Non pensavo di godere vedendola con un altro
di
Bravuomo
genere
trio
La mia email è bravuomo2025@libero.it
Scrivetemi le vostre fantasie. Sono su annunci 69 per incontri sensuali.
——
Fino a quel momento non avrei mai pensato di poter trovare eccitante il pensare ad una mia donna, insieme ad un altro uomo.
Allevato a pane e machismo, fino all’incontro con Sara, avevo sempre pensato che un rapporto a tre, e ne avevo avuti diversi, fosse sempre e solo con due donne e me. E mi era andata bene per un bel pezzo della mia vita.
Quando ci provai anche con la giovane Sara, o meglio, molto più giovane di me, esattamente 17 anni, qualcosa andò diversamente e all’improvviso, tutto cambiò.
Ci eravamo conosciti online su una app per la ricerca dell’amore e il sesso, fin dal primo incontro, fu passionale e senza limiti. Ci esplorammo e scoprimmo ognuno cose nuove nei gusti dell’altra. Lei non aveva per esempio mai praticato un rimming ad un uomo, ed io non avevo mai dato credito, fino ad allora, alla fantasia che mi confidò.
L’intensità dei nostri rapporti sessuali era così alta da funzionare anche online: eravamo spesso lontani, ma farlo in video, con la videocamera del PC ben piazzata e la stanza ben illuminata, era davvero qualcosa che funzionava tra di noi: lei era bravissima a farmi eccitare succhiando da sola i suoi capezzoli, tirando verso l’alto le sue grandi tette bianche. Ed era altrettanto brava a mettersi con la fica a vista mentre si toccava e spruzzava forte.
Con questa confidenza ci mettemmo poco ad arrivare al discorso di farlo in modo trasgressivo. E così le chiesi se le piacessero le donne. Lei candidamente mi disse di si, che durante gli anni dell’università lo faceva regolarmente con altre ragazze, che si sentiva più sicura, addirittura, rispetto ad uscire con i ragazzi.
“Ma la mia fantasia da vivere è un’altra, se posso”, mi disse con una espressione finta ingenua e portando il dito alle labbra, come una bambina che chieda un gelato.
Beh, debbo dire che mi aspettavo di tutto: che volesse essere legata, bendata, ammanettata. Avevamo persino avuto il suo primo rapporto anale, dapprima doloroso ma poi per lei immancabile ad ogni scopata, assistito da un lungo rimming, una procedura con le dita, fino a tre, con un lubrificante commestibile unito ad abbondante saliva.
“Dimmi pure, non c’è nulla che non possiamo fare”, le risposi, certo che avrei potuto trovare in fondo ad un cassetto una benda o, al massimo, avrei usato una delle mie cravatte di seta per bendarla e legarle le mani dietro la schiena.
“La mia fantasia é… “, esitò, chiedendomi se davvero potesse rivelarmela, e facendomi promettere che non avrei cambiato umore.
“Ecco: da quando ero davvero una adolescente, ho sempre immaginato che uno sconosciuto poggiasse la chiave della sua camera d’hotel sul tavolino chiedendomi di raggiungerlo”, disse guardandomi davvero eccitata, con gli occhi spalancati e brillanti.
Notai che si agitava sul divano mentre me lo raccontava.
“Ti ecciti solo a pensarlo?”, le chiesi.
In tutta risposta lei allargò le gambe e mi prese la mano, portandola sulle mutandine. Prima ancora di arrivai notai che erano bagnate, il celeste della stoffa era diventato azzurro dve c’era la spaccatura della vulva.
Infilai la mano dentro le mutandine e la sentii viscida e calda. Lei mi osservava con il fiato grosso.
“Vedi che effetto mi fa questa fantasia? E’ il mio Kink! Ti va di leccarmela un po’?”, mi implorò.
Eccitato mi inginocchia davanti a lei per non perdermi l’occasione di un rapporto focoso, dovuto a quella idea bislacca da vera porca. Mai mi sarei perso l’occasione di scoparla in un momento di eccitazione come quello che si era trasmesso anche a me. In un solo gesto le sfilai le mutandine e le aprii le cosce. Lei si sistemò con le anche sul bordo del divano per agevolarmi nell’affondare lingua e bocca nella sua fica senza mai trascurare il suo bucino rosa. Quando mi ebbe spruzzato un paio di volte in bocca mi tirai su e glielo infilai dentro. La afferrai per la gola per farla sentire dominata come le piaceva e le dissi: “Vuoi che guardi mentre fai così con un altro, puttana?”.
Lei fece cenno di si istericamente con la testa, il volto arrossato. La mia verga era venata come il marmo tanto ero eccitato. Mi avvicinai e le feci cadere della saliva in bocca, che lei accolse a bocca spalancata mentre sussultava per i continui orgasmi.
Sara non poteva prendere contraccezionali, quindi le nostre scopate finivano regolarmente in modi alternativi: ingoio, bukkake, anale. Il terzo era comunque rischioso, quindi preferivamo uno degli altri. Il nostro preferito era il bukkake, come quella volta.
Durante quella scopata mi ero immaginato tutto il tempo come guardandomi da fuori: provai ad immaginare me nella stanza e Sara che guardava con quella stessa intensità un altro, anche più bello e dotato, che la faceva venire, che le toglieva il fiato e che, infine, le sborrasse in faccia.
Non mi ero chiesto quale fosse il mio ruolo fino a quel momento, ero concentrato nell’immaginarla così, porca fino in fondo e dominata in mia presenza, ma non da me.
Ne parlammo ancora nei giorni successivi, ed ogni volta finiva con delle scopate furiose. Parlammo di come sarebbe potuto accadere, di chi potesse piacerle. Ma lei fu categorica: deve essere uno sconosciuto. Lei, insomma, non doveva sapere assolutamente chi fosse.
Definimmo anche il mio ruolo: la sua fantasia era che io la seguissi dopo qualche minuto, e che la trovassi già all’opera e che mi unissi al loro.
“Voglio che mi trovi sudata e con quel cazzo in bocca o nella fica, sconvolta, con il trucco sfatto. E voglio che mi tratti da puttana, che mi dia quello che merito”.
Ma con chi? Con chi avremmo potuto farlo? Ero il 2021, non conoscevo A69… fino a quel momento. Infatti, insieme, cercando sul web, scoprimmo questo sito, insieme. Ed insieme ci rendemmo conto di quante persone condividessero le nostre fantasie.
Così scegliemmo Davide, un bel ragazzo di quarant’anni, sposato, ben dotato, bel fisico.
Io e lui prendemmo un caffè in un bar qualsiasi al quartiere EUR, stabilimmo la confidenza e valutai che era una persona normale e per bene, solo in cerca di divertimento fuori dalla noia della coppia.
Volli che tutto fosse una sorpresa per Sara. Perciò la invitai ad un aperitivo all’Hotel Locarno, in Via della penna a Roma, dove avevo prenotato una stanza a sua insaputa.
Le chiesi di vestirsi molto carina, perché poi saremmo andati a cena in un luogo romantico.
Fu così che indossò un vestito lungo e tacchi alti e lingerie elegante. Sopra, un pellicciotto corto sintetico, i capelli biondi raccolti in uno chignon elegante.
Davide ci aspettava nel giardino interno dell’hotel e quando la vide mi manifesto con le espressioni del volto i più sinceri complimenti, il che mi fece sorridere e per poco lei non mangiò la foglia.
Ordinai da bere ed arrivati ad un certo punto, mi alzai per andare in bagno. In realtà sbirciavo da dietro un angolo le mosse di Davide.
Sara si guardò intorno dopo che io mi fui allontanato, con un sorriso sincero e sorseggiando il suo drink. Notai che incrociò un paio di volte lo sguardo di Davide, sapevo che era il tipo di uomo che trovava attraente. Lui le sorrise alzando il bicchiere e lei ricambiò timidamente, ma distogliendo lo sguardo.
A questo punto, Davide si alzò, andò verso di Lei e arrivato al tavolo, si abbassò sussurrandole qualcosa. Non volevo che la sua stessa fantasia la spaventasse, quindi con Davide avevamo pensato che le avrebbe detto: “Il tuo uomo vuole farti un regalo, vorrebbe che mi seguissi in questa stanza”.
Davide si allontanò lasciando una tessera sul tavolino.
Erano momenti cruciali: Sara si guardava intorno, mi cercava. Ma se fossi tornato al tavolo, ne avremmo parlato, la magia sarebbe svanita, o comunque diminuita. Notai che era agitata, eravamo arrivati al dunque. Ma notai anche che davvero, realmente, quella era la sua fantasia. Era eccitata, teneva la tessera fra le mani e si guardava intorno. Poi, improvvisamente, capì che io non sarei tornato al tavolo: alzò il calice e terminò con un sorso il suo drink e si incamminò verso gli ascensori.
Mi assicurai che fosse ormai decisa a non tornare indietro, ero agitatissimo per quanto stava accadendo. Eppure, la zoccola si girò per specchiarsi davanti agli ascensori, sistemò i capelli e poi mosse due passi decisi all’interno della cabina che sarebbe salita al terzo piano.
Tornai al tavolino a terminare il mio drink e decisi di aspettare quindici minuti. Poi mi smebrarono pochi, poi tanti. Misurai il tempo mentalmente:
“Sara entra nella stanza, è eccitata. Lui la bacia subito, senza parlare. Lei non parlerà, sarà troppo eccitata. Due minuti di baci, poi lui le infilerà le mani fra le gambe. Allora lei gli aprirà i pantaloni. Poi lui le toglierà il vestito e saranno passati quattro minuti. Lui la leccherà fra le gambe, appena un minuto e lei squirterà. Non ho avvisato Davide che Sara squirta. Poi lei glielo prenderà in bocca, a Sara piace fare i pompini, almeno tre minuti. Quindi una decina di minuti. Si, direi che a dodici mi alzerò dal tavolo, a quindici sarò nella stanza.”, pensai stabilendo i tempi esatti.
E così andò. Mi lanciai anche io in quella assurda prima esperienza, il cuore in gola. Nessuna gelosia, solo la speranza di vederla stravolta dal piacere.
La serratura emise un suono ed uno scatto quando avvicinai la tessera. La stanza era in penombra ed io avanzai chiudendomi la porta alle spalle. Davide era in piedi sul letto, nudo, teneva le mani sulla testa di Sara spingedole il cazzo a fondo in gola. Lei girò lo sguardo verso di me, tolse la mano dalla sua fica che stava smanettando mentre, con le orbite di fuori e tossendo, affogava con quel cazzo duro in gola. Mi fece segno con la mano di avvicinarmi.
Prima presi a spogliarmi, Davide si accorse di me: “benvenuto, credo di aver bisogno di una mano per accontentare la tua signora, è una furia”, mi disse.
Nudo anche io mi avvicinai mentre Sara continuava il suo lavoro di bocca e gola, al quale aveva unito entrambe le mani per spalmare di saliva l’asta e le palle dell’uomo. Le infilai una mano fra le gambe passando da dietro e due dita mi scivolarono dentro. Qualche colpo veloce e la feci squirtare mentre lei di distaccava un momento da quel cazzone per imprecare come faceva sempre quando si liberava: “Oh, cazzo, cazzo..”.
Mi alzai in piedi sul letto accanto a Davide per donarle un secondo cazzo da succhiare. Lei guardava verso l’altro mentre li gestiva entrambi, ficcandoseli in bocca a turno, ogni tanto provano a far entrare, senza successo, tutte e due le cappelle insieme.
Non intendeva smettere, era chiaramente super eccitata nel trovarsi per la prima volta, come me, a succhiare in ginocchio due uomini che la possedevano.
Fu Davide a staccarsi per primo, si inginocchiò dietro di Sara e prese a leccarle il culo tenendo le natiche aperte. Lo capivo, Sara aveva delle natiche bianchissime ed un buchino rosa delizioso.
“Bagnalo bene, a Sara piace sentirsi un dito dentro”, gli dissi.
Lei fece per voltarsi, ma io le tenni la testa ferma e spinsi più a fondo in gola il mio cazzo. Davide intanto infilò con lentezza il medio nel suo culo, avanzando con lentezza e tornando indietro ad ogni centimetro, per poi affondare di più, fino alle nocche.
“Lo senti bene?”, le chiese Davide, che nel frattempo se lo menava eccitato.
Sara fece cenno di si ed io ero alle stelle per l’eccitazione: uno conosciuto incontrato solo pochi giorni prima stava tenendo, con mio godimento, un dito nel culo della mia donna. E lei era stravolta dal piacere, dalla nostra complicità. Davide si rialzò e decidemmo di farci laccare entrambi le palle, sempre in piedi sul letto.
Quando infine mi venne voglia di leccarle la fica, e ci sistemammo in un sessantanove, Sara mi soprese chiedendo a Davide di scoparla. Mi ritrovai così ad assistere a distanza zero, con tutti gli spruzzi conseguenti, alla monta della mia donna che leccavo e mi leccava, ma soprattutto si liberava di tanti liquidi. Davide le infilò un pollice nel culo “per farti godere di più” e andammo avanti così a lungo.
Poi ci invertimmo, ma stavolta mi permisi di mettere Sara Carponi e prendermi il suo culo mentre Davide era lui, stavolta, in posizione di sessantanove. Io andavo a pelle, Davide durante le penetrazioni con condom.
“Vuoi provare una doppia? Per me sarebbe la prima volta, anche per te, di certo, il culo lo abbiamo fatto insieme”, le proposi.
Così, si Sistemò sopra Davide che usando il condom, poteva venire mentre era dentro. Io ero sopra la schiena di Sara e cominciammo questa acrobazia per niente facile. Infatti presto mi dovetti sistemare fra le gambe di Davide e penetrarla così.
Sara non sapeva dire altro che “Godo, godo come una vacca”, ripeteva questo oltre a qualche “Oddio, oddio che bello”.
Io ero troppo eccitato e quando Davide prese a schiaffeggiarle le tette mentre lei si lasciava prendere dai nostri cazzi, dissi chiaramente che stavo per venire. Penso di averle versato mezzo litro di sperma nella pancia quella volta.
Davide invece non poté venire insieme a me, perché quella porca della mia ragazza, dopo essersi fatta riempire l’intestino, smontò da lui, gli tolse il condom e prese a spompinarlo fino a farlo venire come un vulcano, continuando a leccarlo e segarlo mentre la sborra calda usciva dalla sua bocca e scorrendo sulla mazza dura scivolava sul letto.
Sara corse in bagno, io e Davide eravamo un bagno di sudore.
Lei tornò, si mise sulla poltrona, allargò le gambe e disse. Chi me la lecca?
Scrivetemi le vostre fantasie. Sono su annunci 69 per incontri sensuali.
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Fino a quel momento non avrei mai pensato di poter trovare eccitante il pensare ad una mia donna, insieme ad un altro uomo.
Allevato a pane e machismo, fino all’incontro con Sara, avevo sempre pensato che un rapporto a tre, e ne avevo avuti diversi, fosse sempre e solo con due donne e me. E mi era andata bene per un bel pezzo della mia vita.
Quando ci provai anche con la giovane Sara, o meglio, molto più giovane di me, esattamente 17 anni, qualcosa andò diversamente e all’improvviso, tutto cambiò.
Ci eravamo conosciti online su una app per la ricerca dell’amore e il sesso, fin dal primo incontro, fu passionale e senza limiti. Ci esplorammo e scoprimmo ognuno cose nuove nei gusti dell’altra. Lei non aveva per esempio mai praticato un rimming ad un uomo, ed io non avevo mai dato credito, fino ad allora, alla fantasia che mi confidò.
L’intensità dei nostri rapporti sessuali era così alta da funzionare anche online: eravamo spesso lontani, ma farlo in video, con la videocamera del PC ben piazzata e la stanza ben illuminata, era davvero qualcosa che funzionava tra di noi: lei era bravissima a farmi eccitare succhiando da sola i suoi capezzoli, tirando verso l’alto le sue grandi tette bianche. Ed era altrettanto brava a mettersi con la fica a vista mentre si toccava e spruzzava forte.
Con questa confidenza ci mettemmo poco ad arrivare al discorso di farlo in modo trasgressivo. E così le chiesi se le piacessero le donne. Lei candidamente mi disse di si, che durante gli anni dell’università lo faceva regolarmente con altre ragazze, che si sentiva più sicura, addirittura, rispetto ad uscire con i ragazzi.
“Ma la mia fantasia da vivere è un’altra, se posso”, mi disse con una espressione finta ingenua e portando il dito alle labbra, come una bambina che chieda un gelato.
Beh, debbo dire che mi aspettavo di tutto: che volesse essere legata, bendata, ammanettata. Avevamo persino avuto il suo primo rapporto anale, dapprima doloroso ma poi per lei immancabile ad ogni scopata, assistito da un lungo rimming, una procedura con le dita, fino a tre, con un lubrificante commestibile unito ad abbondante saliva.
“Dimmi pure, non c’è nulla che non possiamo fare”, le risposi, certo che avrei potuto trovare in fondo ad un cassetto una benda o, al massimo, avrei usato una delle mie cravatte di seta per bendarla e legarle le mani dietro la schiena.
“La mia fantasia é… “, esitò, chiedendomi se davvero potesse rivelarmela, e facendomi promettere che non avrei cambiato umore.
“Ecco: da quando ero davvero una adolescente, ho sempre immaginato che uno sconosciuto poggiasse la chiave della sua camera d’hotel sul tavolino chiedendomi di raggiungerlo”, disse guardandomi davvero eccitata, con gli occhi spalancati e brillanti.
Notai che si agitava sul divano mentre me lo raccontava.
“Ti ecciti solo a pensarlo?”, le chiesi.
In tutta risposta lei allargò le gambe e mi prese la mano, portandola sulle mutandine. Prima ancora di arrivai notai che erano bagnate, il celeste della stoffa era diventato azzurro dve c’era la spaccatura della vulva.
Infilai la mano dentro le mutandine e la sentii viscida e calda. Lei mi osservava con il fiato grosso.
“Vedi che effetto mi fa questa fantasia? E’ il mio Kink! Ti va di leccarmela un po’?”, mi implorò.
Eccitato mi inginocchia davanti a lei per non perdermi l’occasione di un rapporto focoso, dovuto a quella idea bislacca da vera porca. Mai mi sarei perso l’occasione di scoparla in un momento di eccitazione come quello che si era trasmesso anche a me. In un solo gesto le sfilai le mutandine e le aprii le cosce. Lei si sistemò con le anche sul bordo del divano per agevolarmi nell’affondare lingua e bocca nella sua fica senza mai trascurare il suo bucino rosa. Quando mi ebbe spruzzato un paio di volte in bocca mi tirai su e glielo infilai dentro. La afferrai per la gola per farla sentire dominata come le piaceva e le dissi: “Vuoi che guardi mentre fai così con un altro, puttana?”.
Lei fece cenno di si istericamente con la testa, il volto arrossato. La mia verga era venata come il marmo tanto ero eccitato. Mi avvicinai e le feci cadere della saliva in bocca, che lei accolse a bocca spalancata mentre sussultava per i continui orgasmi.
Sara non poteva prendere contraccezionali, quindi le nostre scopate finivano regolarmente in modi alternativi: ingoio, bukkake, anale. Il terzo era comunque rischioso, quindi preferivamo uno degli altri. Il nostro preferito era il bukkake, come quella volta.
Durante quella scopata mi ero immaginato tutto il tempo come guardandomi da fuori: provai ad immaginare me nella stanza e Sara che guardava con quella stessa intensità un altro, anche più bello e dotato, che la faceva venire, che le toglieva il fiato e che, infine, le sborrasse in faccia.
Non mi ero chiesto quale fosse il mio ruolo fino a quel momento, ero concentrato nell’immaginarla così, porca fino in fondo e dominata in mia presenza, ma non da me.
Ne parlammo ancora nei giorni successivi, ed ogni volta finiva con delle scopate furiose. Parlammo di come sarebbe potuto accadere, di chi potesse piacerle. Ma lei fu categorica: deve essere uno sconosciuto. Lei, insomma, non doveva sapere assolutamente chi fosse.
Definimmo anche il mio ruolo: la sua fantasia era che io la seguissi dopo qualche minuto, e che la trovassi già all’opera e che mi unissi al loro.
“Voglio che mi trovi sudata e con quel cazzo in bocca o nella fica, sconvolta, con il trucco sfatto. E voglio che mi tratti da puttana, che mi dia quello che merito”.
Ma con chi? Con chi avremmo potuto farlo? Ero il 2021, non conoscevo A69… fino a quel momento. Infatti, insieme, cercando sul web, scoprimmo questo sito, insieme. Ed insieme ci rendemmo conto di quante persone condividessero le nostre fantasie.
Così scegliemmo Davide, un bel ragazzo di quarant’anni, sposato, ben dotato, bel fisico.
Io e lui prendemmo un caffè in un bar qualsiasi al quartiere EUR, stabilimmo la confidenza e valutai che era una persona normale e per bene, solo in cerca di divertimento fuori dalla noia della coppia.
Volli che tutto fosse una sorpresa per Sara. Perciò la invitai ad un aperitivo all’Hotel Locarno, in Via della penna a Roma, dove avevo prenotato una stanza a sua insaputa.
Le chiesi di vestirsi molto carina, perché poi saremmo andati a cena in un luogo romantico.
Fu così che indossò un vestito lungo e tacchi alti e lingerie elegante. Sopra, un pellicciotto corto sintetico, i capelli biondi raccolti in uno chignon elegante.
Davide ci aspettava nel giardino interno dell’hotel e quando la vide mi manifesto con le espressioni del volto i più sinceri complimenti, il che mi fece sorridere e per poco lei non mangiò la foglia.
Ordinai da bere ed arrivati ad un certo punto, mi alzai per andare in bagno. In realtà sbirciavo da dietro un angolo le mosse di Davide.
Sara si guardò intorno dopo che io mi fui allontanato, con un sorriso sincero e sorseggiando il suo drink. Notai che incrociò un paio di volte lo sguardo di Davide, sapevo che era il tipo di uomo che trovava attraente. Lui le sorrise alzando il bicchiere e lei ricambiò timidamente, ma distogliendo lo sguardo.
A questo punto, Davide si alzò, andò verso di Lei e arrivato al tavolo, si abbassò sussurrandole qualcosa. Non volevo che la sua stessa fantasia la spaventasse, quindi con Davide avevamo pensato che le avrebbe detto: “Il tuo uomo vuole farti un regalo, vorrebbe che mi seguissi in questa stanza”.
Davide si allontanò lasciando una tessera sul tavolino.
Erano momenti cruciali: Sara si guardava intorno, mi cercava. Ma se fossi tornato al tavolo, ne avremmo parlato, la magia sarebbe svanita, o comunque diminuita. Notai che era agitata, eravamo arrivati al dunque. Ma notai anche che davvero, realmente, quella era la sua fantasia. Era eccitata, teneva la tessera fra le mani e si guardava intorno. Poi, improvvisamente, capì che io non sarei tornato al tavolo: alzò il calice e terminò con un sorso il suo drink e si incamminò verso gli ascensori.
Mi assicurai che fosse ormai decisa a non tornare indietro, ero agitatissimo per quanto stava accadendo. Eppure, la zoccola si girò per specchiarsi davanti agli ascensori, sistemò i capelli e poi mosse due passi decisi all’interno della cabina che sarebbe salita al terzo piano.
Tornai al tavolino a terminare il mio drink e decisi di aspettare quindici minuti. Poi mi smebrarono pochi, poi tanti. Misurai il tempo mentalmente:
“Sara entra nella stanza, è eccitata. Lui la bacia subito, senza parlare. Lei non parlerà, sarà troppo eccitata. Due minuti di baci, poi lui le infilerà le mani fra le gambe. Allora lei gli aprirà i pantaloni. Poi lui le toglierà il vestito e saranno passati quattro minuti. Lui la leccherà fra le gambe, appena un minuto e lei squirterà. Non ho avvisato Davide che Sara squirta. Poi lei glielo prenderà in bocca, a Sara piace fare i pompini, almeno tre minuti. Quindi una decina di minuti. Si, direi che a dodici mi alzerò dal tavolo, a quindici sarò nella stanza.”, pensai stabilendo i tempi esatti.
E così andò. Mi lanciai anche io in quella assurda prima esperienza, il cuore in gola. Nessuna gelosia, solo la speranza di vederla stravolta dal piacere.
La serratura emise un suono ed uno scatto quando avvicinai la tessera. La stanza era in penombra ed io avanzai chiudendomi la porta alle spalle. Davide era in piedi sul letto, nudo, teneva le mani sulla testa di Sara spingedole il cazzo a fondo in gola. Lei girò lo sguardo verso di me, tolse la mano dalla sua fica che stava smanettando mentre, con le orbite di fuori e tossendo, affogava con quel cazzo duro in gola. Mi fece segno con la mano di avvicinarmi.
Prima presi a spogliarmi, Davide si accorse di me: “benvenuto, credo di aver bisogno di una mano per accontentare la tua signora, è una furia”, mi disse.
Nudo anche io mi avvicinai mentre Sara continuava il suo lavoro di bocca e gola, al quale aveva unito entrambe le mani per spalmare di saliva l’asta e le palle dell’uomo. Le infilai una mano fra le gambe passando da dietro e due dita mi scivolarono dentro. Qualche colpo veloce e la feci squirtare mentre lei di distaccava un momento da quel cazzone per imprecare come faceva sempre quando si liberava: “Oh, cazzo, cazzo..”.
Mi alzai in piedi sul letto accanto a Davide per donarle un secondo cazzo da succhiare. Lei guardava verso l’altro mentre li gestiva entrambi, ficcandoseli in bocca a turno, ogni tanto provano a far entrare, senza successo, tutte e due le cappelle insieme.
Non intendeva smettere, era chiaramente super eccitata nel trovarsi per la prima volta, come me, a succhiare in ginocchio due uomini che la possedevano.
Fu Davide a staccarsi per primo, si inginocchiò dietro di Sara e prese a leccarle il culo tenendo le natiche aperte. Lo capivo, Sara aveva delle natiche bianchissime ed un buchino rosa delizioso.
“Bagnalo bene, a Sara piace sentirsi un dito dentro”, gli dissi.
Lei fece per voltarsi, ma io le tenni la testa ferma e spinsi più a fondo in gola il mio cazzo. Davide intanto infilò con lentezza il medio nel suo culo, avanzando con lentezza e tornando indietro ad ogni centimetro, per poi affondare di più, fino alle nocche.
“Lo senti bene?”, le chiese Davide, che nel frattempo se lo menava eccitato.
Sara fece cenno di si ed io ero alle stelle per l’eccitazione: uno conosciuto incontrato solo pochi giorni prima stava tenendo, con mio godimento, un dito nel culo della mia donna. E lei era stravolta dal piacere, dalla nostra complicità. Davide si rialzò e decidemmo di farci laccare entrambi le palle, sempre in piedi sul letto.
Quando infine mi venne voglia di leccarle la fica, e ci sistemammo in un sessantanove, Sara mi soprese chiedendo a Davide di scoparla. Mi ritrovai così ad assistere a distanza zero, con tutti gli spruzzi conseguenti, alla monta della mia donna che leccavo e mi leccava, ma soprattutto si liberava di tanti liquidi. Davide le infilò un pollice nel culo “per farti godere di più” e andammo avanti così a lungo.
Poi ci invertimmo, ma stavolta mi permisi di mettere Sara Carponi e prendermi il suo culo mentre Davide era lui, stavolta, in posizione di sessantanove. Io andavo a pelle, Davide durante le penetrazioni con condom.
“Vuoi provare una doppia? Per me sarebbe la prima volta, anche per te, di certo, il culo lo abbiamo fatto insieme”, le proposi.
Così, si Sistemò sopra Davide che usando il condom, poteva venire mentre era dentro. Io ero sopra la schiena di Sara e cominciammo questa acrobazia per niente facile. Infatti presto mi dovetti sistemare fra le gambe di Davide e penetrarla così.
Sara non sapeva dire altro che “Godo, godo come una vacca”, ripeteva questo oltre a qualche “Oddio, oddio che bello”.
Io ero troppo eccitato e quando Davide prese a schiaffeggiarle le tette mentre lei si lasciava prendere dai nostri cazzi, dissi chiaramente che stavo per venire. Penso di averle versato mezzo litro di sperma nella pancia quella volta.
Davide invece non poté venire insieme a me, perché quella porca della mia ragazza, dopo essersi fatta riempire l’intestino, smontò da lui, gli tolse il condom e prese a spompinarlo fino a farlo venire come un vulcano, continuando a leccarlo e segarlo mentre la sborra calda usciva dalla sua bocca e scorrendo sulla mazza dura scivolava sul letto.
Sara corse in bagno, io e Davide eravamo un bagno di sudore.
Lei tornò, si mise sulla poltrona, allargò le gambe e disse. Chi me la lecca?
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