Erotici Racconti

Blu

Scritto da , il 2018-11-07, genere etero

Un rapporto agognato e necessario, ma delicato e logorante, per me e te, così diversi.
Tu che mi provochi, io che sto in silenzio. Tu che pretendi una reazione, io che ti fisso impenetrabile. Tu che ti ostini, io che sparisco.
Se vuoi una donna da scenate, una donna che urla e ti ingiuria, ansiosa, che ti cerca e reclama continuamente... ti conviene cambiar donna.
Io non sono così.

Giorni di tue insistenze e di mie assenze poi, la tregua, il compromesso, l'esigenza di nutrirsi.
Io, della tua intraprendenza, tu, della mia calma.
Ritrovi il senno, torno da te.

Un messaggio e ti avviso che sto arrivando, ho le chiavi del portone ma non quelle di casa tua. Scivolo attraverso la porta socchiusa, con passo ovattato come di consueto, il tempismo è tutto per noi. Mi accolgono la luce del tramonto dalle finestre e il tuo mondo: il tuo profumo nell'aria, la giacca e la cravatta sistemate con cura sulla sedia, la cartella aperta sul tavolo vicino al computer, fogli sparsi. Lavori di continuo.

La voce proviene dal corridoio, intuisco che sei al telefono, ti aspetto nell'ingresso. Mi osservo nel grande specchio, quello dove prima di uscire, la mattina, controlli minuziosamente ogni particolare del tuo abbigliamento, sistemi i capelli, i polsini della camicia, le scarpe, indossi l'orologio. Te l'ho visto fare poche volte, ma la naturalezza nei gesti, la precisione maniacale, m'hanno incantata.
Adesso sono io la protagonista, non tu. Distendo la stoffa del vestito, penso a quanto quest'abito mi doni, a quanto il colore s'intoni con la mia pelle e mi valorizzi, ma allo stesso tempo mi faccia sentire bene, a mio agio, più di quanto riesca a farlo tu.

Assorta nel mirarmi, non ti sento arrivare, compari riflesso dietro di me all'improvviso, l'espressione di chi non sa che emozione provare, se felicità o rabbia.
Lo specchio inganna, quasi come te, devo vederti dal vero. Mi volto e t'ho dinanzi, parliamo con gli occhi mentre ti approssimi sempre di più a me, arrivi quasi a sfiorarmi, sento il tuo calore, il respiro sulle labbra. Niente parole, niente "scusa", niente "perchè", è come ricominciare da zero ogni volta. Siamo uno di fronte l'altra, questo ci basta, deve bastarci.

Sono io a toccarti, io ad aprirti lenta le labbra con le mie, sempre io che aspetto la tua risposta al bacio. Mi fai attendere, ma non smetto di vezzeggiarti la bocca, lo so che a questo particolare gioco, vinco sempre, infatti ecco la tua lingua, ecco i tuoi denti che mordono, ecco, la tua intraprendenza. Le tue mani mi bloccano i polsi, mi schiacci a te, tu avanzi, io indietreggio, fino a trovarmi spalle allo specchio, la tua bocca vorace, il bacino che preme sul mio ventre. Un predatore affamato ed eccitato che mi nega ogni difesa.

Allenti la presa, mi fai girare come la ballerina di un carrillon, di nuovo sei dietro di me, seminascosto, guardi il mio riflesso. Io, in primo piano, vedo le tue mani muoversi sul mio corpo, sulle spalle nude, sulle braccia e poi giù, sulle cosce, sotto la stoffa dell'abito. Segui il contorno degli slip sulla pelle, premi verso di te, vuoi farmi sentire la tua voglia ed io la sento, la sento distintamente.

Siamo una monocromia: il mio vestito blu, la tua camicia azzurra, il mio bracciale di lapislazzuli, i tuoi occhi celesti.
In questi momenti annulliamo le differenze. La perpetua ricerca di equilibrio, tra la mia dolcezza e la tua collera, tra le mie incertezze e le tue sicurezze, si compie quando ci tocchiamo.

Vorrei girarmi e avere libero accesso al tuo corpo, ma non me lo permetti, cerco il contatto come posso, dove posso, la mano sulla nuca ad accarezzarti i capelli, l'altra sul tuo sedere, a tenerti stretto a me.
Mi parli nel momento in cui ti insinui tra le mie cosce: "Non sono più disposto a rincorrerti". Guardo quegli occhi mordaci, cerco di capire se mi stai canzonando, non cambi espressione, sei serio.
Non ribatto, cerco di darmi un contegno, ti sorrido come se nulla fosse. Stringi le dita sul mio sesso facendomi fremere e aggiungi risentito: "Come devo fare per avere una tua reazione?!" Non rispondo a te ma ai tuoi occhi, o almeno a ciò che lo specchio mi rimanda, tentando di leggerli con la consapevolezza che possono nascondermi ciò che vuoi. "Sono quì, è già una reazione".

Nessuna replica, lo sai, non riusciresti ad ottenere di più. Porto le mani dietro di me, ti cerco, ma riesco solo a sfiorare la tua erezione, mi sfuggi: "stai ferma o giuro che ti lego!".
Sospiro, giro il viso avvicinando le mie labbra alle tue, un sussurro: "Sì, legami... a te".
È ciò che desideravi sentire, ma è anche ciò che non ti aspettavi.
I tuoi occhi si spalancano e s'illuminano: t'ho sorpreso.
Immobile, attendo io una tua reazione ora.

Mi baci il collo, lo fai per distrarmi, mentre apri la cerniera sulla schiena e accompagni il vestito a terra, premendo sui fianchi, te ne liberi, mi lasci esposta allo specchio, ai tuoi ed ai miei occhi.
Non protesto.
Entrambi guardiamo te che giochi con il mio corpo. Le coppe di pizzo spostate e la tua mano sul seno e sui capezzoli, l'altra che scende sulla pelle e si fa strada dentro il sottile triangolo di stoffa, vedo scomparire le tue dita tra le cosce, adesso le sento solo, le sento muoversi sulla fessura bagnata, risalire sul clitoride e scendere ancora.
Mi sciolgo a allargo le gambe, tu mi sostieni, io mi abbandono a te.

Lento, insinui un dito tra le grandi labbra che ti reclamano, esplori la mia carne umida, abbasso le ciglia poggiando la testa sulla tua spalla, non posso guardarti, non voglio che mi leggi dentro, anche se il mio corpo ti parla, il mio respiro ti dice di non fermarti, la bocca schiusa comunica resa. Continui a muoverti sul mio sesso senza avanzare oltre, vuoi bagnarmi ancora, vuoi che mi arrenda incondizionatamente.

Apro gli occhi, cerco i tuoi nello specchio che non attendevano altro, fulmineo mi penetri, entri completamente in me, fino in fondo e ti fermi, mi lasci gemere, piacevolmente stupita di quanto con un solo dito tu sia in grado di estasiarmi.
La tua mano si muove dentro gli slip con vera maestria, tocca tutte le mie corde, mi fai godere in ogni punto del mio corpo. Rimango a guardare il nostro riflesso, penetrata dalle tue dita e dalle iridi, che violano la mia mente. Se chiudo gli occhi il filo si spezza tu, ti fermi.

Segui il respiro che accelera, le pupille dilatarsi, tu, sempre più veloce, sempre più a fondo. Nelle orecchie rimbomba il mio cuore e il suono umido che le tue dita producono dentro di me.
"... godi per me, solo per me..." la voce rauca mi graffia dentro, avvampo, cedo, ti do quello che vuoi, quello che io voglio.
Il grido di piacere attutito dalla mano sulla bocca: "shhhh..." la mordo, la segno.
Il tuo alito sul collo, continui a muoverti per estrarre ogni gemito dal mio orgasmo, mi contraggo così tanto che non riesci ad uscire da me.

Gli occhi fissi nello specchio, la mia schiena abbandonata al tuo torace, indichi il telefono: "Devo andare, un imprevisto, un'ora al massimo e...", ti anticipo: "Posso. Ti aspetterò". Intanto tocco il tuo sesso gonfio, non sfuggi adesso.
"Ti stringerò dentro talmente forte da farti male".
Il respiro ti si ferma in gola, sono volitiva, imprevedibile e non faccio mai promesse, ma se do la mia parola, la mantengo, questo lo sai. Prendi la giacca ed esci, prima che sia troppo tardi. Il mio odore ancora sulle tue dita.

Mi sposto sul divano per riprendermi e ricompormi, il tuo portatile aperto davanti a me. Sorrido, vedendo l'immagine sullo schermo, non stavi lavorando, non solo almeno: adesso comprendo il tuo sfogo, stavi cercando di capire me, guardando il quadro di cui avevamo parlato qualche giorno fa e che non conoscevi: la sposa del vento di Kokoschka. La telefonata deve averti distratto e il dipinto è rimasto lì, aperto. Il tuo orgoglio non avrebbe mai permesso a me di scoprirlo.
Chiudo l'icona.

https://youtu.be/ks_qOI0lzho

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