Passiva per la prima volta

di
genere
bisex

Dico la verità, e mi infastidisce ammetterlo, ma sebbene con la mia ex moglie nemmeno ci parliamo più, fu lei a regalarmi il godimento più grande negli anni, con la sua mente perversa.

Ludovica era così, una vera trasformista, una Zelig in gonnella: perfetta mammina, perfetta nuora, figlia, impiegata, amica, moglie, zoccola, ecce cc.
Non aveva una personalità, ma si adattava a chi aveva davanti, fino all’epilogo della nostra storia, quando il suo castello di bugie crollò in un solo giorno di fronte alla insostenibilità delle cazzate che, negli anni, aveva fatto e nascosto.

No, non parlo di tradimenti, quelli li facevamo insieme, ma di soldi sottratti a me e a alla sua famiglia, di menzogne alle amiche, di amicizie alle quale rilevava cose da non rilevare e che si trasformarono in un casino tale da farla crollare.

Ci sposammo nel 2002 dopo esserci conosciuti solo sei mesi prima.

Guardando un porno decise che voleva una donna nel letto con noi e ci fu per qualche tempo una sfilata di signore che andavano dall’insegnante di Pilates alla cassiera del supermercato, la vicina di ombrellone e poi, sparsa la voce, non ci fu più bisogno di sapere che lavoro facessero.

Ma qui racconto di quando Ludovica mi sorprese veramente.

Era il 2010 ed avevamo già i nostri due ragazzi. Eravamo in un villaggio vacanza per famiglie, in inverno, sulla neve, molto noto.

Scopavamo tanto e Ludovica aveva portato un bel po’ di lingerie da testare.
In quei giorni c’era un insegnante di sci che le teneva lezione e lei, con il mio permesso, si era già fatta dare una leccatina veloce.

Mentre i nostri bimbi erano a far casino nella vasca da bagno, lei stese sul letto dei bellissimi autoreggenti molto velati color carne.

“Belle, non vedo l’ora che i ragazzi vadano a fare animazione, le indossi prima di cena?”, le chiesi.

“No, le indossi tu, prima di cena”, mi disse con quella smorfia da porca goduriosa.

Poi, porgendomi un rasoio da donna rosa, aggiunse: “Porto i bambini al club, tu vai sotto la doccia e depilati tutto, ma proprio tutto, liscio ovunque. Poi indossa queste e aspettami a letto”.

Il mio cazzo diventò duro solo all’idea. Per la prima volta nella mia vita, oltre all’inguine ed ai genitali, mi ritrovavo a depilare le mie gambe, il petto, le braccia. Non sono affatto peloso, quindi fu facile. Mentre lo facevo mi saliva l’eccitazione, chissà cosa sarebbe successo: Ludovica sarebbe tornata da sola, con una ragazza, con un uomo?

Finito il lavoro di depilazione mi impolverai di talco e poi passai in camera a mettere le calze. L’odore che avevano il tocco delicato al tatto, la materia della quale erano composte, mi proiettarono subito nell’universo femminile.

Ludovica mi aveva da tempo parto dietro dapprima con le dita, poi con vari dildo e plug, ma in quella occasione capii che forse era giunto il momento nel quale avrebbe esaudito un mio desiderio: quello di sentire un cazzo vero, caldo e duro, dentro di me. E come sempre, lo stava organizzando al meglio.

“Sto salendo in camera”, mi scrisse in un messaggio sul vecchio Blackberry, quando ancora whattsapp non era in voga.

Creai luci soffuse e mi sdraiai in una posa da puttana, con le gambe allungate, sul letto. Avevo indossato, senza preannunciarglielo, una sua camicia da notte nera.

“Ci sei?”, chiese prima di aprire del tutto la porta.

Risposi di si, quasi emulando un soffio di voce, come a calarmi nel ruolo di femmina nel quale mi voleva quella sera.

Dietro di lei seguiva il giovane istruttore, lei era stata chiara, mi raccontò dopo: se vuoi scopare me, devi scopare mio marito. Così, e se te lo dice una stanga di femmina come Ludovica, diresti di si anche se ti dicesse di prenderlo nel culo, pur di avere le sue attenzioni.

La cosa fu molto semplice, perché Ludovica rendeva tutto così. Prima di tutto mi accarezzò le gambe, volle esplorare ogni angolo di pelle. “Stai benissimo”, mi diceva, mi baciava con tenerezza, in pieno contrasto con la situazione. Distrattamente si girò verso il ragazzo e gli indicò il bagno: “Vai, spogliati e lavati bene, poi vieni qui”, gli ordinò.

Ludovica si alzò dal letto e rapidamente si spogliò, mostrando la sua lingerie bianca. Poi mi infilò una mano fra le cosce e prese a massaggiarmi il pacco, mentre la mia erezione cresceva.

“Fatti ammirare in ginocchio”, mi chiese.

Mi voltai e mi inginocchia, curvando la schiena per far salire su il sedere. Mi sentivo bruciare le viscere dal desiderio, lei mi cuoceva a puntino.

Mi allargò le natiche sode con le mani e inginocchiandosi a sua volta dietro di me, iniziò a leccare il mio buchino con la maestria che la contraddistingueva. Emetteva suoni osceni nel farlo: mugugni, slappate, sputava sul buco. Poi prese a segarmi mentre mi teneva un dito nel culo, cominciava a farsi strada.

Il ragazzo riapparve, un corpo statuario, completamente nudo e con il cazzo dritto.

Ludovica lo fece avvicinare e senza nemmeno guardarlo in faccia si infilò il suo cazzo duro in bobba, fino in fondo. Guardava me, non lui, mentre muoveva velocemente la testa in avanti e indietro e tossiva quando esagerava in profondità.
Poi mi spinse dietro di lei poggiandomi una mano sul capo e capii che era giungo il momento di ricambiare la leccatina di culo. Incorniciata nelle sue autoreggenti bianche mentre io le indossavo color carne, offrimmo a qual ragazzo uno spettacolo niente male: dal suo punto di osservazione egli vedeva due troie, una bionda che gli succhiava il cazzo voracemente e suo marito, umiliato, ad osservare e leccare il culo della signora.

Ludovica poi fece sdraiare il ragazzo per un sessantanove ed il mio compito fu quello di aiutarla nel succhiare quel cazzo, il mio primo cazzo. Ce lo lavorammo per un bel po’ a due bocche, Ludovica lo stringeva con una mano alla base e si infilava in bocca l’asta, io succhiavo le palle lisce senza peli del ragazzo.

Poi, come al suo solito, Ludovica passò a descrivere i dettagli. La cosa divertente di Ludovica è che da sempre, mentre stava per dare indicazioni a chi era a letto con noi, non smetteva di segare, o di farsi un ditalino.

“Amore, ora io lo prendo un po’ nella fica, perché poi deve scoparti bene il culo, ma se si sporca poi non posso più. Allora facciamo che prima mi sbattete un po’ a turno, poi ti preparo bene il culo e stasera capirai cosa vuol dire averlo dentro la pancia, ok?”.

“Si amore”. Che altro potevo dire?

Quando viene penetrata Ludovica squirta tanto, per cui avevamo tolto le lenzuola a messo un telo apposito che aveva portato da casa nostra, li in vacanza. Una specie di grande traversina usa e getta, una cosa che usano gli anziani incontinenti nel letto.

Io e il ragazzo, che parlava pochissimo, ce la lavorammo a turno da dietro e dal lato della bocca, fino a quando venne il momento.

Ludovica mi fece inginocchiare e riprese ad assicurarsi che il mio buco fosse pronto: lo insalivava e poi ci roteò dentro due dita. Poi bagnò con cura il cazzo rivestito dal condom del ragazzo e me lo puntò dentro.

Lei mi aveva già preso con Dildo veritieri, ma quello era un vero pezzo di carne, caldo, che era di uno sconociuto. Lei lo spingeva delicatamente in avanti, fino a quando entrò tutto.

“Ti fa male”, mi chiedeva, ed io rispondevo sempre di no.

Quando cominciai ad ancheggiare, lei capì che era il momento di fami sbattere. Si posizionò davanti a me a gambe aperte per farsela leccare e mentre quel giovane si poggiava di peso sulle mie natiche, cominciò il suo lavoro di penetrazione profonda.

Da dove viene il piacere? Dallo sfintere sollecitato? O dal cervello che mi era stato completamente dominato da quella donna pervertita, libertina?

Per mezz’ora il ragazzo mi scopò il sedere con delicatezza ma con fermezza e cambiammo posizione fino a quando mi ritrovai di schiena a cazzo in culo e fica in bocca.

Il ragazzo tornò altre due volte e poi, dall’anno successivo, cambiammo località.

Mai tornare sul luogo del delitto.

Per questo, dopo tanti anni e tante donne, ho decisi di rivivere quelle esperienze.
scritto il
2026-05-28
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