Marta: Piacere e dolore

di
genere
trans

Lea, la mia maestra trans, non mi ha donato un vibratore ma ha deciso di utilizzare una grande sex machine, posizionata nella sua camera da letto.
Mi ha fatto mettere in posizione missionario, legato ai braccioli, mentre il braccio meccanico, dove Lea ha montato un grosso dildo nero, puntava inesorabilmente verso il mio culo.
Con gesti precisi, Lea ha lubrificato il dildo e, in silenzio, lo ha fatto scivolare nel mio buchetto voglioso, azionando la macchina.
Ad ogni affondo, lento e continuo, il mio pene sussultava come masturbato da una mano cortese ed attenta.
Lea, chinata verso di me, mi ha sussurrato all'orecchio: “Cazzo... non mi sono mai sentita così cazzuta e mi piace sentirti implorare”, mentre lei stringe il mio sesso.

Il braccio meccanico prende velocità, spingendo la spessa gomma dentro di me, che gemo di dolore mentre un piacere profondo mi pervade, sentendomi aprire centimetro dopo centimetro.
Lea aumenta la velocità: i colpi si fanno profondi, violenti mentre il dildo affonda nel mio culetto.
«Più forte... ti prego...» ho cominciato ad ansimare.
La macchina accelera ancora. È una penetrazione selvaggia. Lea è sorridente mentre le mie viscere vengono devastate.
«Sfondami il culo! Voglio sentirlo tutto!»
Il dildo nero scompare fino alla base Sento il mio corpo squassato da spasmi mentre raggiungo l'orgasmo con un urlo strozzato.
Ma la macchina non si ferma.
«Ancora! Sfondami tutta!» imploro tra le lacrime.

Il martellamento continua inesorabile. Solo quando mi vede sfinita, Lea ferma la macchina, lasciando il dildo dentro di me.
«Brava la mia puttanella,» lei ha sussurrato ed io, distrutta ma, al settimo cielo per il piacere, le ho risposto, eccitata e stordita: «Grazie, padrona... usami come vuoi...»

Più tardi, Lea mi ha legato sul tavolo: un brivido mi ha percorso alla vista del doppio fallo che sta montando sulla macchina. Resto smarrita ma curiosa
Lea ha lubrificato il mio buchetto, già dilatato in mattinata, facendo penetrare la punta. La macchina parte, e il ritmo accelera vertiginosamente.
«Cazzo, così mi spacchi!»
«Non avevi voglia di cazzo? Eccolo.», mi dice mentre con un frustino inizia a sferzarmi le natiche.
Il bruciore delle frustate viene superato da un piacere devastante.
«Sì... godo... sei un demonio!» ho urlato, perdendo ogni ritegno.
Aumenta ulteriormente la velocità, portandomi a un orgasmo di inaudita potenza.
Sfinita, vengo liberata e mi accascio ai suoi piedi, leccandole il suo cazzo, turgido e pronto a venire nella mia bocca. E lei: «in ginocchio. Leccami. Ingoia tutto, troia.», sborrandomi in bocca.

Sotto la doccia, Lea mi ha ripulito. L'adrenalina però mi ha infiammata. Ci buttiamo sul letto in un 69 disperato.
«Sodomizzami,» le ho chiesto.
Lea mi infila il medio, poi l'indice, poi la mano intera, allargandomi senza pietà. Il piacere è così violento che affondo il viso sul suo corpo per soffocare le urla.
Vengo, sfinita, e crollo su di lei. Il bruciore nel culo ed il piacere sono i dolci ricordi di una giornata indimenticabile ma mi rendo anche conto che sto diventando dipendente da Lea in tutto: la sua schiava e lei comincia ad esserne troppo felice.
di
scritto il
2026-07-22
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