In vacanza da nonno - Parte 1

di
genere
incesti

Ero seduta sul divano quando mia madre rientrò dal lavoro. Mi vide e sbuffò.
“Iniziamo bene”, pensai.
“Aurora, sei stata lì tutto il giorno o hai fatto qualcosa?” mi disse.
“Mamma, per favore.”
“No, Aurora, per favore niente! E’ da due settimane che sei uno zombie, da quando tu e Marco vi siete lasciati.”
“Mi ha tradita, mamma. E’ diverso.”, dissi mentre mi alzavo per andare in cucina, sperando che lei non mi seguisse e la conversazione finisse lì.
Non andò così.
“Ormai è successo, che vuoi farci? Hai 25 anni, sei bellissima, non ci metterai nulla a trovare un altro ragazzo, anche migliore di Marco.”
Mi versai del succo e tornai sul divano.
“Te l’ha detto anche papà: perché non raggiungi nonno alla casa al mare? Stai lì un paio di settimane, ti rilassi e cambi aria. La sessione all’universita è finita. Questa cosa può farti bene.”
“Se accetto la smettete tutti e due di farmi la predica ogni giorno da oggi finchè non parto?”
“Promesso.”

“Fammi sapere a che ora arrivi alla stazione, tesoro.”
Era un messaggio di mio nonno Nicola.
Nonno era rimasto vedovo ormai da dieci anni e, dopo un normale periodo di gestione del dolore iniziale, aveva ben presto ripreso in mano la sua vita: aveva ripreso ad andare in palestra, aveva iniziato a frequentare delle balere e aveva comprato una motocicletta, nonostante il parere contrario di suo figlio, mio padre.
Per essere un uomo di 65 anni, se li portava piuttosto bene. Capelli brizzolati, barba curata, fisico asciutto.
Arrivai alla stazione alle 15 e lo intravidi dal finestrino, era già lì ad aspettarmi.
Mi accolse con un abbraccio e un bacio sulla guancia.
“Tesoro mio, sono felicissimo che tu sia qui! Vedrai che l’aria di mare ti aiuterà ad alleviare le tue pene d’amore.”
“Vedremo”, risposi non troppo convinta.
Raggiungemmo la casa al mare, una villetta non troppo lontana dalla spiaggia e sistemai le mie cose nell’armadio.
La serata trascorse tranquilla: cenammo e poi nonno mi invitò a fare un giro al mare. Accettai, anche perché non potevo fare altro: non c’era la tv e non volevo passare la serata sui social a vedere le foto di Marco.

Furono i raggi del sole che penetravano dalla tenda a svegliarmi, il mattino dopo.
Misi il costume e scesi al piano di sotto per fare colazione.
Raggiunsi la cucina e vidi nonno in giardino, seduto a gambe incrociate su una specie di stuoia.
Versai il caffè in una tazza e decisi di raggiungerlo.
“Buongiorno, non…”
Lui trasalì e si alzò di scatto.
Restai scioccata: era nudo, completamente nudo. Lo sguardo, ovviamente, andò a finire sul cazzo.
Era chiaramente a riposo, ma le dimensioni erano importanti.
Lui prese la stuoia e si coprì come meglio poteva.
“Caz… maledizione, Aurora, scusami. La mattina faccio sempre naked yoga, pensavo che avrei finito prima del tuo risveglio.”
“Cioè fai… fai yoga nudo?”
“Sì, è una pratica nuova, ormai lo fanno in molti. Serve ad aumentare l’autostima e a superare il senso di vergogna.” rispose dalla piccola cabina in cui intanto era entrato per riestirsi.
“Io mi sto vergognando parecchio in questo momento, quindi direi che con me non sta funzionando.” dissi, rientrando in casa.

Quella mattina decidemmo comunque di andare in spiaggia: nonostante ciò che era appena successo, gli chiesi di aiutarmi a mettere la crema solare.
Aveva un tocco delicato, massaggiava per bene tutte le aree del corpo che gli indicavo.
Se non fosse stato mio nonno, avrei giurato che gli stesse piacendo.
Purtroppo (o per fortuna) la conferma non tardò ad arrivare: una volta finito, disse che aveva voglia di fare un bagno e si allontanò.
L’aveva forse fatto per non farmi vedere la reazione fisica che aveva scatenato quella mia richiesta?
Il resto della giornata trascorse con un bel po’ di imbarazzo nell’aria quindi, dopo cena, tornai subito in camera mia, mi misi a leggere e mi addormentai.

Nei giorni successivi, mio nonno continuò con il suo naked yoga al mattino: la cosa mi incuriosiva
così tanto che lo spiavo dalle scale. Aspettavo solo un momento: quello in cui si sarebbe alzato e mi avrebbe inconsapevolmente mostrato il cazzo.
Mi stavo davvero eccitando pensando a lui?
Dovevo capire che cosa stava succedendo, quindi decisi che il giorno dopo avrei preso in mano la situazione.
Puntai la sveglia 6,45 del mattino. Mio nonno avrebbe iniziato a fare yoga alle 7, ma quel giorno, avrebbe trovato me nuda accanto a lui.

Aprì la porta che dava sul giardino mentre lui era già seduto.
Si girò di scatto, ma stavolta fu lui a rimanere scioccato: ero completamente nuda.
“Questo tipo di yoga serve a superare la vergogna, giusto? E allora superiamola.” dissi, prendendo una stuoia e sedendomi di fianco a lui.
“Aurora, ma… ma che fai?”
“Naked yoga, insieme a te. Iniziamo?”
“Non mi sembra una cosa normale.” disse, quasi balbettando.
In tutto questo notai che il suo sguardo era caduto sulla mia quarta di seno.
“Quando sei in città vai a farlo in un posto in cui c’è altra gente, no?”, gli chiesi.
“Sì”, mi rispose, “ma tu sei mia nipote.”
Si lasciò convincere e iniziammo.
Provammo diverse posizioni. Niente di troppo complicato, comunque: mio nonno aveva pur sempre 65 anni.
Cercava comunque di evitare di incrociare il mio sguardo, mentre io lo squadravo per bene.
Ad un tratto, mentre mi preparavo alla “posizione della montagna”, persi l’equilibrio e caddi per terra.
Mio nonno mi aiutò subito a rialzarmi.
Colsi la palla al balzo.
“Forse è meglio se mi accompagni tu da dietro, nonno.”
“Va… va bene.”
Si mise dunque dietro di me e mi guidò. Sentivo il suo respiro su di me, così indietreggiai leggermente fino a sfiorargli il cazzo.
Lui fece un passo indietro per evitare il contatto ma era eccitato, lo sentivo.
Continuò a guidarmi nella posizione corretta e, ad un tratto, feci scivolare la mia mano indietro, che trovò subito il cazzo. Era duro.
Mi girai di scatto.
“E questo da dove salta fuori?” gli dissi, indicandolo.
Lui arrossì.
“E’… è la situazione, Aurora. Sei mia nipote ma sei pur sempre una donna. Certe cose succedono per forza.”
“Bisogna prenderla in mano questa situazione, allora.”
Provò a divincolarsi, ma in maniera poco convinta.
“Che… cosa stai facendo?”
“L’hai detto tu che questa vacanza mi sarebbe servita ad alleviare le mie pene d’amore, no? A me questo sembra un buon modo.”, gli dissi, avvicinando il mio volto al suo.
“Ma tu sei… io sono tuo…non si può. Sei una bellissima donna, ma non possiamo…”
Avevo il suo cazzo tra le mani e stava diventando sempre più duro.
“Se non vuoi, dimmelo adesso e me ne vado.”, dissi con un tono falsamente categorico.
“Ti sembra che non voglia?”
Era il via libera.
Iniziai a segarlo pian piano, guardandolo negli occhi. In quello sguardo non c’era più mio nonno, ma un uomo desideroso di scopare.
I miei movimenti si fecero sempre più decisi, il suo cazzo era in completa erezione.
I nostri volti erano a pochi centimetri di distanza, i nostri nasi iniziarono a sfiorarsi. Fu poi la volta delle nostre bocche, che iniziarono a cercarsi e, finalmente, si trovarono. Mi infilò la lingua in bocca, e io ricambiai senza pensarci.
Presi la sua mano e me la poggiai sulle tette.
Continuammo così per qualche minuto. Le nostre lingue continuavano ad intrecciarsi l’una con l’altra, mentre intanto lui con la mano era sceso fino a raggiungere la fica.
“Mettiti in ginocchio”, mi disse all’orecchio.
Non me lo feci ripetere.
Presi il suo cazzo in bocca. Sentivo le sue pulsazioni. Iniziai a succhiarlo avidamente, dando dei piccoli colpi di lingua sulla cappella per godermi il suo sguardo di piacere. Lui accompagnava i miei movimenti della testa con la sua mano.
Dopo dieci minuti mi fece alzare, mi baciò ancora e poi mi fece stendere sulla stuoia.
Mi aprì le gambe e iniziò a toccarmi la fica.
“Guarda come sei bagnata! Non ero il solo ad avere una certa voglia eh? mi disse, dopo aver raccolto un po’ dei miei umori con le dita.
Mi alzai di scatto, presi la sua mano e mi misi quella dita in bocca.
“Io non butto niente.”, dissi sorridendo.
Questa cosa lo fece letteralmente impazzire.
Mi allargò le gambe e iniziò a letteralmente a divorarmi la fica, mentre con le mani mi stringeva le tette. Dava dei colpi di lingua impressionanti, da uomo esperto, non come i ragazzi che avevo frequentato fino a quel momento.
Mi misi le mani tra i capelli per il piacere e lo incitai a continuare.
Misi le mani sulla sua testa, quasi a spingerlo a non fermarsi.
Dopo qualche minuto venni copiosamente sulla sua faccia.
Non ero sazia.
“Scopami”, gli dissi. “Voglio quel cazzo dentro di me.”
Mi piantò un colpo secco ed entrò.
Iniziò a muoversi dolcemente, si distese su di me e riprendemmo a baciarci.
Durante una pausa, gli morsicai il labbro e gli sorrisi, provocandolo.
Lui, di rimando, mi infilò ancor di più la lingua in gola mentre iniziava a darmi colpi sempre più decisi.
Capii che stava per venire.
“Sborrami dentro, nonno.”
Si fermò.
“Ma che dici? E’ rischioso.”
Lo baciai ancora.
“Prendo la pillola, puoi stare tranquillo.”
Continuò a scoparmi per qualche altro minuto, con colpi così decisi che facevano sì che sentissi le sue palle sbattermi sulla fica.
All’improvviso, sentii un’ondata calda dentro di me.
Si accasciò su di me, esausto, e ne approfittai per dargli un bacio sulla guancia.
Dopo un po’, la realtà sembrò quasi colpirlo all’improvviso.
“Che abbiamo fatto? Aurora, ma che cosa abbiamo…”
Gli misi una mano sul volto, quasi a tranquillizzarlo, e lo baciai nuovamente.
“Era da tempo che non stavo così bene”, gli dissi. “Ed è tutto merito tuo.”
Poggiai la testa sul suo petto e mi addormentai.

Continua…
scritto il
2026-03-30
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