Aico, real doll. Parte 3.
scritto il 2026-10-15 tempo di lettura 4 min
di
Fanto-Gab80
genere
fantascienza
cura
F
Parte 3. La soddisfazione del cittadino.
“le dispiace se mi siedo mentre i ragazzi finiscono il lavoro?” chiese Samanta andando a sedere sulla poltrona su cui Michele aveva trascorso tutta la notte, l’odore di sudore, urina e sperma riempivano l’aria.
Le lenti che la ragazza indossava avevano analizzato tutto l’ambiente, nel suo squallore, nella sporcizia, nelle tracce biologiche che l’uomo aveva seminato ovunque, ma quella cosa ,per quanto la disgustasse, così lontana dalla sua realtà fatta di lusso, controllo e igiene, ne aumentò lo stato di eccitazione che ormai stava prendendo il sopravvento.
“certo, scusi il disordine” le disse.
“oh, è la sua bocca da mungitura?” chiese Samanta sollevando da terra l’attrezzo, ancora grondante il seme dell’uomo. “ci ha scaricato da poco” aggiunse portandolo al viso e annusando la fessura in silicone su cui lo sperma di Michele era abbondante. “... è ancora caldo” concluse ,passandoci la lingua sopra , per poi infilarla nella fessura e sorridendogli maliziosa.
Michele stava in piedi ,accanto alla ragazza, davanti a quella visione, le ginocchia poggiate contro il bracciolo della poltrona su cui lei stava seduta, il cazzo ormai completamente in tiro, sventolava sotto al naso della ragazza.
"Le è rimasto qualcosa, qui dentro?” gli chiese , posandolo delicatamente sul tavolino lì accanto il feticcio e afferrandogli l’asta con una mano, portando l’altra sotto i testicoli che sembravano chiedere di essere svuotati.
"perché non si siede al mio posto, si mette comodo e lasci che il ministero l’aiuti” gli disse ancora.
Michele si ritrovò seduto sulla sua poltrona, tra le sue gambe dopo aver sollevato la gonna ed essersi inginocchiata, aveva trovato spazio l’incaricata del ministero, dietro di lei, pur non fermandosi nel loro lavoro, i due facchini osservavano, curiosi e divertiti, dall’iniziativa della donna.
“Da quanto tempo non fa la doccia, signor Fabbri?” chiese Samanta annusandoli il pene umido appiccicoso e muovendo la mano lungo l’asta.
"Ho terminato il mio credito idrico per questo mese, così sono costretto ad aspettare la prossima settimana.” le rispose lui. “mi scusi”.
“non se ne rammarichi, Michele, va bene così" gli rispose lei.
Nella City tutto è filtrato, profumato, sterilizzato dai purificatori d'aria e controllato dagli algoritmi. Persino i rapporti sessuali erano regolati da contratti di igiene severissimi e feed digitali. Per Samanta, entrare nel monolocale di Michele è come fare un viaggio in un'epoca primitiva e selvaggia. L'odore di sudore forte, la sporcizia, il disordine non le provocano solo disgusto, ma un brivido proibito: l'odore della carne vera, non filtrata. È l'eccitazione della contaminazione, il fascino perverso di ciò che è "sporco" in un mondo ossessionato dalla pulizia.
“Va bene così" ripeté passandogli la lingua sopra dalla base fino alla punta rossa e lucida.
“Va bene così" ripeté un'ultima volta prima che la sua bocca fosse troppo occupata per formulare parole comprensibili.
Vorace a bocca spalancata ,calò sul cazzo di Michele, inghiottendo prima il glande e poi tutta l’asta mentre la mano sinistra si era fatta spazio tra le cosce e spostato di lato gli slip, aveva preso a tormentare la fica bagnata.
Non era solo uno stato alterato dagli stimolanti, che rilasciati dal tessuto intelligente della sua divisa le inondarono il corpo e la mente, ma un bisogno, reale, autentico, carnale ,a spingerla a compiere l’atto.
Michele rimase immobile, desiderava toccare quella donna, almeno per capire se fosse reale o frutto di un sogno ,molto vivido, o ancora il risultato digitale del visore che si era dimenticato di togliere prima di sprofondare nel sonno la notte.
“è tutto vero, Michele” gli disse lei , quasi come se gli avesse letto nel pensiero, con la testa piegata di lato e mordendogli il cazzo fino a fargli sentire i suoi denti bianchi e perfetti sull’asta.
“Si non è un sogno” disse Michele.
“Noi abbiamo finito” disse uno dei due uomini.
“Si, adesso AICO sta facendo il download, poi si attiverà da sola quando sarà pronta” aggiunse l’altro, morendo di invidia per ciò che quel poveraccio stava ricevendo e che lui ,aveva sognato per se, da quando aveva incontrato Samantha giu al magazzino del Ministero.
“Bene, signor Fabbri, allora, mi faccia sapere” gli disse sospirando la donna, alzandosi, e sistemandosi la gonna.
“Ma come mi lascia cosi!” protestò lui, mostrandogli la sua erezione.
“Si, lo prenda come un incentivo ad attivare la Doll”, gli sorrise lei, lasciandolo solo nel suo monolocale al trentesimo piano dell’edifico C14, Zona C, area residenziale 167 nord est, sotto sezione 11-B, Città stato di Nuova Milano.
Idee ,suggerimenti, commenti: fanto-gab80@tiscali.it
“le dispiace se mi siedo mentre i ragazzi finiscono il lavoro?” chiese Samanta andando a sedere sulla poltrona su cui Michele aveva trascorso tutta la notte, l’odore di sudore, urina e sperma riempivano l’aria.
Le lenti che la ragazza indossava avevano analizzato tutto l’ambiente, nel suo squallore, nella sporcizia, nelle tracce biologiche che l’uomo aveva seminato ovunque, ma quella cosa ,per quanto la disgustasse, così lontana dalla sua realtà fatta di lusso, controllo e igiene, ne aumentò lo stato di eccitazione che ormai stava prendendo il sopravvento.
“certo, scusi il disordine” le disse.
“oh, è la sua bocca da mungitura?” chiese Samanta sollevando da terra l’attrezzo, ancora grondante il seme dell’uomo. “ci ha scaricato da poco” aggiunse portandolo al viso e annusando la fessura in silicone su cui lo sperma di Michele era abbondante. “... è ancora caldo” concluse ,passandoci la lingua sopra , per poi infilarla nella fessura e sorridendogli maliziosa.
Michele stava in piedi ,accanto alla ragazza, davanti a quella visione, le ginocchia poggiate contro il bracciolo della poltrona su cui lei stava seduta, il cazzo ormai completamente in tiro, sventolava sotto al naso della ragazza.
"Le è rimasto qualcosa, qui dentro?” gli chiese , posandolo delicatamente sul tavolino lì accanto il feticcio e afferrandogli l’asta con una mano, portando l’altra sotto i testicoli che sembravano chiedere di essere svuotati.
"perché non si siede al mio posto, si mette comodo e lasci che il ministero l’aiuti” gli disse ancora.
Michele si ritrovò seduto sulla sua poltrona, tra le sue gambe dopo aver sollevato la gonna ed essersi inginocchiata, aveva trovato spazio l’incaricata del ministero, dietro di lei, pur non fermandosi nel loro lavoro, i due facchini osservavano, curiosi e divertiti, dall’iniziativa della donna.
“Da quanto tempo non fa la doccia, signor Fabbri?” chiese Samanta annusandoli il pene umido appiccicoso e muovendo la mano lungo l’asta.
"Ho terminato il mio credito idrico per questo mese, così sono costretto ad aspettare la prossima settimana.” le rispose lui. “mi scusi”.
“non se ne rammarichi, Michele, va bene così" gli rispose lei.
Nella City tutto è filtrato, profumato, sterilizzato dai purificatori d'aria e controllato dagli algoritmi. Persino i rapporti sessuali erano regolati da contratti di igiene severissimi e feed digitali. Per Samanta, entrare nel monolocale di Michele è come fare un viaggio in un'epoca primitiva e selvaggia. L'odore di sudore forte, la sporcizia, il disordine non le provocano solo disgusto, ma un brivido proibito: l'odore della carne vera, non filtrata. È l'eccitazione della contaminazione, il fascino perverso di ciò che è "sporco" in un mondo ossessionato dalla pulizia.
“Va bene così" ripeté passandogli la lingua sopra dalla base fino alla punta rossa e lucida.
“Va bene così" ripeté un'ultima volta prima che la sua bocca fosse troppo occupata per formulare parole comprensibili.
Vorace a bocca spalancata ,calò sul cazzo di Michele, inghiottendo prima il glande e poi tutta l’asta mentre la mano sinistra si era fatta spazio tra le cosce e spostato di lato gli slip, aveva preso a tormentare la fica bagnata.
Non era solo uno stato alterato dagli stimolanti, che rilasciati dal tessuto intelligente della sua divisa le inondarono il corpo e la mente, ma un bisogno, reale, autentico, carnale ,a spingerla a compiere l’atto.
Michele rimase immobile, desiderava toccare quella donna, almeno per capire se fosse reale o frutto di un sogno ,molto vivido, o ancora il risultato digitale del visore che si era dimenticato di togliere prima di sprofondare nel sonno la notte.
“è tutto vero, Michele” gli disse lei , quasi come se gli avesse letto nel pensiero, con la testa piegata di lato e mordendogli il cazzo fino a fargli sentire i suoi denti bianchi e perfetti sull’asta.
“Si non è un sogno” disse Michele.
“Noi abbiamo finito” disse uno dei due uomini.
“Si, adesso AICO sta facendo il download, poi si attiverà da sola quando sarà pronta” aggiunse l’altro, morendo di invidia per ciò che quel poveraccio stava ricevendo e che lui ,aveva sognato per se, da quando aveva incontrato Samantha giu al magazzino del Ministero.
“Bene, signor Fabbri, allora, mi faccia sapere” gli disse sospirando la donna, alzandosi, e sistemandosi la gonna.
“Ma come mi lascia cosi!” protestò lui, mostrandogli la sua erezione.
“Si, lo prenda come un incentivo ad attivare la Doll”, gli sorrise lei, lasciandolo solo nel suo monolocale al trentesimo piano dell’edifico C14, Zona C, area residenziale 167 nord est, sotto sezione 11-B, Città stato di Nuova Milano.
Idee ,suggerimenti, commenti: fanto-gab80@tiscali.it
di
Fanto-Gab80
Fanto-Gab80
35
visite
visite
0
voti
voti
valutazione
0
0
il tuo voto
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Aico, real doll. Parte 2.
Commenti dei lettori al racconto erotico