Marta e il primo tris di c..
scritto il 2026-10-27 tempo di lettura 4 min
di
Miccky
genere
trans
cura
B+
Dopo aver conosciuto Giovanni, un giovane bisex, e aver avuto un rapporto a tre con lui e la sua amica Gianna, decisi di mantenere un buon rapporto con lui. Mi eccitava e, quando mi propose un incontro con altri due suoi amici, non ci pensai due volte e decisi di accettare.
Ci trovammo a casa di Giovanni nel primo pomeriggio. Erano, come già immaginavo, dei bei maschi e sotto i loro jeans si vedevano dei gran bei pacchi.
Mi avvicinai a Giovanni per ringraziarlo e lo baciai profondamente. Mentre lo facevo, gli abbassai la cerniera dei pantaloni, infilai la mano e cominciai a massaggiargli il pene. Quando fu eretto, lo feci scivolare fuori e lo guardai, in tutto il suo splendore, anche se piccolo, uscire dalla cerniera dei jeans. Cedetti alla tentazione, mi inginocchiai e lo presi in bocca.
«Sei fantastico... spompinami», mi disse io ubbidii.
Nel frattempo, Marco tirò fuori il suo. Era decisamente più grosso. Probabilmente la nostra scenetta l'aveva eccitato. Si avvicinò e disse: «Posso?»
Io, ovviamente, non vedevo l'ora e lo presi in bocca. Mi riempiva. Passavo da un cazzo all'altro come una troia navigata. Dopo alcuni secondi, il membro di Marco raggiunse nella mia bocca dimensioni di tutto rispetto e già pregustavo il piacere di riceverlo nel mio culo.
Comincio ad adorare le grandi misure, ormai dilatato dal dildo e dalla sex machine che uso a casa.
Scoprendomi puttana navigata, passavo la lingua sui due scroti, per poi prendere entrambe le aste, giù per la gola, mentre la mia saliva ormai colava sul pavimento.
E non bastando, anche Enrico si è unito a noi, dicendo: «Facciamo sdraiare questa troia sul tavolo e la scopiamo a turno in bocca?»
Non me lo feci dire due volte. Mi sdraiai sul tavolo, lasciando pendere la testa all'indietro, e ricevetti a turno quei bei cazzi caldi. Mi scoparono con veemenza, infilandoli più a fondo che potevano.
Poi Enrico, con l’uccello più grande, si fermò e disse: «Ne vuoi uno nel culo?»
«Certo», risposi, «perché oggi voglio essere una puttana da sfondare».
Mi spostai in modo che i miei buchi fossero più accessibili ai cazzi: Enrico spalmava il lubrificante sul mio culo. La cosa durò un po': ci giocava. Avvertii entrare un dito, poi tre, poi quattro e, finalmente, tutta la mano. Anche il fisting, mi attirava.
Poi, con veemenza, infilò il suo grosso arnese iniziando a stantuffarmi con un ritmo sempre crescente, usando la sua bella e calda nerchia. Ogni colpo mi toccava, tanto che iniziai un lungo e lento orgasmo. Dal mio cazzo, mezzo in erezione, usciva dello sperma che, dati i forti colpi a cui ero sottoposto, schizzava sul mio ventre.
Marco, a un certo punto, con un cazzo bello ritto, disse: «Andiamo sul letto e fottiamole il culo assieme. Ci sta tanto a essere sfondata.»
A quelle parole mi eccitai parecchio e ecco due cazzi di carne, belli duri, che mi stavano scopando il culo furiosamente mentre io pregavo di continuare senza sosta.
«Ma quanto è puttana? Due cazzi in culo con nonchalance...», disse uno.
«Già, Marta mi è subito piaciuta...», rispose allora Giovanni e, mentre gli altri continuavano a sbattermi, lui mi ha dato il suo cazzo da succhiare e a me piaceva: tre cazzi in una volta sola e tutti per me.
Sentivo dentro quei membri duri e mi facevano impazzire. Poi si staccarono e mi inondarono tutto. Avrei voluto che venissero dentro di me.
Stanchi, avevamo ripreso ruoli più ordinari: una chiacchierata e un caffè,….
Giovanni disse: «Io ho ancora voglia di sborrare.»
«E io voglio farti un pompino», dissi. Mi inginocchiai su un cuscino. La mia bocca lo bramava e lo spompinai con grande foga, prendendolo fino in fondo. Mi riempì di abbondante sborra, che ingoiai.
Poi, tutti insieme ci dilungammo in lunghi baci e ci salutammo.
Che scopata! Mi eccita al solo ricordo!
Ci trovammo a casa di Giovanni nel primo pomeriggio. Erano, come già immaginavo, dei bei maschi e sotto i loro jeans si vedevano dei gran bei pacchi.
Mi avvicinai a Giovanni per ringraziarlo e lo baciai profondamente. Mentre lo facevo, gli abbassai la cerniera dei pantaloni, infilai la mano e cominciai a massaggiargli il pene. Quando fu eretto, lo feci scivolare fuori e lo guardai, in tutto il suo splendore, anche se piccolo, uscire dalla cerniera dei jeans. Cedetti alla tentazione, mi inginocchiai e lo presi in bocca.
«Sei fantastico... spompinami», mi disse io ubbidii.
Nel frattempo, Marco tirò fuori il suo. Era decisamente più grosso. Probabilmente la nostra scenetta l'aveva eccitato. Si avvicinò e disse: «Posso?»
Io, ovviamente, non vedevo l'ora e lo presi in bocca. Mi riempiva. Passavo da un cazzo all'altro come una troia navigata. Dopo alcuni secondi, il membro di Marco raggiunse nella mia bocca dimensioni di tutto rispetto e già pregustavo il piacere di riceverlo nel mio culo.
Comincio ad adorare le grandi misure, ormai dilatato dal dildo e dalla sex machine che uso a casa.
Scoprendomi puttana navigata, passavo la lingua sui due scroti, per poi prendere entrambe le aste, giù per la gola, mentre la mia saliva ormai colava sul pavimento.
E non bastando, anche Enrico si è unito a noi, dicendo: «Facciamo sdraiare questa troia sul tavolo e la scopiamo a turno in bocca?»
Non me lo feci dire due volte. Mi sdraiai sul tavolo, lasciando pendere la testa all'indietro, e ricevetti a turno quei bei cazzi caldi. Mi scoparono con veemenza, infilandoli più a fondo che potevano.
Poi Enrico, con l’uccello più grande, si fermò e disse: «Ne vuoi uno nel culo?»
«Certo», risposi, «perché oggi voglio essere una puttana da sfondare».
Mi spostai in modo che i miei buchi fossero più accessibili ai cazzi: Enrico spalmava il lubrificante sul mio culo. La cosa durò un po': ci giocava. Avvertii entrare un dito, poi tre, poi quattro e, finalmente, tutta la mano. Anche il fisting, mi attirava.
Poi, con veemenza, infilò il suo grosso arnese iniziando a stantuffarmi con un ritmo sempre crescente, usando la sua bella e calda nerchia. Ogni colpo mi toccava, tanto che iniziai un lungo e lento orgasmo. Dal mio cazzo, mezzo in erezione, usciva dello sperma che, dati i forti colpi a cui ero sottoposto, schizzava sul mio ventre.
Marco, a un certo punto, con un cazzo bello ritto, disse: «Andiamo sul letto e fottiamole il culo assieme. Ci sta tanto a essere sfondata.»
A quelle parole mi eccitai parecchio e ecco due cazzi di carne, belli duri, che mi stavano scopando il culo furiosamente mentre io pregavo di continuare senza sosta.
«Ma quanto è puttana? Due cazzi in culo con nonchalance...», disse uno.
«Già, Marta mi è subito piaciuta...», rispose allora Giovanni e, mentre gli altri continuavano a sbattermi, lui mi ha dato il suo cazzo da succhiare e a me piaceva: tre cazzi in una volta sola e tutti per me.
Sentivo dentro quei membri duri e mi facevano impazzire. Poi si staccarono e mi inondarono tutto. Avrei voluto che venissero dentro di me.
Stanchi, avevamo ripreso ruoli più ordinari: una chiacchierata e un caffè,….
Giovanni disse: «Io ho ancora voglia di sborrare.»
«E io voglio farti un pompino», dissi. Mi inginocchiai su un cuscino. La mia bocca lo bramava e lo spompinai con grande foga, prendendolo fino in fondo. Mi riempì di abbondante sborra, che ingoiai.
Poi, tutti insieme ci dilungammo in lunghi baci e ci salutammo.
Che scopata! Mi eccita al solo ricordo!
di
Miccky
Miccky
1K
visite
visite
8
voti
voti
valutazione
2.1
2.1
il tuo voto
Commenti dei lettori al racconto erotico