Buonanotte
di
Cla85
genere
pulp
Mi sveglio sudata e con il respiro corto. Ancora. È successo ancora. Ho la bocca asciutta. Mi alzo, vado verso la cucina del monolocale per bere un bicchiere d'acqua. Prendo l'agenda, segno una X sulla tabella. Conto sei crocette da inizio mese. Ale esce dal bagno, non faccio in tempo a nascondere le pagine.
"Cosa stai segnando?"
La sua voce è stanca, bassa e graffiata. Ultimamente soffre d'insonnia, di giorno è nervoso, di notte vaga per casa come un'ombra.
"Niente di importante... tengo un registro."
"Di?"
"Sogni."
Si accende una sigaretta e viene a sedersi al tavolo. Tira. Un filo di fumo si avviluppa nell'aria. Non mi piace che fumi in casa.
"Sogni di scopare?"
La sua domanda mi arriva come una scossa inaspettata. Un'improvvisa vampata di calore mi sale al volto. Non gliel'ho mai detto, non so come abbia fatto a scoprirlo. Non aspetta la risposta, il rossore che sento bruciare sulle guance evidentemente gli basta.
"Chi è?"
"Nessuno, sono volti sconosciuti... inventati..."
Dà un tiro e soffia via il fumo.
"Bugiarda. Gemi e parli nel sonno."
Mi sento a disagio, sotto esame; mi sta facendo domande di cui conosce già la risposta.
"Ale sono solo sogni..."
"Vi vedete ancora?"
"Non abita più in Italia da anni, lo sai."
"Vi sentite?"
"No."
"Ma sogni di scopare con lui tre volte a settimana..."
"È così. Mi dispiace, non so perché... non posso farci niente."
Schiaccia la sigaretta nel posacenere.
Prende l'agenda, la sfoglia, trova le tabelle piene di crocette nelle ultime pagine.
"Da due anni?"
Mi guarda. È da molto di più, ma non lo dico, mi limito ad annuire. Scaraventa l'agenda contro la parete facendomi sobbalzare.
"Smettila Ale! Non ha senso non puoi essere geloso di un sogno, non è colpa mia, io non faccio niente! L'unico con cui mi piace davvero fare l'amore sei tu..."
Silenzio.
Il ticchettio dell'orologio a parete e il ronzio del frigorifero riempiono la stanza. Mi avvicino alla finestra, mi manca l'aria.
Alessio si passa una mano tra i capelli, poi mi guarda dritto negli occhi.
"Sono settimane che non riesco a dormire. Chiudo gli occhi mezz'ora, a volte un'ora, poi mi sveglio e non dormo più. Così ho avuto modo di ascoltare i tuoi sospiri, i gemiti. Mentre mi giro nel letto o fisso il soffitto tentando invano di spengere il cervello, tu sei lì, accanto a me con il tuo sonno profondo, e ad un tratto inizi a mugolare e a parlare. Il ritmo del tuo respiro accelera, il viso si deforma... All'inizio mi eccitavi, a volte ti ho infilato una mano tra le cosce e ti ho ricondotta a me. Ma lo fai continuamente e dalla tua bocca esce sempre quel cazzo di nome."
"Mi dispiace Ale... non pensavo fosse così..."
"Devi trovare una soluzione."
"Non è facile... non so cosa fare. Come posso controllare ciò che sogno?"
Esito, so di entrare in un terreno scivoloso.
"Perché non prendi le gocce che ti ha prescritto il medico, così magari ricominci a dormire e ti rilassi un po'..."
Gli parlo con dolcezza, vorrei davvero che si lasciasse aiutare.
Alessio mi guarda serio, in silenzio, il mento appoggiato sulla mano sinistra, gli occhi stretti, la fronte corrucciata. Mi fissa e non dice nemmeno una parola per un tempo che mi sembra infinito. Ho la sensazione di aver detto qualcosa di sbagliato.
Attende ancora, poi sospira e riprende a parlare, lentamente, a voce bassa.
"È successo anche poco fa. Stessa storia. Avevo gli occhi pesanti, sentivo il corpo debole ma non c'era verso di dormire. Ho cercato di rilassarmi sotto le coperte e mentre ero sul punto di cedere al sonno tu hai ricominciato. Sono esasperato... Sfinito dalla stanchezza...
Mi sono sentito frustrato... impotente.
Tu farfugliavi il suo nome, ridevi, il letto cigolava e quei suoni mi entravano in testa. Poi, nel sonno, ti sei voltata verso di me. Avevo il tuo respiro sul collo e la tua mano sul petto quando hai iniziato a gemere. Ho pensato: adesso basta. Ho preso il cuscino, l'ho sollevato ed ero pronto a premertelo sulla faccia per farti tacere."
Trattengo il fiato. Nella stanza sento solo la lancetta dei secondi che rimbomba nel silenzio.
"E sai perché non l'ho fatto?"
Aspetto senza rispondere.
Ho il cuore in gola.
"Perché è arrivato un messaggio. Il tuo telefono sul comodino si è illuminato. Un SMS dell'operatore: credito insufficiente, ricarica ora."
Pausa.
"Una cazzata. Una stupida notifica alle tre di notte. In quel momento mi sono visto e ho realizzato quello che stavo per fare.
Quindi te lo dico ancora una volta Clara.
Trova una soluzione."
"Cosa stai segnando?"
La sua voce è stanca, bassa e graffiata. Ultimamente soffre d'insonnia, di giorno è nervoso, di notte vaga per casa come un'ombra.
"Niente di importante... tengo un registro."
"Di?"
"Sogni."
Si accende una sigaretta e viene a sedersi al tavolo. Tira. Un filo di fumo si avviluppa nell'aria. Non mi piace che fumi in casa.
"Sogni di scopare?"
La sua domanda mi arriva come una scossa inaspettata. Un'improvvisa vampata di calore mi sale al volto. Non gliel'ho mai detto, non so come abbia fatto a scoprirlo. Non aspetta la risposta, il rossore che sento bruciare sulle guance evidentemente gli basta.
"Chi è?"
"Nessuno, sono volti sconosciuti... inventati..."
Dà un tiro e soffia via il fumo.
"Bugiarda. Gemi e parli nel sonno."
Mi sento a disagio, sotto esame; mi sta facendo domande di cui conosce già la risposta.
"Ale sono solo sogni..."
"Vi vedete ancora?"
"Non abita più in Italia da anni, lo sai."
"Vi sentite?"
"No."
"Ma sogni di scopare con lui tre volte a settimana..."
"È così. Mi dispiace, non so perché... non posso farci niente."
Schiaccia la sigaretta nel posacenere.
Prende l'agenda, la sfoglia, trova le tabelle piene di crocette nelle ultime pagine.
"Da due anni?"
Mi guarda. È da molto di più, ma non lo dico, mi limito ad annuire. Scaraventa l'agenda contro la parete facendomi sobbalzare.
"Smettila Ale! Non ha senso non puoi essere geloso di un sogno, non è colpa mia, io non faccio niente! L'unico con cui mi piace davvero fare l'amore sei tu..."
Silenzio.
Il ticchettio dell'orologio a parete e il ronzio del frigorifero riempiono la stanza. Mi avvicino alla finestra, mi manca l'aria.
Alessio si passa una mano tra i capelli, poi mi guarda dritto negli occhi.
"Sono settimane che non riesco a dormire. Chiudo gli occhi mezz'ora, a volte un'ora, poi mi sveglio e non dormo più. Così ho avuto modo di ascoltare i tuoi sospiri, i gemiti. Mentre mi giro nel letto o fisso il soffitto tentando invano di spengere il cervello, tu sei lì, accanto a me con il tuo sonno profondo, e ad un tratto inizi a mugolare e a parlare. Il ritmo del tuo respiro accelera, il viso si deforma... All'inizio mi eccitavi, a volte ti ho infilato una mano tra le cosce e ti ho ricondotta a me. Ma lo fai continuamente e dalla tua bocca esce sempre quel cazzo di nome."
"Mi dispiace Ale... non pensavo fosse così..."
"Devi trovare una soluzione."
"Non è facile... non so cosa fare. Come posso controllare ciò che sogno?"
Esito, so di entrare in un terreno scivoloso.
"Perché non prendi le gocce che ti ha prescritto il medico, così magari ricominci a dormire e ti rilassi un po'..."
Gli parlo con dolcezza, vorrei davvero che si lasciasse aiutare.
Alessio mi guarda serio, in silenzio, il mento appoggiato sulla mano sinistra, gli occhi stretti, la fronte corrucciata. Mi fissa e non dice nemmeno una parola per un tempo che mi sembra infinito. Ho la sensazione di aver detto qualcosa di sbagliato.
Attende ancora, poi sospira e riprende a parlare, lentamente, a voce bassa.
"È successo anche poco fa. Stessa storia. Avevo gli occhi pesanti, sentivo il corpo debole ma non c'era verso di dormire. Ho cercato di rilassarmi sotto le coperte e mentre ero sul punto di cedere al sonno tu hai ricominciato. Sono esasperato... Sfinito dalla stanchezza...
Mi sono sentito frustrato... impotente.
Tu farfugliavi il suo nome, ridevi, il letto cigolava e quei suoni mi entravano in testa. Poi, nel sonno, ti sei voltata verso di me. Avevo il tuo respiro sul collo e la tua mano sul petto quando hai iniziato a gemere. Ho pensato: adesso basta. Ho preso il cuscino, l'ho sollevato ed ero pronto a premertelo sulla faccia per farti tacere."
Trattengo il fiato. Nella stanza sento solo la lancetta dei secondi che rimbomba nel silenzio.
"E sai perché non l'ho fatto?"
Aspetto senza rispondere.
Ho il cuore in gola.
"Perché è arrivato un messaggio. Il tuo telefono sul comodino si è illuminato. Un SMS dell'operatore: credito insufficiente, ricarica ora."
Pausa.
"Una cazzata. Una stupida notifica alle tre di notte. In quel momento mi sono visto e ho realizzato quello che stavo per fare.
Quindi te lo dico ancora una volta Clara.
Trova una soluzione."
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