Grecia
scritto il 2026-10-24 tempo di lettura 6 min
di
Casemp
genere
trio
cura
A+
Il sole del pomeriggio picchiava forte sulla piccola caletta, che non era del tutto deserta. Alcuni ospiti del resort si erano sistemati a distanza, chi sotto gli ombrelloni, chi più vicino agli scogli, godendosi il mare cristallino in un relativo silenzio. Eravamo lontani dal caos, ma non completamente isolati.
Io ero sdraiato a pancia in giù sul telo, il corpo caldo e rilassato. Sentii i passi leggeri di Sara sulla sabbia. Tornava dall’escursione tra gli scogli, il bikini bianco che risaltava sulla pelle dorata, i capelli bagnati sulle spalle. Quando si inginocchiò accanto a me, non servì nessuna parola. Le sue mani calde si posarono sulla mia schiena e iniziarono un massaggio lento, profondo.
Le dita scivolavano sulla pelle oliata, sciogliendo i muscoli, scendendo lungo la spina dorsale. Si mise a cavalcioni su di me, leggera, continuando a lavorare sulle spalle, sulla nuca, sui fianchi. Il contatto del suo corpo, il suo respiro sempre più vicino, mi stavano eccitando visibilmente.
A un certo punto sentimmo dei passi sulla sabbia morbida. Una cameriera del resort, una ragazza greca sui venticinque anni con un’uniforme leggera e un vassoio in mano, si avvicinò. Portava una tovaglietta bagnata e fresca, piegata con cura.
«Scusate… ho pensato potesse farvi piacere qualcosa di fresco» disse sottovoce, con un sorriso timido ma incuriosito, posando lo sguardo su di noi. I suoi occhi indugiarono un secondo di troppo sul corpo di Sara a cavalcioni su di me.
Sara non si fermò, continuando a massaggiarmi con movimenti lenti e sensuali. «Grazie. Puoi fermarti, se vuoi» le disse. Io alzai leggermente la testa e la guardai.
La cameriera esitò solo un istante, poi annuì, rimanendo lì in piedi accanto al telo, le mani giunte davanti a sé. Il suo respiro si fece appena più profondo mentre osservava la scena.
Sara mi fece voltare con dolcezza. I suoi occhi erano pieni di desiderio. Si chinò a baciarmi, un bacio lungo e profondo, mentre la sua mano scivolava decisa sul mio petto e poi più giù. Quando le sue dita scesero piano piano sotto l’elastico del costume, esplorando con sicurezza, la cameriera ebbe un sussulto. Fece un altro piccolo passo avanti, ormai vicinissima al telo.
«Siete… bellissimi insieme» mormorò con voce bassa e un po’ incerta, quasi un sussurro carico di desiderio. I suoi occhi brillavano di eccitazione, le labbra socchiuse. Si morse leggermente il labbro inferiore, stringendo le mani davanti a sé, ma rimase ferma lì, a guardare senza muoversi finché abbassò per un attimo lo sguardo, come combattuta tra la professionalità e la curiosità. Poi, con voce quasi impercettibile, chiese: «Posso... posso toccarlo?»
Sara si fermò un istante e la osservò con un sorriso enigmatico. La ragazza arrossì immediatamente, rendendosi conto di aver dato voce a un pensiero che avrebbe dovuto tenere per sé. Stringendo il vassoio tra le mani, aggiunse in fretta: «Scusatemi... non avrei dovuto chiedere.»
Per qualche secondo rimase sospeso un silenzio carico di tensione. Si sentiva soltanto il rumore delle onde e il richiamo lontano di qualche gabbiano. La cameriera attese una risposta, gli occhi che passavano da me a Sara, tradendo tutta la sua agitazione.
Sara si voltò verso di me in cerca di conferma. Io sollevai appena lo sguardo e le rivolsi un sorriso rassicurante.
«Se questo può soddisfare la tua curiosità, non mi dispiace.» La ragazza annuì, ancora un po' imbarazzata, e si inginocchiò accanto al telo. Mentre Sara continuava il suo massaggio con movimenti lenti e sicuri, la cameriera si avvicinò. Sembrava incuriosita dall’atmosfera che si era creata tra noi. Con un’espressione timida ma sincera, allungò una mano verso di me, sfiorandomi la pelle con delicatezza e rispetto.
Per un istante i nostri sguardi si incrociarono. Lei sorrise, ma non si ritrasse. Anzi, il tocco divenne più deciso, più curioso. Le sue dita scivolarono lungo il mio addome, poi più giù, unendosi a quelle di Sara. Il contrasto tra la mano esperta e sicura di Sara e quella più esitante ma sempre più intraprendente della cameriera era incredibilmente eccitante.
La ragazza greca si fece audace. Si chinò ulteriormente, il respiro caldo sulla mia pelle. Sara la guardò con un sorriso complice e, senza dire una parola, spostò leggermente il costume verso il basso, liberandomi. La cameriera emise un piccolo sospiro di sorpresa e desiderio, poi si avvicinò ancora.
Iniziarono insieme. Prima Sara, che mi prese in bocca con movimenti lenti e profondi, guardandomi negli occhi. Poi la cameriera, più timida all’inizio, ma sempre più coinvolta. Le loro lingue si alternavano su di me, a volte insieme, leccando e succhiando in perfetta sintonia. A un certo punto le loro bocche si incontrarono sopra la mia punta: le lingue si intrecciarono in un bacio bagnato e sensuale, giocando l’una con l’altra mentre continuavano a leccarmi e a stuzzicarmi.
Era uno spettacolo travolgente. Sara più dominante e sicura, la cameriera sempre più intraprendente, quasi affamata, che cercava di imitarla e superarla. Collaboravano con una naturalezza sorprendente: una teneva la base mentre l’altra saliva con la lingua, poi invertivano i ruoli. Ogni tanto si baciavano sopra di me, condividendo il sapore, prima di tornare a dedicarsi completamente al mio piacere.
Il sole, il rumore del mare e i loro gemiti sommessi mi portarono rapidamente al limite. Sentii l’orgasmo montare irresistibile.
«Sto per venire…» mormorai con voce roca.
Nessuna delle due si allontanò. Anzi, si avvicinarono ancora di più, guancia contro guancia, lingue fuori, occhi alzati verso di me. L’ondata fu potente: venni con forza, schizzi caldi e abbondanti che colpirono i loro visi, le labbra, le lingue. Sara e la cameriera rimasero lì, accogliendo ogni goccia, mentre un ultimo bacio bagnato le univa, mescolando il mio piacere sulle loro bocche.
Mi lasciai andare sulla sabbia, il cuore che batteva forte. Entrambe si sdraiarono accanto a me, i visi ancora lucidi, con espressioni soddisfatte e complici. La cameriera, con le guance arrossate e un sorriso timido ma radioso, si passò una mano sulle labbra senza pulirsi del tutto. Non dicemmo nulla per diversi minuti. Non ce n’era bisogno.
Io ero sdraiato a pancia in giù sul telo, il corpo caldo e rilassato. Sentii i passi leggeri di Sara sulla sabbia. Tornava dall’escursione tra gli scogli, il bikini bianco che risaltava sulla pelle dorata, i capelli bagnati sulle spalle. Quando si inginocchiò accanto a me, non servì nessuna parola. Le sue mani calde si posarono sulla mia schiena e iniziarono un massaggio lento, profondo.
Le dita scivolavano sulla pelle oliata, sciogliendo i muscoli, scendendo lungo la spina dorsale. Si mise a cavalcioni su di me, leggera, continuando a lavorare sulle spalle, sulla nuca, sui fianchi. Il contatto del suo corpo, il suo respiro sempre più vicino, mi stavano eccitando visibilmente.
A un certo punto sentimmo dei passi sulla sabbia morbida. Una cameriera del resort, una ragazza greca sui venticinque anni con un’uniforme leggera e un vassoio in mano, si avvicinò. Portava una tovaglietta bagnata e fresca, piegata con cura.
«Scusate… ho pensato potesse farvi piacere qualcosa di fresco» disse sottovoce, con un sorriso timido ma incuriosito, posando lo sguardo su di noi. I suoi occhi indugiarono un secondo di troppo sul corpo di Sara a cavalcioni su di me.
Sara non si fermò, continuando a massaggiarmi con movimenti lenti e sensuali. «Grazie. Puoi fermarti, se vuoi» le disse. Io alzai leggermente la testa e la guardai.
La cameriera esitò solo un istante, poi annuì, rimanendo lì in piedi accanto al telo, le mani giunte davanti a sé. Il suo respiro si fece appena più profondo mentre osservava la scena.
Sara mi fece voltare con dolcezza. I suoi occhi erano pieni di desiderio. Si chinò a baciarmi, un bacio lungo e profondo, mentre la sua mano scivolava decisa sul mio petto e poi più giù. Quando le sue dita scesero piano piano sotto l’elastico del costume, esplorando con sicurezza, la cameriera ebbe un sussulto. Fece un altro piccolo passo avanti, ormai vicinissima al telo.
«Siete… bellissimi insieme» mormorò con voce bassa e un po’ incerta, quasi un sussurro carico di desiderio. I suoi occhi brillavano di eccitazione, le labbra socchiuse. Si morse leggermente il labbro inferiore, stringendo le mani davanti a sé, ma rimase ferma lì, a guardare senza muoversi finché abbassò per un attimo lo sguardo, come combattuta tra la professionalità e la curiosità. Poi, con voce quasi impercettibile, chiese: «Posso... posso toccarlo?»
Sara si fermò un istante e la osservò con un sorriso enigmatico. La ragazza arrossì immediatamente, rendendosi conto di aver dato voce a un pensiero che avrebbe dovuto tenere per sé. Stringendo il vassoio tra le mani, aggiunse in fretta: «Scusatemi... non avrei dovuto chiedere.»
Per qualche secondo rimase sospeso un silenzio carico di tensione. Si sentiva soltanto il rumore delle onde e il richiamo lontano di qualche gabbiano. La cameriera attese una risposta, gli occhi che passavano da me a Sara, tradendo tutta la sua agitazione.
Sara si voltò verso di me in cerca di conferma. Io sollevai appena lo sguardo e le rivolsi un sorriso rassicurante.
«Se questo può soddisfare la tua curiosità, non mi dispiace.» La ragazza annuì, ancora un po' imbarazzata, e si inginocchiò accanto al telo. Mentre Sara continuava il suo massaggio con movimenti lenti e sicuri, la cameriera si avvicinò. Sembrava incuriosita dall’atmosfera che si era creata tra noi. Con un’espressione timida ma sincera, allungò una mano verso di me, sfiorandomi la pelle con delicatezza e rispetto.
Per un istante i nostri sguardi si incrociarono. Lei sorrise, ma non si ritrasse. Anzi, il tocco divenne più deciso, più curioso. Le sue dita scivolarono lungo il mio addome, poi più giù, unendosi a quelle di Sara. Il contrasto tra la mano esperta e sicura di Sara e quella più esitante ma sempre più intraprendente della cameriera era incredibilmente eccitante.
La ragazza greca si fece audace. Si chinò ulteriormente, il respiro caldo sulla mia pelle. Sara la guardò con un sorriso complice e, senza dire una parola, spostò leggermente il costume verso il basso, liberandomi. La cameriera emise un piccolo sospiro di sorpresa e desiderio, poi si avvicinò ancora.
Iniziarono insieme. Prima Sara, che mi prese in bocca con movimenti lenti e profondi, guardandomi negli occhi. Poi la cameriera, più timida all’inizio, ma sempre più coinvolta. Le loro lingue si alternavano su di me, a volte insieme, leccando e succhiando in perfetta sintonia. A un certo punto le loro bocche si incontrarono sopra la mia punta: le lingue si intrecciarono in un bacio bagnato e sensuale, giocando l’una con l’altra mentre continuavano a leccarmi e a stuzzicarmi.
Era uno spettacolo travolgente. Sara più dominante e sicura, la cameriera sempre più intraprendente, quasi affamata, che cercava di imitarla e superarla. Collaboravano con una naturalezza sorprendente: una teneva la base mentre l’altra saliva con la lingua, poi invertivano i ruoli. Ogni tanto si baciavano sopra di me, condividendo il sapore, prima di tornare a dedicarsi completamente al mio piacere.
Il sole, il rumore del mare e i loro gemiti sommessi mi portarono rapidamente al limite. Sentii l’orgasmo montare irresistibile.
«Sto per venire…» mormorai con voce roca.
Nessuna delle due si allontanò. Anzi, si avvicinarono ancora di più, guancia contro guancia, lingue fuori, occhi alzati verso di me. L’ondata fu potente: venni con forza, schizzi caldi e abbondanti che colpirono i loro visi, le labbra, le lingue. Sara e la cameriera rimasero lì, accogliendo ogni goccia, mentre un ultimo bacio bagnato le univa, mescolando il mio piacere sulle loro bocche.
Mi lasciai andare sulla sabbia, il cuore che batteva forte. Entrambe si sdraiarono accanto a me, i visi ancora lucidi, con espressioni soddisfatte e complici. La cameriera, con le guance arrossate e un sorriso timido ma radioso, si passò una mano sulle labbra senza pulirsi del tutto. Non dicemmo nulla per diversi minuti. Non ce n’era bisogno.
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