Aico, real doll. Parte 2.

scritto il 2026-10-14 tempo di lettura 8 min

di
genere
fantascienza
cura
D

«Arrivo! Arrivo!» disse seccato l’uomo, togliendosi dalla faccia il visore , liberando il suo cazzo dalla morsa della mungitrice, alzandosi a fatica dalla poltrona in cui stava sprofondando e su cui aveva passato l'intera notte.
Alla porta del suo monolocale si presentò Samanta, impeccabile nella sua uniforme ministeriale. Dietro di lei, i due fattorini in tuta termica reggevano l’enorme cassa di plastica bianca sigillata.
«Signor Fabbri?» domandò la ragazza, rivolgendosi all'uomo sulla quarantina dall'aspetto trascurato che le aveva appena aperto.
Michele apparte una maglietta bianca macchiata di sudore e unto ,non indossava nient’altro, sotto l’addome rotondo, non le sfuggì le dimensioni ragguardevoli del suo cazzo semi eretto , dei testicoli pieni , uova carnose, tra una folta peluria di peli neri screziati di bianco sul suo inguine.
Il glande era esposto e ancora lucido, alcune gocce imperlavano il frenulo si allungavano e cadevano lente sul pavimento.
“proteine”, Deglutì lei, eccitata da quella visione appetitosa.
Di nuovo il sistema percependo una considerevole variazione nei dati ,analizzò, e si attivò. Le mutandine della ragazza, presero a vibrare sulla sua fica, facendola bagnare in una frazione di secondo, e lo stesso fecero, le due piccole coppe che teneva sui capezzoli, tutto era dotazione standard per gli operatori del ministero.
Sorrise mordendosi il labbro mentre una scossa elettrica prese a correrle lungo la spina dorsale, per poi , ritrovato un pò di contegno, correggersi subito con tono sicuro: «Certo che è lei, che domanda stupida la mia. Mi scusi».
Non aveva bisogno di chiedere. L'intelligenza artificiale integrata nelle lenti dei suoi occhiali le stava già proiettando sulla retina l'identità dell'uomo, la cartella clinica, i dati anagrafici e il flusso biometrico aggiornato in tempo reale. Il Ministero della Salute Psichiatrica Nazionale non faceva visite di cortesia. Quando i server centrali segnalavano che il P.S.O. (Potenziale di Sopravvivenza Sociale) di un cittadino era sceso sotto la soglia d'allarme, l'intervento era immediato. E per Michele Fabbri, quel punteggio era ormai vicino allo zero, a fronte di un rischio di crisi psicotica valutato come elevatissimo.
«Che cosa vuole? Chi è lei?» biascicò Michele, stringendosi nelle spalle, notando che lei non gli staccava gli occhi dal suo cazzo nodoso, sorpreso per aver suscitato l’interesse di una donna di quel rango.
Era quasi mezzogiorno, ma per lui il tempo aveva perso ogni coordinata. Da quando era stato dimesso dal suo vecchio impiego come manutentore della metropolitana, un lavoro ormai completamente automatizzato , la sua intera esistenza si era ridotta a quei ventisei metri quadrati assegnatogli dallo Stato, di solitudine.
Viveva grazie a un sussidio minimo che copriva le necessità biologiche primarie, ma senza più alcuna routine: dormiva, mangiava e si lavava solo quando ne aveva la forza o la voglia, intervallando le giornate con infinite sessioni nel metaverso attraverso il visore, sempre gentilmente offerto dal Ministero.
«Salve, sono Samanta. Il Ministero della Salute l’ha selezionata per il programma di riabilitazione emotiva. Le abbiamo assegnato una Doll di compagnia», annunciò lei, sfoggiando un entusiasmo istituzionale che non contagiò minimamente l'uomo.
«Una Doll?» chiese perplesso. Ne aveva sentito parlare parecchio sui feed della rete ,su cui ogni cittadino , da normativa, doveva passare almeno due terzi nel periodo di veglia, dietro quella facciata di fervore collettivo, non ne era mai rimasto molto impressionato. Certo, molte delle Doll che aveva visto erano decisamente accattivanti, ma secondo lui non c’era paragone con la carne di una donna vera. Un'esperienza, quella, che gli mancava da almeno un anno.
C’era qualche inquilino del suo condominio che ne possedeva una: gente patetica e solitaria che non usciva mai di casa, individui sgradevoli che ti facevano venire i brividi e ti portavano a tapparti il naso, quando li incontravi. Senza saperlo, o preferendo semplicemente ignorarlo, era esattamente così che molti dei suoi vicini descrivevano lui.
«E io che cosa dovrei farci?» chiese Michele quasi offeso, lo sguardo spento e la voce impastata dal sonno.
«AICO è il plus ultra della tecnologia assistenziale e del sostegno psicologico. Le assicuro che sul mercato non esiste niente di meglio». Samanta sfiorò la montatura degli occhiali e, all'istante, il display del palmare che Michele teneva pigramente in mano si accese, scaricando la brochure interattiva del dispositivo, mentre il cazzo di lui continuava a gonfiarsi, per la presenza della donna e gli effetti del suo profumo che lo raggiungeva e gli stimolava il naso.
L'ologramma in 3d, si aprì su una figura femminile accovacciata in una posa sfacciatamente provocante, flessa in avanti per offrire alla visuale le curve generose del bacino, il seno prosperoso, e lo sguardo magnetico, di due occhi color oro, carico di una promessa silenziosa, rivolto all'indietro sopra la spalla. La androide della brochure era una fusione ipnotica di estetica cyberpunk e puro erotismo: lunghi capelli rosa confetto con frangetta, che le cadevano dietro quasi liquidi, accarezzandole la schiena nuda, due piccole corna da demone color magenta che le spuntavano maliziose dalla fronte, e un outfit ridottissimo in vinile fucsia e bianco metallizzato che stringeva e sollevava le forme nei punti giusti. Sotto la gonna a pieghe, cortissima, i glutei restavano scoperti per più di metà della pelle, tra le cui natiche sode faceva sfoggio di sé un perizoma bianco dello stesso materiale.
Più in basso, calze a rete autoreggenti nere che segnavano le cosce piene, per poi perdersi in stivali bianchi lucidi alti fino al polpaccio, dal tacco rosa acceso e vertiginoso, su cui si muoveva flettendo il corpo ed emettendo leggeri gemiti, carichi di attesa.
Ma il dettaglio più perturbante era la pelle sintetica: trattata con un bio-gel, rifletteva la luce artificiale con un effetto perennemente umido, lucido e imperlato di sudore, come dopo un rapporto intenso, o come a testimoniare una smania che chiedeva di essere colta.
Sembrava calda, invitante, pronta ad assecondare qualunque fantasia, perversione, viva, carne bollente.
Sotto l'immagine, la scritta dorata recitava con studiata malizia:
AICO (Artificial Intelligent Companion Organism) Modello Ministeriale: Lilith-Mk 02
Ref. Cod. Prodotto: MS-LI02-INT/9924
Brevetto Dep. Min. Salute e Intimità: N. 0373-MED-DOM/2076
*Niente giudizi, solo devozione biologica. Riduzione istantanea dello stress tramite contatto epidermico continuo e stimolazione ormonale adattiva. non lasciare che la tua frustrazione ti schiacci, scaricala su di lei. AICO, non dirà mai di no, almeno che tu non lo voglia!
«Un androide…» mormorò Michele, fissando lo schermo, il cazzo sempre più eretto.
Sentì una fitta improvvisa e calda risalire dallo stomaco. Non poteva negarlo: diavolo, quella configurazione estetica incarnava, fin nei dettagli più morbosi, tutto ciò che aveva sempre cercato e desiderato nelle sue perversioni più recondite. Ed era proprio quello a terrorizzarlo.
Non si trattava di un modello standard preso da un catalogo commerciale. Il Ministero non lasciava nulla al caso: i server centrali avevano setacciato ogni singola sessione nel metaverso, ogni ricerca cancellata nei feed privados, persino le reazioni biometriche e i picchi ormonali registrati segretamente dal suo visore durante le notti di isolamento, avevano conservato ogni cosa e l’aveva elaborata. Quella Doll era stata confezionata su misura per lui, un algoritmo di carne sintetica progettato per garantire un appagamento estremo, violento, impossibile da rifiutare. Lo Stato gli stava servendo la sua stessa ossessione su un piatto d'argento.
“Allora cosa ne dice?” chiese Samanta, facendo scivolare una mano tra le cosce appena sotto l’orlo della gonna e sfiorando appena, la passerina fremente sotto gli slip ormai completamente umidi.
“Non so” le rispose lui fissando lo schermo.
Accettare quella cassa spiegava ammettere la propria sconfitta. Significava subire lo stigma infame che un tempo gravava su chi faceva uso di pesanti psicofarmaci: il marchio visibile di chi ha fallito, l'etichetta di "possessore di Doll sanitaria", un relitto sociale incapace di stare al mondo senza una protesi erotica ed emotiva di Stato. Cercando di nascondere il tremore delle mani e la vergogna di quel desiderio totale, si aggrappò alla prima scusa razionale che gli venne in mente.
«In questo monolocale di ventisei metri quadrati ci sto a stento io. Dove dovrei metterlo un androide?»
«Signor Fabbri, lei non riconosce la fortuna che le è capitata!» gli disse Samantha, annusando il denso liquido che la sua passerina aveva lasciato sulle dita.
«Fortuna?» osservandola, e notando il suo stato alterato dall’eros.
«Sì. Di solito ci vogliono mesi per una simile assegnazione, invece lei è stato selezionato d’urgenza. E questo è il modello di gamma migliore nel reparto Doll del Ministero», gli disse lei, con un entusiasmo travolgente che spinse l'uomo a fare un passo indietro, quasi intimidito.
«No, guardi, io... non posso».
«Michele», ora il tono della donna era cambiato, era diventato severo, grave, «non è opzionale».
«Cosa vuol dire?»
«Voglio dire che, o lei accetta la Doll, o dovremo procedere con un trattamento sanitario obbligatorio di almeno cinque settimane», gli rispose lei con leggerezza, accompagnando le parole con un sorriso che suonò terribilmente minaccioso.
Michele deglutì. «D'accordo… entrate», si arrese.
«Perfetto. I ragazzi penseranno a disimballare e la monteranno. Lei ha ventiquattr'ore di tempo per attivarla, le invio subito tutti i feed con le istruzioni», aggiunse lei. Sempre composta, sempre gentile, sempre spietata.
«Ventiquattrore?» chiese lui.
«Sì, Michele. Ventiquattro ore. Se per allora la Doll non sarà attiva, dovremo tornare qui e accompagnarla personalmente al centro sanitario». E gli sorrise ancora una volta, in modo terrificante.
“Va bene entrate” acconsentì rassegnato.
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