Devota - parte 2

di
genere
incesti

Mi chiamo Clarissa, ho quarantacinque anni, e da quella notte in discoteca con mia figlia Federica la mia vita è completamente cambiata. All’inizio pensavo fosse solo una serata folle, un’esperienza unica e proibita da non ripetere. Mi sbagliavo di grosso.
Nel giro di poche settimane Federica ha preso il controllo totale. Ha iniziato con piccoli ordini: «Mamma, inginocchiati e leccami mentre guardo il telefono». Io, che all’inizio esitavo, mi ritrovavo già bagnata solo a sentirla parlare con quel tono autoritario. Poi gli ordini sono diventati più pesanti. Mi faceva indossare solo un grembiule da casa mentre cucinavo, mi obbligava a tenere un plug anale tutto il giorno, mi mandava messaggi durante il lavoro: «Toccati in bagno e mandami un video della tua figa che cola». Obbedivo sempre. Più mi umiliava, più mi eccitavo.
Ho scoperto che adoro essere la sua schiava. Adoro quando mi guarda dall’alto in basso con quegli occhi scuri e mi dice: «Sei solo la mia puttana personale, mamma. La mia troia di casa». Mi fa sentire viva come non mi succedeva da anni. La devozione che provo per lei è assoluta, malata, totale. Farei qualsiasi cosa per vederla sorridere soddisfatta mentre mi usa.
Federica ha capito subito quanto fossi debole. Ha iniziato a vestirmi come voleva: tacchi altissimi, gonne cortissime senza mutandine, reggiseni push-up che fanno strabordare le mie tette mature. Mi fa camminare per casa a quattro zampe, mi lega al letto e mi lascia lì per ore con un vibratore acceso dentro la figa. Mi obbliga a chiamarla «Padrona» anche quando siamo sole. Io lo faccio con gioia, con la voce tremante di eccitazione: «Sì, Padrona… la tua mamma-puttana obbedisce».
L’apice è arrivato due settimane fa.
Federica mi ha detto che avrebbe organizzato una “serata speciale” con alcuni suoi compagni di università. Io ho capito subito cosa intendeva, ma invece di spaventarmi mi sono bagnata all’istante. Mi ha preparata personalmente: mi ha fatto la doccia, mi ha depilata completamente, mi ha messo un collare di pelle con scritto “Proprietà di Federica” e un guinzaglio. Mi ha truccata in modo volgare: rossetto rosso fuoco, eyeliner pesante, ciglia finte. Poi mi ha fatto indossare solo un paio di tacchi a spillo e una catenella sottile che mi passava tra le labbra della figa e del culo, stringendomi il clitoride.
Ha portato sei suoi compagni di classe, tutti ragazzi di vent’anni, alti, atletici, con cazzi giovani e duri. Li ha fatti sedere in cerchio nel salotto di casa nostra. Io ero in ginocchio al centro della stanza, nuda, il collare al collo.
Federica, vestita solo con un completino di lingerie nera, si è seduta su una poltrona come una regina. In mano aveva il telefono che registrava tutto in alta definizione. «Inizia, mamma. Fai vedere ai miei amici che brava puttana sei».
Ho iniziato a strisciare verso di loro. Federica dirigeva ogni cosa con voce ferma e fredda: «Succhia il primo cazzo, lentamente. Guarda in camera mentre lo fai». Ho preso il primo cazzo in bocca, l’ho succhiato con devozione, sbavando, mentre Federica zoomava sul mio viso maturo che si riempiva di saliva. «Più profondo, troia. Ingoia fino alle palle».
I ragazzi erano eccitatissimi. Mi hanno usata uno dopo l’altro. Mi hanno scopata sul divano, sul tavolo, per terra. Federica dava ordini precisi: «Apri di più le gambe, mamma. Fai vedere come ti allarga la figa». «Ora prendilo nel culo, e ringrazia ogni ragazzo che ti fotte». Io obbedivo piangendo di piacere: «Grazie… grazie per usare la puttana di mia figlia…».
Mi hanno fatto doppia penetrazione, tripla: un cazzo in bocca, uno nella figa, uno nel culo. Federica filmava tutto da vicino, zoomando sui miei buchi dilatati, sulla sborra che colava, sul mio viso distorto dal piacere. «Di’ il tuo nome e cosa sei» mi ordinava mentre un ragazzo mi martellava il culo. Io, con la voce rotta, rispondevo: «Mi chiamo Clarissa… sono la mamma di Federica… e sono la sua puttana personale… la sua schiava incestuosa… usatemi come volete…».
I ragazzi mi hanno coperta di sborra: faccia, tette, figa, culo, capelli. Federica mi ha fatta mettere in ginocchio davanti alla telecamera e mi ha ordinato di leccare tutto lo sperma dal pavimento mentre loro guardavano. Poi ha fatto la cosa più umiliante: mi ha fatta sdraiare e ha pisciato sulla mia faccia e sulle mie tette davanti a tutti, mentre io venivo di nuovo, urlando di gratitudine.
Alla fine del video, che dura quasi due ore, Federica mi ha fatto guardare le immagini insieme a lei. Mentre rivedevo me stessa venire distrutta dai suoi amici, lei mi teneva per i capelli e mi sussurrava all’orecchio: «Guarda che troia sei diventata, mamma. Sei mia. Completamente mia».
Da allora il video circola solo tra noi e i sei ragazzi (sotto stretta sorveglianza di Federica). Io vivo per servire mia figlia. Ogni mattina le preparo la colazione nuda, con il collare addosso. Ogni sera aspetto i suoi ordini: posso essere la sua sgabello umano, il suo posacenere, il suo cuscino per i piedi, o la sua troia da prestare a chi vuole. La mia devozione è assoluta. Farei qualsiasi cosa per lei.
Sono Clarissa, madre divorziata di quarantacinque anni, diventata la puttana devota e schiava incestuosa di sua figlia Federica. E non sono mai stata più felice e più eccitata in tutta la mia vita.
scritto il
2026-04-23
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