Il mio sesso, tecnicamente
scritto il 2026-10-06 tempo di lettura 10 min
di
Evablu
genere
prime esperienze
cura
B+
Tecnicamente feci sesso per la prima volta con Giovanni: è vero, avevo baciato Rosalba, ma baciato e basta; Giovanni invece fu lesto, un giorno che quasi per gioco eravamo abbracciati stretti stretti sul lettone dei miei, dove eravamo finiti con la scusa di fare la lotta, mi acchiappò l'uccellino, mi fece una sega senza che ci spogliassimo e senza che io ne capissi niente, ma in realtà quell'orgasmo muto, quel basso ventre riempito dell'improvviso calore del mio seme mi fece capire tante, tantissime cose, su di me, su di lui, su di me e su di lui insieme... Tecnicamente uscii per la prima volta con un ragazzo (quasi) vestita del tutto da ragazza, con Giuseppe e anche con lui, sempre in senso tecnico, feci sesso sia nel cinema dove mi aveva portata sia nella sua macchina, dove completammo l'opera. Tecnicamente feci sesso completo con un ragazzo - peraltro più giovane di me - con Fabrizio, intendo sesso completo, senza barriere, vestiti o altro. Tutto questo accadde nel giro di pochi mesi, che a me parvero un'eternità: confuso o confusa com'ero, non mi resi conto di cosa mi stesse accadendo, cambiandomi profondamente, fino a quando non venni presa e posseduta nel fisico e nell'anima. Il corpo di un altro ragazzo sopra di me, essere manipolata a piacimento del partner, sentirlo dentro di me, il suo seme nel mio buchino più intimo e nelle mie viscere, il suo piacere avvertito come una scossa tellurica nel profondo del mio corpo e della mia anima. Confesso che - poco tecnicamente - nella mia ingenuità del tempo, per la quantità di sperma che mi entrò dentro, in gola e nel culo, pensai seriamente di potere (anche io) rimanere incinta, ma ero giovane, cretinetta e soprattutto inesperta, anche perché nella penetrazione anale il seme usciva da dove entrava, per vie naturali dopo essere penetrato in quel modo che plasticamente e drasticamente qualcuno, usando un linguaggio da Antico Testamento, continua a definire "contronatura".
Tecnicamente credo di essermi un po' innamorata di ciascuno di questi ragazzi con cui ebbi relazioni sentimentali e sessuali, ma il mio cuore - sempre tecnicamente - appartenne più di tutti a Giovanni, quello che mi aveva preso il pistolino a tradimento, sul lettone, nella camera da letto dei miei. Fu una specie di fidanzamento, il nostro, iniziato tra alti e bassi proprio quel giorno e andò avanti a lungo, pur con le digressioni e le altre mie esperienze di cui ho detto. Giovanni amava il sesso orale, fatto tecnicamente bene, mi imbottiva di video porno di pompini perché imparassi bene e gli piaceva come glielo prendevo in bocca: ci furono giornate - più di una - in cui se ne fece fare due, in un'occasione addirittura tre, in un solo pomeriggio. A me piaceva farglieli, aveva un bel cazzone, anche se tecnicamente non era il più grosso dei tre di cui ho parlato, anzi era di gran lunga il più modesto, benché comunque ottimamente dimensionato: per lui la fellatio era un'arte, adorava venirmi in gola e farmi ingoiare il suo liquido denso e caldo. E a me, succhiarlo tecnicamente bene fino alla fine, piaceva proprio, perché sentivo di essere perdutamente innamorata di lui.
Giuseppe, che mi aveva studiato a lungo, fu più smaliziato: mi invitò al cinema con una scusa sbilenca, che proprio non si reggeva, voleva fare ingelosire una ragazza e poiché non aveva una vera ganza sottomano, mi chiese di vestirmi in modo molto femminile, perché lo sapevano tutti che non mi dispiaceva e quando mi ci mettevo ingannavo pure mia mamma. Il cinema però era decisamente fuori dalla nostra zona, ci mettemmo almeno tre quarti d'ora in macchina per raggiungerlo, quindi il pretesto della gelosia da suscitare nella ragazza vera era tecnicamente una menata. Mi misi comunque tecnicamente d'impegno per assecondarlo, stetti al gioco della seduzione e mi presentai con un paio di leggins che mi sagomavano il culo in modo da far girare anche i pali della luce, una maglia lunga a coprirli che sembrava una gonna in tutto e per tutto ("Facevi prima a metterti una gonna vera", mi canzonò nel vedermi) e il reggiseno a evidenziare le mie sottilmente procaci forme, che tecnicamente facevano di me una ragazzina trans cento per cento. Il film era quello che era, tecnicamente si definiva osé ma soprattutto mostrava un tecnicamente intrigante sesso (soft) tra donne, che sturbava particolarmente le nostre età confuse e ricche di miliardi di miliardi di ormoni. Insomma, mi ritrovai la sua mano tra le cosce alla prima scena tecnicamente di sesso e la mia reazione mostrò - tecnicamente - che in modo inequivocabile le carezze di Giuseppe mi piacevano. Ma d'altronde da uno che si presenta, alla prima uscita con un compagno di classe, vestito tecnicamente da femmina, non ci si poteva aspettare niente di più e niente di meno. E insomma, dal pistolino era passato al sederino e poi alle minne e dopo un po' mi ero ritrovata un palo di carne nuda in mano, una roba mostruosa e odorosa, meno male che la sala era semivuota. "Ci sai fare, puttanella", mi aveva bisbigliato in un orecchio, ma io ero terrorizzata di essere scoperta e mi ero irrigidita. Così lo masturbai quasi di malavoglia, lui venne comunque con fiotti altissimi, poi mi fece ripulire il suo cazzo con i fazzolettini e mentre il film era ancora in corso mi prese per mano e mi fece uscire, in macchina mi portò in un posto che tecnicamente si sarebbe definito appartato. Lì mi fece spogliare e me lo fece prendere in bocca e siccome era venuto da poco il bocchino durò una buona mezz'ora: alla fine mi annaffiò sporcandomi tecnicamente tutta, il viso, il reggiseno di pizzo di mia sorella, il petto, il ventre.
Con Giuseppe finì sostanzialmente lì, Giovanni subodorò qualcosa e cominciò a distrarsi con una biondina slavata e senza tette, io ne avevo di più: fino a quando un giorno non fece in modo di farsi trovare mentre se la stava tecnicamente limonando. Presa dalla delusione - era già tempo di vacanze estive - partii in anticipo per il luogo di villeggiatura di famiglia, solo che i miei non erano ancora in ferie: così, come premio per la promozione, mi mandarono da solo, affidato alla famiglia di Fabrizio, ragazzo intraprendente quanto attraente, bello, bruno, abbronzato: tecnicamente, il tipo che piace da morire alle coetanee ma anche alle ragazze più grandi, se non alle donne. Non faceva mistero delle sue conquiste ma, visto che mi avevano tecnicamente "affidato" o affidata a lui, mi portava fuori ogni sera. Quando rientravamo e ci spogliavamo per andare a letto, sentivo che sotto sotto provava un po' di interesse per me, per le mie forme ambigue e i miei modi gentili. Tecnicamente avevamo una dependance tutta per noi, i suoi genitori dicevano che "dovevamo fare le nostre esperienze", ma non so se avevano capito che tipo di esperienze avremmo fatto di lì a poco.
Io di lui mi vergognavo da morire, non mi mettevo del tutto nudo o nuda nemmeno a pagamento davanti a Fabrizio quando eravamo soli, mentre lui non perdeva occasione per mostrarmi la grande dotazione che possedeva: voleva forse vedere l'effetto che tecnicamente mi faceva e insomma, un pomeriggio che mi aveva detto che era con una ragazza e sarebbe tornato tardi, rientrò in netto anticipo e mi trovò in bagno, tecnicamente intenta a depilarmi di tutto punto. Diventai rossa, verde e blu, cercai di coprirmi come potevo ma non bastò. Non fu necessario parlare, se cercava conferme le ebbe tutte in una volta. Quando finii e rientrai nella camera con due letti dove dormivamo, lo trovai seduto sul letto, nudo e coperto solo da un asciugamano nelle parti intime. Io indossavo una tovaglia da bagno che mi copriva dal seno alle cosce, sotto avevo messo le brasiliane, che senso aveva nascondersi ancora?
"Ti depili... pure lì?", domandò in maniera ammiccante. Annuii. Ma non avevo tecnicamente capito il punto del corpo che intendeva. Scostai la tovaglia quel tanto che bastava per mostrargli la peluria che avevo diradato sul pube.
"Intendevo il buco del culo", precisò infatti, facendomi venire - tecnicamente - il classico tuffo al cuore: era, in effetti, una delle prime forme di depilazione che, sempre tecnicamente, avevo trovato più funzionali ed essenziali, anche se ero ancora verginella. Chinai il capo, prima di rispondere un silenziosissimo sì.
"Vediamo" e si alzò, avvicinandosi a me per togliermi la tovaglia: nel farlo scoprì il pube, da cui si stagliava l'uccellone mezzo in erezione; si era eccitato nel solo guardarmi e parlarmi. Opposi resistenza, non volevo tutta quella improvvisa e straripante intimità, tutta in una volta, ma tecnicamente ebbe facilmente la meglio e nel vedermi con le tettine paffutelle e il culo rotondo emise una specie di mugolio di compiacimento che - sempre tecnicamente - mi mise ko.
Quella notte mi scopò tecnicamente in maniera ineccepibile, dopo avermi leccato il buchino stretto per una buona mezz'ora, alternando la sua magnifica lingua laggiù e sulle tette, mangiandomi i capezzoli come nessuno aveva ancora fatto, scoprendo così tecnicamente e plasticamente la mia femminilità intrinseca. Non mi fece schifo baciarlo dopo che mi aveva allagato il buchetto della sua saliva, sditalandomi tecnicamente per darmi una certa elasticità allo sfinterino vergine, mi lubrificò anche con la vaselina e dopo avermi fatto succhiare il suo cazzone nudo dalla cappella in giù mi penetrò all'inizio con dolcezza, nella posizione del missionario, mettendomi con le gambe sollevate e tenendomi dolcissimamente per le caviglie. I miei piedi erano tecnicamente l'unica parte del corpo che sembrava un minimo maschile, col mio 44, ma non gli fece tecnicamente impressione mordermi lievemente i calcagni mentre affondava il suo sesso nel mio corpo. Pressò con gentilezza, all'inizio, vide che sussultavo, nel cedere all'incedere della sua carne dentro di me, mi scappò un ahi e fu tecnicamente lieve, mi spalancò ancora di più le cosce e poi entrò, la vaselina - superato il primo ostacolo - agevolò la penetrazione, mi stantuffò premendo sull'uretra e tra questo e la situazione intrigante creò tecnicamente le condizioni per un'erezione anche da parte mia, mi godetti accarezzandomi i seni la scena di lui che, sopra di me, spingeva il suo bel cazzo dentro baciandomi e leccandomi i piedi, uno per volta, e masturbandomi pian pianino.
"Quando vuoi veniamo insieme", sussurrò con delicatezza e furono parole che tecnicamente mi eccitarono ancora di più, "sì, cazzo sì - risposi - sfondami, ti prego, scopami", poi istintivamente e tecnicamente sentii il bisogno di insultarlo, "sei un porco, un gran porco, hai un gran cazzo, lo adoro...". Aumentando il ritmo dello stantuffamento rispose sorridendo "e tu sei una gran troia, più troia delle femmine...". La discussione (chiamiamola così) proseguì per qualche altro istante, godetti mentre dicevo che io ero più troia perché ero più femmina delle femmine con la fica, schizzai fino al mio viso, sentii il mio sperma caldo che tecnicamente mi bagnò il viso mentre lui mi riempiva le viscere del suo seme bollente, affondando i colpi nel finale e facendomi sentire la punta del cazzo quasi all'altezza delle costole. Urlammo entrambi, per fortuna non ci sentì nessuno o tecnicamente chi ascoltò i nostri ululati di piacere fece finta di nulla.
Quando finimmo, ci ritrovammo distesi - distrutti - fianco a fianco, sentii tecnicamente il bisogno di prendergli la mano e stringergliela. Mi fermò, avvertii il suo sguardo sopra di me.
"Tecnicamente - bisbigliò - non ti puoi innamorare di me. Mi piace avere figli, tecnicamente con te non ne posso fare".
E tecnicamente mi mise ko, ma non importava, quel giorno scoprii non solo di essere tecnicamente femmina ma una grandissima troia. E tanto tecnicamente mi bastava.
Tecnicamente credo di essermi un po' innamorata di ciascuno di questi ragazzi con cui ebbi relazioni sentimentali e sessuali, ma il mio cuore - sempre tecnicamente - appartenne più di tutti a Giovanni, quello che mi aveva preso il pistolino a tradimento, sul lettone, nella camera da letto dei miei. Fu una specie di fidanzamento, il nostro, iniziato tra alti e bassi proprio quel giorno e andò avanti a lungo, pur con le digressioni e le altre mie esperienze di cui ho detto. Giovanni amava il sesso orale, fatto tecnicamente bene, mi imbottiva di video porno di pompini perché imparassi bene e gli piaceva come glielo prendevo in bocca: ci furono giornate - più di una - in cui se ne fece fare due, in un'occasione addirittura tre, in un solo pomeriggio. A me piaceva farglieli, aveva un bel cazzone, anche se tecnicamente non era il più grosso dei tre di cui ho parlato, anzi era di gran lunga il più modesto, benché comunque ottimamente dimensionato: per lui la fellatio era un'arte, adorava venirmi in gola e farmi ingoiare il suo liquido denso e caldo. E a me, succhiarlo tecnicamente bene fino alla fine, piaceva proprio, perché sentivo di essere perdutamente innamorata di lui.
Giuseppe, che mi aveva studiato a lungo, fu più smaliziato: mi invitò al cinema con una scusa sbilenca, che proprio non si reggeva, voleva fare ingelosire una ragazza e poiché non aveva una vera ganza sottomano, mi chiese di vestirmi in modo molto femminile, perché lo sapevano tutti che non mi dispiaceva e quando mi ci mettevo ingannavo pure mia mamma. Il cinema però era decisamente fuori dalla nostra zona, ci mettemmo almeno tre quarti d'ora in macchina per raggiungerlo, quindi il pretesto della gelosia da suscitare nella ragazza vera era tecnicamente una menata. Mi misi comunque tecnicamente d'impegno per assecondarlo, stetti al gioco della seduzione e mi presentai con un paio di leggins che mi sagomavano il culo in modo da far girare anche i pali della luce, una maglia lunga a coprirli che sembrava una gonna in tutto e per tutto ("Facevi prima a metterti una gonna vera", mi canzonò nel vedermi) e il reggiseno a evidenziare le mie sottilmente procaci forme, che tecnicamente facevano di me una ragazzina trans cento per cento. Il film era quello che era, tecnicamente si definiva osé ma soprattutto mostrava un tecnicamente intrigante sesso (soft) tra donne, che sturbava particolarmente le nostre età confuse e ricche di miliardi di miliardi di ormoni. Insomma, mi ritrovai la sua mano tra le cosce alla prima scena tecnicamente di sesso e la mia reazione mostrò - tecnicamente - che in modo inequivocabile le carezze di Giuseppe mi piacevano. Ma d'altronde da uno che si presenta, alla prima uscita con un compagno di classe, vestito tecnicamente da femmina, non ci si poteva aspettare niente di più e niente di meno. E insomma, dal pistolino era passato al sederino e poi alle minne e dopo un po' mi ero ritrovata un palo di carne nuda in mano, una roba mostruosa e odorosa, meno male che la sala era semivuota. "Ci sai fare, puttanella", mi aveva bisbigliato in un orecchio, ma io ero terrorizzata di essere scoperta e mi ero irrigidita. Così lo masturbai quasi di malavoglia, lui venne comunque con fiotti altissimi, poi mi fece ripulire il suo cazzo con i fazzolettini e mentre il film era ancora in corso mi prese per mano e mi fece uscire, in macchina mi portò in un posto che tecnicamente si sarebbe definito appartato. Lì mi fece spogliare e me lo fece prendere in bocca e siccome era venuto da poco il bocchino durò una buona mezz'ora: alla fine mi annaffiò sporcandomi tecnicamente tutta, il viso, il reggiseno di pizzo di mia sorella, il petto, il ventre.
Con Giuseppe finì sostanzialmente lì, Giovanni subodorò qualcosa e cominciò a distrarsi con una biondina slavata e senza tette, io ne avevo di più: fino a quando un giorno non fece in modo di farsi trovare mentre se la stava tecnicamente limonando. Presa dalla delusione - era già tempo di vacanze estive - partii in anticipo per il luogo di villeggiatura di famiglia, solo che i miei non erano ancora in ferie: così, come premio per la promozione, mi mandarono da solo, affidato alla famiglia di Fabrizio, ragazzo intraprendente quanto attraente, bello, bruno, abbronzato: tecnicamente, il tipo che piace da morire alle coetanee ma anche alle ragazze più grandi, se non alle donne. Non faceva mistero delle sue conquiste ma, visto che mi avevano tecnicamente "affidato" o affidata a lui, mi portava fuori ogni sera. Quando rientravamo e ci spogliavamo per andare a letto, sentivo che sotto sotto provava un po' di interesse per me, per le mie forme ambigue e i miei modi gentili. Tecnicamente avevamo una dependance tutta per noi, i suoi genitori dicevano che "dovevamo fare le nostre esperienze", ma non so se avevano capito che tipo di esperienze avremmo fatto di lì a poco.
Io di lui mi vergognavo da morire, non mi mettevo del tutto nudo o nuda nemmeno a pagamento davanti a Fabrizio quando eravamo soli, mentre lui non perdeva occasione per mostrarmi la grande dotazione che possedeva: voleva forse vedere l'effetto che tecnicamente mi faceva e insomma, un pomeriggio che mi aveva detto che era con una ragazza e sarebbe tornato tardi, rientrò in netto anticipo e mi trovò in bagno, tecnicamente intenta a depilarmi di tutto punto. Diventai rossa, verde e blu, cercai di coprirmi come potevo ma non bastò. Non fu necessario parlare, se cercava conferme le ebbe tutte in una volta. Quando finii e rientrai nella camera con due letti dove dormivamo, lo trovai seduto sul letto, nudo e coperto solo da un asciugamano nelle parti intime. Io indossavo una tovaglia da bagno che mi copriva dal seno alle cosce, sotto avevo messo le brasiliane, che senso aveva nascondersi ancora?
"Ti depili... pure lì?", domandò in maniera ammiccante. Annuii. Ma non avevo tecnicamente capito il punto del corpo che intendeva. Scostai la tovaglia quel tanto che bastava per mostrargli la peluria che avevo diradato sul pube.
"Intendevo il buco del culo", precisò infatti, facendomi venire - tecnicamente - il classico tuffo al cuore: era, in effetti, una delle prime forme di depilazione che, sempre tecnicamente, avevo trovato più funzionali ed essenziali, anche se ero ancora verginella. Chinai il capo, prima di rispondere un silenziosissimo sì.
"Vediamo" e si alzò, avvicinandosi a me per togliermi la tovaglia: nel farlo scoprì il pube, da cui si stagliava l'uccellone mezzo in erezione; si era eccitato nel solo guardarmi e parlarmi. Opposi resistenza, non volevo tutta quella improvvisa e straripante intimità, tutta in una volta, ma tecnicamente ebbe facilmente la meglio e nel vedermi con le tettine paffutelle e il culo rotondo emise una specie di mugolio di compiacimento che - sempre tecnicamente - mi mise ko.
Quella notte mi scopò tecnicamente in maniera ineccepibile, dopo avermi leccato il buchino stretto per una buona mezz'ora, alternando la sua magnifica lingua laggiù e sulle tette, mangiandomi i capezzoli come nessuno aveva ancora fatto, scoprendo così tecnicamente e plasticamente la mia femminilità intrinseca. Non mi fece schifo baciarlo dopo che mi aveva allagato il buchetto della sua saliva, sditalandomi tecnicamente per darmi una certa elasticità allo sfinterino vergine, mi lubrificò anche con la vaselina e dopo avermi fatto succhiare il suo cazzone nudo dalla cappella in giù mi penetrò all'inizio con dolcezza, nella posizione del missionario, mettendomi con le gambe sollevate e tenendomi dolcissimamente per le caviglie. I miei piedi erano tecnicamente l'unica parte del corpo che sembrava un minimo maschile, col mio 44, ma non gli fece tecnicamente impressione mordermi lievemente i calcagni mentre affondava il suo sesso nel mio corpo. Pressò con gentilezza, all'inizio, vide che sussultavo, nel cedere all'incedere della sua carne dentro di me, mi scappò un ahi e fu tecnicamente lieve, mi spalancò ancora di più le cosce e poi entrò, la vaselina - superato il primo ostacolo - agevolò la penetrazione, mi stantuffò premendo sull'uretra e tra questo e la situazione intrigante creò tecnicamente le condizioni per un'erezione anche da parte mia, mi godetti accarezzandomi i seni la scena di lui che, sopra di me, spingeva il suo bel cazzo dentro baciandomi e leccandomi i piedi, uno per volta, e masturbandomi pian pianino.
"Quando vuoi veniamo insieme", sussurrò con delicatezza e furono parole che tecnicamente mi eccitarono ancora di più, "sì, cazzo sì - risposi - sfondami, ti prego, scopami", poi istintivamente e tecnicamente sentii il bisogno di insultarlo, "sei un porco, un gran porco, hai un gran cazzo, lo adoro...". Aumentando il ritmo dello stantuffamento rispose sorridendo "e tu sei una gran troia, più troia delle femmine...". La discussione (chiamiamola così) proseguì per qualche altro istante, godetti mentre dicevo che io ero più troia perché ero più femmina delle femmine con la fica, schizzai fino al mio viso, sentii il mio sperma caldo che tecnicamente mi bagnò il viso mentre lui mi riempiva le viscere del suo seme bollente, affondando i colpi nel finale e facendomi sentire la punta del cazzo quasi all'altezza delle costole. Urlammo entrambi, per fortuna non ci sentì nessuno o tecnicamente chi ascoltò i nostri ululati di piacere fece finta di nulla.
Quando finimmo, ci ritrovammo distesi - distrutti - fianco a fianco, sentii tecnicamente il bisogno di prendergli la mano e stringergliela. Mi fermò, avvertii il suo sguardo sopra di me.
"Tecnicamente - bisbigliò - non ti puoi innamorare di me. Mi piace avere figli, tecnicamente con te non ne posso fare".
E tecnicamente mi mise ko, ma non importava, quel giorno scoprii non solo di essere tecnicamente femmina ma una grandissima troia. E tanto tecnicamente mi bastava.
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