Catamarano

scritto il 2026-10-24 tempo di lettura 5 min

di
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sentimentali
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La luna piena splendeva alta sul mare aperto, illumina­ndo di un argento caldo la rete di prua del catamarano. L’imbarcazione dondolava dolcemente sulle onde lente, il leggero sciabordio dell’acqua contro gli scafi era l’unico suono oltre al nostro respiro. Eravamo sdraiati uno accanto all’altra sulla rete, nudi sotto il cielo notturno, la pelle ancora calda dal sole del giorno e adesso accarezzata dalla brezza marina.
Sara era semidistesa contro di me, una gamba intrecciata alla mia, il seno premuto al mio fianco. I suoi capelli scuri erano sciolti e mossi dal vento leggero. Le accarezzai il fianco, scendendo fino a stringerle un gluteo sodo.
«Qui non ci sente nessuno» sussurrai contro il suo orecchio, la voce già roca. «Solo il mare e la luna.»
Lei si voltò verso di me e mi baciò lentamente, la lingua che entrava nella mia bocca con una fame controllata. La sua mano scese sul mio petto, poi più in basso, afferrandomi il cazzo già duro. Lo strinse, lo fece scivolare nel pugno, il pollice che strofinava la goccia che sgorgava sulla punta.
Mi sollevai sopra di lei, facendola sdraiare completamente sulla rete. La baciai sul collo, sul petto, succhiandole un capezzolo già teso finché non gemette. Continuai a scendere, leccandole il ventre, il pube, poi le aprii le cosce con le mani.
La sua figa era già aperta e lucida. La leccai a fondo, dalla fessura fino al clitoride gonfio, succhiandolo tra le labbra mentre la lingua ci girava intorno. Sara inarcò la schiena, una mano nei miei capelli, le unghie che mi graffiavano.
«Più forte… usa anche le dita» ansimò.
Spinsi due dita dentro di lei, sentendo le pareti calde e strette chiudersi intorno. La stimolavo mentre leccavo e succhiavo il clitoride con ritmo crescente. Il sapore di lei mi riempiva la bocca, salato e dolce insieme. Continuai senza pietà, aggiungendo una terza dito, curvandole verso il punto che la faceva tremare.
Sara venne la prima volta con un grido lungo, le cosce che mi stringevano la testa, i fianchi che si muovevano contro la mia faccia mentre la figa le pulsava e mi bagnava il mento e il naso. Non le diedi tregua. Continuai a leccarla e a scoparla con le dita mentre ancora tremava, finché non venne di nuovo, più forte, il corpo che si contorceva sulla rete, un gemito rotto che si perdeva nel vento mentre un getto caldo e continuo si riversava su di me e poi in mare.
La tirai su e la feci mettere a quattro zampe sulla rete. Mi posiziona dietro di lei, le afferrai i fianchi e le sfregai il cazzo gonfio lungo la fessura bagnata. Poi spinsi dentro di lei con un colpo unico e profondo. Lei urlò di piacere, la schiena inarcata, i capelli che le cascavano in avanti.
Iniziai a scoparla forte, il suono umido della nostra pelle che sbatteva si mescolava al dondolio della barca. Ogni spinta faceva ondeggiare i suoi seni e la rete sotto di noi. Le dita le premevano sui fianchi così forte da lasciare segni. «Prendilo tutto» le dissi, la voce bassa e ruvida. «Voglio sentirti venire sul mio cazzo.»
Lei spingeva indietro incontro ad ogni affondo, la figa che mi risucchiava. Le allungai una mano sotto, strofinandole il clitoride mentre continuavo a martellarla. Le spinsi la testa verso il basso, le tette che ormai spingevano sulla rete con i capezzoli che spuntavano tra i fori stringendoli. Venne di nuovo, stringendosi intorno a me con spasmi violenti, un urlo che le uscì dalla gola mentre il corpo veniva scosso da brividi continui. Continuai a fotterla attraverso l’orgasmo, più veloce, più duro, finché non sentii il mio piacere salire.
La girai di scatto, la feci sdraiare di nuovo sulla schiena, le alzai le gambe sulle mie spalle e rientrai in lei fino in fondo. La guardavo negli occhi mentre la scopavo, il viso di lei contratto dal piacere, la bocca aperta, i gemiti che non riusciva più a trattenere. «Vieni dentro di me» ansimò. «Riempimi.»
Spinsi ancora più forte, sentendo le palle sbattere contro di lei. Quando venni, lo feci con un gemito gutturale, sparando fiotti caldi e spessi in fondo alla sua figa. Continuai a muovermi lentamente, pompando ogni goccia dentro di lei mentre lei stringeva il mio cazzo con la figa.
Mi tolsi, ancora duro e lucido dei nostri umori. Sara si alzò subito sulle ginocchia, mi prese in mano e mi mise in bocca. Succhiò con avidità, la lingua che girava sulla punta e scendeva lungo la vena, raccogliendo il mio sperma che ancora usciva insieme ai suoi fluidi. Una mano mi afferrò le palle, le strinse e le tirò leggermente verso il basso mentre continuava a pomparmi con la bocca, facendo rumori umidi e schiocchi.
Mi leccò fino all’ultima goccia, poi risalì e mi baciò, facendomi assaporare il sapore denso e salato di entrambi. Si strinse contro di me sulla rete, ancora ansimante, la figa che le gocciolava sulla coscia.
La luna continuava a brillare alta, i suoi riflessi danzavano sull’acqua nera intorno al catamarano. Restammo così, nudi e sudati, i corpi ancora avvinti, mentre la barca dondolava piano sotto di noi.
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