Anna: la svolta saffica

di
genere
confessioni

Non passava giornata che io non lo prendessi almeno in culo un paio di volte: se non era il cazzo di Franco, del postino, del bidello era almeno il mio bel vibratore stellare. Insomma: chiedendo ad un amico sessuologo esperto questi mi confermò che ero diventata una ninfomane bella e buona. Inoltre queste mie perversioni stavano seguendo una deriva inaspettata: fare del sesso lesbico. Qualche giorno fa Franco mi confidò che aveva anche degli incontri con Loredana, una prosperosa segretaria conosciuta sul posto di lavoro: mi aveva garantito che era sempre stata ben disposta ad un rapporto a tre. Detto fatto una sera uscimmo tutti per una serata ostriche e champagne: Loredana era veramente il tipo giusto: bella, procace, serena, allegra, disinibita, anzi un bel po' troia. Davanti uno spumantino ghiacciato ed ostriche freschissime cominciammo a conoscerci e chiacchierando del più e del meno, con poche parole, capii che Loredana era bisessuale: vista la sua freschezza e giovialità anche io cominciai ad avere pensieri saffici. Dopo due flute di frizzantino cominciammo ad esplorarci con leggere carezze. Franco si era allontanato per andare a pagare il conto e subito Loredana ne approfittò per sedersi vicino a me. Dopo un breve sguardo intenso e provocatore incominciammo a baciarci primo solo con leggeri sfiori di labbra e subito dopo con profondi a-fondo di lingua: stavano già sbottonandoci le camicette che per fortuna arrivò Franco a rimetterci in riga; in fin dei conti, anche se il nostro tavolo era appartato, comunque eravamo in un luogo pubblico.
Franco propose un gioco, una finzione: ci avrebbe portato in giro in auto in luoghi bui con lui alla guida, fingendosi autista e noi sul sedile posteriore a fare le ricche madame.
Non avevamo neanche girato l’angolo che io e Loredana riprendemmo a limonare e a palparci a vicenda: entrambi avevamo delle grosse tette e baciarle, leccarle e succhiarcele a vicenda era veramente una goduria. Entrambi indossavamo una minigonna veramente minimalista e sotto un perizoma essenziale. Loredana mi alzò la gonna e, spostandomi di lato la mutandina, mi scoprì la figa che già grondava di umori: mi penetrò prima con un dito e subito dopo con tre. Con ritmo prima dolce e poi sostenuto le sue dita entravano ed uscivano mentre con l’altra mano mi sfregava il clitoride: ero veramente al settimo cielo mugolando di piacere: volevo restituirle il favore ma la mia mente era veramente fuori dal pianeta terra. Giunti in un luogo veramente appartato alle dita di Loredana prese posto la sua bocca e la sua lingua: me la leccava, baciava e succhiava con una esperienza mai provata. Franco, al sentire il mio gemere, ci raggiunse sul sedile posteriore: sfoderò il suo uccello già bello duro e Loredana cominciò a succhiarglielo: mi associai e questo doppio pompino piaceva molto al nostro chaffeur: alternavamo leccate a tutta asta a dei succhia-cappella a degli sfonda gola a delle limonate profonde. Con questo uccello ben umettato di saliva in un attimo Franco me lo spinse nel culo e subito in tutta la sua lunghezza: il piacere provocatomi stupì immediatamente Loredana: nell’attimo in cui io tornai in me stessa mi confessò che non aveva mai avuto un rapporto anale: non lo aveva mai fatto per mille reticenze, ma adesso che mi aveva visto goderne voleva provarlo. E voleva che fossi io ad inizializzarla. In auto certe cose riescono male per cui tutti e tre decidemmo di andare su un bel lettone: quello di casa di Franco era perfetto. Questi, povero, era intanto rimasto lì fermo a menarsi il pisellone bello duro: lo segammo in due ed in un attimo ne usci un fiotto di sborra calda ed abbondate che trovo rifugio sulle nostre belle facce.
Un contratto tra noi fanciulle era stato così definito: io insegnavo a Loredana i piaceri del culo e lei quelli saffici: anche Franco era felice di questa scelta.
scritto il
2026-09-21
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