Gelsomino

scritto il 2026-10-11 tempo di lettura 4 min

di
genere
etero
cura
A−

Passeggiamo. Ridiamo e mi tieni la mano.
Un portone è socchiuso.
Allora tu mi guardi con quel sorriso carico di intenzione e spingi piano l’anta. Entriamo nel cortile interno, silenzioso e ombreggiato. L’aria ferma odora di pietra e di gelsomino. Chiudi il portone dietro di noi e il rumore della strada sparisce di colpo.
Mi afferri il viso e mi baci a bocca aperta, la lingua che entra subito nella mia, calda e umida, succhiandomi il labbro inferiore. I tuoi capelli mi sfiorano le guance, i tuoi occhi scuri brillano di eccitazione. Ti stringo contro di me e sento i tuoi seni grandi e morbidi schiacciarsi sul mio petto, i capezzoli già duri che premono attraverso il tessuto.
Ci spostiamo nell’angolo più nascosto, dietro la pianta rampicante, dove c’è una panca di pietra. Ti faccio sedere e mi metto in ginocchio tra le tue cosce. Sollevo il vestito fino all’anca e scorgo le mutandine già umide. Le tiro di lato e scopro la tua figa: labbra carnose e gonfie, il clitoride visibile e lucido, l’apertura che si contrae leggermente.
Abbasso la testa e ti lecco a lungo, partendo dal basso, risalendo lentamente fino a prendere il clitoride tra le labbra succhiandolo con voglia. La mia lingua gli gira intorno e lo stimola direttamente. Spingo due dita dentro di te: sei stretta, caldissima e già zuppa. Le muovo avanti e indietro, curvandole per premere contro la parete anteriore mentre continuo a succhiarti il clitoride
I tuoi fianchi che si muovono verso la mia bocca. Aumento il ritmo: leccate lunghe e profonde alternate a succhiate strette sul clitoride, le dita che ti scopano con decisione. Quando vieni la prima volta il tuo corpo si inarca, le cosce tremano contro le mie orecchie e un getto caldo  mi bagna il viso. Continuo a leccarti e a toccarti senza fermarmi, prolungando l’orgasmo finché non vieni di nuovo, ancora più forte, la figa che mi stringe le dita a ritmo convulso.
Ti alzo in piedi, ti tolgo il vestito e le mutandine in un attimo. I tuoi seni pesanti e pieni riempiono le mie mani; ti succhio un capezzolo fino a farlo diventare rosso e teso, poi l’altro e li mordo... forte . Mi abbasso i pantaloni, il mio cazzo è duro, teso,  la punta già lucida. Ti distendo sulla panca e mi metto sopra di te. Ti apro le cosce, mi appoggio sopra di te e spingo con un colpo unico e profondo. Sento le tue pareti calde e strette avvolgermi centimetro dopo centimetro finché sono completamente immerso.
Inizio a scoparti con spinte lunghe e forti. Il suono umido della tua figa che mi inghiotte e mi rilascia riempie il cortile. I tuoi seni grandi ondeggiano a ogni affondo, i capezzoli che mi sfiorano il petto. Ti scopo più veloce, le mie palle che sbattono contro il tuo culo, la cappella che sfrega entrando ed uscendo. Quando vieni di nuovo ti stringi intorno al mio cazzo con spasmi violenti, un gemito lungo ti esce dalla gola mentre mi bagni ancora di più.
Resisto finché non sei completamente rilassata sotto di me. Poi mi tolgo, ancora duro e lucido dei tuoi liquidi. Tu ti metti subito in ginocchio tra le mie gambe, mi prendi il cazzo con entrambe le mani e lo infili in bocca. Mi succhi a fondo, le labbra strette intorno al glande, scendi sempre di più ad ogni affondo, la lingua che preme contro la vena inferiore mentre scendi fino quasi a toccarmi le palle. Fai su e giù con ritmo crescente, la saliva che cola lungo l’asta e ti bagna il mento. Una mano mi massaggia e strizza le palle, l’altra tiene stretta la base mentre la bocca lavora solo sulla testa: leccate circolari sul frenulo, succhiate forti sulla punta, poi di nuovo giù fino in gola.
Il piacere sale troppo in fretta. Ti avverto con un gemito basso, ma tu non ti allontani: anzi, acceleri, succhiando più forte e più profondamente. Quando vengo lo faccio con un gemito soffocato, il cazzo che pulsa violentemente contro la tua lingua. Sparo fiotti spessi e caldi direttamente in fondo alla tua gola, uno dopo l’altro, copiosi e veementi. Tu li accetti tutti, deglutendo ogni scarica, la gola che si chiude intorno a me mentre continuo a pompare. Gli ultimi getti ti riempiono la bocca e ti colano un po’ dalle labbra sul seno, ma tu continui a succhiare e a leccare, raccogliendo ogni goccia finché non sono completamente vuoto e sensibile.
Solo allora ti stacchi, le labbra lucide del mio sperma, e mi guardi dal basso con gli occhi ancora pieni di desiderio.
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