Notte di San Lorenzo

scritto il 2026-10-24 tempo di lettura 5 min

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etero
cura
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La notte di San Lorenzo ci aveva portati in alto, su un prato aperto tra i boschi di montagna. Lontano da tutto, solo il cielo sconfinato e il fresco leggero che scendeva dalle cime. Avevamo steso una coperta spessa sull’erba e ora eravamo sdraiati uno accanto all’altra, nasi all’insù, a guardare le stelle.
Tra di noi una bottiglia di bollicine fredde e due bicchieri. Il silenzio era quasi sacro. Solo il fruscio del vento tra gli alberi e, ogni tanto, una scia luminosa che tagliava il cielo.
«Esprimi un desiderio» sussurrò Sara, la voce bassa e calda contro il mio orecchio. Mi voltai verso di lei. I suoi occhi brillavano anche al buio. «Il mio desiderio è già qui» risposi, accarezzandole piano il viso. Lei sorrise e si avvicinò di più. Il fresco della notte ci faceva venire i brividi, ma il calore tra i nostri corpi cresceva. Le bollicine scendevano dolci, e le parole diventarono sussurri, i sussurri diventarono baci. Iniziammo a fantasticare ad alta voce, piano, mentre le mani esplora­vano. «Immagina se stasera fossimo davvero soli al mondo…» mormorai contro le sue labbra. Sara non rispose con parole. Si sollevò a cavalcioni su di me, i capelli che le cadevano sulle spalle, e mi baciò con una lentezza piena di desiderio. Le mie mani scivolarono sotto la sua maglietta, accarezzandole la schiena nuda, poi il seno. Lei sospirò forte quando le dita le sfiorarono i capezzoli già duri per il fresco e per l’eccitazione. Ci liberammo dei vestiti senza fretta. La pelle nuda sotto le stelle, il vento leggero che ci accarezzava, e il calore che saliva tra di noi. La baciai ovunque: il collo, il petto, il ventre. Quando scesi più in basso e posai la bocca tra le sue cosce, Sara emise un gemito lungo, quasi incredulo. La leccai piano all’inizio, assaporandola, poi con più intensità. La lingua sui punti che conoscevo bene, le labbra che la succhiavano con dolcezza e fame. Lei aprì di più le gambe, una mano nei miei capelli, l’altra che stringeva la coperta. «Non… non fermarti…» riuscì a dire, la voce rotta. Non mi fermai. Continuai, più deciso, mentre due dita scivolavano dentro di lei, trovando il ritmo giusto. Sara iniziò a muovere i fianchi contro la mia bocca, cercando di più, sempre di più. I suoi gemiti diventavano più alti, più disperati, mescolati al suono delle onde di piacere che la attraversavano. Quando venne la prima volta, il corpo si tese tutto, le cosce tremarono contro le mie orecchie e un grido soffocato le uscì dalla gola. Ma non si allontanò. Anzi, mi tenne fermo lì, ansimando: «Ancora… per favore… ancora…» Continuai. La lingua, le dita, il respiro caldo su di lei. Sara non riusciva più a stare ferma. Si contorceva, inarcava la schiena, mi chiamava a bassa voce, quasi piangendo di piacere. La seconda ondata arrivò più forte della prima: venne con un gemito lungo e rotto, bagnandomi il mento, le cosce che mi stringevano la testa mentre il corpo le veniva scosso da brividi continui. Anche allora non volle fermarsi. Mi tirò su con forza, mi baciò con disperazione, assaporandosi sulla mia bocca, e si sistemò sopra di me. Mi prese dentro di lei con un movimento lento e profondo, gli occhi chiusi, le labbra socchiuse. Iniziò a dondolarsi, prima piano, poi sempre più intensamente, cercando il suo piacere senza vergogna. La guardavo mentre godeva. Il viso illuminato dalle stelle, i seni che si muovevano a ogni spinta, i gemiti che non riusciva più a trattenere. Le mie mani le stringevano i fianchi, aiutandola, ma era lei a comandare il ritmo, a prendere quello di cui aveva bisogno. Venne di nuovo, questa volta mentre ero dentro di lei. Si piegò in avanti, la fronte contro la mia, ansimando il mio nome, il corpo che le pulsava forte intorno a me. Continuò a muoversi anche dopo, più lenta, più sensuale, come se non volesse che finisse mai. Solo quando sentì che stavo per venire anch’io accelerò ancora, guardandomi negli occhi, e mi portò con sé. Venni dentro di lei con un gemito lungo e basso, stringendola forte contro di me. Sara restò immobile per qualche secondo, ansimante, assaporando le ultime pulsazioni. Poi, lentamente, scese dal mio corpo. Si chinò tra le mie gambe e iniziò a leccarmi con una dedizione quasi avida, cercando ogni goccia. La sua lingua calda e umida scorreva lungo tutta la lunghezza, raccogliendo ciò che usciva ancora, risalendo e scendendo con lentezza sensuale. Si soffermò a lungo usando solo la punta della lingua per girare intorno al glande, leccando, assaggiando, provocandomi brividi ancora intensi nonostante fossi appena venuto. Allo stesso tempo la sua mano mi afferrò le palle, le strinse con decisione e le tirò dolcemente ma con fermezza verso il basso, tenendole tese mentre continuava a leccarmi con precisione e piacere evidente. Gemetti il suo nome, una mano nei suoi capelli. Sara non si fermò. Continuò a pulirmi e a stuzzicarmi così, con quella mix di dolcezza e intensità, finché non fui troppo sensibile. Solo allora risalì, si distese sul mio petto e mi baciò, lasciandomi sentire il sapore di entrambi sulle sue labbra. Sopra di noi un’altra stella cadde, luminosissima. Lei tremava ancora leggermente tra le mie braccia, sorridendo contro la mia pelle. «Non riesco a smettere…» sussurrò, la voce roca e felice. La strinsi più forte. Quella notte, sotto le stelle di San Lorenzo, non c’era davvero bisogno di esprimere nessun altro desiderio.
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