Anniversario a Cap: una Cagnetta in Regalo

Scritto da , il 2018-12-01, genere saffico

(dal diario di Pat)
Ho fatto rapporto all’Agenzia.
Apparentemente le autorità francesi non sono a conoscenza dell’accaduto, e i due tossici risultano semplicemente aver lasciato il campeggio, che comunque avevano pagato in anticipo per un’altra settimana, quindi nessuno ha sporto denuncia. Probabilmente prima o poi troveranno la carcassa carbonizzata del camper in fondo alla palude, ma con un po’ di fortuna non troveranno mai i corpi; se li troveranno, probabilmente saranno irriconoscibili, e anche per fare un riconoscimento con il DNA occorre un riscontro, e non sarà facile se i cadaveri non verranno trovati subito.
Più preoccupante è che qualcuno ci ha trovate fin dentro Cap… Purtroppo non siamo riuscite a interrogare i tossici prima di accopparli, e “Vittorio” ci ha cazziate per questo. Quei due erano sicuramente freelance, e neanche dei migliori, ma avevano informato i committenti, oppure non ancora? Nel secondo caso tutto bene, ma nel primo…
Dovremo raddoppiare la guardia.
Però almeno io ho avuto la mia razione di adrenalina…

Roby si è rivelata più interessante di quanto pensassi: oltre ad avere dei bei buchi succulenti, nel casino si è dimostrata più capace del previsto, prima liberandomi dalle manette, e poi facendo saltare via la pistola del tossico.
Tutto sommato, penso che la userò ancora.
Abbiamo riletto le sue note sul telefonino craccato da Eva, ed è interessante vedere cosa ne pensa del trattamento che abbiamo riservato a lei e al suo mezzo uomo.
La cagnetta si è resa conto di essere per l’appunto nulla più di una cagna subalterna, e la cosa le piace… Anche io le piaccio, il che dimostra che ogni donna può essere convertita ai piaceri di saffo anche se si crede completamente etero. Beh, quasi ogni donna: immagino che ci siano eccezioni.
Una volta lette e copiate le note di Roby, Eva ha provveduto a cancellare il suo diario sul cellulare: non è opportuno che lei tenga copia di quanto accaduto e dei nostri nomi. Però noi terremo tutto per ricordo.

Questa sera io e Eva giochiamo da single: lei si vede con Sam e Ben, io vado a trovare Claire. L’americanina del Midwest sta ancora con il suo pallido fidanzatino, ma non mi sembra molto contenta e ha bisogno di essere consolata: il mio istinto materno non può resistere a una ragazzina in difficoltà…
Io e Claire facciamo l’amore nel suo letto mentre Andy si ubriaca al Melrose con alcuni cooscenti, e magari finisce poi in un locale a fottere con qualche troia.
Quando lascio la brunetta all’alba, il fidanzatino non è ancora tornato. Lei è languida e rilassata: penso di averla soddisfatta a dovere, lavorandola di mano, di lingua e di strapon…
Eva è già rientrata e russa pesantemente nel nostro lettone sulla Serenissima: i suoi buchi sono allargati di brutto, dopo l’uso e l’abuso che i due negroni devono averne fatto per tutta la notte.
Mi addormento nuda abbracciata a lei a cucchiaio, sentendo gli umori che colano lentamente dal suo ano slabbrato che mi bagnano la coscia, caldi e appiccicosi…

***

Il giorno dopo è il nostro anniversario. Sono quattro anni che Eva e io siamo insieme: mi sembra ieri che abbiamo fatto sesso la prima volta sulla vecchia barca del Fabio… Un’orgia in alto mare, dove dopo aver spremuto i maschi lei e io siamo finite a sleccazzarci selvaggiamente le fiche infiammate e grondanti di sborra.
Mi sono innamorata di lei quel giorno di fine agosto 2008, anche se non me ne sono resa conto subito. Per lei è stato meno immediato: le sue esperienze saffiche erano state limitate a qualche pomiciata sporadica nell’ambito di altri episodi di sesso di gruppo, mentre io ero già una mezza lesbica conclamata.
Il primo anno ho dovuto dividerla con il Fabio, che peraltro piaceva anche a me, poi lui è morto, io ho scaricato definitivamente il mio cornutissimo consorte, e noi due abbiamo cominciato a convivere stabilmente sulla Serenissima.
Per festeggiare, non andiamo a caccia: ci agghindiamo per bene e ci facciamo la corte a vicenda tutto il giorno, concedendoci un bel pranzetto di pesce al miglior ristorante di Cap e poi una cenetta intima a bordo, con Jasmine che ci vizia con il suo cuscus.
Poi invece della solita scopata selvaggia, facciamo teneramente l’amore prima sul ponte e poi nel nostro letto.
Noi due, da sole…
Il domani, poi, è un altro giorno.

***

(dal diario di Roby)
Sono due giorni che non si fanno vive, e io sono nervosa come una tigre in gabbia. Franco mi sta alla larga perché lo sto trattando come una merda; me ne rendo conto, ma non me ne frega niente.
Adesso sappiamo che Eva e Pat stanno su una barca attraccata nel porticciolo. Beate loro… Però Pat ci ha fatto sapere che non dobbiamo neanche pensare di mettere piede sulla passerella: ci tengono alla loro privacy.
Abbiamo provato a fare scambio con la coppietta americana ma è stato un mezzo disastro: a parte la completa incomunicabilità per via della lingua, lei è graziosa ma lui è un vero impiastro. Franco si è divertito ma io no, e questo mi ha resa ancora più rabbiosa nei suoi confronti.
Claire, l’americanina, è stata due volte con Pat. Ha gli occhi sognanti quando pronuncia il suo nome, e questo mi ha fatto incazzare ancora di più: mi sono accorta di essere gelosa.
Gelosa di una donna, per un’altra donna… Io!
Sto diventando lesbica?
Non lo so, so solo che se Pat non chiama, diventerò matta.

Ha chiamato.
O meglio: ha chiamato Eva, dicendomi che ci aspettano a bordo della loro barca…
Quando capisce che si tratta di Eva, Franco gongola ascoltandomi parlare al cellulare: lo stronzo vorrebbe scoparsi di nuovo la biondina olandese.
Quando riattacco, è con una certa soddisfazione che gli comunico che lui non è invitato: - Eva è stata chiara; a bordo vogliono solo me.
Lui mi guarda come un cane bastonato: - Cosa? Ma allora io che faccio?
- Fatti una pippa.
- Non è giusto – piagnucola lui - Voglio divertirmi anch’io…
Sospiro: - Franco, cerchiamo di capirci. Io sono innamorata di Pat: voglio essere sua. Capisci? Sua, non tua.
- Ma sei mia moglie!
- Sì, ma siamo realisti: sono una moglie cuckold. Tu non sei capace di soddisfarmi, e quindi la mia priorità sarà sempre andare con chi sa farmi godere. Siccome in questo momento nessuno sa farlo meglio di Pat, quando lei mi chiama io vado da lei.
- E io?
- Tu fai quello che ti pare; se vuoi, vai pure a cercare quella troia di Claire… Oppure chiedi a Nico se ha voglia di incularti di nuovo, a me non importa. Io vado da Pat.

Così, eccomi qui.
La loro è una delle barche più grandi del porto, sicuramente la più lunga. Si chiama Serenissima, e ha una bandiera con il leone di San Marco a poppa accanto a quella italiana. In cima, vicino al radar, ce ne sono altre due più piccole: una olandese e l’altra francese.
Sul ponte vedo una ragazza bruna più giovane di me che lucida gli ottoni.
La chiamo, e lei si volta a guardarmi: mi fa un gesto senza dire niente e scompare sottocoperta.
Ricompare un minuto più tardi assieme a Eva: l’olandesina è completamente nuda, indossa solo gli occhiali da sole e la sua splendida abbronzatura.
- Sali: Pat ti aspetta di sotto!
Esito: - Pat mi ha proibito di mettere piede sulla passerella senza il suo permesso…
Lei sorride divertita: - Brava, te lo sei ricordata. Non mi ha detto niente, quindi suppongo che tu debba salire a bordo senza mettere piede sulla battagliola.
- Ma come faccio?
- Semplice: gattona sulle ginocchia con i piedi sollevati. Così sei anche sicura di non cadere in acqua…
- Ma…
- Vuoi farla arrabbiare?
No, non voglio far arrabbiare Pat.
Deglutisco, umiliata; poi mi inginocchio, metto le mani sulla passerella, sollevo i piedi e comincio a muovermi a quattro zampe su per quella che ho appena scoperto chiamarsi “battagliola”.
- Che brava – mi sfotte Eva osservandomi da bordo – Sembri proprio una cagnolina obbediente… Mi raccomando, tieni bassa la coda fra le gambe e gli occhi sul ponte. E attenta, che se i tuoi piedi toccano la battagliola Pat mi ha detto di buttarti in mare.
Le ginocchia mi fanno male quando arrivo a bordo.
Che vergogna, sul molo ci saranno almeno una dozzina di persone che mi stanno guardando, compresi un paio di bambini che sghignazzano apertamente.
Mi ritrovo i piedi nudi di Eva davanti al naso.
- Posso alzarmi, adesso?
- Prima Pat vuole che mi lecchi i piedi – mi fa Eva, gelida – Si è raccomandata di fare un lavoretto accurato.
Deglutisco di nuovo.
Sono la cagna di rango più basso, e Pat vuole essere sicura che io capisca bene qual è il mio posto a bordo.
I piedi di Eva sono perfetti: ha le dita lunghe e le ossa sottili, la pelle dorata e la caviglia slanciata. Passo la lingua sul dorso del piede, poi sul malleolo e sulla caviglia. Quindi procedo a succhiarle le dita, una alla volta…
Eva rabbrividisce, non so se per il piacere o per il solletico; poi mi porge l’altro piede.
Io ripeto l’operazione, fremendo per l’umiliazione… E per l’emozione.
- Sei una brava cagnetta – sospira Eva, soddisfatta – Ora puoi alzarti.
Mi sollevo in piedi leccandomi le labbra, salate dopo aver leccato il sudore sulla pelle dell’olandesina, e mi guardo intorno.
Sulla banchiana ci sono ancora diverse persone che ci guardano divertite, e io arrossisco per l’imbarazzo.
- Vieni con me – mi fa Eva con tono sbrigativo – Devi capire che ieri era il nostro anniversario, e oggi tu sei il mio regalo per Pat.
Esito, poco sicura di aver capito bene: - Il tuo… Regalo?
- Sei sorda? Sì, sei il mio regalo per la mia compagna: una bella cagnetta giovane e servizievole con cui giocare e divertirci insieme. A questo proposito…
Mi ferma appena scesi dalla scaletta che porta di sotto, e mi mette una specie di collana di pelle intorno al collo.
- Cos’è?
- Come non lo riconosci? E’ un collare da cagna. E se non la pianti di fare domande stupide, ti metto anche il guinzaglio.
Taccio, mortificata.
Eva mi spinge attraverso un salottino e poi mi trascina per un braccio dentro un breve corridoio, fino a quella che sembra la cabina padronale.
Pat è stesa su un letto matrimoniale a due piazze, mezza, nuda.
I suoi grandi occhi grigi splendono nella penombra, e il pelo biondo del suo sesso spicca sulla pelle abbronzatissima del ventre e delle cosce; ma quel che attira con più prepotenza il mio sguardo sono sempre i suoi capezzoli: scurissimi e grossi come noci.
- Tesoro, ecco il tuo regalo!
Pat sorride, compiaciuta: - Si è comportata bene?
- Sì, abbastanza. Si è ricordata di non avere il permesso di mettere piede sulla battagliola, e mi ha leccato i piedi senza fare storie.
- E’ stata brava?
- Insomma… E’ una principiante. Ma può migliorare.
- Molto bene – Pat sorride di nuovo, come una tigre affamata – Allora, visto che hai già scaldato la lingua, veni a leccarmi la fica.
M’illumino di gioia: era quello che speravo…
Eva mi lascia andare il braccio e io mi arrampico sul lettone, infilando la testa fra le gambe aperte della quarantenne bionda che ormai mi possiede, e che ora mi osserva severa.
Osservo la sua passera già spalancata: l’ampia ferita rossastra occhieggia invitante, circondata da riccioli biondi e profumati. Il clitoride vibra in cima alla spacca, eretto e gonfio quasi come i capezzoli, a segnalare la predisposizione della donna per l’accoppiamento.
Quando accosto il viso, avverto la fragranza del sesso di Pat: calda, intensa…
Mi sento scaldare le viscere, e mi rendo conto che anche i miei capezzoli si stanno indurendo.
Mi lecco le labbra, pregustando il connilinguo.
- Avanti troia: datti da fare!
Abbasso la faccia sulla figa di Pat e le passo la lingua di piatto sulla carne viva della vulva, raccogliendo il suo miele dolcissimo e gustoso…
- Aahhh! – geme la donna stringendomi le cosce calde intorno alla testa e afferrandomi per i capelli – Sì, leccami dentro. Continua!
E’ bagnata, succulanta… Leccarla mi piace da pazzi. Succhio con gusto il sugo, slappando come una brava cagnetta, e Pat dimostra di apprezzare il mio impegno con lunghi gemiti di piacere e vigorose tirate di capelli ai miei danni.
Mi rendo conto con soddisfazione di essere brava con la lingua, anche di più che con i cazzi: la donna che annaspa e sobbalza sotto le mie leccate è sempre più calda e bagnata, e a giudicare dai fremiti e dalle vibrazioni è sempre più vicina al dunque…
- Più forte! Fammi sborrare…
Saetto la lingua più in fondo che posso e succhio con tutte le mie forze.
- AAHHH!!! – grida Pat, scalciando e contorcendosi in preda all’orgasmo – Sborro… Sborro…
Mi sbrodola in faccia come da un tubo rotto: una quantità davvero notevole di succo di figa, che io mi affanno a bere perché non ne vada sprecata neppure una goccia.
Pat si accascia stremata dal piacere, e io continuo a leccare coscenziosamente per asciugarle la fregna inzuppata, ripulendole con la lingua le ciocche di pelo dorato inzuppate di miele…
Mi sento strattonare di nuovo per i capelli, questa volta da dietro.
- Brava la mia cagnetta – mi fa Eva con tono compiaciuto – Ci sai fare con la lingua…

Percepisco la sua soddisfazione e sorrido con gratitudine. Eva mi stampa un bacio in bocca e sento la sua lingua che invade la mia cavità orale.
Non mi sta baciando: sta cercando il sapore della sua amante dentro di me.
Le sue dita mi afferrano brutalmente un seno e lo strizzano con ferocia, facendomi mugolare di dolore. Urlerei se potessi, ma la mia bocca è otturata dalla sua.
Eva mi schiaccia sul letto sotto di sé, e io mi ritrovo stesa accanto a Pat con lei addosso che mi si sfrega contro mentre continua a rovistarmi la bocca con la lingua e a spremermi con forza una tetta.
Sono senza fiato, e all’improvviso avverto come una stilettata di piacere.
La figa di Eva si sta strofinando contro la mia, clitoride contro clitoride…
- Hmmm… Oohhh… Hmmm…
Non credevo che potesse essere così bello. Beata Eva che può farlo tutti i giorni con Pat!
Ci strofiniamo con forza e con entusiasmo crescente una contro l’altra; i seni di Eva si schiacciano contro i miei, i suoi capezzoli e i miei si sfregano deliziosamente, le nostre lingue si attorcigliano come serpentelli in amore…
- Voltati – mi ordina la bionda – Ti voglio a sessantanove!
Obbedisco. Ci ritroviamo una con la testa fra le gambe dell’altra, inizialmente di fianco, poi io mi ritrovo sopra di lei e di nuovo con una fregna in faccia da leccare.
Lei però mi precede, e ho un sussulto nel sentire la sua lingua dritta sul clitoride.
Io le restituisco il favore e le slinguo il ciccetto, più snello e gentile di quello della sua compagna, e la sento vibrare di piacere.
Il doppio connilinguo ci avvince nelle spire della lussuria; ci slinguiamo a vicenda con passione crescente, oblivie di quanto accade accanto a noi.
Sento muoversi il letto, un rimestare nei cassetti, poi nelle mie orecchie ci sono solo più i nostri gemiti d’estasi…
All’improvviso mi sento afferrare saldamente per i fianchi da due mani salde e sicure.
Sotto di me, Eva smette di slinguarmi il clitoride e smanetta qualcosa…
Sento un attrezzo duro contro l’ingresso della figa e ho un sussulto. Ho come la visione di Pat con lo strap-on indossato che si prepara a possedermi da dietro mentre faccio sessantanove con Eva, e mi preparo alla penetrazione.
E’ l’olandesina a guidare il dildo dentro di me: come se mi prendessero insieme.
Sento l’enorme cazzo di gomma scivolarmi dentro la vagina guazza di succhi, e mi sento mozzare il fiato per l’improvvisa sensazione di riempimento.
- Aah! – guaisco – Aahhh… Sì, ti prego: scopami!
Pat non ha bisogno dei miei suggerimenti: mi affonda lentamente l’intero attrezzo di lattice dentro, fino a farmi sentire i suoi fianchi sui glutei e la punta del dildo alla bocca dell’utero.
La sento roteare i fianchi per allogare meglio le protesi di gomma dentro le nostre fighe e prendere l’inclinazione migliore per lei, poi Pat comincia a fottermi: dapprima molto lentamente, poi via via più veloce, fino a prendere un ritmo mozzafiato che mi stordisce per la violenza e l’intensità del piacere che mi infonde nel corpo e nell’anima.
- Aahhh… Aahhh… Aahhh…
La lingua di Eva sul clitoride, il dildo di Pat in fondo alla vagina: godo come una pazza, dimenandomi in preda all’estasi del mio doppio orgasmo.
Pur stravolta dal piacere, non dimentico i miei doveri nei confronti della compagna di connilinguo, e continuo a succhiarle il grilletto, così che anche Eva se ne viene con un prolungato lamento in mezzo alle mie cosce.
Il cuore mi batte all’impazzata mentre le mie viscere si assestano al termine dell’esplosione che mi ha squassato i lombi. Respiro affannosamente, cercando di riprendermi e allo stesso tempo di assaporare ogni istante di quel momento paradisiaco…
Poi, da dietro, Pat mi afferra brutalmente per i capelli e mi strattona violentemente staccando la mia faccia dal sesso palpitante di Eva per rovesciarmi la testa verso di lei.
- Adesso basta, stupida cagna! – mi ringhia sul naso senza smettere di riempirmi la vagina con il suo dildo – Quella che stai leccando è roba mia: non me la consumare!
Avverto la passione nelle sue parole, e provo un brivido d’invidia per Eva: come vorrei che Pat provasse lo stesso per la mia figa…
Vengo scaraventata giù dal letto e mi ritrovo seduta per terra, stordita e un po’ offesa: Pat adesso è sopra Eva, intenta a baciarla e accarezzarla, e sembra essersi completamente dimenticata di me.
Rimango lì sul pavimento, incerta sul da farsi, e cerco di recuperare il fiato. In bocca ho il sapore dolcissimo delle loro due sborrate, e continuo a gustarmelo mentre loro fanno l’amore sul letto.
Pat è sopra Eva adesso, e la sta montando alla missionaria, esattamente come farebbe un uomo: vedo le dita dell’olandesina stringerle le chiappe mentre lei la scopa con forza sbattendole addosso con tonfi ritmici e regolari.
Le sento godere di nuovo, all’unisono: rumorosamente come prima…
Ascolto il loro respiro calmarsi poco a poco; poi la voce di Pat, che non si volta nemmeno a guardarmi.
- Adesso levati dalle palle, troia: non ci servi più.
Speravo di essere invitata a ripulirle tutte e due con la lingua.
Ci provo: - Non vuoi che…
- Ho detto levati dalle palle, stupida cagna! E non azzardarti a toccare la battagliola con i piedi: Jasmine ha ordine di butterti in mare se solo ci provi…

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