Il vicino pompiere
di
FireMan
genere
gay
È incredibile come la vita di città, anche per chi, come me, proveniva da una realtà di provincia, riuscisse a diventare così monotona: sveglia alle 7, le mie 9 ore in azienda, il traffico delle 18. Il ritorno nel mio tranquillo, comodo, noioso condominio, con le solite famiglie, i soliti anziani e i soliti sorrisi di cortesia di una fredda città veneta.
Il ritmo cadenzato delle mie giornate veniva spezzato solo di tanto in tanto da qualche incontro fugace, guadagnato tramite Grindr le volte che, ormai pieno da giorni o anche mesi di inattività, avevo bisogno di sfogare la troia che c'è in me.
Era fine primavera, forse maggio, quando lo vidi per la prima volta affacciato alla finestra del pian terreno del palazzo di fronte al mio: Luigi si era trasferito da poco dalla Campania - scoprii poi - e stava trasferendo le ultime cose prima di abitare quell'appartamento le cui finestre davano direttamente sul finestrone della mia sala da pranzo. Alto, pelle chiara, circa 35 anni, capelli corti, i muscoli appena scolpiti sul fisico longilineo, il torace peloso e ben curato e, soprattutto, quei piedi, lunghi e affusolati che ogni sera, quando li stendeva sulla sedia della sua cucina, divenivano costantemente l'oggetto di ogni mia sporca fantasia.
I giorni passavano e non riuscivo a staccarmi dalla vista di lui che, all'apparenza ignaro di essere osservato, stendeva a torso nudo le sue divise da pompiere, il suo torace possente e quelle gambe pelose, con il pantaloncino Adidas nero che non faceva che farmi ribollire. La situazione peggiorò ancora quando, senza alcun imbarazzo, entrò nudo alle 10 di sera nella sua camera da letto dopo una doccia e prese ad asciugarsi, il suo culo peloso e marmoreo sbattuto davanti ai miei occhi prima di coprirlo con un boxer nero: inutile dirlo, quella sera e per i giorni a venire mi sfondai di seghe, pensando a lui che si sedeva sul mio viso ed io che gli leccavo l'ano fino a farlo godere.
Era piena estate quando una sera, mentre lo fissavo stendere le sue divise, alzò la testa: d'istinto mi ritrassi e velocemente chiusi la tenda, realizzando ormai di essere stato scoperto. Mentre mi rattristavo al pensiero di non poterlo più osservare se non da dietro le tende, sentii suonare il citofono: doveva essere lui, stavolta avrei rischiato grosso, probabilmente le avrei pure prese o sarei stato quantomeno segnalato nel gruppo del condominio. Risposi, ipocrita, chiedendo chi fosse, lo riconobbi subito dalle parole:"Non sei stanco di guardarmi?." Esitai. E ancora:"Io sì. Apri, stasera abbiamo da fare".
Non me lo feci dire due volte. Salì le quattro rampe di scale velocemente e in pochi secondi lo trovai lì, sulla porta, i suoi adidas tirati dal rigonfiamento del suo cazzo già dritto. Senza ancora sapere il suo nome, mi inginocchiai, tirai giù i pantaloncini e appoggiai il naso sui boxer: l'odore muschiato del suo pacco, mescolato a quello di bagnoschiuma da uomo, mi lasciava senza fiato. Quando andai a tirare giù le mutande, ormai in preda ai bollori, mi scalzò via malamente con la mano e si sedette sul divano:" Girati verso di me e rimani in ginocchio" disse, ed eseguii. Sfilò i suoi piedi appena sudati dalle infradito e iniziò a strofinarmeli sul viso: il mio sogno che si avverava. Leccai ogni dito, poi la pianta e il tallone: l'odore pungente mi inebriava, lui ansimava e cambiava piede, prima uno, poi l'altro, poi entrambi.
Poi mi prese la testa e la portò di nuovo al pacco per strofinarcela: era duro come il marmo e le gocce di precum avevano già macchiato il cotone, così non attesi oltre, sfilai i suoi boxer e glieli diedi in mano.
Trovai davanti a me un cazzo lungo, dritto e ricoperto di vene, la cappella turgida, umida e grondante. Inziai a leccarlo lentamente e con perizia, dall'alto al basso e poi circolarmente, ma dai suoi improvvisi gemiti e sussulti capii che da troppo tempo nessuno si era più preso cura di quel meraviglioso palo di carne. Così lo infilai in bocca, sempre più in fondo, mentre con una mano massaggiavo le sue palle tonde e gonfie. "Leccamelo ancora, continua a leccarlo, fammi godere" disse con il fiato rotto, e non mi feci pregare: iniziai a roteare la lingua sulla sua cappella, aumentando il ritmo delle pompate. Il suo ansimare aveva lasciato spazio a rantoli e gemiti di piacere.
Era ormai al limite quando mi chiese di leccargli l'ano: non lo aveva mai provato. Non persi tempo e, alzate le sue gambe, presi a leccare il suo buchino: aveva una rosellina chiara e pelosa, non riuscii a fare a meno di infilarci un dito che avevo precedentemente leccato e presi a massaggiare la sua prostata. Non riusciva ormai a contenere i suoi mugolii, le sue gambe un continuo fremito, il suo cazzo sul punto di esplodere: "Sto per sborrare, continua, ti prego!". Mi fermai.
Non potevo lasciarlo andare senza godere nemmeno un pò di quel manzo tornito dal fuoco: "Devi ancora iniziare". Mi piegai a 90 davanti a lui, il mio buco esposto: "Sei proprio una troia. Ora ti accontento. Ma alle mie condizioni". Iniziò a leccarmi avidamente, poi presi il lubrificante e, ricoperto il suo cazzo con pochi convenevoli, mi stese sul divano. Entrò rapidamente, senza resistenza, mi aprì come una mela. Iniziai a gemere di piacere da subito, lui che ad ogni pompata grugniva e andava più in fondo:"Meglio di una figa" si lasciò scappare ad un tratto: era etero? Bisex? Non so, so soltanto che passammo altri 15 minuti di follia. Mi prese su un fianco, poi mi rigirò a 90 e soffocò i miei mugolii tappandomi la bocca con le sue mutande: quel profumo e la sua foga mi fecero venire senza nemmeno toccarmi. Mi rigirò poi in un ultimo missionario, e avvenne ciò che non dimenticherò mai per tutta la vita: mi infilò la lingua in gola e iniziò a baciarmi, lo sentii gonfiarsi, ansimare e venne dentro di me: 3, 4 fiotti di sperma caldo e denso, e si accasciò su di me.
Solo più tardi scoprii che si chiamava Luigi e che aveva una fidanzata: una copertura, per evitare prese in giro e problemi nella sua squadra di vigili del fuoco. La lasciò in meno di una settimana, esattamente un giorno prima della nostra prima uscita da fidanzati. Il mio appartamento in affitto ora chiuso, lui ed io viviamo nel suo appartamento a pian terreno, fidanzati e ancora infuocati come all'epoca.
Il ritmo cadenzato delle mie giornate veniva spezzato solo di tanto in tanto da qualche incontro fugace, guadagnato tramite Grindr le volte che, ormai pieno da giorni o anche mesi di inattività, avevo bisogno di sfogare la troia che c'è in me.
Era fine primavera, forse maggio, quando lo vidi per la prima volta affacciato alla finestra del pian terreno del palazzo di fronte al mio: Luigi si era trasferito da poco dalla Campania - scoprii poi - e stava trasferendo le ultime cose prima di abitare quell'appartamento le cui finestre davano direttamente sul finestrone della mia sala da pranzo. Alto, pelle chiara, circa 35 anni, capelli corti, i muscoli appena scolpiti sul fisico longilineo, il torace peloso e ben curato e, soprattutto, quei piedi, lunghi e affusolati che ogni sera, quando li stendeva sulla sedia della sua cucina, divenivano costantemente l'oggetto di ogni mia sporca fantasia.
I giorni passavano e non riuscivo a staccarmi dalla vista di lui che, all'apparenza ignaro di essere osservato, stendeva a torso nudo le sue divise da pompiere, il suo torace possente e quelle gambe pelose, con il pantaloncino Adidas nero che non faceva che farmi ribollire. La situazione peggiorò ancora quando, senza alcun imbarazzo, entrò nudo alle 10 di sera nella sua camera da letto dopo una doccia e prese ad asciugarsi, il suo culo peloso e marmoreo sbattuto davanti ai miei occhi prima di coprirlo con un boxer nero: inutile dirlo, quella sera e per i giorni a venire mi sfondai di seghe, pensando a lui che si sedeva sul mio viso ed io che gli leccavo l'ano fino a farlo godere.
Era piena estate quando una sera, mentre lo fissavo stendere le sue divise, alzò la testa: d'istinto mi ritrassi e velocemente chiusi la tenda, realizzando ormai di essere stato scoperto. Mentre mi rattristavo al pensiero di non poterlo più osservare se non da dietro le tende, sentii suonare il citofono: doveva essere lui, stavolta avrei rischiato grosso, probabilmente le avrei pure prese o sarei stato quantomeno segnalato nel gruppo del condominio. Risposi, ipocrita, chiedendo chi fosse, lo riconobbi subito dalle parole:"Non sei stanco di guardarmi?." Esitai. E ancora:"Io sì. Apri, stasera abbiamo da fare".
Non me lo feci dire due volte. Salì le quattro rampe di scale velocemente e in pochi secondi lo trovai lì, sulla porta, i suoi adidas tirati dal rigonfiamento del suo cazzo già dritto. Senza ancora sapere il suo nome, mi inginocchiai, tirai giù i pantaloncini e appoggiai il naso sui boxer: l'odore muschiato del suo pacco, mescolato a quello di bagnoschiuma da uomo, mi lasciava senza fiato. Quando andai a tirare giù le mutande, ormai in preda ai bollori, mi scalzò via malamente con la mano e si sedette sul divano:" Girati verso di me e rimani in ginocchio" disse, ed eseguii. Sfilò i suoi piedi appena sudati dalle infradito e iniziò a strofinarmeli sul viso: il mio sogno che si avverava. Leccai ogni dito, poi la pianta e il tallone: l'odore pungente mi inebriava, lui ansimava e cambiava piede, prima uno, poi l'altro, poi entrambi.
Poi mi prese la testa e la portò di nuovo al pacco per strofinarcela: era duro come il marmo e le gocce di precum avevano già macchiato il cotone, così non attesi oltre, sfilai i suoi boxer e glieli diedi in mano.
Trovai davanti a me un cazzo lungo, dritto e ricoperto di vene, la cappella turgida, umida e grondante. Inziai a leccarlo lentamente e con perizia, dall'alto al basso e poi circolarmente, ma dai suoi improvvisi gemiti e sussulti capii che da troppo tempo nessuno si era più preso cura di quel meraviglioso palo di carne. Così lo infilai in bocca, sempre più in fondo, mentre con una mano massaggiavo le sue palle tonde e gonfie. "Leccamelo ancora, continua a leccarlo, fammi godere" disse con il fiato rotto, e non mi feci pregare: iniziai a roteare la lingua sulla sua cappella, aumentando il ritmo delle pompate. Il suo ansimare aveva lasciato spazio a rantoli e gemiti di piacere.
Era ormai al limite quando mi chiese di leccargli l'ano: non lo aveva mai provato. Non persi tempo e, alzate le sue gambe, presi a leccare il suo buchino: aveva una rosellina chiara e pelosa, non riuscii a fare a meno di infilarci un dito che avevo precedentemente leccato e presi a massaggiare la sua prostata. Non riusciva ormai a contenere i suoi mugolii, le sue gambe un continuo fremito, il suo cazzo sul punto di esplodere: "Sto per sborrare, continua, ti prego!". Mi fermai.
Non potevo lasciarlo andare senza godere nemmeno un pò di quel manzo tornito dal fuoco: "Devi ancora iniziare". Mi piegai a 90 davanti a lui, il mio buco esposto: "Sei proprio una troia. Ora ti accontento. Ma alle mie condizioni". Iniziò a leccarmi avidamente, poi presi il lubrificante e, ricoperto il suo cazzo con pochi convenevoli, mi stese sul divano. Entrò rapidamente, senza resistenza, mi aprì come una mela. Iniziai a gemere di piacere da subito, lui che ad ogni pompata grugniva e andava più in fondo:"Meglio di una figa" si lasciò scappare ad un tratto: era etero? Bisex? Non so, so soltanto che passammo altri 15 minuti di follia. Mi prese su un fianco, poi mi rigirò a 90 e soffocò i miei mugolii tappandomi la bocca con le sue mutande: quel profumo e la sua foga mi fecero venire senza nemmeno toccarmi. Mi rigirò poi in un ultimo missionario, e avvenne ciò che non dimenticherò mai per tutta la vita: mi infilò la lingua in gola e iniziò a baciarmi, lo sentii gonfiarsi, ansimare e venne dentro di me: 3, 4 fiotti di sperma caldo e denso, e si accasciò su di me.
Solo più tardi scoprii che si chiamava Luigi e che aveva una fidanzata: una copertura, per evitare prese in giro e problemi nella sua squadra di vigili del fuoco. La lasciò in meno di una settimana, esattamente un giorno prima della nostra prima uscita da fidanzati. Il mio appartamento in affitto ora chiuso, lui ed io viviamo nel suo appartamento a pian terreno, fidanzati e ancora infuocati come all'epoca.
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