Anna E Marco Coppia Bisex

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genere
bisex

Ora lei, Anna, ci riprova, anche per conto di suo marito.

Il problema è che prima vogliono giocare, poi lui si stranisce e scompaiono per un anno. Poi a lei torna la fregola e si riavvicina, ci facciamo un paio di scopate di prova e poi coinvolgiamo lui.

Anna è sposata con un micro-dotato che ha sposato perché io non l’ho voluta sposare.

Con Anna ci siamo conosciuti durante un progetto ambizioso, abbiamo comprato per conto di un cliente comune una azienda.

Ci siamo incontrati in stazione a Genova la prima volta, per fare il viaggio di riorno in treno insieme e studiare l’accordo.

Arrivati a Roma Termini ce ne siamo andati a prendere un aperitivo e poi, visto che l’atmosfera si era surriscaldata ed eravamo entrambe liberi, abbiamo prenotato una stanza in un alberghetto discutibile vicino la stazione ed abbiamo scopato da pazzi.

Era il mese di marzo del 2023 e lei aveva un tailleur con tacchi alti, autoreggenti neri e la fica pelosissima, talmente pelosa che non era possibile pensare di leccargliela.

Mi ricordava la pubblicità del 1996, contro le pellicce, con Marina Ripa di Meana (quella de “I Miei Primi quarant’anni”) immortalata con un inguine pelosissimo sui manifesti di tutta Italia e la scritta “L’unica pelliccia che non mi vergogno di indossare”.

Anna godeva, squirtava tanto, ed i nostri rapporti finivano sempre con grandi lavatrici, smacchiature varie, odori nella stanza di corpi sudati, squirt, e anche tanto di sederino. Si, l’anale era il nostro forte e ci eravamo rapidamente approvvigionati di plug, dildo, giochini vari da infilarci reciprocamente nei culi dopo averli inumiditi, appassionati di rimming profondo.

I suoi peli durarono poco, solo la prima volta, poi li ridusse subito.

Quando godeva mi diceva: “Devo dirlo alle mie amiche, io ti vendo a loro”.

Pensavo scherzasse, ed invece presto cominciammo a ospitare la sua amica avvocato, quella americana dell’ambasciata, la parrucchiera che vestiva solo in minigonna.

Un giorno ospitammo una sua amica belga per cena che venne con un bela ragazzo italiano, molto più giovane di lei.

Anna e l’amica avevano tramato qualcosa e quel qualcosa prevedeva che io scopassi loro due e il ragazzo. Lo capii appena lo vidi, era una fantasia di Anna vedermi scopare un ragazzo e la sua amica, grande troia, la stava aiutando a realizzare la fantasia.

Chiamerò l’amica di Anna Brigitte che per una belga sta bene, ed il ragazzo Gigi, che mi sa tanto di ragazzo gay. Solo per capire, più avanti, chi sta scopando chi.

Anna e Brigitte, ormai brille di champagne, portarono Gigi il ragazzetto magrolino in camera da letto.

Quando tornarono io stavo sorseggiando il mio Armagnac e Gigi e le due donne erano bardati come Christina Aguillera in “Burlesque”.

Le due matte ridevano mentre sculettavano e Gigi, truccato come una puttanella, le imitava reggendosi a malapena sui tacchi 12 che lo avevano costretto a calzare.

L’erezione mi montò subitaneamente, per usare un termine volutamente esagerato.

La scena successiva prevedeva che gigi si dilungasse a praticarmi un servile rimming in ginocchio dietro di me, mentre Anna e Brigitte si lavoravano il mio cazzo.

Quello che ci fece godere molto di quella esperienza fu vedere il mio paletto infilato in quel sedere liscio come quello di una donna ma sormontato da un cazzo niente male, quello di Gigi, che le due “signore” sorprese dalla erezione, non trascurarono di infilarsi in gola a turno.

Sei mesi dopo Anna conobbe Marco e dopo appena due mesi erano sposati.

L’invito a cena mi arrivò per festeggiare il loro matrimonio al quale non avevo potuto partecipare.

Marco ci fece bere, bevemmo tutti, perché era determinato a scoprire se io ed Anna fossimo stati amanti. Lo sospettava, ma lei non si era mai dichiarata ne per il si, ne per il no.

“Certo che siamo stati amanti, abbiamo amato anche tanti altri ed altre”, dissi io piuttosto alticcio.

“Ah, le fantasie di Anna di farlo in tre ed in quattro quindi, voi le avete realizzate?”, chiese marco che invece si era mantenuto più lucido.

Anna rideva e si fece scappare del vino dalla bocca e dovette inginocchiarsi a terra per asciugare, mostrando il suo sedere e le autoreggenti mentre gattonava intorno alla sua sedia.

Accennai col capo nella sua direzione come per dire a marco “ma la vedi”?

Impossibile arrabbiarsi con Anna, perché riesce a mettere tutto su un livello di simpatia, irriverenza e semplicità disarmanti.

“Che devo fare?”, mi chiese marco con un sospiro disperato e rassegnato.

“Assecondarla Marco, assecondarla. Ti divertirai un sacco assecondandola.”

Anna si rialzò con il tovagliolo fra le mani intriso di vino ed ebbe la inopportuna ma simpatica idea di venire a sedersi sulle mie ginocchia. Non le bastò: mi afferrò dietro la nuca e mi stampò un bacio con tanta lingua in bocca.

Poi, lasciandoci li con due grossi punti interrogativi sulla testa e due cazzi gonfi nei pantaloni, si alzò e si diresse verso il divano. Arrivata lì, calò il già misero perizoma senza togliere il vestitino ed i tacchi, si buttò sul divano ed esclamò: “Chi me la lecca per primo?”

Il primo fui io, aggiungendoci due dita dentro per farla squirtare e bere quel succo.

Marco era li in piedi stravolto con il suo cazzo piantata in gola alla moglie nel frattempo.

Poi, quando mi sdraiai per fare un sessantanove dove io ero sopra e lei sotto, improvvisamente sentii la lingua calda di Marco sul buco del culo. Ero in estasi, mentre ancheggiavo per infilare bene il mio cazzo in gola ad Anna, lui mi piantava la lingua fino in fondo. Poi ci sputava sopra, ci infilava un dito roteante, poi ricominciava.

“Ma che bello”, dissi stupidamente, come sempre si dicono cose stupide mentre si gode come porci. E noi eravamo tre porci che godevano.

“Gli stai leccando bene il culo amore?”, fu un’altra cosa stupida detta da Anna. E seguivano un sacco di “Oh, si” e di indicazioni tecniche del tipo “Gli sto facendo un ditalino nel culo”, oppure “Sborro”, e tanti “Si, ancora”.

Mi fu concesso da padrone di casa l’onore di infarcire di sperma il sedere di anna, come nella migliore tradizione dell’accoglienza romana.

Chi mi conosce sa che siamo andati avanti per un annetto, poi lui si è stranito perché lei veniva troppo spesso nel mio ufficio di passaggio a farsi dare un aio di colpi. Si, glielo diceva, ma lui non era mai libero come noi, impiegato dipendente, e quindi non poteva partecipare.

Ora da metà febbraio che cerchiamo una data per rivederci, e non ci si riesce.

Ma lei è già passata un paio di volte in ufficio. Sola.

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scritto il
2026-03-27
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