ora appesa per le gambe e le braccia, con la pancia rivolta verso il basso e i suoi bellissimi capelli neri legati sempre all'anello che sosteneva tutto il suo peso. La “giostra” delle torture di Iskra, un anello con delle cinghie e dei ganci sorretto da un’asta su ruote, era uno dei pochi giochi che la valchiria si portava nei suoi viaggi per dilettarsi con un prigioniero/a o con una servitrice la quale necessitava di una punizione. Questa e ovviamente la sua valigia dei giochi.
La posizione non era delle più piacevoli, visto il modo con cui la schiena era arcata. Ma la vera sofferenza erano i litri di acqua fredda uniti al lassativo con cui Iskra le aveva riempito l’intestino. Il disperato bisogno di liberarsi superava qualsiasi altra sofferenza. Neppure le pinze ai suoi capezzoli bruni le stavano arrecando un simile dolore. Quelle la stavano eccitando. Iskra si era comunque riguardata dal riempirla fino a rovinarle il liscio pancino. Vederla pompata fino a farla sembrare in cinta di nove mesi l’avrebbe fatta venire subito, ma rovinare il suo splendido corpo o il suo retto sarebbe stato un danno irreparabile.
-Perché sei stata così sprovveduta amore?- Le chiese Iskra gustandosi il suo volto lacerato dal dolore e dalla ballgag che le riempiva la bocca. -Volevi che un assassino entrasse e mi tagliasse la gola.-
Skylar scosse freneticamente la testa negando. Mai prima dall’ora la sua fedeltà era stata messa in dubbio. Ma averle prenotato una camera senza sistemi d’allarme e metterle solo due guardie alla porta per la notte era stata una gravissima mancanza.
-Certo che no. Non esiste uomo o donna in grado di uccidermi. Ora però dovrò dirlo alle altre e a tu sai chi.- Disse Iskra fingendo un tono amareggiato.
A quel punto Skylar scoppiò a piangere e a dimenarsi nonostante i forti dolori arrecatigli dal clistere. L’idea di apparire inefficiente davanti alle sue compagne l’avrebbe uccisa nell’onore, mentre dover spiegare un simile fatto a coloro che l’avevano salvata e cresciuta come una seconda figlia l’avrebbe uccisa e basta. Se non per mano loro, allora per mano sua.
-No. No. Non lo farò. Però adesso sono indecisa se permetterti di svuotarti o riempirti fino a farti uscire la popò dalla tua dolce boccuccia.-
Skylar digrigno i denti attorno alla ballgag tentando di esprimere un qualche tipo di supplica. Lei sapeva bene di cosa fosse capace la sua padrona. La valchiria giocherellò per molto tempo con il telecomando della pompa pur sapendo che alla fine l’avrebbe graziata.
Spostandosi dietro Iskra liberò un piede alla volta. Non prima di essersi goduta un’ultima volta l’anomalo gonfiore della sua pancia. Messi i piedi a terra Skylar fu colta da dei nuovi laceranti dolori addominali. Poi la sua padrona libero contemporaneamente le mani facendola cadere a terra a quattro zampe. L’indiana non osò comunque muoversi prima che Iskra le sfilasse la cannula del clistere. Sgonfiato il palloncino interno che aveva impedito al tubicino di sfilarsi la valchiria sfilò lentamente la cannula dal retto della sua vittima, per poi tapparlo con un plug anale non troppo grosso che comunque fece quasi urlare la povera indiana.
Tirandola per i capelli Iskra la guidò verso il water, attese che Skylar si sedesse e prima che potesse sfilarsi il plug le alzò di colpo le gambe portandole i piedi dietro la testa. Skylar era abituata a prendere quelle posizioni. Specialmente durante le lezioni di yoga o gli incontro con Iskra, ma in quella situazione la posizione gravò soltanto sulle sue sofferenze. Con il volto storpiato dalla smorfia, il sudore che le copriva la soffice pelle e il plug pronto a scoppiare come un tappo di spumante, Iskra le si avvicinò all’orecchio.
-Adesso ti libero la bocca. E tu dovrai convincermi a risparmiarti come solo tu sai fare.-
Tolta la ballgag dalla bocca di Skylar uscirono sbuffi di sofferenza e file di bava.
-Vi imploro padrona. Permettetemi di fare la cacca. Giuro che non metterò mai più a repentaglio la vostra vita.-
-E?-
-Vi amo!- Confessò Skylar quasi urlando.
Udendo quelle parole Iskra stappò il plug e abbassò le gambe di Skylar. L’indiana dovette reggersi al lavandino vicino per non cadere mentre i suoi liquami le uscivano dall’ano come un fiume in piena. La sua padrona si gustò tutta la scena fino a quando le ultime gocce non furono colate dentro la tazza del water. Stanca e provata, Skylar si adagiò a terra gustandosi la piacevole sensazione di vuoto nelle sue viscere quasi superiore ad un orgasmo.
Felice del risultato Iskra la prese in braccio con le sue forti braccia e l’adagiò nella vasca da bagno li vicina. Aperta l’acqua spruzzò la poveretta con dei getti di acqua fredda, lavandola dal sudore e facendola agitare come un serpente. Ripresa in braccio adagiò l’indiana sul soffice tappeto del bagno.
Mentre Skylar si riprendeva dalle torture subite e dall’ultima gelata, la sua padrona aprì l’acqua calda della vasca e prese dalla sua valigia dei giochi un barattolo contenente un anestetico liquido con il quale cosparse la mano e iniziò a massaggiare il deretano di Skylar. Per tutto il tempo l’indiana apprezzò le tenere carezze della sua padrona, anche quando il suo ano venne infilzato nuovamente da un mignolo pregno di anestetico.
Quando la vasca fu piena Iskra adagiò l’indiana nella vasca. Dovette entrare per sostenerla data la sua quasi totale incoscienza. Insaponati i capelli la padrona usò una soffice spugna per lavarle il corpo. Iskra non trascurò un singolo posto, specialmente le dita dei piedi, che violando i suoi principi di padrona, baciò una per una solleticando la schiava.
Dopo aver pulito e risvegliato la schiava Iskra la portò sempre in braccio ad una sedia dove precedentemente aveva lasciato degli asciugamani puliti e delle salviette calde.
Asciugata Skylar fu adagiata sul letto della sua padrona. Quello fu il momento più atteso dalla valchiria. Distesa sulla schiava cominciò accarezzandola dappertutto. La vagina fu il punto su cui Iskra si focalizzò. Skylar era una delle poche affiliate di Iskra a radesi i peli pubici, nonostante all’interno della sorellanza essi fossero simbolo di superiorità nei confronti delle dipendenti assunte per lavori diversi dal combattimento. Lei lo faceva per poter servire meglio la sua padrona nei momenti di intimità.
-Iskra, vi prego. Non posso.- Disse Skylar iniziando a gemere.
-Oh si che puoi. Voglio che adesso tu goda.-
-Ma la vostra gamba. É colpa mia se vi siete fatta male e se vi anno derubata.-
-Osi credere che un livido possa fermarmi dal farti latrare come una cagna?- Chiese Iskra schiacciando il clitoride dell’indiana tra le sue dita.
-NO! Perdonatemi se le mie lusinghe vi anno offesa.-
-Zitta e godi ora. O la tua padrona si scoperà Olimpia soltanto per il resto della vita.-
Udendo quelle parole Skylar trasalì. Olimpia era il suo esatto opposto. Una muscolosa ribelle caucasica vagamente razzista amante del dolore e delle umiliazioni. All’inizio quando Iskra l’aveva reclutata le due non si piacquero. Ci volle l’intervento della loro padrona per farle diventare amanti. L’indiana americana e la skinhead tedesca scoprirono così di provare un incredibile attrazione saffica inferiore soltanto a quella per la loro padrona. Ma tra le due c’era sempre una sorta di competizione per vincere costantemente l’affetto di Iskra e per Skylar non poteva esistere che Olimpia monopolizzasse il corpo della sua signora.
Ubbidendo a Iskra, cominciò a gemere. Inclinando il torso in alto offrì tutto il corpo gemendo e ululando di passione. I suoi gemiti erano note vellutate che risuonavano nelle orecchie della sua padrona. Quando le dita di Iskra iniziarono ad impregnarsi degli umori di Skylar decise di indossare lo strapon.
Dopo aver fatto lubrificare il dildo interno con la saliva dell’indiana infilò l'attrezzo nelle sue grandi labbra. Il pene di gomma non era troppo grosso, dato che per preservare al meglio la giovinezza di Skylar, la valchiria aveva sempre deciso di usare degli oggetti non troppo invasivi e dannosi. Sia per il lato a che per il lato b.
Iskra si distese a pancia in su invitando Skylar a salirle sopra. L’indiana però ebbe da ridire.
-No mia signora. Non posso farlo.-
Salire sopra una donna voleva dire dominarla. Iskra aveva scopato in tutte le posizioni con Skylar, ma in quel momento l’indiana si sentiva in debito con la sua padrona.
Senza troppi complimenti Iskra la prese per i fianchi e se la caricò sopra.
-Godi adesso o ti farò ingravidare dai barboni e dai drogati.-
Senza altra scelta Skylar si portò la testa dello strapon alla fica e infilatoselo delicatamente cominciò a cavalcare la sua padrona senza deluderla.
-Ah ahh ahhh!-
-Si. Montami come se fossi una giumenta nella prateria.-
Da sotto in tanto Iskra la toccava come solo una donna esperta sapeva toccare una sua simile. Il suo modo di torcere i capezzoli, di massaggiare i seni, di sculacciare i glutei era imbattibile.
Più volte l’indiana si chinò per baciare la sua padrona, la quale come sempre apprezzava l’iniziativa. Una cosa in particolare era quando Skylar le prendeva le dita in bocca succhiandole a ritmo delle penetrazioni. Più passava il tempo e più a Iskra veniva voglia di capovolgersi e pompare l’indiana come un puro sangue imbizzarrito, ma una cosa che amava sempre fare dopo le punizioni delle sue preferite era farle godere per renderle più schiave del loro amore perverso.
-Scommetto che adesso vorresti che Olimpia ti inculasse mordendoti la schiena.-
-Si! Si!-
-E pensare che una volta non vi sopportavate. Ora bramate di stupravi l’una con l’altra.-
-No. Vogliamo che lei ci stupri. Fino a farci sanguinare le viscere. Insieme. Ma solo con lei!-
La confessione di Skylar lasciò la valchiria ancora più eccitata. Con quelle due ne aveva già fatte di cotte e di crude. Non avrebbe mai pensato che entrambe volessero superare ancora i limiti della decenza e dei loro corpi.
-Allora per il momento goditi questa cavalcata selvaggia.-
Dal nulla Iskra si alzò in avanti con la spinta degli addominali, prese Skylar agguantandola con le mani ai glutei e continuando a fotterla la tenne sollevata sopra il letto in perfetto equilibrio. Ora era lei a comandare la monta. Skylar pote soltanto aggrapparsi alle spalle della valchiria e guardarla sgomenta negli occhi mentre questa accompagnava i suoi movimenti con dei potenti fendenti di lattice. Un esercizio fisico abbastanza movimentato per le prime ore della giornata.
-Mi ami?!-
-Si! TI AMO!-
-E ALLORA GODI! GODI FINO AD IMPAZZIRE!-
Dicendo questo Iskra pompò dentro Skylar molto più velocemente. Quando capì che la sua amante stava per raggiungere l’orgasmo si inginocchio di colpo spedendole il cervello in orbita e facendola squirtare su tutto il suo corpo. Iskra invece restò più composta e si gustò la scena. Vedere una donna inflessibile e sempre composta muoversi come una rana bollita e impazzire per il piacere era uno dei modi più appaganti di finire una scopata.
Vedendo la sua assistente semi svenuta per l’amplesso e la stanchezza le sfilo lo strapon dalla vagina con estrema delicatezza, lappò e bevve i suoi umori e sempre con delicatezza sistemò le sue stanche membra sotto le coperte del letto.
Liberatasi dell’attrezzo Iskra tornò in bagno per darsi una pulita. Prima di lavarsi usò lo specchio del bagno per ammirare il suo corpo da atleta olimpionica reso traslucido dagli umori dell’indiana e dar libero sfogo al suo piacere. Nel farlo usò la sua forte mano per masturbarsi guardando le sue forme riflesse e schizzare il tappeto del bagno. Era abituata a venire dopo dei lunghi amplessi. Quello che aveva appena fatto con Skylar lo considerava una sveltina appassionata.
Dopo aver ripetuto il bagno ed essersi asciugata vestì uno dei suoi completi da uomo. Per gli spostamenti urbani amava vestire quel tipo di indumenti per apparire elegante e al tempo stesso indomabile.
Poco prima di scendere le scale per il salotto vide che Skylar si stava alzando per adempiere ai suoi compiti mattutini. Iskra le si avvicinò invitandola a stare a letto.
-No. Devo organizzarvi il rientro. Pagare le commissioni e…...-
Iskra la zitti stampandole un romantico bacio in bocca. Il contatto durò fino a che il respiro di Skylar non si calmò.
-Adesso tu dormi perché io te lo ordino. Poi a pranzo mangi qualcosa che ti riempa e quando ti chiamo ti spiego tutto.-
Assicuratasi che l’indiana non le disubbidisse Iskra lasciò la camera con le persiane abbassate, ordinò alle due guardie alla porta, ovviamente due dipendenti di Iskra, di smontatore la sua giostra della tortura in bagno al risveglio di Skylar. Dopo aver preso l’ascensore scese alla reception dove Draga e Amari la stavano aspettando con la limousine davanti l’entrata. Prima di uscire ordinò all’addetto alla reception di far portare in camera sua un piatto abbondante di braciole e costolette. Si sarebbe divertita un mondo a vedere Skylar ingurgitare tutte quelle calorie solo per farla contenta a rischio della sua linea. Ma in quel momento aveva altri impegni.
Iskra ordinò all’autista di portarla alla zona sud della città. Il Rolex che le era stato sottratto stava già emettendo un segnale di geo localizzazione al suo cellulare. Un’ottima assicurazione in caso di furto. Questo indicava un bar frequentato da un ben noto gruppo criminale che dopo la morte del nonno di Iskra aveva minacciato l’ascesa del padre. Iskra preferì entrare da sola.
Il locale non era una topaia. Era tenuto abbastanza bene. Il padrone era Foma Pupov. Il vecchio capo banda gestiva i racket minori della città, compreso un redditizio operato di ladruncoli di varie età. Appena Iskra entrò nel suo campo visivo il vecchio, intento ad esaminare degli oggetti con un monocolo, si immobilizzò. Non si sarebbe mai aspettato che quella mattina avrebbe ricevuto una visita dalla figlia dell’uomo che dopo avergli quasi sterminato la banda e la famiglia gli aveva risparmiato la vita in cambio di entrambi gli indici.
-Iskra Romanov?-
-Pupov.-
Iskra si accomodò al suo tavolo senza alcun invito. La prima cosa che notò furono gli oggetti sul tavolo. Il guadagno di una notte fruttuosa.
-Posso esservi d’aiuto? Gradite un tè?-
Iskra alzò il sacchetto rovesciando sul tavolo un discreto numero di oggetti di valore. Tra cui una collana di perle molto familiare ed un Rolex Pearlmaster da dieci milioni di rubli. Le scarpe non c’erano.
Appena a Pupov furono chiare le intenzioni della rossa gli venne un mezzo infarto. Lo stesso valse per il barista e un altro paio di clienti anche loro sopravvissuti all’ultima visita di un Romanov.
-Vi scongiuro di perdonarmi. Cercate di capire. I ragazzi che rubano queste cose ….. non sono esattamente miei. Loro pagano soltanto i debiti.-
-Chi è che vi ha portato questo?- Chiese Iskra ticchettando sul vetro dell’orologio con l’unghia.
-Vidana. Si chiama Vidana. È molto brava. I suoi genitori me l’hanno lasciata sette anni fa come garanzia. Non sono mai venuti a riprenderla.-
-Quanti anni ha?- Chiese Iskra.
-Credo sedici o diciassette.-
Iskra non lo diede a vedere, ma dentro ribolliva di rabbia. Prima la figlia di una zoccola le taglia la faccia, e poco tempo dopo un’altra mocciosa la deruba, la umilia e la costringe a punire una delle sue migliori amanti.
-Dove si trova e quanto vi deve ancora?- Il tono di Iskra era diventato minaccioso.
-In un capanno sul mare ad est. Vicino alla vecchia pescheria abbandonata. Il suo debito l’ha già pagato l’anno scorso. Volevo tenerla ancora qui per fare qualche soldo extra. È brava con gli attrezzi. Le faccio riparare anche le armi dei miei uomini.-
Iskra raccolse la sua collana di perle e la porse al vecchio.
-Lei non è mai esistita. Vidana o come cazzo si chiama non c’è mai stata qui. Chiaro?-
-Chiaro! Chiaro!-
Prima di uscire Iskra volle mettere ben in chiaro un’ultima cosa.
-E la prossima volta che sarò obbligata a dover venire fin qui per sporgere reclamò, sarà con tutta la mia famiglia.-





Il rifugio di Vidana era un capanno fatiscente in riva al mare. Come indicatole da Pupov Vidana ci avrebbe passato l’intera giornata a lavorare o a recuperare le forze per la notte passata in bianco. La ragazza si trovava in casa all’arrivo delle tre valchirie. Dopo una giornata passata a fare shopping e a scommettere all'ippodromo Iskra, Olimpia e Skylar erano pronte per la caccia. Sempre se per dei lupi dare la caccia ad un ratto si potesse definire caccia.
Posizionate le sue guerriere Iskra si incamminò verso la tana del topo. Per gustarsi a pieno la sua vendetta decise di mettere in scena una recita e fingere per un po di essere una possibile acquirente. Se tutto quello che Pupov aveva detto era vero allora Iskra si sarebbe divertita un po prima di affondarle i pollici nelle orbite e guardarla morire dissanguata o darla in pasto ad Olimpia.
Dopo aver bussato alla porta un paio di volte da un citofono partì una voce.
-Si?-
-Mi manda il Cremlino.-
La porta si apri istantaneamente. La parola d’ordine le era stata data sempre da Pupov prima di uscire dal suo locale.
Entrata Iskra trovò un’officina di fortuna abbastanza accogliente e una ragazzina magra, minuta, in maglietta e jeans corti e con un berretto con visiera in testa bucato e sporco di grasso. Vidana in realtà aveva già compiuto i diciotto, ma per Iskra era come trovarsi davanti una mocciosa delle superiori. La ragazzina fissava la donna imponente davanti a se con aria amichevole, e lo stesso fece Iskra con la marmocchia che la sera prima aveva violato il suo alloggio, rubato le sue cose e quasi rotto una gamba con lo sportello di un mini frigo.
-Salve. Sono Vidana. Siete un’amica del signor Pupov?-
-Si. Ho bisogno di qualche attrezzo a buon mercato e lui mi ha detto che tu potresti offrirmi i tuoi servizi sotto laudo compenso.-
-Oh certamente. Gradireste un tè. Il bollitore ha appena finito.-
-Magari una tazzina.-
Vidana fece accomodare la sua ospite ad una tavola pulita dove la ragazza mangiava quotidianamente. Iskra vide una collezione di poster pubblicitari inerenti ai viaggi e ai tropici sparsi su tutte le pareti. Più i soliti attrezzi di un’officina e la solita sporcizia negli angoli di cui Iskra avrebbe fatto volentieri a meno. Dopo che Vidana ebbe versato l’acqua con un infuso ai frutti di bosco offri la tazzina alla valchiria sotto copertura.
-Tu vivi qui da sola?- Le chiese Iskra.
-Si da qualche anno. Tra poco dovrei riuscire a pagare il mio debito e a tornare dai miei genitori.-
Illusa. Pensò Iskra. Pupov avrebbe sicuramente trovato una scusa per farla restare e approfittare dei suoi servizi. E in caso di ribellione l’avrebbe venduta a qualche gruppo di trafficanti di esseri umani. La ragazza valeva qualche soldo anche con le gambe aperte.
In fatti Iskra stava già considerando di portarla in qualche posto più sicuro e fottersela fino a renderla succube e regalarla a qualche sua sadica amica.
-Allora. Che cosa le serve? Se non ce l’ho non le serve.- Scherzò Vidana togliendosi il berretto.
Solo all’ora Iskra fece caso alla chioma rosso fuoco della giovane ladra/meccanica. Avevano la stessa tonalità. Fu solo all’ora che Iskra elaborò una punizione più appagante e diabolicamente sadica per quella sua sotto imitazione.
-Dunque. Tanto per cominciare vorrei una fune, un rampino e qualcosa per entrare in un’abitazione.-
-Dei grimaldelli?-
-Un taglia vetro se possibile. Sai devo entrare in un hotel.-
-Oh. Capisco.-
In realtà Vidana era rimasta confusa fin dall’inizio. Il vecchio mandava i suoi uomini a prendere l’attrezzatura da vendere. Clientela di basso borgo visto il materiale scadente con cui Vidana lavorava. Quella donna vestiva in modo elegante. Anche troppo per i giri di Pupov. E poi quelle richieste specifiche le suonavano strane.
-Altro?- Chiese sorseggiando il suo te.
-Un consiglio.-
Iskra appoggiò i gomiti sul tavolo, facendo scendere le maniche del suo soprabito e mettendo in mostra il Rolex. Vedendolo Iskra si fece andare il tè di traverso.
-Mi scusi. Che tipo di consiglio?- Domandò coprendosi la bocca per tossire.
-Se io volessi derubare una persona più importante di me, entrerei in casa sua dalla porta d’ingresso e la sfiderei a duello, o entrerei di nascosto dalla finestra di nascosto come ratto e dopo averle rubato le sue cose mi metterei a rosicchiare il suo cibo come se fossi alla mensa dei poveri?-
Vidana si alzò da tavola imbarazzata e spaventata. In qualche modo la donna che la notte prima aveva derubato in hotel era riuscita a trovarla. E non sembrava molto contenta.
-Aspetti. Lo so che ho sbagliato. Ma Pupov voleva gli arretrati. Il mio lavoro qui non basta.-
-Ora ascoltami topolino. Possiamo farlo con le buone o con le cattive.-
-Senta mi dispiace. Io volevo solo pagare e andarmene via da qui. Sarei partita domani di nascosto.-
-Oh ma infatti tu te ne andrai via di qui. Solo che con me e adesso.-
-Io me ne vado ora e da sola.- Disse Vidana impugnando un martello dal bancone vicino e guardando la valchiria con occhi minacciosi.
-Fossi in te non lo farei. Io posso darti piacere o farti soffrire. E poi non hai il fegato di colpirmi.-
Vidana accettò la sfida della donna e le lanciò contro il martello mirando però più a sinistra. Iskra lo afferrò al volo, anche se l’arnese l’avrebbe mancata di molto.
-Le brave bambine non dovrebbero fare giochi così pericolosi.-
Al secondo tentativo la ragazza lanciò un gancio da carico affilato mirando al torace. Stesso risultato.
-Sei un amante della storia?- Chiese Iskra imitando il simbolo comunista.
Vidana fece altri tre tentativi, ma la valchiria deviò tutti gli oggetti con il gancio e il martello. I suoi riflessi erano ben allenati.
-Comincio ad arrabbiarmi. Se non ti calmi subito ti prendo a sculacciate e ti porto a casa in una scatola di mentine.-
A corto di idee Vidana agguantò una bottiglia di vetro con del liquido. Lanciandola si assicurò che l’avversaria potesse colpirla e così accadde, solo che dalla bottiglia frantumata uscì un liquido oleoso e appiccicoso che ricoprì Iskra e i suoi costosi vestiti.
-AH! Lurida troietta!- Urlò la valchiria cercando di togliersi quella colla oleosa dalla faccia.
Vidana ne approfittò per passarle vicino, agguantare una valigetta da viaggio pronta per la sua fuga programmata e uscire dalla porta principale.
-PRENDETELA!!!!!!!!-
Fatti appena dieci passi fuori Vidana venne presa per un braccio e fatta girare su se stessa. La poveretta rotolò a terra perdendo la sua borsa. La prima cosa che fece dopo essersi ripresa dal capovolgimento fu strisciare sull’erba fino al suo bagaglio, ma prima di raggiungerlo un grosso scarpone le si abbatté sulla schiena. Vidana urlò disperata e girandosi vide che a colpirla era stata una donna rasata. La seconda volta lo scarpone le si appoggiò sullo sterno con più delicatezza, ma la pressione cominciò ad aumentare lentamente. Vidana provò a contrastare l’avversaria, ma quella donna era anche più grossa di Iskra.
Quando la rasata impugnò un grosso coltello Vidana temette che fosse la fine.
-No! Mettetela a dormire. Ho dei nuovi progetti per lei.- Ordinò Iskra.
Anche se scontenta, la rasata mise via il coltello, mentre un’altra dalla carnagione più scura e i capelli lunghi si chinò su Vidana con un fazzoletto. La ragazza provò ad opporsi nuovamente ma anche quest'ultima donna era più forte di lei e con l’aiuto della rasata le mise il fazzoletto tinto nel sonnifero sul suo dolce nasino.
Quella fu l’ultima volta che vide il cielo stellato di San Pietroburgo.

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