Il Peso della Carta e della Pelle
di
Dott. BratIslavo
genere
gay
[CW: BDSM, Power Exchange, Erotica]
Il caldo di inizio estate è un’ossessione, un peso morto che si incolla addosso. Nell’attico di Nick, l’aria è ferma. Sa di tabacco, vino bianco e di quel sudore acre che resta addosso dopo una giornata passata a gestire le tensioni altrui, a contenere rabbie che non sono le sue. Sandro siede al tavolo di vetro, i gomiti piantati sul piano. La maglietta gli segna il torace; la pelle ha perso l’elasticità di un tempo, segnata dai cedimenti di una vita passata a piegarsi ai desideri del mondo. Ora vuole solo staccare la spina.
Nick gli passa le bozze: fogli pieni di annotazioni a margine. Ha l’ossessione di fissare su carta le dinamiche di potere che hanno abitato la loro giovinezza. Si conoscono da una vita; hanno condiviso eccessi, giurandosi più volte che avrebbero chiuso gli "attrezzi" in un cassetto. Eppure, eccoli qui. Il vino è una scusa. La scrittura è il collante: il loro modo di tornare a quel richiamo sotto pelle, un’abitudine che è diventata biologia.
«La persona nel quarto capitolo,» dice Nick, indicando una riga a penna. La voce vibra di un’attesa diversa dal solito. «È bloccata. Non molla il controllo. Tu che conosci come funziona la macchina, che ne pensi? È credibile o ho scritto una cazzata da profano?»
Sandro alza lo sguardo. Guarda l'amico attraverso il vetro, oltre i fogli. Nota le occhiaie di Nick e capisce: Nick ha scritto quel capitolo perché, nonostante il comando che esercita ogni giorno sul suo lavoro, è lui a voler essere, per una volta, quello che si arrende. «Il problema è che scrivi di una persona che vuole cedere ma ha il terrore di quello che troverebbe se smettesse di lottare. Non è rigidità, è paura. Se vuoi che il racconto funzioni, deve sentire di non avere scelta.»
Nick annuisce, beve l'ultimo sorso, posa il bicchiere con un rumore secco. Mette su un disco jazz, volume calibrato: copre i movimenti, non attira i vicini.
Si sfila la maglia, lasciando gli appunti lì, sotto gli occhi di Sandro, come il copione di una scena da recitare sul serio. La sua schiena è robusta, segnata dalla postura di chi comanda da sempre. Sandro tira fuori le fascette di plastica. Le stringe dietro la schiena di Nick con precisione estrema; l'uomo che per otto ore al giorno svolge mansioni imposte, stavolta prende le redini. Poi il collare di cuoio, pratico, senza fronzoli.
«Faccia al muro,» ordina Sandro. La voce non è quella del commesso, ma di chi ha preso il controllo.
Prende il frustino. Non cerca i lividi, cerca il respiro che si spezza. Il primo colpo è secco, sulla schiena abituata all'autorità. Arrotola un pezzo di stoffa, lo usa come bavaglio per soffocare i lamenti di Nick. Lui preme la fronte contro l'intonaco. Non c'è la forza dei vent'anni, c'è la consapevolezza. Sandro osserva, impara, corregge sul corpo di Nick ciò che non riesce a sistemare sulla carta.
Poi posa la frusta e usa il "giochino". La vibrazione lo scuote. Nick si inarca, il respiro diventa un rantolo. Sandro gli tiene la nuca, schiacciandolo al muro. Deve sentire tutto.
Si lasciano andare a terra, in un groviglio di membra stanche. Sandro lo blocca da dietro, una sfogata brutale. Poca poesia, l’intesa di due vecchie volpi che sanno come scrivere e vivere il piacere. Dopo, restano stesi sul pavimento, a pochi centimetri dal quaderno. Il fiato corto, le finestre spalancate che portano dentro l’odore di una città che non dorme mai.
Nick si passa una mano sul viso.
«Funziona,» dice Sandro. «La crudeltà serve, quando sai cosa stai facendo. Il capitolo è risolto.»
«La vulnerabilità è una roba pesante,» risponde Nick, ancora con la faccia contro le mattonelle, finalmente spogliato del suo ruolo. «Ma sì, funziona.»
Sandro spegne lo stereo. «Martedì prossimo da te. Non fare il prezioso: ti voglio in ginocchio appena chiudo la porta. E occhio, che stavolta il regista sono io.»
Nick chiude gli occhi. Sono esausti, due anime vissute che hanno appena buttato fuori il peso di un'esistenza nel modo che meglio conoscono: vivendo ciò che lui ha osato solo scrivere
#BDSM #PowerExchange #KinkLit #D/s #OlderMen #Writing #Realism #Submission #Dominance #Intimacy
Il caldo di inizio estate è un’ossessione, un peso morto che si incolla addosso. Nell’attico di Nick, l’aria è ferma. Sa di tabacco, vino bianco e di quel sudore acre che resta addosso dopo una giornata passata a gestire le tensioni altrui, a contenere rabbie che non sono le sue. Sandro siede al tavolo di vetro, i gomiti piantati sul piano. La maglietta gli segna il torace; la pelle ha perso l’elasticità di un tempo, segnata dai cedimenti di una vita passata a piegarsi ai desideri del mondo. Ora vuole solo staccare la spina.
Nick gli passa le bozze: fogli pieni di annotazioni a margine. Ha l’ossessione di fissare su carta le dinamiche di potere che hanno abitato la loro giovinezza. Si conoscono da una vita; hanno condiviso eccessi, giurandosi più volte che avrebbero chiuso gli "attrezzi" in un cassetto. Eppure, eccoli qui. Il vino è una scusa. La scrittura è il collante: il loro modo di tornare a quel richiamo sotto pelle, un’abitudine che è diventata biologia.
«La persona nel quarto capitolo,» dice Nick, indicando una riga a penna. La voce vibra di un’attesa diversa dal solito. «È bloccata. Non molla il controllo. Tu che conosci come funziona la macchina, che ne pensi? È credibile o ho scritto una cazzata da profano?»
Sandro alza lo sguardo. Guarda l'amico attraverso il vetro, oltre i fogli. Nota le occhiaie di Nick e capisce: Nick ha scritto quel capitolo perché, nonostante il comando che esercita ogni giorno sul suo lavoro, è lui a voler essere, per una volta, quello che si arrende. «Il problema è che scrivi di una persona che vuole cedere ma ha il terrore di quello che troverebbe se smettesse di lottare. Non è rigidità, è paura. Se vuoi che il racconto funzioni, deve sentire di non avere scelta.»
Nick annuisce, beve l'ultimo sorso, posa il bicchiere con un rumore secco. Mette su un disco jazz, volume calibrato: copre i movimenti, non attira i vicini.
Si sfila la maglia, lasciando gli appunti lì, sotto gli occhi di Sandro, come il copione di una scena da recitare sul serio. La sua schiena è robusta, segnata dalla postura di chi comanda da sempre. Sandro tira fuori le fascette di plastica. Le stringe dietro la schiena di Nick con precisione estrema; l'uomo che per otto ore al giorno svolge mansioni imposte, stavolta prende le redini. Poi il collare di cuoio, pratico, senza fronzoli.
«Faccia al muro,» ordina Sandro. La voce non è quella del commesso, ma di chi ha preso il controllo.
Prende il frustino. Non cerca i lividi, cerca il respiro che si spezza. Il primo colpo è secco, sulla schiena abituata all'autorità. Arrotola un pezzo di stoffa, lo usa come bavaglio per soffocare i lamenti di Nick. Lui preme la fronte contro l'intonaco. Non c'è la forza dei vent'anni, c'è la consapevolezza. Sandro osserva, impara, corregge sul corpo di Nick ciò che non riesce a sistemare sulla carta.
Poi posa la frusta e usa il "giochino". La vibrazione lo scuote. Nick si inarca, il respiro diventa un rantolo. Sandro gli tiene la nuca, schiacciandolo al muro. Deve sentire tutto.
Si lasciano andare a terra, in un groviglio di membra stanche. Sandro lo blocca da dietro, una sfogata brutale. Poca poesia, l’intesa di due vecchie volpi che sanno come scrivere e vivere il piacere. Dopo, restano stesi sul pavimento, a pochi centimetri dal quaderno. Il fiato corto, le finestre spalancate che portano dentro l’odore di una città che non dorme mai.
Nick si passa una mano sul viso.
«Funziona,» dice Sandro. «La crudeltà serve, quando sai cosa stai facendo. Il capitolo è risolto.»
«La vulnerabilità è una roba pesante,» risponde Nick, ancora con la faccia contro le mattonelle, finalmente spogliato del suo ruolo. «Ma sì, funziona.»
Sandro spegne lo stereo. «Martedì prossimo da te. Non fare il prezioso: ti voglio in ginocchio appena chiudo la porta. E occhio, che stavolta il regista sono io.»
Nick chiude gli occhi. Sono esausti, due anime vissute che hanno appena buttato fuori il peso di un'esistenza nel modo che meglio conoscono: vivendo ciò che lui ha osato solo scrivere
#BDSM #PowerExchange #KinkLit #D/s #OlderMen #Writing #Realism #Submission #Dominance #Intimacy
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