Millennium bug
di
DEMIAN FOX
genere
confessioni
Chi non ricorda il clima di inizio Millennio, pieno di rinvigorita speranza per il futuro e di grandi cambiamenti? Tra questi, l’avvio dell’Unione monetaria europea, con l’apparizione dell’Euro, una Rivoluzione che nel bene e nel male cambiò le nostre vite.
Nel 2002 la nuova valuta si affiancò alla Lira, con l’obiettivo preciso di sopprimerla a fine anno. Nonostante la gradualità adottata dall’autorità monetarie della UE, i prezzi sul mercato al consumo subirono un vistoso incremento, che sottotraccia divenne sempre più pesante. I mercati traianei non fecero eccezione, anzi le tariffe fecero subito: Buumm!
Nel frattempo, tutti gli annunci pubblicati sulle ammiccanti pagine di Relazioni Sociali di quotidiani e periodici, alla velocità della luce e senza fare rumore, migrarono dalla carta stampata ai siti web, segnando l’alba della prima rivoluzione digitale.
Internet divenne una fenomenale bacheca di puttane, con foto, descrizione, numero di telefono, prestazioni offerte: tutto ciò che serviva per un acquisto meditato e pianificato di sesso. L’attività di catalogazione, schedatura, che ciascun puttaniere con lucida follia conduceva per coltivare il suo piccolo mondo parallelo, ribaltata nel web, si intrecciò dapprima con stessa folle condotta dei suoi consimili, e subito dopo con le attività di marketing e benchmarking della fica e del culo filtrate da siti web specializzati, costruiti da marpioni che, fiutato il business, realizzarono incredibili progetti imprenditoriali.
Puntorosso ed Eurochiamami i siti che fecero da apripista, poi vennero Relazioni sociali e Romaescort e Torino erotica, quest’ultimo focalizzato sulla città della Mole, dove era anche comparsa la prima agorà virtuale per puttanieri che io ricordi, un forum rudimentale e quasi commovente, dedicato al movimento puttanista della città.
Quel forum riempì un vuoto e divenne presto strumento essenziale di interscambio di informazioni. Quel forum, non ricordo neanche più come si chiamasse, perì così com’era nato, senza preavviso, ma, forse involontariamente, indicò la strada ai siti di e-commerce sessuale con recensioni (PF, EA, GF, etc) che si imposero come train du union ideale tra domanda e offerta, concedendo ai puttanieri la possibilità e opportunità di commentare le qualità fisiche e le prestazioni delle signorine che proponevano le loro grazie e i loro servizi in appositi spazi di inserzione pubblicitaria nello stesso sito. Qui nasce e si sviluppa il linguaggio, fatto di acronimi e neologismi, del puttaniere recensore.
Tanto per cominciare bisognava distinguere e classificare le puttane con una terminologia più sofisticata: escort (prostitute d’alto bordo), loftwalker (prostitute d’appartamento), streetwalker (battone). La terminologia anglosassone si infiltrò per rendere meno cruda e più elegante (?) anche l’identificazione delle prestazioni: blowjob per pompino, a-level per indicare le fanciulle inculabili, daty per leccata di fica, cim per sborrata in bocca, cob per sborrata sulle tette, ecc: un turbinio di ipocrisie linguistiche buone ad edulcorare la realtà, la sola realtà, e cioè che internet era diventato un enorme brulicante puttanaio, come mai nessuno aveva immaginato o avrebbe potuto immaginare. Il mondo di Secondamano, insomma, in poco meno di un anno, era diventato Medioevo.
Abbeverandomi alle tante fonti di informazioni, con l’inseparabile laptop 10 pollici pronto ad archiviare e custodire ogni spunto interessante, misi in cima la razza brasilera, riconoscendo la superiorità di un grande paese che sfornava nere, mulatte, bianche, formose, snelle, longilinee, alte, basse, bionde, more… tutte con una caratteristica in comune, mai tradita: un gran culo. Anche la brasilera più longilinea, più snella, con un girovita 38, quando la giri ti spara in faccia due emisferi che fuoriescono dal profilo della coscia con una curva morbida e molto, ma molto, accentuata e disegnano il celebre “culo alla brasiliana”.
Decidere di andare a chiavare una brasiliana, era un po’ come stipulare una polizza con la più affidabile compagnia di assicurazioni. Sono rare le brasiliane stronze, scostanti, poco professionali. Grandi attrici, certo, esperte illusioniste del sesso, ma se sei all’inizio, con il palato ancora grossolano, non cerchi tanto la girlfriend experience (GFE) o il sottile coinvolgimento celebrale, quanto piuttosto un bell’animale da letto, da strapazzare senza tanti problemi.
E le brasiliane sono sempre degli straordinari animali da letto, da ripassare da cima a fondo. Purtroppo o per fortuna sono anche delle igieniste e l’uso del cappuccio anche nei preliminari è quasi sempre tassativo, ma per il resto, quando mai ti capiterà di infilarti comodamente in due chiappe smisurate e sode se non con una brasiliana?
E dunque sbattersi una brasiliana è l’opzione numero uno, la più semplice e sicura, soprattutto per il puttaniere medio, con i suoi bisogni elementari e le sue aspirazioni sessuali mediocri. E’ come quando hai fame e se fuori casa in una città che conosci poco e ti serve un ristorante: cerca che ti ricerca vai a sbattere sempre su una pizza o un piatto di pasta pomodoro e basilico, mica ti metti a cercare l’antipasto di pesce o altre pietanze gourmet. E che c’è di meglio?
Nei miei puttan tour milanesi, la chiavata brasilera spesso è stato l’appuntamento di apertura, quello che ti svuota i coglioni prima di affrontare altri target più complessi. La scelta brasiliana sotto il Duomo è vastissima. Alcune sono diventate delle vere e proprie icone, a torto o ragione degli imprescindibili diktat. Prendete Fabiana, per esempio, via Imbonati, piazzale Maciachini: fisico clamoroso, culo superlativo, una sex-machine capace di domare il cazzo di un cammello. Per non parlare di Marina, gioiellino ambrato di via Leoncavallo, le minute ma stratosferiche fighette July ed Emanuela in via Cavallari, le porcelline di Piazza Duomo Dalila e Melissa, le tante patatine di Porta Romana e Porta Genova.
Ma le mie predilette restarono, tra il 2004 e il 2005, Giulia di Via Savona e Arianna in zona stazione Garibaldi, a dispetto del fatto che non si trattasse esattamente della creme della creme del reggimento carioca-paulista schierato in forze nella capitale lombarda: faccia da trans la prima, da Nonna Abelarda la seconda, entrambe stuccate da uno spessore indicibile di cerone e involgarite dall’applicazione a go-gò di ombretto, rimmel e rossetto. Ma si sa, ogni puttaniere ha le sue fisse. Per un malato di sesso anale come me, il maestoso culo di Giulia e le natiche a campana di Arianna, furono motivi più che sufficienti per preferirle alle top escort o alle strafiche stratosferiche che ormai pullulavano sul web.
Poi ci fu Nadia, capitolo a parte. La vidi solo una volta, intuendo subito che sarei diventato schiavo della sua femminilità.
Ma lasciamo la parola agli appunti dell’epoca.
GIULIA
Alle 10,00 di stamattina, dopo una fremente consultazione del mio ultimo database milanese, decido che mi ci vuole una sana chiavata mattutina. Comincio a chiamare tutti i numeri che mi vengono davanti, ma tra telefoni spenti e risposte inadeguate (no anal), los cojones cominciano a girarmi. Poi butto l’occhio sulle foto di tale Amira. Il suo fisico appena sbocciato e la sua pelle candida mi attizzano. La chiamo. Dice di essere brasiliana di pelle bianca e di fare tutto, anche se: “Tutto protetto”. Vabbè, mi accontenterò di sodomizzare le tue chiappette morbide. “Quanto chiedi?”. “Parto da settanta amor, poi dipende…ci mettiamo d’accordo qua”. Mumble, mumble…Odio questo tipo di risposta, ma vabbè…zona piazza Gerusalemme. Sono quasi sull’uscio, quando una vocina interna mi dice che, comunque, hai visto mai, è sempre meglio portarsi una cartuccia di riserva.
Cerco sul database il numero di una mia vecchia conoscenza, anch’essa brasiliana, che dovrebbe essere rientrata da poco. La chiamo. Il telefono trilla, ma nessuno risponde. Ok, lo scroto protesta, non posso più indugiare. “Taxi! Piazza Gerusalemme”. Arrivo trafelato, pregustando il biancore delle chiappette brasiliane che poco prima mi salutavano dallo schermo del portatile. “Chissà se saranno anche riluttanti ad aprirsi come piace a me…”, mi dico, e sto già fantasticando sulla rece che avrei scritto. Citofono:“6° piano, tesoro”. L’ascensore è funzionante. Ottimo, sto arrivando. Solita porta socchiusa, entro e…toh! A me pare proprio araba, altro che brasiliana! E le foto sono sue come sono mie le foto di Richard Gere, anche se il fisico, grosso modo, corrisponde. “Allora?” - Sono cento per una cosa tranquilla fatta con calma... Eddue! Altra frase che odio. “Ok, ma io sono venuto per esplorare il tuo culetto. Si può, vero?” – Strabuzza gli occhi. E’ proprio araba. “Sì, ma non per cento…” – Ah! E per quanto?” – Completo sono duecentocinquanta. “Tutto protetto?” – Tutto, sì. “Ok, ciao”. Giro i tacchi e imbocco l’uscita. Lo scroto protesta, ma io lo mando affanc… a lui e all’araba che dice di essere brasiliana. Perché poi? Va a capire. Esco, piazza Gerusalemme. Chiamo il radio-taxi. “Rimini 79 in quattro minuti”. Intanto riprovo a chiamare Giulia, la mia vecchia conoscenza, brasiliana autentica di Rio.
Ho anche un conto in sospeso con lei. L’ultima volta, 5-6 sei mesi addietro, mi aveva portato in cottura a smorzacandela, stabilendo lei il ritmo delle danze. Cosicché quando l’avevo messa a 90 per incularla, non avevo fatto in tempo a intingere il pennello che ero esploso come un pivellino. Perciò, me l’ero segnata. “Pronto? Sì amor, ci sono, sto trabagliandu, sì…”. Il taxi arriva dopo trenta secondi. “Via Savona, per cortesia”. Sto arrivando! Chiappone brasiliane dorate dal sole d’Ipanema, stavolta vi apro come un cocco!
Giulia mi accoglie con abitino rosso corto. E’ dimagrita. Le scarpe alte slanciano le sue gambe da gazzella. E’ proprio una bella femmina di 1 metro e 80, ma il trucco esagerato le dà un aria da travone. Glielo avevo anche detto di truccarsi meno pesantemente, ma evidentemente c’è chi le consiglia di abbondare. E così il suo giro di clienti non è all’altezza delle sue potenzialità, perché effettivamente, guardando le foto su web, qualche dubbio viene.
Iniziamo le danze sul lettone. Giulia non fa pompini cabrio, ma conosce certi giochini senza cappuccio che forse sono anche meglio. Dopo averti ripassato scroto, palle e randello con la lingua, srotola il condom con la bocca e inizia a pompare. E’ brava, è capace, è tranquilla. Ma è anche furbetta. Dopo i preliminari, con voce suadente ti fa: “Vado io sopra”? Se ci caschi, sei finito: la puttana serra le cosce e comincia a chiavarti a ritmo forsennato. Tu sei lì, quasi immobilizzato, che cerchi di ragionare, di accennare una reazione, di impostare una strategia, ma non puoi fare altro che stringere le sue tettone rifatte e sbattere il pube sulle sue chiappone dorate dal sole d’Ipanema. E poco dopo, soccombere. Quindi: “Vado io sopra”? “No, no, facciamo a pecora”. E poco dopo, molto poco dopo: “Facciamo culo”?
Ora, non voglio essere pedante, ma anche inculare una come Giulia, se non sei almeno uno e ottanta, è mica uno scherzo. E’ questione di… come dire: Geometrie. Lei poi ci mette del suo, per renderti più arduo il compito: non è apertissima, non usa lubrificanti e, soprattutto, non fa niente per aiutarti a incocciare il centro del tira a segno. Si mette a culo per aria e buonanotte.
Da notare che il suo “Culo per aria”, vista la stazza della tipa e l’altezza del letto, rimane a circa un metro e sessanta da terra. Tu, anche se sei un marcantonio, con il tuo cosino ritto rimani a circa un metro e venti da terra. Come colmare questo dislivello di quasi mezzo metro? Questo è il problema ingegneristico che ti poni, mentre lei, culo per aria, ti sfida: “Vuoi il mio culo? Sono cazzi tuoi”. Perciò è fondamentale dedicare, prima dell’assalto, una buona manciata di minuti a slinguazzare l’occhio bruno al centro delle chiappone dorate dal sole d’Ipanema che, dal suo metro e sessanta di quota, ti guarda quasi negli occhi, attizzandoti ulteriormente. E Giulia, almeno in questo, non si sottrae: anzi, sembra gradire.
Poi, per non ottenere solo innocui strofinamenti o miseri inzuppamenti, occorre portarsi dalla posizione eretta sul pavimento a quella del fantino, salendo sul letto con entrambe le zampe, e da lì, alla cieca, cercare la corretta inclinazione di entrata. Se la manovra riesce avrete messo i presupposti per una soddisfacente inculata, ma i problemi non sono finiti: la tipa, alle prime ondate, tenderà a mettersi orizzontale sul letto, stringendo le chiappe. L’importante in questi casi è accompagnare il movimento, prevenendo la contrazione espulsiva dello sfintere
Se sarete riusciti a non farvi sputare fuori, avrete le operazioni in pugno e, comodamente proni sulla schiena infinita di Giulia, consumerete un lauto pasto.
ARIANNA
Ecco la confessione che pochi avrebbero fatto e che anch’io sono stato tentato di tenere per me, serbata nei meandri delle mie memorie meno gratificanti per l’autostima. Vado a riferire, infatti, su un incontro di cui ci sarebbe poco da vantarsi, ma i labirinti della sessualità maschile sono frastagliati e a volte impenetrabili, anche a chi ne subisce gli influssi. Stasera non ho trombato esattamente una di quelle strafighe tutte tirate che ti fulminano con uno sguardo e nemmeno una di quelle ninfette giovani e fresche, ancora poco violate. Stasera ho trombato un bagascione brasiliano che molti ometti, credo, non sfiorerebbero nemmeno con un dito o che, ne sono sicuro, molti non esiterebbero a definire: "UN CESSO".
Ma stasera avevo voglia esattamente di quello: di montare una scrofa, di strapazzarla senza ritegno, di incunearmi nelle sue natiche ovali e di riempirmi le mani con le sue mammelle penzolanti. E in questi casi: la bellezza non serve, anzi può essere un ostacolo. Stasera ho trombato Arianna, bahiana sui vent’anni, capelli ossigenati, 1,60 scarsi, culo straripante e molto ben fatto, pettorale all natural voluminoso e morbido.
Lo so: la sua faccia non proprio da sirena farebbe venire i brividi incontrandola di notte. Ma io ho avuto cura di stare sempre alle sue spalle. E da dietro posso assicurare che Arianna esalta il fondo di verità di molte espressioni proverbiali: “Il vino buono sta nella botte piccola” o “Donna nana, tutta tana”.
Spesso ci si sofferma sulle capacità (s)pompinatorie delle zoccole, analizzando tecnica e generosità con cui viene consumato l’atto orale. Ebbene, penso che bisognerebbe fare lo stesso per le zoccole, ormai maggioranza, che si dichiarano “sodomizzabili”, perché, per dare via il culo, certamente è fondamentale una certa vocazione, ma ci vuole anche una certa tecnica.
In una ipotetica graduatoria che tenesse conto di tecnica, gestualità del viso e generosità nel concedere il lato B, Arianna, senza troppi giri di parole, è un’inculata superlativa, oserei dire che Arianna è “l’inculata assoluta”. E questo livello di purezza nell’atto sodomizzatorio, si ottiene soprattutto grazie alla sua fisicità senza orpelli: faccia al limite dell’inguardabile, incorniciata da lunghi capelli biondo platino, corporatura tracagnotta con latteria e culo spettacolari. Insomma, una così, sembra essere stata costruita per nient’altro che per essere inculata. Peraltro, la dotazione strettamente anale di Arianna, ancorché già perforata da altri, si concretizza in maniera sorprendentemente avvolgente e spiroidale, risucchiandoti tutto e subito.
E quando sei tutto dentro di lei, gli occhi di Arianna si chiudono, contraendosi, le labbra si stringono, le sopracciglia si inarcano, preparandosi al peggio. La sua faccia inguardabile, deformata da una mimica eloquente, è come un detonatore: in un crescendo di ferocia animale, ti ritrovi aggrappato alle sue zizze, a martellare con colpi sempre più potenti, incurante delle scosse che arrivano al perineo e allo scroto.
Finisce tutto in pochi irresistibili minuti, ma Arianna rimane in posa, ad occhi serrati, fino a che ti sente smontare completamente. Poi senza proferire parola, raggiunge pudicamente il bagno, mentre a te non rimane che scolpire nella memoria l’immagine dell’inculata perfetta che ti sei appena regalato.
NADIA
Nadia è stata un'esperienza davvero straordinaria, ma pericolosa per la stabilità affettiva, talmente coinvolgente da restarne turbati come pivelli. Nel mio girovagare da frequentatore di loftwalker ho sempre incontrato fanciulle più o meno giovani, più o meno gnocche, più o meno porche, più o meno capaci di fingersi sconvolte da un autentico orgasmo. Non mi ero mai imbattuto, invece, in una che, oltre a farsi pagare, scopa perché le piace scopare e che veramente vuole trarre piacere dal corpo degli ometti o degli omaccioni che la vanno a trovare.
Ora, non mi sono mai posto il problema di dare piacere ad una puttana, diciamo che non è mai rientrato tra i miei obiettivi, essendo stato sempre concentrato esclusivamente sul mio piacere e anche perché non ho mai creduto alle favole. Mi era anche capitato di leggere su forum di puttanieri e siti vari, colleghi che raccontavano di cunnilingus molto bagnati, di gemiti di piacere e di orgasmi veri (addirittura anali), con l’intento di evidenziare la partecipazione attiva se non il sincero coinvolgimento della pulzella sotto esame. Dall’alto delle mie incrollabili certezze di puttaniere ormai navigato, tuttavia, avevo sempre preso queste annotazioni come fantasie ed aggiustamenti narrativi o come frutto di candide illusioni, dovute alla giovane età del puttaniere narratore o, magari, ispirate da fanciulle particolarmente brave a recitare.
Ebbene, Nadia ha azzerato tutte le mie certezze, perché il suo orgasmo è durato un paio di minuti, lasciando una larga macchia sul letto. Ma la cosa che mi ha turbato più di altre è che questo orgasmo la tipa l’ha cercato insistentemente, tenendomi la testa con le mani, anche quando, un paio di volte, ho accennato una piccola protesta per il fatto che ero stato io a comprare le sue prestazioni (ben 200 roselline) e non il contrario. Inutile dire che essere stato gentilmente ma fermamente convinto dalle sue mani ad interessarmi della sua passerina in trepidante attesa, mi aveva attizzato più di ogni pompino che avrei potuto facilmente ricevere. Si è, insomma, instaurato un arrapante gioco delle parti in cui ogni volta che sollevavo il capo per riprendere fiato venivo prontamente richiamato all’ordine e “costretto” a rituffarmi giù. Fortuna che, dopo un’indicibile fatica durata una mezz’ora abbondante, finalmente, l’ho sentita vibrare, percossa da una scossa elettrica. E una brodaglia tiepida ha cominciato a irrorarmi bocca e muso. Come un soldato deciso a portare a termine la sua missione sono rimasto in apnea per un tempo infinito a ricevere quel fiotto dolce e intenso, rimanendo con la bocca incollata ai suoi sussulti (che se ancora ci penso mi viene duro). Solo quando ho sentito le sue mani spingermi via mi sono staccato e, stordito, mi sono accasciato sull’altro lato del letto.
Con la mente attraversata da sensi di colpa e assurdità simili ho cominciato a chiedermi che cazzo fosse successo e com'era possibile che..., mentre lei cercava di riportare tutto alla normalità, facendo ampio uso di carta assorbente e salviettine. Fortunatamente il trillo (o meglio la vibrazione) del suo cellulare mi ha immediatamente restituito il senso delle cose. Lo stesso meccanismo deve essere scattato nella testa di Nadia, che si è rifatta sotto, simpaticamente, con il chiaro intento di adempiere al suo dovere. Non mi sono fatto pregare e tutto è ritornato nel rassicurante alveo di un incontro puttana-puttaniere, anche se particolarmente singolare. Dopo essermi concesso ai suoi giochini orali in ogni dove e al suo pompino molto (forse troppo) aspirato, ho preteso di sintonizzarmi sul mio canale preferito: RAI2. E lì ho finalmente scaricato tutta la tensione. Non credo di voler rifare l’esperienza. Troppo rischiosa.
Nel 2002 la nuova valuta si affiancò alla Lira, con l’obiettivo preciso di sopprimerla a fine anno. Nonostante la gradualità adottata dall’autorità monetarie della UE, i prezzi sul mercato al consumo subirono un vistoso incremento, che sottotraccia divenne sempre più pesante. I mercati traianei non fecero eccezione, anzi le tariffe fecero subito: Buumm!
Nel frattempo, tutti gli annunci pubblicati sulle ammiccanti pagine di Relazioni Sociali di quotidiani e periodici, alla velocità della luce e senza fare rumore, migrarono dalla carta stampata ai siti web, segnando l’alba della prima rivoluzione digitale.
Internet divenne una fenomenale bacheca di puttane, con foto, descrizione, numero di telefono, prestazioni offerte: tutto ciò che serviva per un acquisto meditato e pianificato di sesso. L’attività di catalogazione, schedatura, che ciascun puttaniere con lucida follia conduceva per coltivare il suo piccolo mondo parallelo, ribaltata nel web, si intrecciò dapprima con stessa folle condotta dei suoi consimili, e subito dopo con le attività di marketing e benchmarking della fica e del culo filtrate da siti web specializzati, costruiti da marpioni che, fiutato il business, realizzarono incredibili progetti imprenditoriali.
Puntorosso ed Eurochiamami i siti che fecero da apripista, poi vennero Relazioni sociali e Romaescort e Torino erotica, quest’ultimo focalizzato sulla città della Mole, dove era anche comparsa la prima agorà virtuale per puttanieri che io ricordi, un forum rudimentale e quasi commovente, dedicato al movimento puttanista della città.
Quel forum riempì un vuoto e divenne presto strumento essenziale di interscambio di informazioni. Quel forum, non ricordo neanche più come si chiamasse, perì così com’era nato, senza preavviso, ma, forse involontariamente, indicò la strada ai siti di e-commerce sessuale con recensioni (PF, EA, GF, etc) che si imposero come train du union ideale tra domanda e offerta, concedendo ai puttanieri la possibilità e opportunità di commentare le qualità fisiche e le prestazioni delle signorine che proponevano le loro grazie e i loro servizi in appositi spazi di inserzione pubblicitaria nello stesso sito. Qui nasce e si sviluppa il linguaggio, fatto di acronimi e neologismi, del puttaniere recensore.
Tanto per cominciare bisognava distinguere e classificare le puttane con una terminologia più sofisticata: escort (prostitute d’alto bordo), loftwalker (prostitute d’appartamento), streetwalker (battone). La terminologia anglosassone si infiltrò per rendere meno cruda e più elegante (?) anche l’identificazione delle prestazioni: blowjob per pompino, a-level per indicare le fanciulle inculabili, daty per leccata di fica, cim per sborrata in bocca, cob per sborrata sulle tette, ecc: un turbinio di ipocrisie linguistiche buone ad edulcorare la realtà, la sola realtà, e cioè che internet era diventato un enorme brulicante puttanaio, come mai nessuno aveva immaginato o avrebbe potuto immaginare. Il mondo di Secondamano, insomma, in poco meno di un anno, era diventato Medioevo.
Abbeverandomi alle tante fonti di informazioni, con l’inseparabile laptop 10 pollici pronto ad archiviare e custodire ogni spunto interessante, misi in cima la razza brasilera, riconoscendo la superiorità di un grande paese che sfornava nere, mulatte, bianche, formose, snelle, longilinee, alte, basse, bionde, more… tutte con una caratteristica in comune, mai tradita: un gran culo. Anche la brasilera più longilinea, più snella, con un girovita 38, quando la giri ti spara in faccia due emisferi che fuoriescono dal profilo della coscia con una curva morbida e molto, ma molto, accentuata e disegnano il celebre “culo alla brasiliana”.
Decidere di andare a chiavare una brasiliana, era un po’ come stipulare una polizza con la più affidabile compagnia di assicurazioni. Sono rare le brasiliane stronze, scostanti, poco professionali. Grandi attrici, certo, esperte illusioniste del sesso, ma se sei all’inizio, con il palato ancora grossolano, non cerchi tanto la girlfriend experience (GFE) o il sottile coinvolgimento celebrale, quanto piuttosto un bell’animale da letto, da strapazzare senza tanti problemi.
E le brasiliane sono sempre degli straordinari animali da letto, da ripassare da cima a fondo. Purtroppo o per fortuna sono anche delle igieniste e l’uso del cappuccio anche nei preliminari è quasi sempre tassativo, ma per il resto, quando mai ti capiterà di infilarti comodamente in due chiappe smisurate e sode se non con una brasiliana?
E dunque sbattersi una brasiliana è l’opzione numero uno, la più semplice e sicura, soprattutto per il puttaniere medio, con i suoi bisogni elementari e le sue aspirazioni sessuali mediocri. E’ come quando hai fame e se fuori casa in una città che conosci poco e ti serve un ristorante: cerca che ti ricerca vai a sbattere sempre su una pizza o un piatto di pasta pomodoro e basilico, mica ti metti a cercare l’antipasto di pesce o altre pietanze gourmet. E che c’è di meglio?
Nei miei puttan tour milanesi, la chiavata brasilera spesso è stato l’appuntamento di apertura, quello che ti svuota i coglioni prima di affrontare altri target più complessi. La scelta brasiliana sotto il Duomo è vastissima. Alcune sono diventate delle vere e proprie icone, a torto o ragione degli imprescindibili diktat. Prendete Fabiana, per esempio, via Imbonati, piazzale Maciachini: fisico clamoroso, culo superlativo, una sex-machine capace di domare il cazzo di un cammello. Per non parlare di Marina, gioiellino ambrato di via Leoncavallo, le minute ma stratosferiche fighette July ed Emanuela in via Cavallari, le porcelline di Piazza Duomo Dalila e Melissa, le tante patatine di Porta Romana e Porta Genova.
Ma le mie predilette restarono, tra il 2004 e il 2005, Giulia di Via Savona e Arianna in zona stazione Garibaldi, a dispetto del fatto che non si trattasse esattamente della creme della creme del reggimento carioca-paulista schierato in forze nella capitale lombarda: faccia da trans la prima, da Nonna Abelarda la seconda, entrambe stuccate da uno spessore indicibile di cerone e involgarite dall’applicazione a go-gò di ombretto, rimmel e rossetto. Ma si sa, ogni puttaniere ha le sue fisse. Per un malato di sesso anale come me, il maestoso culo di Giulia e le natiche a campana di Arianna, furono motivi più che sufficienti per preferirle alle top escort o alle strafiche stratosferiche che ormai pullulavano sul web.
Poi ci fu Nadia, capitolo a parte. La vidi solo una volta, intuendo subito che sarei diventato schiavo della sua femminilità.
Ma lasciamo la parola agli appunti dell’epoca.
GIULIA
Alle 10,00 di stamattina, dopo una fremente consultazione del mio ultimo database milanese, decido che mi ci vuole una sana chiavata mattutina. Comincio a chiamare tutti i numeri che mi vengono davanti, ma tra telefoni spenti e risposte inadeguate (no anal), los cojones cominciano a girarmi. Poi butto l’occhio sulle foto di tale Amira. Il suo fisico appena sbocciato e la sua pelle candida mi attizzano. La chiamo. Dice di essere brasiliana di pelle bianca e di fare tutto, anche se: “Tutto protetto”. Vabbè, mi accontenterò di sodomizzare le tue chiappette morbide. “Quanto chiedi?”. “Parto da settanta amor, poi dipende…ci mettiamo d’accordo qua”. Mumble, mumble…Odio questo tipo di risposta, ma vabbè…zona piazza Gerusalemme. Sono quasi sull’uscio, quando una vocina interna mi dice che, comunque, hai visto mai, è sempre meglio portarsi una cartuccia di riserva.
Cerco sul database il numero di una mia vecchia conoscenza, anch’essa brasiliana, che dovrebbe essere rientrata da poco. La chiamo. Il telefono trilla, ma nessuno risponde. Ok, lo scroto protesta, non posso più indugiare. “Taxi! Piazza Gerusalemme”. Arrivo trafelato, pregustando il biancore delle chiappette brasiliane che poco prima mi salutavano dallo schermo del portatile. “Chissà se saranno anche riluttanti ad aprirsi come piace a me…”, mi dico, e sto già fantasticando sulla rece che avrei scritto. Citofono:“6° piano, tesoro”. L’ascensore è funzionante. Ottimo, sto arrivando. Solita porta socchiusa, entro e…toh! A me pare proprio araba, altro che brasiliana! E le foto sono sue come sono mie le foto di Richard Gere, anche se il fisico, grosso modo, corrisponde. “Allora?” - Sono cento per una cosa tranquilla fatta con calma... Eddue! Altra frase che odio. “Ok, ma io sono venuto per esplorare il tuo culetto. Si può, vero?” – Strabuzza gli occhi. E’ proprio araba. “Sì, ma non per cento…” – Ah! E per quanto?” – Completo sono duecentocinquanta. “Tutto protetto?” – Tutto, sì. “Ok, ciao”. Giro i tacchi e imbocco l’uscita. Lo scroto protesta, ma io lo mando affanc… a lui e all’araba che dice di essere brasiliana. Perché poi? Va a capire. Esco, piazza Gerusalemme. Chiamo il radio-taxi. “Rimini 79 in quattro minuti”. Intanto riprovo a chiamare Giulia, la mia vecchia conoscenza, brasiliana autentica di Rio.
Ho anche un conto in sospeso con lei. L’ultima volta, 5-6 sei mesi addietro, mi aveva portato in cottura a smorzacandela, stabilendo lei il ritmo delle danze. Cosicché quando l’avevo messa a 90 per incularla, non avevo fatto in tempo a intingere il pennello che ero esploso come un pivellino. Perciò, me l’ero segnata. “Pronto? Sì amor, ci sono, sto trabagliandu, sì…”. Il taxi arriva dopo trenta secondi. “Via Savona, per cortesia”. Sto arrivando! Chiappone brasiliane dorate dal sole d’Ipanema, stavolta vi apro come un cocco!
Giulia mi accoglie con abitino rosso corto. E’ dimagrita. Le scarpe alte slanciano le sue gambe da gazzella. E’ proprio una bella femmina di 1 metro e 80, ma il trucco esagerato le dà un aria da travone. Glielo avevo anche detto di truccarsi meno pesantemente, ma evidentemente c’è chi le consiglia di abbondare. E così il suo giro di clienti non è all’altezza delle sue potenzialità, perché effettivamente, guardando le foto su web, qualche dubbio viene.
Iniziamo le danze sul lettone. Giulia non fa pompini cabrio, ma conosce certi giochini senza cappuccio che forse sono anche meglio. Dopo averti ripassato scroto, palle e randello con la lingua, srotola il condom con la bocca e inizia a pompare. E’ brava, è capace, è tranquilla. Ma è anche furbetta. Dopo i preliminari, con voce suadente ti fa: “Vado io sopra”? Se ci caschi, sei finito: la puttana serra le cosce e comincia a chiavarti a ritmo forsennato. Tu sei lì, quasi immobilizzato, che cerchi di ragionare, di accennare una reazione, di impostare una strategia, ma non puoi fare altro che stringere le sue tettone rifatte e sbattere il pube sulle sue chiappone dorate dal sole d’Ipanema. E poco dopo, soccombere. Quindi: “Vado io sopra”? “No, no, facciamo a pecora”. E poco dopo, molto poco dopo: “Facciamo culo”?
Ora, non voglio essere pedante, ma anche inculare una come Giulia, se non sei almeno uno e ottanta, è mica uno scherzo. E’ questione di… come dire: Geometrie. Lei poi ci mette del suo, per renderti più arduo il compito: non è apertissima, non usa lubrificanti e, soprattutto, non fa niente per aiutarti a incocciare il centro del tira a segno. Si mette a culo per aria e buonanotte.
Da notare che il suo “Culo per aria”, vista la stazza della tipa e l’altezza del letto, rimane a circa un metro e sessanta da terra. Tu, anche se sei un marcantonio, con il tuo cosino ritto rimani a circa un metro e venti da terra. Come colmare questo dislivello di quasi mezzo metro? Questo è il problema ingegneristico che ti poni, mentre lei, culo per aria, ti sfida: “Vuoi il mio culo? Sono cazzi tuoi”. Perciò è fondamentale dedicare, prima dell’assalto, una buona manciata di minuti a slinguazzare l’occhio bruno al centro delle chiappone dorate dal sole d’Ipanema che, dal suo metro e sessanta di quota, ti guarda quasi negli occhi, attizzandoti ulteriormente. E Giulia, almeno in questo, non si sottrae: anzi, sembra gradire.
Poi, per non ottenere solo innocui strofinamenti o miseri inzuppamenti, occorre portarsi dalla posizione eretta sul pavimento a quella del fantino, salendo sul letto con entrambe le zampe, e da lì, alla cieca, cercare la corretta inclinazione di entrata. Se la manovra riesce avrete messo i presupposti per una soddisfacente inculata, ma i problemi non sono finiti: la tipa, alle prime ondate, tenderà a mettersi orizzontale sul letto, stringendo le chiappe. L’importante in questi casi è accompagnare il movimento, prevenendo la contrazione espulsiva dello sfintere
Se sarete riusciti a non farvi sputare fuori, avrete le operazioni in pugno e, comodamente proni sulla schiena infinita di Giulia, consumerete un lauto pasto.
ARIANNA
Ecco la confessione che pochi avrebbero fatto e che anch’io sono stato tentato di tenere per me, serbata nei meandri delle mie memorie meno gratificanti per l’autostima. Vado a riferire, infatti, su un incontro di cui ci sarebbe poco da vantarsi, ma i labirinti della sessualità maschile sono frastagliati e a volte impenetrabili, anche a chi ne subisce gli influssi. Stasera non ho trombato esattamente una di quelle strafighe tutte tirate che ti fulminano con uno sguardo e nemmeno una di quelle ninfette giovani e fresche, ancora poco violate. Stasera ho trombato un bagascione brasiliano che molti ometti, credo, non sfiorerebbero nemmeno con un dito o che, ne sono sicuro, molti non esiterebbero a definire: "UN CESSO".
Ma stasera avevo voglia esattamente di quello: di montare una scrofa, di strapazzarla senza ritegno, di incunearmi nelle sue natiche ovali e di riempirmi le mani con le sue mammelle penzolanti. E in questi casi: la bellezza non serve, anzi può essere un ostacolo. Stasera ho trombato Arianna, bahiana sui vent’anni, capelli ossigenati, 1,60 scarsi, culo straripante e molto ben fatto, pettorale all natural voluminoso e morbido.
Lo so: la sua faccia non proprio da sirena farebbe venire i brividi incontrandola di notte. Ma io ho avuto cura di stare sempre alle sue spalle. E da dietro posso assicurare che Arianna esalta il fondo di verità di molte espressioni proverbiali: “Il vino buono sta nella botte piccola” o “Donna nana, tutta tana”.
Spesso ci si sofferma sulle capacità (s)pompinatorie delle zoccole, analizzando tecnica e generosità con cui viene consumato l’atto orale. Ebbene, penso che bisognerebbe fare lo stesso per le zoccole, ormai maggioranza, che si dichiarano “sodomizzabili”, perché, per dare via il culo, certamente è fondamentale una certa vocazione, ma ci vuole anche una certa tecnica.
In una ipotetica graduatoria che tenesse conto di tecnica, gestualità del viso e generosità nel concedere il lato B, Arianna, senza troppi giri di parole, è un’inculata superlativa, oserei dire che Arianna è “l’inculata assoluta”. E questo livello di purezza nell’atto sodomizzatorio, si ottiene soprattutto grazie alla sua fisicità senza orpelli: faccia al limite dell’inguardabile, incorniciata da lunghi capelli biondo platino, corporatura tracagnotta con latteria e culo spettacolari. Insomma, una così, sembra essere stata costruita per nient’altro che per essere inculata. Peraltro, la dotazione strettamente anale di Arianna, ancorché già perforata da altri, si concretizza in maniera sorprendentemente avvolgente e spiroidale, risucchiandoti tutto e subito.
E quando sei tutto dentro di lei, gli occhi di Arianna si chiudono, contraendosi, le labbra si stringono, le sopracciglia si inarcano, preparandosi al peggio. La sua faccia inguardabile, deformata da una mimica eloquente, è come un detonatore: in un crescendo di ferocia animale, ti ritrovi aggrappato alle sue zizze, a martellare con colpi sempre più potenti, incurante delle scosse che arrivano al perineo e allo scroto.
Finisce tutto in pochi irresistibili minuti, ma Arianna rimane in posa, ad occhi serrati, fino a che ti sente smontare completamente. Poi senza proferire parola, raggiunge pudicamente il bagno, mentre a te non rimane che scolpire nella memoria l’immagine dell’inculata perfetta che ti sei appena regalato.
NADIA
Nadia è stata un'esperienza davvero straordinaria, ma pericolosa per la stabilità affettiva, talmente coinvolgente da restarne turbati come pivelli. Nel mio girovagare da frequentatore di loftwalker ho sempre incontrato fanciulle più o meno giovani, più o meno gnocche, più o meno porche, più o meno capaci di fingersi sconvolte da un autentico orgasmo. Non mi ero mai imbattuto, invece, in una che, oltre a farsi pagare, scopa perché le piace scopare e che veramente vuole trarre piacere dal corpo degli ometti o degli omaccioni che la vanno a trovare.
Ora, non mi sono mai posto il problema di dare piacere ad una puttana, diciamo che non è mai rientrato tra i miei obiettivi, essendo stato sempre concentrato esclusivamente sul mio piacere e anche perché non ho mai creduto alle favole. Mi era anche capitato di leggere su forum di puttanieri e siti vari, colleghi che raccontavano di cunnilingus molto bagnati, di gemiti di piacere e di orgasmi veri (addirittura anali), con l’intento di evidenziare la partecipazione attiva se non il sincero coinvolgimento della pulzella sotto esame. Dall’alto delle mie incrollabili certezze di puttaniere ormai navigato, tuttavia, avevo sempre preso queste annotazioni come fantasie ed aggiustamenti narrativi o come frutto di candide illusioni, dovute alla giovane età del puttaniere narratore o, magari, ispirate da fanciulle particolarmente brave a recitare.
Ebbene, Nadia ha azzerato tutte le mie certezze, perché il suo orgasmo è durato un paio di minuti, lasciando una larga macchia sul letto. Ma la cosa che mi ha turbato più di altre è che questo orgasmo la tipa l’ha cercato insistentemente, tenendomi la testa con le mani, anche quando, un paio di volte, ho accennato una piccola protesta per il fatto che ero stato io a comprare le sue prestazioni (ben 200 roselline) e non il contrario. Inutile dire che essere stato gentilmente ma fermamente convinto dalle sue mani ad interessarmi della sua passerina in trepidante attesa, mi aveva attizzato più di ogni pompino che avrei potuto facilmente ricevere. Si è, insomma, instaurato un arrapante gioco delle parti in cui ogni volta che sollevavo il capo per riprendere fiato venivo prontamente richiamato all’ordine e “costretto” a rituffarmi giù. Fortuna che, dopo un’indicibile fatica durata una mezz’ora abbondante, finalmente, l’ho sentita vibrare, percossa da una scossa elettrica. E una brodaglia tiepida ha cominciato a irrorarmi bocca e muso. Come un soldato deciso a portare a termine la sua missione sono rimasto in apnea per un tempo infinito a ricevere quel fiotto dolce e intenso, rimanendo con la bocca incollata ai suoi sussulti (che se ancora ci penso mi viene duro). Solo quando ho sentito le sue mani spingermi via mi sono staccato e, stordito, mi sono accasciato sull’altro lato del letto.
Con la mente attraversata da sensi di colpa e assurdità simili ho cominciato a chiedermi che cazzo fosse successo e com'era possibile che..., mentre lei cercava di riportare tutto alla normalità, facendo ampio uso di carta assorbente e salviettine. Fortunatamente il trillo (o meglio la vibrazione) del suo cellulare mi ha immediatamente restituito il senso delle cose. Lo stesso meccanismo deve essere scattato nella testa di Nadia, che si è rifatta sotto, simpaticamente, con il chiaro intento di adempiere al suo dovere. Non mi sono fatto pregare e tutto è ritornato nel rassicurante alveo di un incontro puttana-puttaniere, anche se particolarmente singolare. Dopo essermi concesso ai suoi giochini orali in ogni dove e al suo pompino molto (forse troppo) aspirato, ho preteso di sintonizzarmi sul mio canale preferito: RAI2. E lì ho finalmente scaricato tutta la tensione. Non credo di voler rifare l’esperienza. Troppo rischiosa.
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