L'ex alunno - Parte 1

di
genere
etero

Mi chiamo Maria Grazia, ho 70 anni e sono un’ex professoressa di italiano di un istituto tecnico.
Ho avuto una vita abbastanza monotona, figlia unica e mai stata sposata. Dopo aver ottenuto la cattedra di insegnante, ho continuato comunque a vivere con i miei genitori pensando che, prima o poi, mi sarei sposata e sarei andata via.
Purtroppo (o per fortuna, visto quello che vi racconterò) non è mai successo e così sono rimasta “intrappolata” a casa e, col passare degli anni, ho finito per diventare la badante dei miei genitori.
Per carità, l’ho fatto con piacere e per amore di figlia, ma non vi nego che la situazione ha sempre avuto un peso non indifferente su di me. Il lavoro vero, quello di insegnante, era una via di fuga da visite ospedaliere, pastiglie da prendere e appuntamenti con il dottore da prenotare.
Dove lo trovavo lo spazio per un uomo in tutto questo? Alla fine quindi mi sono accontentata e mi sono limitata ad avere dei rapporti sessuali con Mario, mio coetaneo e vicino di casa, anche lui intrappolato nella mia stessa situazione.
Non mi piaceva granchè, ma ahimè era l’unica valvola di sfogo che avevo a disposizione.
Da quando i miei genitori sono morti e io sono andata in pensione, faccio una vita piuttosto semplice: commissioni, il caffè con le amiche, le solite cose che fa una pensionata.
In questo contesto quindi, l’arrivo di Mirko nella mia vita è stato un fulmine a ciel sereno.
Mirko è stato un mio ex alunno che ho incrociato completamente per caso: ho comprato una lavatrice per sostituire quella vecchia e lui era il fattorino incaricato della consegna.
Era cambiato molto rispetto ai tempi della scuola: prima era magrolino, timido, non riusciva a tenere il contatto visivo quando parlava.
Ora invece aveva messo su muscoli, aveva una barbetta che lo faceva sembrare più grande e maturo rispetto alla sua età ed era diventato molto più spigliato.
“Prof! Quando ho visto il suo nome sulla fattura quasi non ci credevo! Come sta?” mi disse, mentre entrava in casa.
“Tu che dici, Mirko?”, gli rispondo, toccandomi la pancetta. “Siamo cambiati entrambi fisicamente, eh? Tu in meglio e io in peggio, come puoi vedere.”
“La smetta prof, su. Si mantiene ancora benissimo. E anche quel taglio di capelli le dona molto. Non è quello che aveva ai tempi della scuola, vero?”
“No, ho deciso di cambiare di recente. Mi sta bene?”
“Benissimo.”

Lo accompagnai in cucina e, continuando a parlare dei vecchi tempi, lo osservavo mentre è al lavoro. E’ brutto da dire, lo so, ma quando era un mio alunno era il classico brutto anatroccolo, e invece guarda un po’ com’era diventato adesso.
“Tu che mi dici? Fidanzato, sposato?”
“Macchè prof, ormai dopo i 30 anni bisogna essere fortunati ad incontrare la persona giusta. Non dico che mi sono arreso ma quasi.”
“Non dire sciocchezze, sei un bellissimo ragazzo, devi solo essere un po’ più spigliato. Sei sempre stato troppo responsabile, te l’ho sempre detto.”

Dopo aver finito di collegare la lavatrice, gli chiesi se gradisse un caffè e lui accettò.
Ci mettemmo lì seduti e continuammo a parlare dei tempi della scuola.
“Sei rimasto in contatto con qualcuno dei tuoi ex compagni?” gli chiesi.
“No, prof, ormai vivono tutti lontano da qui. Ci sentiamo, a volte, ma non c’è più quel rapporto che avevamo una volta. Praticamente sono rimasto solo. Però sarebbero stupiti dal sapere che lei è ancora quella bella donna che ammiravamo ai tempi della scuola. Ora glielo posso dire no?” disse, abbozzando una risata.
Quelle parole mi lasciarono perplessa. Ho sempre avuto delle forme rotonde, che ovviamente mettevano in evidenza il seno e il sedere, ma mai avrei pensato che potessi essere il sogno erotico di qualcuno, men che meno di qualche adolescente.
“In che senso, scusa?”
“Ha capito bene, esattamente in quel senso. Anzi, se posso essere completamente sincero, molto spesso mi ritrovavo a pensare a lei mentre mi mast…”
Capì subito cosa stava per dire e lo fermai.
“Dai su, Mirko, ora stai diventando un po’ inopportuno. Sei passato dal parlare a stento a dirmi che ti masturbavi pensando a me?”
“Ha finito lei la frase, non io.” disse, sorridendo.
Non so cosa stava succedendo, ma la cosa doveva finire lì.
Lo ringraziai per essere venuto e lui mi lasciò il suo numero, dicendomi che, in caso di problemi con la lavatrice, avrei potuto chiamare direttamente lui.

Quella sera non riuscivo a prendere sonno. Ripensavo a quelle parole che, non lo nego, mi fecero un certo effetto.
E mentre lo facevo, la mia mano iniziò a scendere fino a raggiungere le mutande.
Mi stavo davvero toccando pensando ad un mio ex alunno?

Qualche settimana dopo, la lavatrice iniziò a fare le bizze e così chiamai Mirko, che mi disse che sarebbe passato nel pomeriggio.
Rispetto al nostro primo incontro, decisi di darmi una sistemata, addirittura truccandomi un po’.
Chi lo sa, magari anche lui era tornato a darsi piacere ripensando a me, quindi volevo dargli un’immagine decente di me.
Arrivò puntuale alle 16 (come detto, è sempre stato molto responsabile) e in meno di dieci minuti sistemò il problema.
“Quanto ti devo, Mirko?”
“Ma si figuri, prof, non mi deve niente, era una sciocchezza.”
“Almeno lascia che ti offra un caffè”, gli dissi.
Lui accettò e così mi misi all’opera. Nel prendere le cialde dal mobile in alto della cucina, alcuni mi caddero per terra e lui si precipitò subito per aiutarmi a prendere.
Porgendomele, le nostre mani si sfiorano e restammo alcuni secondi a guardarci negli occhi.
Non ci potevo credere: stavo provando attrazione per un ragazzo di 32 anni e, cosa ancora più assurda, ero sicura che lui stesse provando la stessa cosa per me.
“Oggi è veramente bellissima, prof.”
Abbassai lo sguardo, sistemandomi i capelli dietro le orecchie. Mi vergognavo profondamente dei miei pensieri.
Rialzai gli occhi e lui era ancora lì, a venti centimetri dalla mia faccia: in quel momento incrociando il suo sguardo, ebbi come una scossa. Avevo passato letteralmente una vita a nascondermi, a pensare agli altri tranne che a me stessa, così mi feci coraggio e glielo chiesi.
“Davvero ti sei masturbato pensando a me?”
“L’ho fatto anche dopo che ci siamo rivisti. E, a dirla tutta, l’ho fatto anche prima di venire. Sa, c’era il rischio che le saltassi addosso, e non volevo metterla a disagio.”
Quelle parole mi sbloccarono completamente, sbloccarono una versione di me che non era mai uscita fuori.
Avvicinai il mio volto al suo e lo provocai.
“Mi stai dicendo che, se fossi io a saltarti addosso, non avresti le forze per fare quello che vuoi fare da tanti anni?”
Lui prima sorrise e poi, all’improvviso, mi baciò.
Eravamo lì, poggiati alla cucina, e le nostre lingue iniziarono a cercarsi. Si trovarono e non volevano più staccarsi. Nel mentre, le nostre mani esploravano i corpi l’uno dell’altra. Misi la mano sulla sua patta e sentii il cazzo già gonfio che pulsava. Lui invece iniziò prima toccarmi il culo per poi passare alla fica: avevo messo una gonna, non era stato difficile farsi strada fino a raggiungerla.
“Sei completamente bagnata.” mi disse.
“E che cosa vuoi fare al riguardo?” gli risposi, quasi sfidandolo.
Ci spostammo quindi sul tavolo della cucina e mi fece sedere lì, continuando a limonarmi mentre mi toglieva le calze e mi alzava la gonna. Mi fece stendere, si inginocchiò e, dopo avermi spostato le mutande, iniziò a leccarmela.
“Scusa”, gli dissi, “E’ da un bel po’ che non faccio pulizia là sotto.”
Lui, in tutta risposta, affondò ancor di più la faccia nella fica. Sentivo la sua lingua muoversi ovunque e stavo godendo, stavo godendo tantissimo.
Andò avanti per altri dieci minuti, poi si alzò e iniziò a succhiarmi le tette, mordicchiandomi i capezzoli.
Ero completamente in estasi, avrebbe potuto fare di meno ciò che voleva.
Salì di nuovo a baciarmi e, con la coda dell’occhio, notai che aveva tolto pantaloni e mutande.
Aveva il cazzo completamente in tiro ed era enorme: non lungo, ma bello largo.
Si accorse che il mio sguardo era finito lì.
“Lo vuoi assaggiare, prof?”
Gli sorrisi maliziosamente.
“Sì, ma me lo voglio gustare con calma e comodamente.”
Andammo quindi in camera da letto, lo feci stendere e io mi posizionai sopra di lui.
Nonostante la mia età, la vista di quel cazzo aveva risvegliato in me una mobilità che credevo aver perso da tempo.
Lo presi in bocca e iniziai a succhiarlo avidamente, prima la cappella e poi tutta l’asta. Lui accompagnava i miei movimenti con la mano, spingendomi a succhiarlo sempre un po' di più.
Lui gemeva, si capiva che gli stava piacendo, così ad un tratto sollevai il cazzo e iniziai prima a leccargli le palle per poi prenderle in bocca.
“Cazzo prof, cazzo…”
“Non ti azzardare a venire, devi ancora scoparmi.”
“Allora forse dovremmo sbrigarci.”
Non me lo feci ripetere due volte. Mi staccai e mi misi di fianco a lui.
“Come puoi immaginare, non ho più l’età per stare sopra, quindi dovrai fare tutto tu”.
Non se lo fece ripetere due volte.
Venne sopra di me e iniziò a stimolarmi il clitoride con la cappella.
“Dubito che ci sia bisogno del preservativo, vero?”
“Di sicuro non posso rimanere incinta. E comunque voglio che mi sborri dentro, quindi…”
Con un colpo secco, entrò dentro di me.
Erano almeno vent’anni che non provavo una sensazione simile. Ero completamente in balìa degli eventi.
Alternava colpi decisi a momenti un po’ più dolci, e ne approfittavamo per limonare. Era una sensazione meravigliosa.
Andò avanti così per una decina di minuti.
“Sto per venire, sto per venire…”
Gli presi la testa e lo avvicinai a me.
“Dammi tutto quello che hai, riempimi, voglio il tuo seme dentro di me.”
Queste parole ebbero l’effetto sperato: i suoi ultimi colpi furono devastanti e mi lasciarono sconquassata.
Restammo lì, fermi immobili a riprendere fiato per qualche secondo.
“Io avrei un altro intervento di lavoro da fare”, mi disse. “Solo che non credo di avere la forza di alzarmi da qui.”
“Allora riposati e poi vai”, gli risposi. “E, se ti va, puoi sempre raggiungermi quando finisci e potremmo ricominciare esattamente da qui.”
“Con molto piacere”, mi disse sorridendo.
Ancora nuda, lo accompagnai alla porta e ci baciammo di nuovo.
Sentii le sue mani sul mio culo. Mi staccai e gli chiesi:
“Ti incuriosisce anche il secondo ingresso? Quello è completamente vergine, se vuoi saperlo.”
“Tra un paio d’ore non lo sarà più.”

….continua…
scritto il
2026-03-27
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