Reggio Calabria (terza storia)

di
genere
gay

Don X venne a casa mia con un altro sacerdote (che chiamerò don T). Circa 50 anni, ben piazzato, barba, panza.
Ci salutammo con un bacio e subito don T mi limonò ben bene. La sua grande lingua ruvida mi arrivava in gola.
Lo palpai...una bestia enorme!
Mi denudarono e si attaccarono uno a ciascuno capezzolo.
Succhiavano, li mordevano e li tiravano.
Ero completamente fuori di me!
Mi obbligarono ad inginocchiarmi.
Il cazzo di don T aveva una circonferenza notevole...faticavo a prenderlo in gola.
Don X mi teneva la testa e lui spingeva senza pietà.
Avevo le lacrime che mi scendevano dagli occhi.
Si alternarono.
Poi don T mi mise a pecora e sentii la sua lingua penetrarmi il buchetto mentre don X mi spingeva il cazzo in gola e slinguava il suo confratello.
Sentii la cappellona poggiarsi sul buchetto.
Ci versò sopra il lubrificante.
Non potevo parlare perché avevo il cazzo di don X in gola.
Lo sentito spingere e aprirmi letteralmente.
Dava colpi profondi e netti.
Mi montò a dovere mentre mi sentivo aperto e voglioso.
Meravigliosamente mi sborrarono insieme riempiendomi culo e bocca.
Si rivestirono e andarono via.
Mi infilai nella doccia e mi ripulii.
Mentre mi asciugavo suonarono alla porta: era Domy, il mio amico da sempre.
Entrò e mi salutò.
Prendemmo un caffè mentre mi raccontava di sua moglie che era dalla madre che stava poco bene.
Nel frattempo vidi che si toccava distrattamente il pacco.
Si alzò per andare in bagno.
Lo seguii.
Mi disse: -Lo vuoi vedere?
Sorrisi.
Continuò: -Tra uomini non mi fa problema.
Lo tirò fuori.
Un bel cilindro roseo con il prepuzio che copriva la cappella
Pisciò tranquillo ed iniziò a sgrollarlo.
Poi si asciugò e tornammo in cucina.
Mi fissò e mi disse: -Ti piacere be segarmi?
Risposi di si.
Mi sedetti a terra e glielo tirai fuori.
Odorava di piscio.
Ben presto divenne durissimo.
Senza dirgli nulla iniziai a leccarglielo.
-Troia che sei!
E mi spinse la testa fino alle palle.
Lo sentii inondarmi le tonsille.
Mi alzai e lo fissai.
-Ti piacerebbe diventare la mia troia personale?
Non risposi.
Mi abbassai i pantaloni e mi piegai sul tavolo.
Iniziò una serie di sculacciate sonore ed allargò le chiappe.
Ci ficcò le dita mentre mi baciava sul collo.
Sentii che puntava la cappella umida e dura.
Spinse dentro deciso e mi scopò tappandomi la bocca e dicendomi che dovevo subire come una troia.
Venne dentro.
Mi obbligò a pulirglielo con la bocca.
Mi baciò sulle labbra e andò via.
La sera ritornò col suo gemello (Ve la racconto la prossima volta....dimenticavo! sono racconti di fatti veramente accaduti)
scritto il
2026-06-18
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