Quarantaquattro

di
genere
etero

Alla data di pubblicazione di questo racconto 44 sono state le donne che ho avuto, escludendo tutte coloro delle quali temo di non conoscere il vero nome, un’altra decina, perché incontrate su siti scambisti e libertini.

Inizio dalla mia ultima avventura. Potete scrivermi nei commenti che mi fanno piacere e su bravuomo2025@libero.it

——

Dal 2021 Francesca ha aperto il suo negozio di parrucchiera per sole donne a livello strada del mio palazzo.

Passando davanti alla vetrina in apertura quattro anni fa lei, sorridente, salutò mia madre complimentandosi per i suoi folti capelli e le regalò una messa in piega promozionale.

Mi disse – non taglio i capelli agli uomini, solo ai miei figli, perché poi gli uomini ci provano -.

Però per me, sempre impegnato a governare la mia azienda, in viaggio, sarebbe invece stato comodo. – Peccato, potrei forse venire quando ci sono i tuoi figli così sei al sicuro – le proposi.

Quindi dal duemila venticinque sono il suo unico cliente uomo, ma non è mai servito fare il taglio in presenza dei suoi ragazzi che ho comunque in questi anni più volte incontrato.

Per cinque anni questa bella signora, semplice, un pochino isterica, biondina, ha mascherato ogni minimo segno di femminilità. La sua collega procace invece é più maliziosa e quindi ho sempre preferito evitare di andare al negozio quando c’era lei.

Qualche giovedì fa ho preso appuntamento per un taglio. Francesca è davvero concreta e veloce e le sedute di taglio non durano mai più di trenta minuti, sempre puntuale e concreta. Questo mi permette davvero di poter programmare la giornata senza sprecare il sabato oppure mancare ad appuntamenti di lavoro.

Quando aprii la porta del negozio c’era in lei qualcosa di diverso dal solito. – hai una luce diversa, cosa hai cambiato? – le chiesi. – Me lo stanno dicendo tutti, sarà che ho smesso di mettere tute da ginnastica e ho leggins e stivali? -.

Si, decisamente erano i leggins che le scolpivano culo e gambe e gli stivali che sebbene a tacco basso le davano un’aria decisamente sexy. – Ti sei anche truccata però, intendo, un trucco diverso? – osservai. – Si, un po’ diverso. Mi sto separando e ho deciso che da oggi mi prendo cura di Francesca! -.

Sono attratto quasi a livello di feticismo da calze, tacchi, ma in realtà mi piacciono le donne e le loro forme. Francesca le aveva messe bene in evidenza, nascondendo la pancia sotto una maglia morbida, ma mostrando le gambe perfette ed un sedere che si intuiva ma che stava su molto bene.

Gli sguardi scambiati attraverso lo specchio assunsero un carattere diverso da tutti quelli degli anni precedenti, lei si era accolta di aver fatto colpo ed io ero visibilmente attratto. Solo sguardi, memore di quel suo “gli uomini ci provano” di qualche anno prima, non mi permisi di fare nessun’altra battuta, nemmeno innocente. Beh, una la feci andando via: - allora ci vediamo tra un paio di settimane, così diversa sarai già fidanzata di nuovo -.

Salito in casa lei mi scrisse sulla chat: - ma ci stavi provando? –

Restai a guardare il messaggio per qualche secondo: stava per dirmi di non andare più al negozio, perché mi ero dimostrato uno dei tanti che ci provano? O stava stuzzicando la mia mascolinità?
Feci un rapido calcolo e conclusi che se non mi avesse voluto più come cliente, le sarebbe bastato dirmelo a voce quando l’avessi chiamata per prenotare, oppure non rendersi più disponibile. Allora decisi e risposi con uno scherzoso ed ironico – noooooo - .

Era orario di chiusura del negozio, sabato sera. Ci dilungammo con qualche messaggio che divenne rapidamente sempre più diretto, complimenti sui miei occhi azzurri, sul suo sorriso e poi si venne a sapere che io ero da solo in casa e che lei non aveva impegni fino all’ora di cena, come me.

- Ti va un bicchiere di vino prima di cena, Sali da me? – fu la proposta che lei aspettava e che io concretizzai. – Si mi va, ma sarai gentiluomo come sempre? – mi chiese. – Certamente, mi conosci -.

La aspettai sulla soglia della porta e quando si aprì la porta dell’ascensore aveva la sua borsa da lavoro. L’aveva portata perché avrebbe potuto dire di dovermi fare un taglio dopo la chiusura del negozio. Ma non incontrò nessuno.

Chiui la porta, lei gettò la borsa atterra e senza spostarci di un centimentro ci ritrovammo avvinti in un bacio lungo e carnale. Le nostre lingue si cercavano in modo vorace, passionale, sfogando l’eccitazione che si era creata al telefono fino a poco prima.

L’atmosfera era densa di aspettative, di desiderio. Infilai le mani nel leggings, davanti e dietro e circondai con le mie mani le sue parti intime. La mi amano destra strizzava i suoi glutei avendo cura di farle sentire addosso all’ano il dorso della mia mano che minacciava e prendeva possesso di quella parte, mentre la mano sinistra si faceva strada tra la peluria della fica per assicurarsi che fosse umida come mi aspettavo.

Il suo calore fra le gambe era esplicito e sebbene fosse da anni che non sentissi una vagina pelosa, feci spazio e allargai la vulva e dopo aver strofinato bene l’umido per bagnare le mie dita le infilai dentro. La tenevo per un gluteo, dovetti abbassarmi leggermente per dare modo alle dita di salire in verticale nella sua fica ed una volta dentro la scossi forte più volte premendo contro il suo punto G e provocai la prima fuoriuscita di liquido. Portai la mano fradicia tra le nostre bocche e poi dopo averne condiviso il sapore tornai li per provocare una spruzzata più concreta, ora che sapevo essere possibile.

Questa volta il mio palmo si riempì e lo squirt finì assorbito dai suoi leggins neri. Eravamo ancora davanti alla porta d’ingresso, non ci eravamo ancora spostati, ne spogliati. La voltai e le dissi di appoggiarsi alla parete, con un gesto rapido abbassai il leggins fino alle ginocchia e affondai la mia faccia tra le sue natiche leccando voracemente il suo ano mentre due dita continuavano a sondare la sua fica inaspettatamente stretta e fradicia.

Tantissimi anni di matrimonio, mai un tradimento mi confessò, ma nemmeno mai un annilingus ricevuto, la mia fu la prima lingua a violare quel suo spazio.

Ci spostammo sul divano, ci spogliammo ed io avevo una erezione marmorea. Non avemmo cura di evitare che le sue spruzzate non infradiciassero la seduta ed il tappeto. Lei continuava a godersi il suo ritrovato stato di donna, di femmina ed io ero conquistato dalla spontaneità, dal fatto che desiderassimo non un atto sessuale fine a se stesso, ma una rivendicazione di esistenza. Mentre affondavo il mio pene dentro di lei che teneva le gambe spalancate in modo da dimostrare apertura, disponibilità, volontà di sentirsi libera, con me, non con chiunque, mi attirava a me ogni volta che un fiotto di squirt la raggiungeva e lo sentivo scorrere tra di noi. Guardavamo il mio cazzo venoso entrare nella sua fica e commentavamo le nostre sensazioni in modo osceno. – eccolo sta tornando – mi diceva lei quando sentiva uno spruzzo avvicinarsi. Io allora le intimavo di toccarsi e lei, solo perché glielo avessi chiesto, spruzzava contraendosi.

Magia dei divani sfoderabili e delle asciugatrici che, a seguire, mi consentirono di eliminare ogni umido ricordo, a malincuore.
scritto il
2026-03-20
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