Codice Femdom – Estratto 3 - Regole e disposizioni

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- Puoi continuare a vedere chi vuoi, non ti darò mai fastidio. - le dissi una sera, la voce bassa, mentre le massaggiavo le piante dei piedi, leggermente sudate dopo la discoteca.
- Non lo so… Non credo che tu possa meritartelo… - mi prendeva in giro la principessa con fare giocoso.
- Alla fine, che ti costa? Potrai finalmente stare in una casa tutta per te. Lontana dai tuoi genitori e senza pagare un centesimo... - rilanciavo io.

Quel giorno si era fermata a chiacchierare con me ed era svaccata sul divano.
Avevamo passato una serata molto lunga al locale con amici comuni, Athena non aveva voglia di tornare dai suoi e si era quindi fermata a dormire. Eravamo solo io e lei e l'emozione mi faceva battere il cuore.
- Non è tutta per me, avrei te che mi sbavi dietro tutto il giorno! E non voglio che tu ti faccia strane illusioni… - continuava a scoraggiarmi lei.

Io seduto in fondo al sofà, cercavo di spiegarle come si sarebbe trovata bene restando a vivere da me:
- Vorrei tanto avere una possibilità per dimostrarti che sono un ragazzo in gamba e potrei farti stare bene.. Poi ormai mi conosci Athena, sai che so restare al mio posto se me lo chiedi… -
- Tu sei cotto di me Tommi! E credimi non hai nessuna possibilità.. E' giusto che io sia chiara con te su questo. Finirei solo per farti soffrire. - mi freddava sempre, sfidandomi con i suoi occhi di ghiaccio.
- Ti prego, solo un tentativo… Sono sicuro che ancora non mi conosci abbastanza… - la supplicavo paziente io, continuando a rilassarle i piedi, stanchi dalla lunga nottata.

Per un attimo abbassò lo sguardo, mentre continuavo a massaggiarle le estremità. Non sembrava solo divertita. Sembrava compiaciuta. Come se avesse appena scoperto qualcosa di interessante su di me.

- Ti conosco abbastanza per sapere che non potresti mai reggere in un rapporto da coinquilino con me. - chiariva lei cinicamente.
- Ma se… - provavo a rispondere io, ma venivo interrotto subito: - Zitto Tommaso, sono stata chiara! -
- Ora fai una bella cosa, continua a massaggiare in silenzio e lasciami in pace, ho mal di testa. - Chiudeva così la conversazione, relegandomi al mio ruolo e chiudendo gli occhi indifferente.

Quella notte le ho massaggiato i piedi per un'ora e mezza, solo perché non mi ha più detto di smettere.
Ero talmente in soggezione che non me la sentivo di disturbarla e sono andato avanti a servirla in silenzio, mentre lei si godeva il massaggio con un sorriso, appisolandosi ogni tanto.
Se sapesse quanto mi eccita questa vicinanza.

Le mie dita scivolavano piano sulle sue piante arrossate, il sapore salato della pelle mi restava sulle labbra ogni volta che deglutivo. Lei russava piano, un piede ancora premuto contro il mio petto, e io non osavo spostarlo.
Mi ha lasciato a servirla, dimenticandosi completamente di me e trattandomi con noncuranza.
Bella e consapevole che fosse per me un onore godere della sua presenza e coccolarle i piedini stanchi.

Passarono ancora diversi mesi di indifferenza e rifiuti da parte sua.
Aveva iniziato ad usare la mia casa per cene e post serate più spesso, anche insieme ai suoi amici, ma sempre relegandomi al ruolo di servetto che doveva solo obbedire senza mai osare chiedere.
Io subivo in silenzio. La andavo a prendere e la portavo sempre dove voleva. Mi facevo prendere in giro per farla ridere di me con i suoi amici.
Tenevo il telefono acceso apposta tutte le notti, per essere disponibile caso mai avesse avuto bisogno.

Nemmeno l'accortezza di portare ogni tanto qualcosa da bere o mangiare.
Ogni tanto mi infilava 50 euro in tasca per la benzina e mi faceva andare dove voleva.
Le bastava un sms: - Ciao Tommi, oggi vengo a cena con Francesco ed Elettra, poi ci porti al locale. Un bacio! - e io correvo a fare la spesa e preoccuparmi di cucinare tutto in tempo, felice come un bambino che mi passasse a trovare.
Athena semplicemente si era accorta che a me andava già benissimo così.
Vedeva la mia lingua sempre stesa ai suoi piedi e quindi non si faceva problemi ad usarla come fosse un tappetino, ogni volta che ne aveva bisogno.

Poi una sera è arrivato il punto di svolta che ha cambiato per sempre la mia vita, lo ricordo come fosse oggi.
Ero a casa a lavorare quando la principessa mi ha chiamato per sfogarsi con me di una litigata avvenuta con i suoi genitori.
Diceva che non li sopportava più e che sarebbe andata in qualsiasi posto tranne che da loro.
Ho capito subito che mi aveva chiamato perché voleva venire da me. Ma come al solito pretendeva che fossi io ad implorarla di concedermi questo onore.
Ovviamente non ho esitato un istante nel mostrarle tutta la mia disponibilità, genuflettendomi in mille piagnucolanti e prevedibili suppliche.
Lei ha fatto finta come al solito di tirarsela per un po', ma è stato quel giorno che ha finito per accettare le mie preghiere e ha deciso di trasferirsi da me.

Non potevo credere alle mie orecchie, ho fatto i salti di felicità fino al soffitto e lei si è messa a ridere.
- Si, ma stai calmo Tommi. Vengo da te solo perché al momento mi viene comodo. Dovrai essere rispettoso e servizievole come al solito. - mi ha ammonito lei.
- Inoltre è soltanto una soluzione temporanea e sarò lì solo ogni tanto, perché ho un sacco di lavori in questi mesi. - ha aggiunto.

Le sue parole chiarivano come al solito che non era possibile una relazione amorosa tra noi, ma per me era comunque un sogno ad occhi aperti.
Sicuramente lei pensava soltanto: "Tommi è utile. Non mi crea problemi. Non pretende nulla. Posso comandarlo e farmi obbedire, senza impegnarmi troppo."
Tuttavia pensare ad Athena a casa mia quasi ogni giorno, mi mandava al settimo cielo.
Avrei abitato insieme ad una vera star. Mi sentivo l'uomo più felice del mondo.
Non avevo idea di cosa significasse realmente per un ragazzo così innamorato e accondiscendente come me, ospitare una donna di questo livello.

Ancora prima di mettere piede nell'appartamento, mi aveva già dato disposizioni e regole per la vita con lei, diventando dal primo istante la vera padrona della casa.
Io mi sarei immediatamente trasferito nello studio, lasciando a lei la spaziosa camera con letto matrimoniale.
Anche l'armadio padronale sarebbe diventato sua esclusiva proprietà, ad eccezione di due piccole ante in basso, dove avrei relegato alcune delle mie cose.
Inoltre mi ha specificato chiaramente di non essere disposta in nessun modo a pulire il mio sporco in casa e che quindi, essendo sicuramente io il più pasticcione e sudicio dei due, le pulizie e tutte le faccende di casa sarebbero state totalmente mio compito.

Inutile dire che ho accettato senza battere ciglio qualsiasi sua condizione. Ero comunque al settimo cielo per il fatto che la donna dei miei sogni avesse accettato di vivere con me.
Athena era una Dea per chiunque in città e percepivo da subito l'onore immenso, di poterla avere accanto nella mia vita ed esserle così vicino.
Speravo che con il tempo iniziasse ad apprezzare anche il mio carattere e che il suo lato buono venisse fuori, aiutandomi ad avere sempre più momenti di intimità e magari un giorno arrivare a conquistarla.

Non potevo immaginare quanto fossi lontano dalla verità.



Continua...

[Estratto dal libro “Codice Femdom – Vol. 1”]

https://linktr.ee/athena.codicefemdom
scritto il
2026-08-19
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