Emma, la ballerina nel cortile di casa sua… Ricordi della scuola di striptease (Parte 4)
scritto il 2026-10-24 tempo di lettura 3 min
di
striptease 4
genere
esibizionismo
cura
A+
Ma non successe… Perché lui si ritrasse all’improvviso, lasciando tutto a metà, come se solo in quel momento si fosse reso conto di stare facendo qualcosa di molto, molto sconveniente e di molto, molto inappropriato. Come se, nel bel mezzo della propria musica, avesse scoperto all’improvviso delle note sbagliate e avesse deciso che fosse meglio tacere del tutto.
… e cominciò a scusarsi:
«Perdonami, Emma, non so cosa mi sia preso… In fondo siamo persone intelligenti, non animali guidati dall’istinto.»
Non so se definirlo eccesso di riservatezza, buona educazione, codardia con la cravatta al collo o qualcos’altro ancora.
In ogni caso, ormai era successo… E in ogni caso rimasi profondamente delusa quando mi aiutò a scendere dal pianoforte: con una tale cortesia da risultare quasi offensiva e con un gesto così elegante, come se stesse suonando le ultime battute di una sonata… compiaciuto di essere riuscito, dopo qualche piccolo inciampo, a ritrovare dignitosamente la tonalità giusta.
Solo che, nella mia testa, quegli accordi finali non suonavano affatto così patetici, mentre in silenzio lisciavo il mio vestito un po’ stropicciato e lasciavo la sala.
«Certi uomini riescono a trasformare persino un fallimento in una questione di etichetta», pensai. Almeno, a quel punto, avevo già ritrovato il controllo di me stessa.
…Arrivata a casa, furibonda, mi sono spogliata in fretta e mi sono gettata sul mio letto, ampio e morbido — non più il coperchio rigido di un pianoforte — e ho iniziato ad accarezzarmi con passione, come se fosse il terzo atto, quello previsto dal copione, che doveva essere portato fino in fondo… Il mio corpo non riusciva a fermarsi, mentre riavvolgevo e mandavo avanti veloce ciò che era appena accaduto, come la bobina di un film… Fatta eccezione, naturalmente, per le sequenze finali, che per me sono rimaste un mistero assoluto…
In questa nuova versione, il mio corpo cercava di rivivere la sensazione di Ennio che mi sollevava le gambe, appoggiandosele sulle spalle… di come, proprio in quella posizione, il suo cazzo duro potesse spingersi a fondo dentro di me, scopandomi con colpi rudi, quasi animaleschi — con la stessa foga con cui aveva iniziato… Solo che, questa volta, era il mio dildo più «corposo» a compiere la sua magia dentro la mia vagina…
Che dire, in conclusione? Se fossi una scrittrice, questa lunga scena avrebbe potuto costituire un bellissimo capitolo nel libro della mia vita: «Come sono finalmente tornata a casa e ho raggiunto un orgasmo travolgente…». Anche se, a dire il vero, avrei preferito che l’intera parte centrale fosse stata tagliata — proprio come una porzione di pellicola lasciata sul pavimento della sala di montaggio.
… e cominciò a scusarsi:
«Perdonami, Emma, non so cosa mi sia preso… In fondo siamo persone intelligenti, non animali guidati dall’istinto.»
Non so se definirlo eccesso di riservatezza, buona educazione, codardia con la cravatta al collo o qualcos’altro ancora.
In ogni caso, ormai era successo… E in ogni caso rimasi profondamente delusa quando mi aiutò a scendere dal pianoforte: con una tale cortesia da risultare quasi offensiva e con un gesto così elegante, come se stesse suonando le ultime battute di una sonata… compiaciuto di essere riuscito, dopo qualche piccolo inciampo, a ritrovare dignitosamente la tonalità giusta.
Solo che, nella mia testa, quegli accordi finali non suonavano affatto così patetici, mentre in silenzio lisciavo il mio vestito un po’ stropicciato e lasciavo la sala.
«Certi uomini riescono a trasformare persino un fallimento in una questione di etichetta», pensai. Almeno, a quel punto, avevo già ritrovato il controllo di me stessa.
…Arrivata a casa, furibonda, mi sono spogliata in fretta e mi sono gettata sul mio letto, ampio e morbido — non più il coperchio rigido di un pianoforte — e ho iniziato ad accarezzarmi con passione, come se fosse il terzo atto, quello previsto dal copione, che doveva essere portato fino in fondo… Il mio corpo non riusciva a fermarsi, mentre riavvolgevo e mandavo avanti veloce ciò che era appena accaduto, come la bobina di un film… Fatta eccezione, naturalmente, per le sequenze finali, che per me sono rimaste un mistero assoluto…
In questa nuova versione, il mio corpo cercava di rivivere la sensazione di Ennio che mi sollevava le gambe, appoggiandosele sulle spalle… di come, proprio in quella posizione, il suo cazzo duro potesse spingersi a fondo dentro di me, scopandomi con colpi rudi, quasi animaleschi — con la stessa foga con cui aveva iniziato… Solo che, questa volta, era il mio dildo più «corposo» a compiere la sua magia dentro la mia vagina…
Che dire, in conclusione? Se fossi una scrittrice, questa lunga scena avrebbe potuto costituire un bellissimo capitolo nel libro della mia vita: «Come sono finalmente tornata a casa e ho raggiunto un orgasmo travolgente…». Anche se, a dire il vero, avrei preferito che l’intera parte centrale fosse stata tagliata — proprio come una porzione di pellicola lasciata sul pavimento della sala di montaggio.
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striptease 4
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