La sorpresa
di
Adam82ne
genere
trio
Io e Fabio abbiamo un rapporto molto particolare: siamo molto più che amici, ma allo stesso tempo non stiamo neanche insieme. Abbiamo però un legame fortissimo; tra di noi non servono parole, basta uno sguardo.
Con lui possiamo parlare e dire qualsiasi cosa senza giudicarci, semplicemente perché siamo uguali: stesse paure, stesse fobie, stessi gusti. L’unica cosa che ci differenzia è quello che abbiamo tra le gambe, e niente di più.
Con Fabio il sesso è qualcosa di sublime, e non perché sia particolarmente dotato o resistente – anzi –, ma perché, a differenza degli uomini e delle donne con cui sono stata a letto, lui e io diventiamo una sola cosa.
Passiamo dal masturbarci insieme senza neanche sfiorarci a un sesso così sporco e rude da far rabbrividire la più perversa delle attrici kinky, il tutto con grande naturalezza e spontaneità.
Una volta, ad esempio, uscimmo a fare delle commissioni e per pranzo ci fermammo in un fast food per un panino. A un certo punto ci guardammo in faccia: mi era venuta una voglia incredibile di fargli un bel pompino. Lui non solo mi aveva capito al volo, ma aveva avuto lo stesso identico desiderio.
Mi prese per mano e andammo in bagno. Non un bacio: non lo volevo e non lo voleva nemmeno lui, non ancora almeno. Semplicemente si tirò giù i pantaloni e lo mise davanti a me, già pronta in ginocchio. Io mi diedi subito da fare e, sgrillettandomi, gli feci un pompino fino a quando non venimmo entrambi. Mi tirai su: lui mi attendeva già con la bocca aperta, pronto a baciare la mia bocca farcita del suo nettare.
Il bacio fu lungo e incredibilmente intenso, come se fossimo due teneri amanti. E come se non fosse successo nulla, andammo a mangiare parlando delle faccende che dovevamo ancora fare. Tutto era successo con la massima naturalezza, e con altrettanta naturalezza era finito.
Un’altra volta, mentre ero in ufficio, mi era venuta voglia di sodomizzarlo. Lo chiamai e lui, invece del banale «pronto», disse solo: «Tra venti minuti sono a casa. Ti aspetto con le tapparelle chiuse, vicino al tavolo in soggiorno».
Non risposi. Semplicemente chiusi la chiamata, andai a casa sua e, appena varcata la porta, mi spogliai. Andai in camera da letto, presi lo strap-on, lo indossai e, dopo averlo lubrificato con del gel, tornai in soggiorno. Lui era già in posizione: pancia sul tavolo e natiche aperte. Mi avvicinai e, come il più virile degli uomini, lo sodomizzai fino a quando non lo sentii venire ansimando. Il tutto era durato non più di quindici minuti e, pure nonostante non avessi goduto nel senso stretto del termine, ero soddisfatta quanto lui. Non per il senso di dominazione nei suoi confronti, ma per il fatto di averlo fatto godere e per la connessione mentale che avevamo avuto.
Questa fratria o cameratismo – fate voi come chiamarlo – ha raggiunto la sua massima espressione la sera del 12 febbraio scorso.
Quella sera io e Fabio ci vedemmo per una cena a casa sua. Niente di speciale e niente era programmato: solo un piatto di pasta e uno dei nostri film anni Ottanta. Mentre eravamo seduti sul divano, si alzò e andò verso la camera da letto. Ritornò subito dopo con una bandana, me la mise sugli occhi assicurandosi che non vedessi nulla e raccomandandomi di non toglierla per nessun motivo.
Sorrisi, convinta – e a ragione – che avesse in mente qualcosa di eccitante. Stetti al gioco, curiosa ed eccitata come non mai.
Cominciò a baciarmi e toccarmi con estrema dolcezza, con l’intenzione di accendermi come solo lui sa fare. Non ci volle molto: Fabio bacia divinamente e sa dove e come toccarmi per farmi infuocare come un crogiolo.
Dopo qualche minuto si staccò per qualche istante per togliersi i vestiti. Affondai il viso nel suo petto, baciai e leccai i suoi capezzoli e gli tirai giù i boxer. Lui si staccò di nuovo, come per sfilarseli, e infatti quando si riavvicinò era completamente nudo, quasi completamente in tiro. Glielo presi in mano e, dopo qualche carezza, me lo misi in bocca. L’essere bendata, e quindi priva del contatto visivo, rendeva il tutto molto strano: le sensazioni che provavo, il sapore e persino l’odore mi davano l’impressione che davanti a me ci fosse un’altra persona.
Iniziò a spogliarmi. Lo desideravo dentro di me più di ogni altra cosa. Mentre armeggiava con i miei vestiti, facendo ben attenzione a non sfilarmi la benda, provai a prendergli le mani: gliele volevo baciare. Ma lui, con un tenero e amorevole buffetto, me lo impedì.
«Mhmm, stasera vuole proprio stupirmi… mi piace», pensai, eccitandomi ancora di più. Decisi di lasciarmi trasportare, di fargli condurre il gioco, anche perché mi stava davvero piacendo la cosa.
Mi sdraiai e, aperte le gambe, rimasi in attesa della sua bocca o del suo cazzo. Le nostre lingue si incontrarono e la sua cappella sfiorò le mie grandi labbra. Mugolai e, eccitata come una giumenta, andai per prendergli la testa: volevo che si tuffasse subito tra le mie gambe con la lingua. Fui bloccata e un altro buffetto rimise subito in chiaro che era lui a comandare.
Sentii la sua bocca sui miei capezzoli e poi sempre più giù, fino a quando arrivò nella mia fighetta ormai fradicia. Iniziò a leccare. Era strano. Era… diverso.
«Mhmmm… hai proprio deciso di stupirmi questa sera… ohhhh…»
Gli afferrai le spalle, ma ancora una volta fui fatta desistere con il terzo amorevole ceffone. La cosa mi diede una scarica di piacere incredibile, al punto che quasi non ci feci caso quando si mise sulle ginocchia, pronto a cavalcarmi.
La cappella che solleticava le mie grandi labbra mi fece svegliare da quella sorta di torpore. La sentii avanzare dentro di me fino in fondo e, agguantatemi le gambe, iniziò a darsi da fare con stantuffate decise. Anche in questo caso lo sentivo diverso dal solito, ma il mio cervello, invece di farsi domande, ordinava al mio corpo di lasciarsi andare al piacere che via via diventava sempre più intenso. Mugolai e, afferrato il bordo del divano, incitai Fabio a scoparmi.
«Oh sì, scopami ancora… così.»
Fui fatta girare e, presami da dietro, ricominciò a scoparmi. Questa volta la sensazione strana fu accompagnata da un flebile e quasi impercettibile rumore. Per i primi secondi non ci feci caso, ma una sorta di sesto senso mi fece accendere una lampadina dentro di me. Mi bloccai un istante e tirai giù la benda.
Fabio era seduto sul tavolino di fianco a me. Mi si gelò il sangue. Mi voltai e vidi un uomo che non conoscevo: il suo cazzo era ancora dentro di me. Mi sfilai e, messami a sedere, guardai entrambi con sguardo omicida.
Fabio mi guardava col suo solito sorriso complice; l’altro invece era molto più serio, come se stesse pensando: «Cazzo, questa volta l’ho fatta davvero grossa».
Mentre il mio sguardo si spostava tra l’uno e l’altro, il mio cervello viaggiava a velocità fotonica. Dietro la voglia di strozzarli c’era qualcosa in quella situazione assurda che mi faceva eccitare.
Guardai Fabio con uno sguardo omicida per nulla convincente. Lui sorrise e si avvicinò alla mia bocca, dandomi un bacio. Gli diedi un ceffone ancora meno convincente. I nostri sguardi si incrociarono e lì tutto fu palesemente chiaro.
Ad un cenno di Fabio, il misterioso uomo mi afferrò e, messami su un fianco, riprese a scoparmi. La situazione lo aveva eccitato ancora di più: era duro come il marmo.
Fabio si avvicinò e cominciò a baciarmi. Tra di noi nacque un gioco di sguardi e gesti ai limiti della follia: a un suo bacio o carezza rispondevo con un ceffone o cacciandolo via; a un suo pizzicotto o ceffone rispondevo tirandolo a me, baciandolo e leccandolo con animalesca voracità.
Dentro di me pensavo contemporaneamente: «Che gran figlio di puttana… Lo odio, questa me la paga…» e «Lo adoro al punto che quasi lo amo».
L’altro uomo invece continuava a scoparmi, e devo dire che si sapeva fare davvero: aveva una resistenza incredibile e un’energia fuori dal comune.
Quando mi prese a smorzacandela con affondi da vero stallone, Fabio mi baciò. Io lo schiaffeggiai ancora, ma subito dopo, afferratolo per la testa, mi feci baciare e leccare ovunque.
«Non ti denuncio solo perché, al contrario di te, il tuo amichetto scopa divinamente.»
Non era del tutto vero, ma in quel momento volevo solo punzecchiarlo. Sapevo che avrei avuto la giusta risposta a quelle parole e che, presto o tardi, mi avrebbe fatto rimangiare quelle parole.
Lui, dal canto suo, rispose con il suo solito sorriso. Ci eravamo capiti al volo, come sempre.
Ad un certo punto il piacere arrivò al suo zenit e il cervello cominciò a girarmi in modalità lavatrice centrifuga. Allontanai Fabio, agguantai il mio uomo misterioso e cacciai un urlo liberatorio. Ero arrivata, e pure alla grande. Anche lui non tardò a venire sulle mie gambe.
Ero estremamente soddisfatta. Fabio mi sistemò una ciocca di capelli e mi diede un bacio.
«Brava, tesoro. Sono orgoglioso di te.»
Io lo scacciai con uno schiaffo sul culo, questa volta con tutta la forza che avevo, e, voltatami verso l’uomo misterioso, gli diedi un lungo e vorace bacio.
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