Anna: prime trasgressioni
di
Franciscus
genere
confessioni
Oramai con Franco gli incontri per scopare era diventati pressochè quotidiani: si alternavano scopate semplici, anche un po' romatiche, ad altre un po più selvagge e tragressive. Uno di queste avvenne pochi giorni fa: di ritorno dal lavoro incrocia Franco nel cortile, davanti ai nostro garage: Il mio piccolo ma giusto per la mia utilitaria, il suo più grande e molto profondo. Con la scusa di farmi vedere alcuni quadri custoditi in fondo al sua garage mi porto dentro: dove erano depositate le tele vi era anche un materasso nuovo di zecca. Ci guardammo con fare complice: in un attimo la porta d’ingresso venne chiusa ed il materasso buttato in terra: subito Francio sfilo dai pantaloni il suo bel pisello già mezzo duro. Io, in ginocchio sul materasso, subito mi avvicinai e cominiciai a leccarglielo dallae palle in su, fino alla punta; poi glieli presi tutto in bocca: lo sentivo proprio tutto nel profondo della mia bocca.
Oramai ero diventata una grande esperta di pompini: mi piaceva molto sentire che il cazzo diventava sempre più duro grazie alla mia abilità nel leccarlo, succhiarlo, sputargli sopra, segarlo per poi ficcarmelo fino in fondo alla gola, quasi a soffocarmi. Se fosse stato per me avrei succhiato cazzi per tutti il resto della mia vita.
Intanto che lo spompinavo cominciai a spogliarmi ed anche lui a togliersi giacca, camicia, pantaloni e mutande: tempo un minuto eravamo completamente nudi.
Mi alzai, continuando a segarlo, cominciamo a baciarci e a limonare profondamente: ad un tratto lui mi afferrò i capezzoli e me li strinse forte: stavo quasi per urlare di piacere che lui mi tappo la bocca e contemporaneamente incominciò a giocare con le tette accarezzandole, palpandole e strizzandole una contro l’altra. Poi si sdraiò supino: subito mi sdraiai anche io sulle sue gambe e, stringendomi le tette, cominciai a sfregargli l’uccello in una spagnola da vera professionista. Le mie tette anzi tettone (ho una quinta abbondante) strette tra le mie mani creavano una insenatura perfetta per il cazzo di franco: lo vedevo rapito e felice e, quando il glande faceva capolino non tardavo a baciarglielo se non succhiarglielo. Sentivo che stava quasi per venire allora mi alzai e subito mi risedetti con la mia figa, già bella bagnata, davanti alla bocca di Franco che non tardò a spalancarmela e a leccarmela avidamente. Anche il mio clitoride riceveva spesso le attenzioni dalla lingua e dalle labbra di Franco: me lo succhiava e mordicchiava che le cosce mi tremavano dal piacere. Mi spostai con il sedere indietro, cominciando a baciarci gli presi il cazzo tra le mani, lo segai un poco e poi me lo infilai tutto nella figa; in questo smorzacandela ero io a regolare il ritmo e l’intensità delle penetrazioni. Le mie tette rimbalzavano al ritmo della mia monta e intuivo che Franco godeva anche di questa vista. Ad un tratto lui volle prendere l’iniziativa: mi allontanò dal suo cazzo, mi mise in piedi e mi giro facendomi appoggiare al cofano della sua auto spalancandomi le gambe. Da dietro cominciò a leccarmi figa e soprattutto il buco del culo: da uno scaffale prese dell’olio pregiato e mi cosparse tutto il sedere: tempo un minuto il cazzo di Franco mi stantuffava il mio sfintere anale con un ritmo ed una profondità inaspettata: avrei voluto gridare di piacere ma mi trattenni per evitare casini col vicinato. Mi pompava il culo come mai nessuno aveva fatto e mi teneva tirandomi i capelli a più non posso: non feci altro che appoggiarmi al cofano e godere fino in fondo di tutto quello che mi stava succedendo. Ci ributtammo sul divano ed io sopra. Dando di schiena a Franco cominciai, con la figa spalancata, a montare sul suo bel cazzo: stavolta la performance era duratura ed potente. Alternavamo momenti in cui lui dettava legge, penetrandomi da sotto con ritmo forsennato ad altri in cui ero io a comandare il ritmo dell’azione: ogni tanto facevo anche roteare il bacino oppure o dondolavo avanti ed indietro twergando come mi avevano insegnato quando facevo danza pop. Qualsiasi movimento noi facessimo era un trionfo di orgasmi e piacere. Anche Franco aveva cominciato a mugolare: capivo che era pronto a venire. Mi sollevai e mi girai per prendergli il cazzo in bocca: lo spompinai un pochino e poi tenendomelo vicino al viso lo segai fino a quando fiotti di sborra caldi, generosi e dolciastri mi coprirono il viso.
Tornammo nelle rispettive abitazioni senza aver visto nessun quadro: sull’ascensore ci baciammo come due fidanzatini promettendo di rivederci presto.
Oramai ero diventata una grande esperta di pompini: mi piaceva molto sentire che il cazzo diventava sempre più duro grazie alla mia abilità nel leccarlo, succhiarlo, sputargli sopra, segarlo per poi ficcarmelo fino in fondo alla gola, quasi a soffocarmi. Se fosse stato per me avrei succhiato cazzi per tutti il resto della mia vita.
Intanto che lo spompinavo cominciai a spogliarmi ed anche lui a togliersi giacca, camicia, pantaloni e mutande: tempo un minuto eravamo completamente nudi.
Mi alzai, continuando a segarlo, cominciamo a baciarci e a limonare profondamente: ad un tratto lui mi afferrò i capezzoli e me li strinse forte: stavo quasi per urlare di piacere che lui mi tappo la bocca e contemporaneamente incominciò a giocare con le tette accarezzandole, palpandole e strizzandole una contro l’altra. Poi si sdraiò supino: subito mi sdraiai anche io sulle sue gambe e, stringendomi le tette, cominciai a sfregargli l’uccello in una spagnola da vera professionista. Le mie tette anzi tettone (ho una quinta abbondante) strette tra le mie mani creavano una insenatura perfetta per il cazzo di franco: lo vedevo rapito e felice e, quando il glande faceva capolino non tardavo a baciarglielo se non succhiarglielo. Sentivo che stava quasi per venire allora mi alzai e subito mi risedetti con la mia figa, già bella bagnata, davanti alla bocca di Franco che non tardò a spalancarmela e a leccarmela avidamente. Anche il mio clitoride riceveva spesso le attenzioni dalla lingua e dalle labbra di Franco: me lo succhiava e mordicchiava che le cosce mi tremavano dal piacere. Mi spostai con il sedere indietro, cominciando a baciarci gli presi il cazzo tra le mani, lo segai un poco e poi me lo infilai tutto nella figa; in questo smorzacandela ero io a regolare il ritmo e l’intensità delle penetrazioni. Le mie tette rimbalzavano al ritmo della mia monta e intuivo che Franco godeva anche di questa vista. Ad un tratto lui volle prendere l’iniziativa: mi allontanò dal suo cazzo, mi mise in piedi e mi giro facendomi appoggiare al cofano della sua auto spalancandomi le gambe. Da dietro cominciò a leccarmi figa e soprattutto il buco del culo: da uno scaffale prese dell’olio pregiato e mi cosparse tutto il sedere: tempo un minuto il cazzo di Franco mi stantuffava il mio sfintere anale con un ritmo ed una profondità inaspettata: avrei voluto gridare di piacere ma mi trattenni per evitare casini col vicinato. Mi pompava il culo come mai nessuno aveva fatto e mi teneva tirandomi i capelli a più non posso: non feci altro che appoggiarmi al cofano e godere fino in fondo di tutto quello che mi stava succedendo. Ci ributtammo sul divano ed io sopra. Dando di schiena a Franco cominciai, con la figa spalancata, a montare sul suo bel cazzo: stavolta la performance era duratura ed potente. Alternavamo momenti in cui lui dettava legge, penetrandomi da sotto con ritmo forsennato ad altri in cui ero io a comandare il ritmo dell’azione: ogni tanto facevo anche roteare il bacino oppure o dondolavo avanti ed indietro twergando come mi avevano insegnato quando facevo danza pop. Qualsiasi movimento noi facessimo era un trionfo di orgasmi e piacere. Anche Franco aveva cominciato a mugolare: capivo che era pronto a venire. Mi sollevai e mi girai per prendergli il cazzo in bocca: lo spompinai un pochino e poi tenendomelo vicino al viso lo segai fino a quando fiotti di sborra caldi, generosi e dolciastri mi coprirono il viso.
Tornammo nelle rispettive abitazioni senza aver visto nessun quadro: sull’ascensore ci baciammo come due fidanzatini promettendo di rivederci presto.
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