I piedi di Lara odorosi 1

di
genere
feticismo

Lara era una donna di trentadue anni dal fascino magnetico, con curve morbide e un sorriso che prometteva segreti. I suoi capelli castani cadevano in onde leggere sulle spalle, e i suoi occhi verdi brillavano di una malizia complice ogni volta che si accorgeva dello sguardo di Marco fisso sui suoi piedi. Sapeva perfettamente quanto lo facesse impazzire. Da tre giorni indossava gli stessi collant color carne, quelli velatissimi, quasi trasparenti, che le avvolgevano le gambe come una seconda pelle impalpabile. Li aveva scelti apposta per lui: sottili, delicati, con una cucitura invisibile che sottolineava la perfezione delle sue caviglie e la curva sensuale delle dita.
Quella sera, nell’appartamento illuminato solo da una lampada calda sul comodino, Lara si sedette sul bordo del letto. Indossava una camicetta di seta bianca semiaperta e una gonna corta che lasciava scoperte le gambe. Marco era in ginocchio davanti a lei, il respiro già accelerato, gli occhi che non riuscivano a staccarsi da quei piedi ancora chiusi nelle décolleté nere.
«Sono passati tre giorni, amore mio», mormorò lei con voce bassa e vellutata, sfilando lentamente una scarpa. L’aria calda della stanza accolse il piede destro, ancora perfettamente fasciato dal collant. L’odore arrivò subito, intenso, intimo: un profumo muschiato, dolce e leggermente salato, frutto di tre giorni di passi, di calore, di vita. Non era sporco, solo vissuto, femminile, irresistibile.
Marco si avvicinò, le narici dilatate. Lara sollevò il piede e lo appoggiò delicatamente sul suo petto, premendo appena contro il cuore che batteva forte.
«Annusa», gli ordinò con dolcezza, ma con un tono che non ammetteva esitazioni.
Lui obbedì. Affondò il naso nell’arco del piede, inspirando profondamente. Il profumo lo invase: caldo, leggermente acre, con quel retrogusto di nylon impregnato che lo faceva tremare. Lara sorrise, inclinando la testa di lato, godendo del potere che esercitava su di lui.
«Più a fondo… sì, così», sussurrò, mentre lui premeva il viso contro la pianta, respirando con avidità. La seta del collant era ancora liscia, ma umida di quel calore accumulato, quasi appiccicosa sotto il naso. Marco baciò la punta delle dita, lentamente, con reverenza. Le sue labbra sfiorarono ogni dito, uno a uno, sentendo il nylon teso e il calore della pelle sotto.
Lara gemette piano di piacere. Adorava essere adorata così. Sollevò anche l’altro piede, togliendo la seconda scarpa, e li unì sul viso di lui. Marco era in estasi. Baciava, annusava, passava la lingua sulla pianta destra, assaporando il sapore salato e setoso del collant. La lingua scivolava lenta, premendo contro le dita, tracciando linee umide lungo l’arco. Lei lo guardava, le labbra socchiuse, una mano che accarezzava i suoi capelli.
«Leccami bene… fai sentire quanto mi desideri», mormorò, spingendo i piedi contro la sua bocca. Marco obbedì con devozione, la lingua che lambiva ogni centimetro, succhiando piano le dita attraverso il nylon, mordicchiando delicatamente i talloni. Il profumo era ovunque, lo avvolgeva, lo faceva impazzire. Lara era bagnata già da tempo; sentiva il calore tra le cosce crescere mentre lui la venerava.
Dopo lunghi minuti di quella dolce tortura, lei lo attirò a sé. «Basta così… ora vieni qui». Lo fece alzare, gli tolse la camicia con gesti rapidi e lo spinse sul letto. Marco era duro, dolorosamente eccitato. Lara si sfilò la gonna e i collant rimasero addosso, ancora umidi della sua adorazione. Si mise a cavalcioni su di lui, la vagina già gonfia e lucida di eccitazione. Non ci furono preliminari orali su di lui: voleva sentirlo dentro subito.
Con un movimento fluido, si abbassò. La penetrazione fu lenta, profonda. Era fradicia, calda, stretta. Il suo umore scivolò lungo l’asta di Marco mentre lei lo accoglieva tutto, fino in fondo. Un gemito lungo, sensuale, le sfuggì dalle labbra. «Dio… sì», sussurrò, cominciando a muoversi.
I collant le fasciavano ancora le gambe, le piante dei piedi ora premute contro le cosce di lui mentre cavalcava. Marco la afferrò per i fianchi, spingendo verso l’alto, ma i suoi occhi continuavano a cercare i piedi di lei. Lara se ne accorse e, senza fermarsi, sollevò un piede e glielo premette contro il viso.
«Annusa ancora mentre mi scopi», gli ordinò con voce roca.
Lui obbedì. Il profumo del collant impregnato si mescolò all’odore del loro sesso. Lara accelerò il ritmo, la vagina che stringeva e pulsava intorno a lui, bagnatissima, quasi fradicia. I suoi movimenti erano fluidi, sensuali, ogni affondo un’onda di piacere che li travolgeva entrambi. Lui leccava il piede mentre lei lo cavalcava con passione crescente, i seni che ondeggiavano sotto la camicetta aperta, i capezzoli turgidi.
L’orgasmo arrivò improvviso per lei: un grido soffocato, il corpo che tremava, la vagina che si contraeva ritmicamente intorno a lui, spremendolo. Marco non resse più. Con un ultimo affondo profondo venne dentro di lei, riempiendola mentre il suo naso era ancora affondato nel piede caldo e profumato.
Lara si lasciò cadere su di lui, ansimante, un sorriso soddisfatto sulle labbra. I collant erano ancora addosso, umidi di saliva e di desiderio. Gli accarezzò i capelli.
«Domani ne indosserò un altro paio… per altri tre giorni», mormorò. «E tu sarai di nuovo in ginocchio, vero?»
Marco, ancora dentro di lei, annuì senza fiato.
scritto il
2026-04-19
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