I Segreti di Mamma - Capitolo 5

di
genere
incesti

Da quando il loro sito, “Segreti di Mamma”, era stato messo online, gli iscritti andavano lentamente, ma costantemente aumentando. Le immagini ed i video in cui erano protagoniste, trasmettevano chiaramente che il loro rapporto andava ben oltre la semplice finzione che altri siti offrivano. La risposta dei followers era chiara: messaggi di lussuria e di adorazione piovevano, così come i soldi di coloro che acquistavano i loro momenti intimi. Sembrava che il loro sogno di indipendenza economica si stesse finalmente avverando.

Ma ad ogni sottoscrizione di nuovi abbonamenti, la realtà di ciò che stavano facendo si materializzava sempre più nelle loro coscienze. Milena e Alice non erano più solo una madre e una figlia che si arrangiavano per cercando di arrivare a fine mese. Avevano accettato di di trasformarsi i oggetti, fantasie di consumo per uomini lascivi e perversi. Eppure, anche se consapevoli, accantonarono quel pensiero. Al momento, la sopravvivenza era l'unica cosa che contava.

Poi, una sera, mentre Milena controllava le mail private del loro sito, trovò un messaggio che la colpì. Era di un follower che aveva sempre pagato molto bene i loro contenuti e che si faceva chiamare “Benefattore69". La sua offerta era chiara e diretta: per una cifra considerevole, voleva uno spettacolo privato, uno che avrebbero portato la loro esibizione ad un livello superiore. Voleva vedere un vero incesto, consumato fino in fondo. In pratica, voleva vederle fare vero sesso tra loro, usando uno strap-on! Per i loro standard, la cifra che proponeva era davvero alta, più soldi di quanti ne avessero mai fatti con una singola live.

Milena rimase seduta in silenzio, le dita che tremavano impercettibilmente sulla tastiera del portatile. Alice fece capolino nella stanza, con il suo solito fare spensierato. Notando lo strano atteggiamento della madre, le si avvicinò, sporgendosi da sopra le sue spalle per leggere il messaggio a video. Lesse fino alla punto della proposta dell’uomo ed i suoi occhi si spalancarono per l'incredulità. "Mamma no", sussurrò, con voce tremante. "Non possiamo farlo".

Gli occhi di Milena incontrarono i suoi e vide il suo stesso dubbio riflesso nello sguardo della figlia. "Tesoro mio, abbiamo fatto una scelta e non possiamo inziiare a dire di no, sprattutto ad una simile offerta, ne andrebbe della nostra affidabilità", disse con voce ferma. "Quei soldi ci farebbero comodo e ci darebbero la possibilità di andare avanti".

Alice fece un passo indietro, scuotendo la testa. "No.… impossibile...", disse balbettando le parole. "Oltretutto, io sono quasi vergine!”

"Lo so Tesoro, ma devi pensare che sarà come le altre volte, una semplice recita", disse Milena, con voce calma e razionale. "Non è reale. È solo quello che la gente vuole vedere".

Alla fine, Alice parlò, con voce tremante. "Quanto offre?"

Milena scrollò lungo il messaggio e le mostrò la somma. Era più di quanto avessero guadagnato nell’ultima settimana.

"Hai visto anche tu che i set fotografici non rendono e che nelle live non tutti sono disposti a mandare mance adeguate. Pensa a tutti quei soldi. Potremmo riparare la perdita nel bagno e fare la spesa senza preoccuparci”, disse Milena, con occhi supplichevoli, “E poi tra poco bisognerà saldare la tua retta scolastica”. Alice guardò sua madre, poi di nuovo lo schermo. I numeri danzavano davanti ai suoi occhi, un richiamo troppo allettante per resistere. "Ok", sussurrò, con voce appena udibile. “Va bene...".

“Brava, sapevo che avrei potuto contare su di te”. Ciascuna a modo suo, erano entrambe consce della gravità della loro decisione. Ma il fascino della sicurezza finanziaria era troppo forte, l'alternativa troppo terrificante. Milena inviò la risposta, accettando di esibirsi, con i cuori che battevano per l'ansia e l’attesa di nuove informazioni.

Arrivò infine il giorno dello spettacolo. Milena e Alice sedevano in camera da letto. La stanza era stata abbellita con tessuti presi in un bazar cinese, ma che, avvolti sapientemente attorno alle luci delle lampadine, ammantavano la stanza in tinte di luce rosa-rossa. Lo strap-on di silicone blu, acquistato online dietro indicazione del cliente, giaceva sul letto, spettatore silenzioso del loro tumulto interiore. Non era molto largo (avevano avvertito Benefattore69 e lui l’aveva scelto apposta per facilitare la penetrazione di Alice), ma era sufficientemente lungo per permettere a Milena il controllo sulle spinte. Inoltre, la punta si curvava verso l’alto per stimolare il punto G. Si tenevano per mano, cercando di trovare conforto nella loro comune situazione. "Non devi farlo per forza, Ali", disse Milena in uno sprazzo di ritrovata coscienza, con gli occhi pieni dell’amore e della preoccupazione di una madre.

"Lo facciamo per entrambe", rispose Alice, con una voce più forte di quanto si sarebbe aspettata. "Siamo in questa situazione insieme e insieme ne usciremo".

Con mani tremanti, iniziarono a spogliarsi, il tessuto dei loro vestiti sembrava sussurrare segreti mentre cadeva a terra. Entrambe nude, entrarono nei loro ruoli indossando le maschere, mentre l'occhio impassibile della telecamera catturava silenzioso la loro trasformazione. Il seno morbido e un po’ cadente di Milena, segnato dall’età stava a pochi centimetri dalle piccole tettine di Alice, sode e dure, creando un delizioso contrasto. I capezzoli di entrambe, così diversi, erano turgidi di aspettativa. I loro sessi, liscio quello della ragazza e ricoperto da un naturale vello riccioluto quella della madre, si offrivano senza ostacoli all'obiettivo.

Arrivò la notifica di collegamento e Milena aprì la telecamera al loro ospite. Il Benefattore era a malapena visibile nella penombra della sua stanza. Era nudo e decisamente sovrappeso, con un ventre prominente coperto da peli, inquadrato dalla vita in giù. Indossava solo un paio di slip che sembravano particolarmente stretti e che coprivano le sue nudità. Si massaggiava il bozzo, con un respiro pesante per l'eccitazione. Nella sua egoistica lussuria, non aveva idea di ciò che aveva scatenato sulle due donne, delle cicatrici invisibili che avrebbero marchiato la loro anima. Per Milena e Alice, questa era più di una semplice esibizione; era un patto con la loro moralità, una danza in cui erano coinvolti i loro più oscuri desideri.

Lo spettacolo iniziò, e con esso, il lro ingresso in un mondo che nessuna delle due aveva mai immaginato.

Milena fece sdraiare Alice e si allungò accanto a lei sul letto matrimoniale. Con la mano destra iniziò sfiorando le labbra della bocca della figlia, dipinte con un rossetto color pesca, per scendere più giù, solleticando i piccoli seni. Pizzicò leggermente i capezzoli, trasformandoli in dure fragoline e poi tuffandosi tra le gambe della ragazza, che si aprirono vogliosamente. La figa di Alice reagì immediatamente, contraendosi sotto le dita della madre. Si chinò a baciarle i capezzoli, mordendoli delicatamente. Con gesto studiato, tirò indietro i capelli, per non nascondere nulla alla camera che riprendeva la scena frontalmente. Alice allargò le gambe, mostrando come le dita della madre le stavano dando piacere: pollice ed indice avevano afferrato il grosso clitoride e lo masturbavano su e giù come un piccolo pene. Con una rotazione del polso, infilò il dito medio senza troppa difficoltà nella giovane carne, saggiando la dilatazione della vagina. Per alcuni lunghissimi minuti Milena continuò a massaggiare sua figlia, che reagiva con gemiti al suo tocco. La conduceva alla soglia del piacere, per poi negarglielo, rallentando il ritmo: sapeva che Alice avrebbe così accettato più facilmente ciò che sarebbe seguito.

Milena si scostò da sua figlia e, con mano salda, afferrò lo strap-on. Ne saggiò il peso e la consistenza, accarezzandolo con un movimento naturale che ipnotizzava Alice (quante volte aveva masturbato gli uomini in modo simile). Il fallo di silicone pendeva dall'imbracatura di pelle, intatta e profumata di nuovo. Prese una confezione di gel e ne spalmò il contenuto sul fallo: l'odore della plastica si mescolava al forte profumo chimico di frutta del lubrificante. Il cuore di Milena batteva forte mentre infilava il dispositivo, regolando le cinghie con precisione.

"Mamma?" sussurrò Alice, la sua voce appena udibile sopra il rimbombo del suo cuore. Milena la guardò: la sua espressione era un misto di desiderio e tenerezza. "Sei così bella, bambina mia", mormorò lei, chinandosi su Alice con una grazia predatoria che le fece venire i brividi lungo la schiena.

Ignorando la voce nella sua testa che le urlava di andarsene e di smettere quel gioco perverso, Alice si ritrovò attratta da sua madre, un cocktail di paura ed eccitazione che le turbinava nelle viscere. Milena prese la mano di Alice e la condusse a cingere il fallo. Il vecchio letto scricchiolava sotto il loro peso combinato. La baciò, dapprima dolcemente: la sua lingua danzava sui contorni della bocca della ragazza prima di tuffarsi più a fondo. Alice rispose esitante, evidentemente imbarazzata dalal situazione, imitando i movimenti di sua madre.

La mano di Milena scivolò di nuovo lungo il corpo di Alice. La pelle della ragazza era calda e scivolosa di sudore per l'anticipazione. Trovò il grosso clitoride, in erezione, girandoci intorno delicatamente con le dita, strappandole un gemito dalle labbra. I fianchi di Alice si sollevarono involontariamente mentre sentiva un'ondata di umidità. La barriera del suo pudore stava ormai per crollare, per lasciare entrare il piacere che desiderava ardentemente.

Con una spinta delicata, Milena allargò le cosce di sua figlia, posizionando lo strap-on all'ingresso della sua stretta vagina. Gli occhi di Alice si spalancarono per la paura e l'attesa mentre sentiva aumentare la pressione. Lo sguardo di sua madre non lasciava mai il suo. Con un rapido movimento, Milena spinse dentro il membro: il suono della carne umida che si dilatava riempì la stanza. Il grido di dolore di Alice fu attutito dalla bocca di sua madre, che le morse un labbro con violenza. Il sapore del suo stesso sangue si mescolava ai loro baci.

Il dolore cedette rapidamente il passo ad un piacere ardente che la consumò, mentre Milena iniziò a spingere, lentamente e profondamente. Le unghie di Alice si conficcarono nelle lenzuola, il suo corpo si inarcava a ogni penetrazione. L'oscenità della situazione non fece che aumentare l'intensità del momento, i suoi pensieri un tumulto di shock ed eccitazione.

I movimenti di Milena si fecero più decisi, mentre i suoi fianchi larghi tenevano allargate le gambe di Alice. Il ritmo della cavalcata divenne regolare, sensuale. La sua schiena si arcuava sempre più sinuosamente, mentre assaporava ogni affondo. Anche se il membro era finto, lo sfregamento delel cinghe e la pressione che il giocattolo esercitava sul suo sesso la stimolavano prepotentemente. "Sei mia", ringhiò con voce densa di lussuria. "Sempre stata mia." Alice non poté far altro che piagnucolare in risposta, la mente avvolta da una foschia di piacere e dolore mentre si sentiva reclamata da sua madre nel modo più primordiale possibile.

I loro gemiti si fecero più forti, riempiendo la stanza con un crescendo di depravazione. Milena non era stata affatto gentile e il fallo, nonostante il gel e l'abbondante lubrificazione naturale di sua figlia, aveva ferito la ragazza. Controllò l’effetto che le stava procurando: la vista del sangue misto alle bianche secrezioni le fecero affluire il sangue al cervello. Stava facendo male a sua figlia e non le importava, anzi. Afferrò per i fianchi Alice e l’attirava a sé ad ogni spinta, con forza. Percepiva attraverso la plastica del giocattolo che i muscoli della figlia le si serravano con forza attorno, ma non potevano resistere alla foga con cui la pompava. L’idea stessa spinse Milena più vicina al limite. E quando finalmente venne, fu con un ruggito di piacere che sembrò scuotere la stanza. Il suo corpo si contorceva per la forza del suo rilascio, continuando ad infierire sul corpo che stringeva. Alice, con gli occhi vitrei e il corpo tremante, seguì l'esempio. Il suo orgasmo fu una tempesta violenta che sembrò squarciarle l'anima, lasciandola con una sensazione di morte e rinascita.

Si guardarono, ancora ansanti e avvinghiate l'una all'altra. Non si erano mai sentite così vicine, eppure così lontane. Il confine tra madre e figlia, insegnante e studente, era stato cancellato. Al suo posto c'era una connessione cruda e primordiale che trascendeva tutte le altre.

Il Benefattore aveva osservato in silenzio tutta la scena, mentre la sua mano si muoveva rapidamente sulla sua erezione. La vista delle due donne, intrecciate in una danza di depravazione, lo portò sull'orlo dell'estasi. Lo schermo tremolava con le loro immagini, la loro vergogna digitale, condivisa. Pronunciò sottovoce una bestemmia inarticolata, con gli occhi velati di lussuria. Poi, con un grugnito, raggiunse l'orgasmo e il suo sperma gli schizzò addosso, sulla pancia e per terra. Con il membro ancora eretto che contnuava a rilasciare il suo seme, allungò la mano verso la tastiera e trasferì l'importo concordato sul loro conto. Poi mandò un messaggio vocale a Milena attraverso la piattaforma.

Lo squillo della comunicazione fece riavere Mlena, ancora abbracciata ad Alice. Si silò dalla ragazza, che appena se ne accorse, da tanto era sazia di piacere. Si avvicinò al portatile con il cazzo finto che ballonzolava tra le sue gambe, lucido di umori. Con il micorofno attivo, ascoltò le parole del Benefattore: "Siete solo delle puttane", disse una voce roca e divertita, "Una madre zoccola e la sua piccola figlia troia, che scopano per soldi. Siete patetiche".

Le parole tagliarono l'aria come un coltello, fermando per un attimo i cuori delle due donne. Si guardarono, gli occhi pieni di un misto di disgusto e tristezza. Non si trattava più solo di soldi; si trattava della loro stessa identità, della loro autostima. La realtà di ciò che avevano appena fatto le colpì in pieno. Vero, i soldi erano sul loro conto, ma a quale costo? Si sentivano sporche, usate e completamente umiliate. Spensero la telecamera e la luce rossa morì come una brace nell'acqua. La stanza ora era fredda, il calore della loro passione sostituito dal gelo dell'odio verso sé stesse. Si vestirono in silenzio, il peso delle loro azioni che le opprimeva come un pesante sudario.

Milena allungò la mano verso Alice, la sua mano tremava. "Mi dispiace", sussurrò, la sua voce era densa di emozione. "Non avrei mai voluto che le cose andassero così." Alice le prese la mano, i suoi occhi erano pieni di lacrime. "Nemmeno io", disse, la sua voce tremava. "Ma l'abbiamo fatto per noi. Per una vita migliore."

Si tenevano strette per combattere il tremore che aveva afferrato i loro corpi. Erano sopravvissute al loro primo spettacolo privato, ma quale era stato il prezzo per le loro anime? Intuivano che ci sarebbero stati altri spettacoli, altri atti degradanti. I soldi erano un cerotto su una ferita purulenta, una soluzione temporanea per un problema che andava molto più in profondità. Ma per il momento dovevano andare avanti, dovevano continuare a esibirsi. Perché l'affitto era dovuto e le spese ancora alte. Ma, soprattutto, la loro relazione era cambiata, trasformandosi in qualcosa di irriconoscibile. Mentre giacevano l'una nelle braccia dell'altra, trovarono nel calore dei loro corpi una parvenza di conforto nel dolore condiviso e nella speranza che un giorno avrebbero ritrovato la strada per la normalità.

La mattina dopo, il pallido sole autunnale che splendeva attraverso le tende, le trovò ancora strette come due amanti, gettando una luce cruda sui loro cuori feriti.
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2026-03-30
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