La Città elettrica
di
Naturavera
genere
fantascienza
Sotto la volta di una Neo-Tokyo perennemente bagnata da una pioggia acida e fluorescente, il quartiere dei piaceri sintetici pulsava di vita artificiale. Grattacieli neri come ossidiana riflettevano ologrammi pubblicitari di geishe digitali alte cento metri, percorsa da una folla di carne potenziata, arti cromati e visori oculari a luce pulsante.
Sotto la volta di una metropoli d'ossidiana, dove la pioggia acida vaporizzava a contatto con i neon rosa e cobalto, Sasha, Mark e Nicky si facevano strada come ruggine attraverso una ferita aperta nel metallo. L'aria vibrava del ronzio dei droni e dell'odore ozonico dei motori a induzione. L’asfalto bagnato sembrava smorzare il battito magnetico dei loro passi.
Sasha procedeva in testa, una predatrice di cromo e velluto. Indossava un corsetto tattico in fibra di carbonio che le stringeva la vita fino a renderla innaturale, lasciando i fianchi completamente scoperti, segnati da tatuaggi biosensibili che pulsavano di una luce ambrata seguendo il suo respiro. Le gambe erano fasciate da stivali di pelle rigida che arrivavano a metà coscia, terminando in tacchi a spillo in titanio che incidevano l'asfalto sintetico a ogni passo. Nella mano guantata, con la noncuranza di chi possiede il mondo, stringeva una sottile catena elettroluminescente, un filo di luce azzurra che vibrava di energia statica.
Al guinzaglio, un passo indietro, si muoveva Marck. Il suo corpo era un’opera d’arte erotica e distopica. Un ibrido tra forza maschile e fragilità femminile. Indossava un bolero di lattice fuxya che copriva solo le spalle e le braccia, lasciando il petto nudo e madido di pioggia, dove piccoli sensori dermici brillavano come diamanti sottopelle. Sotto la vita, una minigonna in maglia metallica verdastra scivolava sui fianchi, rivelando l'inizio dei suoi calzari: sandali tecnologici i cui lacci elettrici di blue cobalto risalivano in spire perfette lungo i polpacci e le cosce, finendo proprio sotto l'inguine. O così sembrava. A ogni impulso della catena, i lacci blue emettevano una scarica minima, un brivido che costringeva Marck a un’andatura oscillante, quasi una danza di sottomissione che metteva in risalto la tensione dei suoi muscoli scolpiti.
Nicky chiudeva il corteo, speculare a Sasha ma più effimero nel suo essere un ragazzo. Il suo corpo era esaltato da un body in vinile trasparente che lasciava intravedere i potenziamenti cibernetici lungo la colonna vertebrale fino al cuoio capelluto sotto una chioma di capelli arancioni cotonati. Sopra, una mantella di piume sintetiche rosse e gialle e cavi a fibra ottica violacei creava un'aura di luce cangiante intorno a lui. Nicky svettava su zeppe vertiginose di caterpillar DeltaFox militari di ultima generazione, muovendosi con una sensualità sfacciata, muovendo le mani, le cui dita artigliate che accarezzavano distrattamente l'aria carica di elettricità.
Le pulsioni che li legavano erano quasi tangibili. Sasha sentiva il potere risalire dalla catena fin nel braccio. Il dominio su Marck era droga dell’anima, un'estasi che le dilatava le pupille cibernetiche. Marck, immerso in un torpore sensoriale indotto dai lacci elettrici, viveva in un limbo di dolore e piacere inebriante, dove l'unico contatto con la realtà della metropoli che li circondava era la tensione emotiva che Sasha trasmetteva attraverso il guinzaglio bioluminescente. Nicky godeva dello scandalo visivo dei due amanti, eccitato dagli sguardi bramosi e inorriditi dei passanti che fissavano la loro catarsi cybernetica ben oltre la pelle nuda e i riflessi degli abiti in vinile.
Mentre i tre ragazzi attraversavano il ponte olografico, un drone della sicurezza calò dall'alto, proiettando una griglia laser rossa sui loro corpi seminudi.
«Identificazione biometrica in corso,» gracchiò l'automa. «Livello di decenza pubblica: critico. Copritevi o verrete scortati al centro di rieducazione.»
Sasha si fermò, voltandosi lentamente verso Marck. Con un sorriso crudele, tirò bruscamente la catena, costringendolo a inginocchiarsi sull'asfalto bagnato proprio sotto l'occhio del drone. Sasha sollevò il mento verso il drone, lo sguardo acceso da una sfida che bruciava più dei neon circostanti. Con uno strattone secco della catena elettroluminescente, costrinse Marck a inarcare la schiena mentre era ancora in ginocchio sull'asfalto bagnato. Il ronzio dei sandali elettrici di Marck aumentò di frequenza, inviando scariche ritmiche lungo i lacci che gli stringevano le cosce fino all'inguine, facendo tremare i suoi muscoli tesi e lucidi di pioggia.
«Guardalo bene, pezzo di latta,» sibilò Sasha verso l'occhio meccanico del drone. Poi, con un tono basso e imperioso che non ammetteva repliche, ordinò: «Marck, apri il corpetto. Mostra a questa città di ruggine e ossa cosa significa avere fiamme sotto la pelle.»
Marck obbedì con una lentezza agonizzante e sensuale. Le sue dita, tremanti per gli impulsi elettrici dei calzari, fecero scorrere la zip magnetica del bolero di lattice fuxya, rivelando il torace nudo dove i sensori dermici brillavano ora di un rosso pulsante, in sincrono con il suo battito cardiaco accelerato dall’eccitazione. Le mani scivolarono in mezzo sui suoi capezzoli bioluminescenti, rannicchiandosi sotto la gonna metallica verde e in quel momento i lacci lungo le gambe si accesero di una luce blue abbagliante.
Nello stesso istante, Nicky entrò in azione. Con un movimento fluido, sollevò il polso sinistro, dove un’interfaccia olografica emerse dal vinile trasparente del suo body. Le sue dita artigliate danzarono nell'aria, digitando stringhe di codice malevolo a una velocità sovrumana.
«Ops... credo che il tuo firewall abbia un piccolo orgasmo, tesoro,» urlò Nicky al drone con un ghigno cinico.
Improvvisamente, la rigida griglia laser rossa del drone impazzì. Invece di una scansione biometrica fredda e punitiva, i fasci di luce iniziarono a rifrangersi contro le superfici riflettenti degli abiti del trio, trasformandosi in un caleidoscopio erotico di viola e magenta. I laser accarezzavarono la pelle scoperta di Marck, rimbalzarono sulla minigonna metallica, filtrarono attraverso le piume sintetiche di Nicky e il corsetto tattico in carbonio di Sasha, proiettando sulle pareti dei grattacieli circostanti ombre giganti e sinuose dei loro corpi in movimento.
La folla intorno rimase ipnotizzata. Quello che doveva essere un arresto si era trasformato in una performance artistica di ribellione sessuale. La scansione di sicurezza ora evidenziava, con contorni luminosi e provocatori, ogni zona erogena dei tre, trasformando il pubblico in una massa di guardoni digitali eccitati dal degrado estetico della scena.
Sasha, osservando il drone oscillare impotente sotto l'attacco informatico di Nicky, si chinò su Marck, incrociando il suo sguardo per trasmettergli la scarica di adrenalina della loro sfida.
«Guarda la loro tecnologia che si sgretola, Marck,» esclamò, la voce che sovrastava il brusio della città. «Questi sono i momenti in cui abbiamo il reale controllo delle nostre vite.»
Marck rispose con un cenno assenso, lasciando che le luci proiettate sul suo petto nudo diventassero un simbolo di resistenza contro il controllo cittadino. Il battito accelerato del suo cuore, visibile attraverso i sensori, non era più un dato biometrico da analizzare, ma il ritmo di una rivolta condivisa.
L'interferenza di Nicky aveva trasformato la strada in un teatro di luci impossibili da ignorare, dove i confini tra realtà e proiezione digitale si facevano confusi. La folla, inizialmente spaventata, era ora catturata dalla bellezza caotica di quella ribellione visiva che oscurava i segnali di allarme della polizia.
Il fragore metallico di un convoglio della Polizia Urbana lacerò l'aria, mentre i mezzi pesanti a levitazione si posizionavano ai margini della piazza, proiettando coni di luce bianca e fredda che cercavano di bucare il delirio cromatico che Nicky aveva scatenato. Gli agenti, chiusi in armature d'assalto opache, iniziarono a scendere dai veicoli imbracciando scudi elettrificati.
«Disperdetevi! Ordine di sgombero immediato!» tuonò l'altoparlante, ma la voce venne distorta da un ultimo, violento picco di segnale lanciato da Nicky.
Sasha sentì la vibrazione della catena farsi più intensa. Capì che il tempo a disposizione era finito. «Nicky, adesso! Cecità totale!» ordinò, la voce che vibrava di un'adrenalina ferocemente erotica.
Nicky batté l'ultimo comando sul polso cibernetico. Il drone della sicurezza, ormai completamente sotto il suo controllo, emise un impulso di luce bianca a frequenza stroboscopica così potente da abbagliare le retine della folla e bruciare i visori ottici della polizia. Un grido corale si levò dalla piazza mentre centinaia di persone venivano immerse nel buio bianco.
Sasha diede uno strattone secco alla catena. «Muoviti, Marck!»
Marck scattò in piedi con una coordinazione innata centometrista e ballerisa. I sandali elettrici pulsanti di un azzurro chiaro illuminavano lo sporco acido dell'asfalto bagnato. Nonostante il dolore dei lacci elettrici che gli mordevano le cosce, insieme a Sasha e Nicky, si lanciò verso una grata di ventilazione aperta, un varco nero che conduceva ai livelli sotterranei della metropoli.
Scivolarono nel condotto proprio mentre i primi lacrimogeni venivano sparati alla cieca sulla folla. La discesa fu breve, terminando su una passerella di grigliato metallico che sovrastava la cloaca dove fiumi di scarto industriale della città scivolavano caotici. Qui, l'aria era calda, satura di vapore e del ronzio costante delle turbine titaniche che alimentavano l’energia della città.
Sasha si fermò per riprendere fiato, la schiena appoggiata a un tubo che pulsava di calore. Tirò a sé la catena, portando Marck a pochi centimetri dal suo viso, fino a sentirne il contatto con la pelle nuda. Il ragazzo ansimava, il petto nudo sporco di fuliggine e olio sintetico, gli occhi che brillavano nel buio del sottosuolo.
«Siamo al sicuro per ora,» sussurrò Nicky, appoggiandosi ai due, le piume del suo costume ridotte a filamenti bruciacchiati ma lo sguardo più vivo che mai. «Ma non possiamo restare qui a lungo. I sensori di calore della termopolice ci troveranno.»
I tre ragazzi si addentrò nei vicoli sotterranei, un labirinto di cavi pendenti e neon morenti, dove la legge della superficie non aveva più alcun potere e dove la loro sporca e sensuale ribellione poteva consumarsi con più facilità.
Il vapore grasso dei condotti di scarico li avvolse come un sudario mentre scendevano ancora più in profondità, dove la città ufficiale moriva e nasceva la Vecchia CI, quello che restava della vecchia città su cui la Nuova Met era sorta schiacciandola nelle profondità del terreno.
«Dobbiamo trovare il "Circuito Chiuso"», disse Nicky
«Quel puzzolente scarto di deck andati a male al suono 100 decibel di troppo?», un club illegale incastonato tra le fondamenta di un reattore a fusione dismesso.
«Ci serve il Cyborg», disse Nicky
Sasha sbuffò
«Grazie al tuo piccolo spettacolo di sopra dobbiamo verificare che non siano rimaste tracce negli olo-video della police, cara Dim Sasha Dom»,
Sasha tirò uno strattone al guinzagli con cui teneva stretta a se Marck, il quale barcollò in avanti. «Facci strada cagnolino».
Marck teneva il passo, la catena elettroluminescente che ora emetteva solo un debole battito azzurro, appena sufficiente a illuminare i passi incerti di Sasha e Nicky, mentre quest’ultimo, le dita che ancora danzavano sul polso cibernetico, controllava che nessuno seguisse le loro tracce termiche dai sensori della superficie.
Davanti a una massiccia paratia idraulica coperta di graffiti digitali, Sasha colpì il metallo col tacco in titanio dello stivale. Uno scanner retinico emerse dalla parete, proiettando una luce verde acida sui suoi occhi dilatati. Con un sibilo pneumatico la porta si sollevò investendoli con un’ondata di musica techno-industriale a bassissime frequenze e un odore di ozono, sesso sintetico e alcol distillato illegalmente.
Il Circuito Chiuso era un antro di carne e metallo. Potenziati cibernetici con arti idraulici cromati e innesti oculari multipli stavano appollaiati su passerelle sospese, osservandoli con indifferenza sintetica. Al centro, una pista da ballo rialzata in vetro infrangibile vibrava sotto i piedi di figure semiumane i cui corpi erano mappe di circuiti stampati e pelle sintetica.
«Benvenuti nel paradiso che corpi spezzati, tesori,» ridacchiò Nicky eccitato dall'elettricità del luogo, sistemandosi la mantella di piume appassite dall’aria stantia del sottosuolo ma ancore brillante di una luce intermittente.
Sasha non si fermò. Trascinò Marck verso il centro della sala, attirando gli sguardi di tutti. Il contrasto tra la sua armatura tattica e il nudelook vulnerabile di Marck, con il petto sporco di fuliggine e i sandali elettrici che pulsavano lungo le cosce come vene violacee era una calamita per i predatori del sottosuolo. Si fermarono davanti ad un trono di metallo riciclato fatto di scarti di fabbrica e auto sfasciate. Al centro, a sedere su due possenti gambe di ferro e tubi turbinanti liquido fluo stava Il Cyberg. Il padrone che Circuito Chiuso, un enorme cyborg il cui braccio destro era stato sostituito da una batteria di servomotori trasparenti.
«Siete sporchi, ricercati e avete un odore deliziosamente proibito,» gracchiò il cyborg, la voce modulata da un sintetizzatore vocale. «Non so se uccidervi o trasformarvi in soprammobili viventi» disse mentre un gruppo droidi si erano staccati dalle pareti metalliche e si stavano avvicinando ai tre ragazzi.
«Cerchiamo anonimato e… un drink che ci faccia dimenticare la nostra brutta esperienza.» disse Sasha.
Il gestore sorrise, un movimento innaturale di labbra sintetiche. «L’anonimanto qui si paga con l'intrattenimento. Se il tuo giocattolo sa come muoversi sotto queste luci, potremmo trovare un accordo.»
Sasha esitò tirando a sé la catena. Marck sollevò lo sguardo verso Sasha.
«La scansione biometrica della Polizia Urbana è un gioco da ragazzi per i miei server, ma il prezzo è la carne. La sua carne.» riprese colosso di innesti e metallo brunito, inclinando la testa vitrea mentre un ronzio idraulico accompagnava il suo sorriso artificiale.
Con un movimento secco del polso Saha scagliò la catena elettroluminescente verso la pedana centrale dove il vetro che pulsava di un blue viscerale. Marck barcollò mentre i suoi sandali elettrici scivolavano sul metallo della passerella, emettendo scariche azzurre che risalivano lungo i lacci fino all'inguine. Con la sua andatura claudicante ed ipnotica raggiunse il centro. La musica mutò in un battito tribale e sintetico che faceva vibrare le pareti di metallo del locale. Sotto lo sguardo di decine di potenziati cibernetici, i cui sensori oculari ruotavano famelici, Marck iniziò la sua danza.
Il suo corpo era un contrasto violento. Il petto nudo e madido di sudore brillava sotto i laser del club, mentre il bolero di lattice aperto rivelava la tensione dei muscoli. I lacci elettrici intorno alle sue cosce pulsavano in sincrono con i bassi, inviando scosse che gli facevano inarcare la schiena in pose plastiche e sofferenti. Ogni suo movimento era una lotta tra una piccola pena e il piacere. Un'esibizione di sottomissione totale che mandava in estasi la folla che li circondava.
Quando la musica sfumò in un ronzio elettrico due droidi si avvicinarono a Marck, le cui gambe tremavano per le scariche di adrenalina. Cavi di plastica scesero come liane mentre con un sibilo di vapori, intorni alla pedana si alzarono pareti di plaxyglass. Il ronzio dei condizionatori industriali lottava con i bassi profondi della techno, mentre all’interno della teca di vetro Marck tendeva le braccia strinse forte i tubi che si illuminarono di un debole bagliore azzurro. La luce dei neon viola si rifrangeva sul suo petto nudo, rigato di sudore e polvere elettrica, mentre i suoi sandali da schiava pulsavano ritmicamente, inviando scariche che gli facevano tendere i muscoli delle cosce in un fremito continuo.
Il Cyborg si alzò in piedi. Ad ogni gli innesti pesanti e le piastre corazzate facevano tremare il pavimento luccicante. Entrò nella teca con un sibilo pneumatico. Il suo braccio destro si scisse in centinaia di frammenti vorticanti. La placca di titanio si aprì a ventaglio e da essa emersero tentacoli robotici neri, flessuosi e rivestiti di una membrana sintetica oleosa. Con una lentezza estenuante le appendici cercarono la carne di Marck. Si insinuarono intorno al suo petto stringendogli il collo. Si avvolse intorno alla sua gola cercando un passaggio tra le sue labbra. Sottili e vibranti si avvolsero intorno alla sua vita penetrando nel calore profondo del suo ano.
Con la sua unica mano umana il Cyborg premette la borchia della cintura che gli cingeva la vita. Un pistone idraulico prese forma con un clangore metallico, si avvolse sul suo piccolo sesso floscio e inizio a muoversi avanti e indietro. Ogni movimento era accompagnato da suoni ovattati e sbuffi di vapore. Quando il suo pene cominciò a prendere forma il ritmo ossessivo del pistone si fuse con i sussulti di Marck che, impossibilitato a gridare, inarcava la schiena contro il vetro, granando gli occhi. La folla dei potenziati che urlava e batteva i pugni contro la teca si fece numerosa.
Al bancone, a pochi metri di distanza, il tempo sembrava scorrere in un’altra dimensione. Sasha osservava la scena riflessa nel liquido fluorescente del suo drink, un sorriso pigro e letale sulle labbra. Nicky le sedeva accanto, giocherellando con un cavo a fibra ottica che gli pendeva dalla spalla.
«Guarda come brilla stasera,» sussurrò Nicky, accostando le labbra al trucco sfatto di Sasha. «Sembra quasi un angelo caduto in un tritacarne, non trovi?»
Sasha bevve un sorso lungo, sentendo il bruciore dell'alcol sintetico scenderle in gola. «Mi eccita vederlo così... ridotto a un puro circuito elettrico.»
Nicky ridacchiò, una mano guantata che risaliva la coscia di Sasha sotto il bancone. «Ti eccita sempre vederlo soffrire. Sei una creatura crudele Sasha.»
Sasha si voltò lentamente verso di lui, gli occhi dilatati dalla dipendenza e dal potere. «Il suo cuore batte perché io gli ho ordinato di farlo. Bevi il tuo drink, Nicky. Goditi il momento. Perché non puoi goderti me.»
Nicky le si staccò dal collo e inspirò l'odore di ozono e sudore che li avvolgeva. «Tra poco saremo di nuovo fantasmi. Ma ammettilo... un po' ti mancherà vederlo in quella teca quando usciremo di qui.»
Sasha tornò a fissare Marck, che in quel momento veniva scosso da una scarica più forte delle altre mentre un tentacolo sembrava aver trovato un vicolo cieco. «Non mi mancherà affatto. Perché lui resterà mio anche quando saremo fuori. Marck conosce il suo posto nello stato delle cose.»
Sullo schermo che Nicky teneva al polso una riga di codice verde neon lampeggiò: ELIMINAZIONE DATI COMPLETATA. Sasha e Nicky brindarono al loro anonimato ristabilito. Poi Sasha posò il bicchiere di distillato blu sul bancone. «Bene, Nicky. Il prezzo è pagato» sentenziò Poi si alzò lentamente, sistemandosi l'armatura tattica in fibra di carbonio che le stringeva i fianchi. Con passo deciso, i tacchi in titanio che risuonavano come rintocchi funebri sul grigliato metallico, si diresse verso la teca centrale. Arrivata davanti al vetro alzò la mano guantata e colpì la superficie trasparente con tre colpi secchi e metallici. TOC. TOC. TOC.
Il Gestore, immerso nella sua estasi meccanica, non accennò a fermarsi. I suoi tentacoli robotici continuarono a muoversi con precisione all'interno di Marck, mentre il pistone idraulico batteva un ritmo furioso. Sasha si appoggiò al vetro, osservando per un attimo i sussulti di Marck quasi ipnotizzata. Il piacere e il dolore trasformassero dal volto del ragazzo erano una maschera di pura sottomissione elettrica. Senza staccare gli occhi dalla teca fece un piccolo impercettibile cenno con la mano verso Nicky.
Nicky con un ghigno estrasse la sua pistola cromata e la puntò dritta alla testa del cyborg. «Il tempo è scaduto, ferraglia,» ringhiò «La festa finisce qui o ti trasformo i circuiti in coriandoli.»
Il Cyborg si immobilizzò all'istante. Con un sibilo pneumatico ritrasse i tentacoli dal corpo di Marck, che crollò in avanti, tremante e madido di sudore. La teca si aprì e Sasha entrò e afferrò il ragazzo per una spalla per rimetterlo in piedi.
Il cyborg, ancora coinvolto nella sua fantasia di carne, osservò Marck con i sensori oculari che ruotavano freneticamente. «È incredibile...» gracchiò con voce sintetica. «Ditemi, come si fa ad avere un giocattolo simile? Come si spezza qualcuno fino a questo punto?»
Sasha sorrise, ma fu Marck a rispondere, con una voce che sembrava venire da un abisso di consapevolezza inaspettata. «Non si tratta di spezzare, mostro di metallo,» disse con voce ancora tremante dalle convulsioni. «È la religione del piacere assoluto. Per amare davvero qualcuno come Sasha, devi prima imparare a odiare te stesso. Devi desiderare che lei sia la tua unica filosofia, l'unico motivo per cui i tuoi polmoni cercano ancora aria. Il mio piacere non viene da quello che mi fai tu... ma da quello che appartiene a lei.»
Sasha raccattò da terra il guinzaglio elettrico e gli diede uno strattone secco alla catena riportandolo a se infastidita «Hai sentito, rottame? E ora se vuoi scusarci ho un drink offerto dalla casa da finire» e si diresse al bancone seguito da Marck claudicante e Nicky con il suo solito ghigno sghembo.
Quando Sasha si sedette sullo sgabello e riprese tra le dita il bicchiere che aveva abbandonato, Marck si accoccolò ai suoi piedi. Cercando il contatto con le sue gambe fasciate nel cromo iniziò a fare le fusa, un suono profondo e gutturale che vibrava contro il metallo dell’armatura di Sasha.
Mentre strofinava il viso contro la pelle scoperta dei fianchi Sasha allungò una mano distratta, affondando le dita nei capelli di Marck e facendola scivolare lungo il suo collo si chinò su di lui «Non dovevi raccontare il nostro segreto. Lui non lo merita» disse raccogliendo distrattamente con la punta delle dita tracce lucide di umori e lubrificante sintetico che ancora gli imperlavano la pelle. Poi portò le dita alle labbra, assaggiando quella miscela amara di sesso meccanico.
«Però sei stato impeccabile, tesorino» proseguì ad alta voce, guardandolo dall'alto con un luccichio di autentico compiacimento negli occhi. «Mi piace come ti sei offerto. E mi piace sapere che ogni tuo sussulto era per me. Questo nostro legame... è la cosa più reale in questa città di ologrammi.»
Marck sollevò lo sguardo, gli occhi vitrei ma colmi di una devozione assoluta. «Rifletto solo quello che tu puoi vedere.»
Nicky che aveva osservato tutta la scena come se ne avesse viste altre cento buttò giù l’ultimo sorso fluorescente che aveva nel bicchiere. Poi con un ghigno divertito per cosa lo sapeva solo lui riaccese l'interfaccia olografica sul suo polso. «Bellissima scena, davvero. Sono tramortito. Ma ora che siamo di nuovo in pista dobbiamo decidere come vogliamo finire questa, si fa per dire, splendida nottata»
Sasha si voltò verso Nicky, continuando ad accarezzare distrattamente la nuca di Marck. «Dimmi le opzioni, Nicky. Cosa bolle in quel tuo cervello bacato?»
«Beh,» esordì lui, facendo scorrere stringhe di dati verdi nell'aria. «Potremmo semplicemente godercela. Sparire in qualche suite nei livelli bassi con altri meccanici amici psicopatici di metallo. Oppure...» Nicky fece una pausa drammatica, un lampo di follia negli occhi. «Oppure potremmo fare a pezzi il sistema. Trovare qualche Multi, una Omni o due e farla a pezzi. »
«Continua» assentì Sasha
«Ho trovato un buco nel firewall della Omni-Cybernetics. Potremmo entrare nei loro server centrali, dirottare qualche fondo di ricerca verso la brava gente e lasciare il loro logo che brucia virtualmente su tutti i monitor della città. Un bel colpo per dire al mondo che, anche se non esistiamo, siamo più vivi che mai.»
Sasha rimase in silenzio per un attimo, assaggiando la pelle di Marck attraverso le sue dita, quasi a cercare ispirazione in quel sapore di carne e cromo. «Un colpo alla Omni... rischioso, arrogante, assolutamente inutile per la nostra sopravvivenza. Mi piace.»
Marck emise un piccolo lamento di eccitazione, stringendosi di più alle gambe di lei. «Fallo, Sasha. Portaci nel fuoco. Voglio sentire la città che urla mentre noi la facciamo a pezzi.»
Sasha sorrise, baciando la fronte di Marck prima di guardare Nicky. «Prepara il virus, tesorino. Stanotte non ci limiteremo ad un semplice sballo. Stanotte faremo in modo che la Omni-Cybernetics si ricordi per sempre che sapore diventare il nulla.»
Nicky si mise ad armeggiare con il deck «Ho quasi finito di collegarci eeeee….. ecco fatto. Sei pronta?»
Sasha strinse a se il guinzaglio avvicinando il volto di Marck al suo «Senti come tremi, tesoro? È la voglia di sparire dentro di me?» Il ragazzo emise un gemito.
Nicky versò poche gocce di Blue Heaven, una droga neurale che potenziava al massimo l’entrata nel cyberspazio, sulla nuca di Marck «Il suo sistema nervoso adesso è un banchetto di stimoli, Sasha.»
Sasha sorrise «Connettici, Nicky. Voglio che lui di perda nel codice mentre noi facciamo a pezzi la Omni-Cybernetics.»
Non appena i connettori neurali scattarono dietro le loro nuche, il mondo fisico svanì. Si ritrovarono proiettati in un vuoto digitale fatto di flussi di dati di platino e geometrie al neon. Sasha montò in sella al flusso dati principale come una vergine di cromo, usando il corpo digitale di Marck come cavallo. Cominciò a muovere sinuosamente le anche con un ritmo crescente mano a mano che la velocità del flusso aumentava. Ogni volta che stringeva a sé le briglie in quell'amplesso virtuale, un firewall della multinazionale esplodeva in una pioggia di pixel. Le sue mani, fatte di interferenze magnetiche, iniziarono a muoversi con una ritmicità ossessiva, sintonizzata sulla frequenza dei firewall nemici. Più Sasha accelerava il ritmo, più la barriera di sicurezza della Omni si sgretolava.
Al culmine dell'amplesso Marck si trasformò in una stringa di tensione elettrica che sovraccaricò i mainframe centrali della multinazionale. Puro desiderio dorato che penetrava i server criptati, godendo di ogni barriera infranta.
«Guarda come cedono, Marck...» sussurrò Sasha distendendosi all’indietro e aprendo le braccia. Nel cuore del mainframe i loro corpi virtuali erano solo un’estasi di luce. Nicky iniziò a reindirizzare i colossali fondi neri della Omni. Miliardi di crediti vennero dirottati in modo sensuale verso i conti degli ospedali pubblici dei bassifondi. Poi in un ultimo impulso di piacere Sasha proiettò su ogni schermo della metropoli i file segreti sulle loro corruzioni.
Il piacere digitale si spezzò con la violenza di un vetro frantumato. Un allarme scarlatto inondò i loro visori neurali. La Omni-Cybernetics aveva lanciato un segnale di ritorno, un picco di tensione termica progettato per friggere le sinapsi di chiunque fosse collegato ai loro server.
Sasha e Nicky si disconnetterono con uno strattone brutale, rigettati nel mondo fisico con un conato di vomito e i muscoli in fiamme. Ma per Marck fu diverso. Il sovraccarico lo aveva bloccato in un orgasmo sospeso, un corto circuito sensoriale che lo teneva inarcato sul pavimento di vetro I muscoli delle cosce tesi fino allo spasmo e il respiro bloccato in una gola che emetteva solo un sibilo elettrico.
«Dobbiamo muoverci! Stanno tracciando la posizione» urlò Nicky, cercando di rimettersi in piedi mentre la vista gli ballava.
Sasha afferrò Marck per le spalle, ma il ragazzo era un peso morto, una bambola di carne intrappolata in un’estasi agonizzante. «Aiutami, Nicky! Prendilo per le gambe, dobbiamo trascinarlo via»
Il corpo di Marck strisciava sul vetro lasciando una scia umida e opaca di sudore e umori, mentre la sua testa ciondolava all'indietro, gli occhi bianchi persi in quel piacere elettrico che non accennava a scendere.
«Ehi, ammasso di rottami!» gridò Sasha verso il Cyborg. «Il tuo "servizio" ci ha quasi fatto ammazzare, ma abbiamo appena dirottato miliardi! Apri il condotto di scarico posteriore o ti facciamo saltare in aria insieme al tuo club di merda!»
Il Cyborg osservò il corpo di Marck, ancora scosso da contrazioni orgasmiche involontarie, e un ronzio di calcolo attraversò i suoi sensori. «Un peccato distruggere un hardware così... pregiato.»
Con un colpo sordo, una botola pesante si spalancò dietro il bancone. Sasha e Nicky trascinarono a fatica Marck nel buio umido di quel buco.
Discesero freneticamente in tunnel abbandonati, finché il cemento della metropoli moderna non lasciò il posto ai mattoni carbonizzati della Città Vecchia, una necropoli urbana sepolta dai livelli superiori.
«Dobbiamo scollegarlo, Ora!» urlò Nicky, controllando il polso olografico che lanciava segnali d'allarme rossi. «La Omni sta usando il suo sistema nervoso come un ponte radio. Se non interrompiamo il flusso, ci troveranno»
Il Cyborg osservò Marck con i sensori oculari che ruotavano confusi. «Il ragazzo è diventato un deck modem umano. Ma non vedo porte d'accesso esterne. Dove diavolo è lo switch del suo deck»
Sasha adagiò Marck per terra accarezzando con dita delicate il sedere di Marck. «È uno switch anale ad attivazione neurale,» mormorò lei, la voce che tremava di una stanchezza improvvisa. «E l'unico modo per scaricare la tensione residua senza bruciargli la corteccia cerebrale è penetrarlo con un grosso fallo di carbonio. Un kit che non porto solitamente con me nella borsetta.»
Il Cyborg non esitò. Fece scattare le placche del suo braccio destro, liberando il tentacolo robotico nero e gocciolante di olio olio sintetico. «Posso intervenire io. Il mio hardware può simulare la frequenza di disconnessione. Spostati, ragazzina»
Ma Sasha non si mosse. «Non è così semplice. Tu non hai il consenso di farlo»
Il Cyborg inclinò la testa vitrea, emettendo un ronzio di incomprensione. «Le mie sinapsi con comprendono. Ho eseguito una manovra di piacere pochi minuti fa»
Sasha emise una risata amara accarezzando la nuca di Marck. «Non hai compreso niente. Pensavi che la catena teneva al guinzaglio lui? E’ solo un gioco di specchi. E’ sempre chi ubbidisce ad avere il controllo. Sono io la sua schiava. Sopra è bastato un gioco di sguardi per concedermi il permesso. Adesso guardalo»
Marck fu scosso da convulsioni.
«Allora moriremo tutti qui sotto.» disse il Cyborg.
«Non abbiamo tempo» urlò Nicky
Sasha si voltò verso il Cyborg «Ci sarebbe un altro modo. Ma servirebbe una vasca di deprivazione sensoriale. E un gel di connessione sinaptica. Dovremmo risalire in superfice e…»
«E che problema c’è» Il Cyborg inclinò la testa, i sensori oculari che scansionavano mappe d'archivio sepolte nei suoi circuiti. «C'è un vecchio centro di medicina sperimentale tre livelli più in basso. È abbandonato dal Grande Blackout, ma la struttura dovrebbe essere intatta.» disse prendendo in spalla il corpo privo di sensi di Marck.
Sotto la guida del Cyborg e dei droidi Sasha si addentrarono in un labirinto di vecchi edifici morti. Forme spettrali di quello che un tempo erano bar, uffici, case. Tubature divelte e arrugginite fuoriuscivano dalla vecchia carreggiata. Cavi che pendevano come liane dai lampioni. Il Cyborg entrava nei palazzi sgretolando muri e abbattendo paratie d'acciaio con la forza idraulica delle braccia. Spostava detriti metallici come fossero paglia e vecchie macchine come carretti di legno, finché non emerse da un muro di vapore una stanza circolare. Al centro, simile a un sarcofago di ceramica e titanio, giaceva una vasca.
«È sporca, ma il gel elettrolitico è ancora sigillato in quei silos di vetro» gracchiò il Cyborg. «Entrate. Vi darò tutta l'energia di riserva che ho per alimentare il sistema.»
«Vado solo io» disse iniziando a spogliarsi «tu adagia Marck nella vasca e fai parti tutto… questo sistema antidiluviano»
Il Gyborg si diresse verso quella che sembrava una vecchia centralina, alzò il braccio metallico che cominciò a girare cambiando forma liberando tentacoli metallici che si avvolsero sulla scatola metallica. I motori di qualcosa nascosto oltre la parete cominciarono a muoversi con un rumore assordante.
«Con questo fracasso non può funzionare» disse Sasha
«Lo hai mai provato?» disse il Cyborg
«E allora spogliati»
«Ehi!»
«Il gel è perfettamente isolante. Ma serve entrare in vasca senza niente addosso. E non ti preoccupare piccola, non sei il mio tipo. Troppo minuta. Io ho bisogno di massa»
Il Cyborg posò il corpo di Marck per terra, il braccio bionico si scompose e frantumò con perizia chirurgica i suoi abiti.
Sasha, dopo un momento di titubanza si spogliò completamente immergendosi nel gel freddo accanto a Marck. Non appena i loro corpi nudi entrarono in contatto il gel fece da conduttore elettrolitico e la realtà fisica svanì mutando in un vuoto d'inchiostro solcato da tempeste di dati scarlatti.
Sasha lottò per non farsi trascinare via dal flusso, cercando l’essenza di Marck. «Dove sei?» gridò, mentre la sua voce vibrava come una corda di koto elettrica.
Ma Marck apparve con un demone elettrico fatto di circuiti luminescenti. La sua armatura di polimero opaco sembrava bere la luce circostante come un buco. La sua coscienza si era fusa con i server della Omni-Cybernetics «Vattene». urlò
In quell'istante il codice si materializzò in una katana di pura potenza fusa con il corpo di Marck.
Sasha avanzò nel vuoto, una creatura di pura anatomia digitale. La sua nudità era una trama di filamenti elettrici, simili a capillari di luce che le scorrevano sottopelle disegnando le curve dei fianchi e dei seni con un’intensità che accecava. Ogni suo movimento era una danza liquida che sfidava la logica del codice.
Marck scattò. La sua katana di silicio vibrò nell'oscurità e affondò con violenza nel fianco di Sasha. Ma dove il metallo penetrò non sgorgò sangue. La ferita si aprì come un accesso negato, liberando una scarica di dati corrotti.
Ad ogni fendente di Marck la lama si sbriciolava in milioni di virus logici parassitari cercando di penetrare nei protocolli di Sasha. Ogni affondo iniettava pacchetti di dati maligni che agivano come enzimi nel corpo di Sasha che sentiva i virus scorrere dentro di lei incendiandole i circuiti neurali ogni volta che la spada affondava.
Sasha non indietreggiò. Più la lama la feriva più la sua luce si faceva accecante. Ogni fendente di Marck agiva come una forza purificatrice. Più la spada la colpiva più estraeva parti numeriche del codice del virus.
Lui colpì ancora, e ancora, mentre lei deviava appena i colpi con movimenti lenti delle mai, fino a quando un ultimo colpo le colpì il petto spingendo la punta della lama direttamente nel plesso solare di lei. Sasha inarcò la schiena, un gemito di frequenze distorte le uscì dalle labbra luminose.
Allora Sasha avvolse Marck in un abbraccio tringendo il corpo corazzato di Marck contro il proprio petto ardente. I filamenti elettrici di lei si intrecciarono alle membra di lui, penetrando nelle piastre dell'armatura in una simbiosi totale. In quel contatto ultimo, la katana rimase serrata tra i loro corpi, un ponte di metallo in un coito finale.
Marck cominciò gemere cercando di liberarsi. «Resisti, amore mio! Ora!» disse Sasha mentre la katana di luce gonfia di liquido binario esplodeva in una luce bianca che ricoprì tutto.
L'oscurità della rete venne sostituita da un bianco assoluto. Nel silenzio post-orgasmico del sistema distrutto, rimasero solo loro due: due anime svuotate e fuse, galleggianti in un mare di dati bianchi, finalmente libere nel vuoto.
Sasha aprì gli occhi immersa nella vasca, la pelle nuda che sembrava brillare di una luce residua. Accanto a lei anche Marck aprì gli occhi il viso affondato nell'incavo del suo collo.
Due droidi si mossero verso di loro, le braccia meccaniche tese per sorreggerli, ma Sasha sollevò una mano immobilizzandoli sul posto.
Il Cyborg osservava la scena perplesso. I suoi sensori oculari che ricalibravano freneticamente l'immagine. Fino ad ora aveva creduto che Marck fosse un giocattolo da smontare e rimontare. Un hardware biologico destinato al piacere di Sasha e, perché no, anche suo. Invece si era sbagliato
«I miei processori segnalano un’incoerenza,» gracchiò il Cyborg, la voce modulata da un ronzio di sorpresa. «Il ragazzo non è un terminale passivo. Quello che sento non è un input di comando. È una frequenza di ritorno. Voi due non siete un sistema di controllo ma un circuito chiuso. Una simbiosi in carbonio che non ha bisogno di alimentazione esterna.»
Sasha sorrise, accarezzando la nuca di Marck con una dolcezza che faceva male solo a guardarla. «Hai visto bene, rottame. Non esiste nessun "giocattolo". Quello che vedi è un sentimento che la tua logica non può processare. La sua sottomissione non è schiavitù ma l’unica libertà che gli è rimasta in questo mondo di plastica. Il mio domino è l’unica illusione che ho per amarlo.»
«Ehi, Ferraglia, lascia perdere la filosofia di coppia di questi due matti» esclamò Nicky con un ghigno «Quei due vivono in un universo privato dove, sinceramente, non voglio essere invitato. Che ne dici invece di berci qualcosa, tu ed io, visto che ci hai salvato la pelle.»
Il Cyborg lo fissò, le ventole di raffreddamento che emettevano un sibilo confuso.
continuò Nicky, ridacchiando e dando una pacca sull’enorme spalla metallica del colosso. «Sono curioso... quella macchina che hai alla vita è un pezzo di serie o l'hai customizzata tu? Perché se hai altri giocattoli simili nascosti sotto quella corazza potremmo passare qualche ora molto interessante.» disse Nicky scoppiando in una risata sguaiata.
«Perché no» disse il Cyberg.
Nicky cinse il gigantesco fianco corazzato del gigante di metallo.
«Sei un’unità biologica insolente» gracchiò la macchina «Ma hai ragione. Il mio telaio nasconde segreti che i tuoi sensori non possono rilevare. Ho innesti di piacere modulari e interfacce sensoriali proibite in trenta settori. Sarò lieto di mostrarti quanto in profondità possono spingersi i miei protocolli.»
«Sapevo che sotto quei bulloni c’era un cuore di porno-tech! Andiamo, Ferraglia, fammi vedere cosa sanno fare quei tentacoli quando non devono hackerare un firewall.»
Sasha e Marck rimasero soli, immersi nella gelatina elettrolitica che brillava di una luce morente. Erano ancora intrecciati, pelle contro pelle, mentre il residuo del segnale della Omni si dissolveva definitivamente dalle loro sinapsi.
Sasha affondò le dita nei capelli bagnati di Marck, tirandogli indietro la testa per guardarlo negli occhi. «Senti come vibra ancora il tuo sangue, piccolo schifo?» sussurrò, la voce che era un mix di cattiveria e devozione assoluta. «Sei stato il mio ponte, la mia geisha digitale di carne e cromo.» sibilò Sasha, la voce impastata dalla stanchezza «Sei una carcassa svuotata, una centralina di silicio che ha venduto ogni poro della pelle al mio comando. Puzzi di ozono, di lubrificante e di quella merda di codice che ti ho estirpato da dentro fino a farti esplodere. Sei il mio bagno personale, Marck, l’unico posto dove posso buttare tutto il mio veleno e sapere che tu ne farai oro.»
«E tu sei la mia padrona bastarda, Sasha.» disse Marck «Mi hai ridotto ad un sint di carne e mi hai usato come un pezzo di hardware usa e getta mentre godevi a guardarmi umiliare in quella teca. Sei un virus che mi succhi l'anima e mi lasca solo il guscio... e non c’è niente di più eccitante di essere la tua spazzatura.»
«Eppure,» riprese Sasha, le lacrime che scomparivano nel gel «in questo abisso di pixel e metallo tu sei la mia unica cattedrale. Ogni tua cicatrice è un versetto della mia salvezza. Ogni tuo tremito è l'unica preghiera che il mio spirito riesce a recitare. Sei la luce bianca che precede il collasso del sistema. L'unico bit di verità in un oceano di menzogne cibernetiche. Ti amo, perché sei il mio altare, dove il mio cuore trova finalmente un riposo.»
Marck sollevò una mano tremante, sfiorandole le labbra con devozione. «Sei il mio orizzonte degli eventi, Sasha. Oltre te non esiste spazio, non esiste tempo. Solo un'eternità di luce. Sei il soffio divino che rianima i miei circuiti spenti. Sei il mio paradiso perduto ed io Lucifero.»
Si unirono in un bacio che sapeva di ozono e sudore, mentre la gelatina. I sensi si spensero lentamente mentre la gelatina li avvolgeva come un grembo sintetico, Le loro anime, finalmente sintonizzate sulla stessa frequenza di due fantasmi sintetici sepolti nel cuore pulsante di una città morta.
Si addormentarono.
Sotto la volta di una metropoli d'ossidiana, dove la pioggia acida vaporizzava a contatto con i neon rosa e cobalto, Sasha, Mark e Nicky si facevano strada come ruggine attraverso una ferita aperta nel metallo. L'aria vibrava del ronzio dei droni e dell'odore ozonico dei motori a induzione. L’asfalto bagnato sembrava smorzare il battito magnetico dei loro passi.
Sasha procedeva in testa, una predatrice di cromo e velluto. Indossava un corsetto tattico in fibra di carbonio che le stringeva la vita fino a renderla innaturale, lasciando i fianchi completamente scoperti, segnati da tatuaggi biosensibili che pulsavano di una luce ambrata seguendo il suo respiro. Le gambe erano fasciate da stivali di pelle rigida che arrivavano a metà coscia, terminando in tacchi a spillo in titanio che incidevano l'asfalto sintetico a ogni passo. Nella mano guantata, con la noncuranza di chi possiede il mondo, stringeva una sottile catena elettroluminescente, un filo di luce azzurra che vibrava di energia statica.
Al guinzaglio, un passo indietro, si muoveva Marck. Il suo corpo era un’opera d’arte erotica e distopica. Un ibrido tra forza maschile e fragilità femminile. Indossava un bolero di lattice fuxya che copriva solo le spalle e le braccia, lasciando il petto nudo e madido di pioggia, dove piccoli sensori dermici brillavano come diamanti sottopelle. Sotto la vita, una minigonna in maglia metallica verdastra scivolava sui fianchi, rivelando l'inizio dei suoi calzari: sandali tecnologici i cui lacci elettrici di blue cobalto risalivano in spire perfette lungo i polpacci e le cosce, finendo proprio sotto l'inguine. O così sembrava. A ogni impulso della catena, i lacci blue emettevano una scarica minima, un brivido che costringeva Marck a un’andatura oscillante, quasi una danza di sottomissione che metteva in risalto la tensione dei suoi muscoli scolpiti.
Nicky chiudeva il corteo, speculare a Sasha ma più effimero nel suo essere un ragazzo. Il suo corpo era esaltato da un body in vinile trasparente che lasciava intravedere i potenziamenti cibernetici lungo la colonna vertebrale fino al cuoio capelluto sotto una chioma di capelli arancioni cotonati. Sopra, una mantella di piume sintetiche rosse e gialle e cavi a fibra ottica violacei creava un'aura di luce cangiante intorno a lui. Nicky svettava su zeppe vertiginose di caterpillar DeltaFox militari di ultima generazione, muovendosi con una sensualità sfacciata, muovendo le mani, le cui dita artigliate che accarezzavano distrattamente l'aria carica di elettricità.
Le pulsioni che li legavano erano quasi tangibili. Sasha sentiva il potere risalire dalla catena fin nel braccio. Il dominio su Marck era droga dell’anima, un'estasi che le dilatava le pupille cibernetiche. Marck, immerso in un torpore sensoriale indotto dai lacci elettrici, viveva in un limbo di dolore e piacere inebriante, dove l'unico contatto con la realtà della metropoli che li circondava era la tensione emotiva che Sasha trasmetteva attraverso il guinzaglio bioluminescente. Nicky godeva dello scandalo visivo dei due amanti, eccitato dagli sguardi bramosi e inorriditi dei passanti che fissavano la loro catarsi cybernetica ben oltre la pelle nuda e i riflessi degli abiti in vinile.
Mentre i tre ragazzi attraversavano il ponte olografico, un drone della sicurezza calò dall'alto, proiettando una griglia laser rossa sui loro corpi seminudi.
«Identificazione biometrica in corso,» gracchiò l'automa. «Livello di decenza pubblica: critico. Copritevi o verrete scortati al centro di rieducazione.»
Sasha si fermò, voltandosi lentamente verso Marck. Con un sorriso crudele, tirò bruscamente la catena, costringendolo a inginocchiarsi sull'asfalto bagnato proprio sotto l'occhio del drone. Sasha sollevò il mento verso il drone, lo sguardo acceso da una sfida che bruciava più dei neon circostanti. Con uno strattone secco della catena elettroluminescente, costrinse Marck a inarcare la schiena mentre era ancora in ginocchio sull'asfalto bagnato. Il ronzio dei sandali elettrici di Marck aumentò di frequenza, inviando scariche ritmiche lungo i lacci che gli stringevano le cosce fino all'inguine, facendo tremare i suoi muscoli tesi e lucidi di pioggia.
«Guardalo bene, pezzo di latta,» sibilò Sasha verso l'occhio meccanico del drone. Poi, con un tono basso e imperioso che non ammetteva repliche, ordinò: «Marck, apri il corpetto. Mostra a questa città di ruggine e ossa cosa significa avere fiamme sotto la pelle.»
Marck obbedì con una lentezza agonizzante e sensuale. Le sue dita, tremanti per gli impulsi elettrici dei calzari, fecero scorrere la zip magnetica del bolero di lattice fuxya, rivelando il torace nudo dove i sensori dermici brillavano ora di un rosso pulsante, in sincrono con il suo battito cardiaco accelerato dall’eccitazione. Le mani scivolarono in mezzo sui suoi capezzoli bioluminescenti, rannicchiandosi sotto la gonna metallica verde e in quel momento i lacci lungo le gambe si accesero di una luce blue abbagliante.
Nello stesso istante, Nicky entrò in azione. Con un movimento fluido, sollevò il polso sinistro, dove un’interfaccia olografica emerse dal vinile trasparente del suo body. Le sue dita artigliate danzarono nell'aria, digitando stringhe di codice malevolo a una velocità sovrumana.
«Ops... credo che il tuo firewall abbia un piccolo orgasmo, tesoro,» urlò Nicky al drone con un ghigno cinico.
Improvvisamente, la rigida griglia laser rossa del drone impazzì. Invece di una scansione biometrica fredda e punitiva, i fasci di luce iniziarono a rifrangersi contro le superfici riflettenti degli abiti del trio, trasformandosi in un caleidoscopio erotico di viola e magenta. I laser accarezzavarono la pelle scoperta di Marck, rimbalzarono sulla minigonna metallica, filtrarono attraverso le piume sintetiche di Nicky e il corsetto tattico in carbonio di Sasha, proiettando sulle pareti dei grattacieli circostanti ombre giganti e sinuose dei loro corpi in movimento.
La folla intorno rimase ipnotizzata. Quello che doveva essere un arresto si era trasformato in una performance artistica di ribellione sessuale. La scansione di sicurezza ora evidenziava, con contorni luminosi e provocatori, ogni zona erogena dei tre, trasformando il pubblico in una massa di guardoni digitali eccitati dal degrado estetico della scena.
Sasha, osservando il drone oscillare impotente sotto l'attacco informatico di Nicky, si chinò su Marck, incrociando il suo sguardo per trasmettergli la scarica di adrenalina della loro sfida.
«Guarda la loro tecnologia che si sgretola, Marck,» esclamò, la voce che sovrastava il brusio della città. «Questi sono i momenti in cui abbiamo il reale controllo delle nostre vite.»
Marck rispose con un cenno assenso, lasciando che le luci proiettate sul suo petto nudo diventassero un simbolo di resistenza contro il controllo cittadino. Il battito accelerato del suo cuore, visibile attraverso i sensori, non era più un dato biometrico da analizzare, ma il ritmo di una rivolta condivisa.
L'interferenza di Nicky aveva trasformato la strada in un teatro di luci impossibili da ignorare, dove i confini tra realtà e proiezione digitale si facevano confusi. La folla, inizialmente spaventata, era ora catturata dalla bellezza caotica di quella ribellione visiva che oscurava i segnali di allarme della polizia.
Il fragore metallico di un convoglio della Polizia Urbana lacerò l'aria, mentre i mezzi pesanti a levitazione si posizionavano ai margini della piazza, proiettando coni di luce bianca e fredda che cercavano di bucare il delirio cromatico che Nicky aveva scatenato. Gli agenti, chiusi in armature d'assalto opache, iniziarono a scendere dai veicoli imbracciando scudi elettrificati.
«Disperdetevi! Ordine di sgombero immediato!» tuonò l'altoparlante, ma la voce venne distorta da un ultimo, violento picco di segnale lanciato da Nicky.
Sasha sentì la vibrazione della catena farsi più intensa. Capì che il tempo a disposizione era finito. «Nicky, adesso! Cecità totale!» ordinò, la voce che vibrava di un'adrenalina ferocemente erotica.
Nicky batté l'ultimo comando sul polso cibernetico. Il drone della sicurezza, ormai completamente sotto il suo controllo, emise un impulso di luce bianca a frequenza stroboscopica così potente da abbagliare le retine della folla e bruciare i visori ottici della polizia. Un grido corale si levò dalla piazza mentre centinaia di persone venivano immerse nel buio bianco.
Sasha diede uno strattone secco alla catena. «Muoviti, Marck!»
Marck scattò in piedi con una coordinazione innata centometrista e ballerisa. I sandali elettrici pulsanti di un azzurro chiaro illuminavano lo sporco acido dell'asfalto bagnato. Nonostante il dolore dei lacci elettrici che gli mordevano le cosce, insieme a Sasha e Nicky, si lanciò verso una grata di ventilazione aperta, un varco nero che conduceva ai livelli sotterranei della metropoli.
Scivolarono nel condotto proprio mentre i primi lacrimogeni venivano sparati alla cieca sulla folla. La discesa fu breve, terminando su una passerella di grigliato metallico che sovrastava la cloaca dove fiumi di scarto industriale della città scivolavano caotici. Qui, l'aria era calda, satura di vapore e del ronzio costante delle turbine titaniche che alimentavano l’energia della città.
Sasha si fermò per riprendere fiato, la schiena appoggiata a un tubo che pulsava di calore. Tirò a sé la catena, portando Marck a pochi centimetri dal suo viso, fino a sentirne il contatto con la pelle nuda. Il ragazzo ansimava, il petto nudo sporco di fuliggine e olio sintetico, gli occhi che brillavano nel buio del sottosuolo.
«Siamo al sicuro per ora,» sussurrò Nicky, appoggiandosi ai due, le piume del suo costume ridotte a filamenti bruciacchiati ma lo sguardo più vivo che mai. «Ma non possiamo restare qui a lungo. I sensori di calore della termopolice ci troveranno.»
I tre ragazzi si addentrò nei vicoli sotterranei, un labirinto di cavi pendenti e neon morenti, dove la legge della superficie non aveva più alcun potere e dove la loro sporca e sensuale ribellione poteva consumarsi con più facilità.
Il vapore grasso dei condotti di scarico li avvolse come un sudario mentre scendevano ancora più in profondità, dove la città ufficiale moriva e nasceva la Vecchia CI, quello che restava della vecchia città su cui la Nuova Met era sorta schiacciandola nelle profondità del terreno.
«Dobbiamo trovare il "Circuito Chiuso"», disse Nicky
«Quel puzzolente scarto di deck andati a male al suono 100 decibel di troppo?», un club illegale incastonato tra le fondamenta di un reattore a fusione dismesso.
«Ci serve il Cyborg», disse Nicky
Sasha sbuffò
«Grazie al tuo piccolo spettacolo di sopra dobbiamo verificare che non siano rimaste tracce negli olo-video della police, cara Dim Sasha Dom»,
Sasha tirò uno strattone al guinzagli con cui teneva stretta a se Marck, il quale barcollò in avanti. «Facci strada cagnolino».
Marck teneva il passo, la catena elettroluminescente che ora emetteva solo un debole battito azzurro, appena sufficiente a illuminare i passi incerti di Sasha e Nicky, mentre quest’ultimo, le dita che ancora danzavano sul polso cibernetico, controllava che nessuno seguisse le loro tracce termiche dai sensori della superficie.
Davanti a una massiccia paratia idraulica coperta di graffiti digitali, Sasha colpì il metallo col tacco in titanio dello stivale. Uno scanner retinico emerse dalla parete, proiettando una luce verde acida sui suoi occhi dilatati. Con un sibilo pneumatico la porta si sollevò investendoli con un’ondata di musica techno-industriale a bassissime frequenze e un odore di ozono, sesso sintetico e alcol distillato illegalmente.
Il Circuito Chiuso era un antro di carne e metallo. Potenziati cibernetici con arti idraulici cromati e innesti oculari multipli stavano appollaiati su passerelle sospese, osservandoli con indifferenza sintetica. Al centro, una pista da ballo rialzata in vetro infrangibile vibrava sotto i piedi di figure semiumane i cui corpi erano mappe di circuiti stampati e pelle sintetica.
«Benvenuti nel paradiso che corpi spezzati, tesori,» ridacchiò Nicky eccitato dall'elettricità del luogo, sistemandosi la mantella di piume appassite dall’aria stantia del sottosuolo ma ancore brillante di una luce intermittente.
Sasha non si fermò. Trascinò Marck verso il centro della sala, attirando gli sguardi di tutti. Il contrasto tra la sua armatura tattica e il nudelook vulnerabile di Marck, con il petto sporco di fuliggine e i sandali elettrici che pulsavano lungo le cosce come vene violacee era una calamita per i predatori del sottosuolo. Si fermarono davanti ad un trono di metallo riciclato fatto di scarti di fabbrica e auto sfasciate. Al centro, a sedere su due possenti gambe di ferro e tubi turbinanti liquido fluo stava Il Cyberg. Il padrone che Circuito Chiuso, un enorme cyborg il cui braccio destro era stato sostituito da una batteria di servomotori trasparenti.
«Siete sporchi, ricercati e avete un odore deliziosamente proibito,» gracchiò il cyborg, la voce modulata da un sintetizzatore vocale. «Non so se uccidervi o trasformarvi in soprammobili viventi» disse mentre un gruppo droidi si erano staccati dalle pareti metalliche e si stavano avvicinando ai tre ragazzi.
«Cerchiamo anonimato e… un drink che ci faccia dimenticare la nostra brutta esperienza.» disse Sasha.
Il gestore sorrise, un movimento innaturale di labbra sintetiche. «L’anonimanto qui si paga con l'intrattenimento. Se il tuo giocattolo sa come muoversi sotto queste luci, potremmo trovare un accordo.»
Sasha esitò tirando a sé la catena. Marck sollevò lo sguardo verso Sasha.
«La scansione biometrica della Polizia Urbana è un gioco da ragazzi per i miei server, ma il prezzo è la carne. La sua carne.» riprese colosso di innesti e metallo brunito, inclinando la testa vitrea mentre un ronzio idraulico accompagnava il suo sorriso artificiale.
Con un movimento secco del polso Saha scagliò la catena elettroluminescente verso la pedana centrale dove il vetro che pulsava di un blue viscerale. Marck barcollò mentre i suoi sandali elettrici scivolavano sul metallo della passerella, emettendo scariche azzurre che risalivano lungo i lacci fino all'inguine. Con la sua andatura claudicante ed ipnotica raggiunse il centro. La musica mutò in un battito tribale e sintetico che faceva vibrare le pareti di metallo del locale. Sotto lo sguardo di decine di potenziati cibernetici, i cui sensori oculari ruotavano famelici, Marck iniziò la sua danza.
Il suo corpo era un contrasto violento. Il petto nudo e madido di sudore brillava sotto i laser del club, mentre il bolero di lattice aperto rivelava la tensione dei muscoli. I lacci elettrici intorno alle sue cosce pulsavano in sincrono con i bassi, inviando scosse che gli facevano inarcare la schiena in pose plastiche e sofferenti. Ogni suo movimento era una lotta tra una piccola pena e il piacere. Un'esibizione di sottomissione totale che mandava in estasi la folla che li circondava.
Quando la musica sfumò in un ronzio elettrico due droidi si avvicinarono a Marck, le cui gambe tremavano per le scariche di adrenalina. Cavi di plastica scesero come liane mentre con un sibilo di vapori, intorni alla pedana si alzarono pareti di plaxyglass. Il ronzio dei condizionatori industriali lottava con i bassi profondi della techno, mentre all’interno della teca di vetro Marck tendeva le braccia strinse forte i tubi che si illuminarono di un debole bagliore azzurro. La luce dei neon viola si rifrangeva sul suo petto nudo, rigato di sudore e polvere elettrica, mentre i suoi sandali da schiava pulsavano ritmicamente, inviando scariche che gli facevano tendere i muscoli delle cosce in un fremito continuo.
Il Cyborg si alzò in piedi. Ad ogni gli innesti pesanti e le piastre corazzate facevano tremare il pavimento luccicante. Entrò nella teca con un sibilo pneumatico. Il suo braccio destro si scisse in centinaia di frammenti vorticanti. La placca di titanio si aprì a ventaglio e da essa emersero tentacoli robotici neri, flessuosi e rivestiti di una membrana sintetica oleosa. Con una lentezza estenuante le appendici cercarono la carne di Marck. Si insinuarono intorno al suo petto stringendogli il collo. Si avvolse intorno alla sua gola cercando un passaggio tra le sue labbra. Sottili e vibranti si avvolsero intorno alla sua vita penetrando nel calore profondo del suo ano.
Con la sua unica mano umana il Cyborg premette la borchia della cintura che gli cingeva la vita. Un pistone idraulico prese forma con un clangore metallico, si avvolse sul suo piccolo sesso floscio e inizio a muoversi avanti e indietro. Ogni movimento era accompagnato da suoni ovattati e sbuffi di vapore. Quando il suo pene cominciò a prendere forma il ritmo ossessivo del pistone si fuse con i sussulti di Marck che, impossibilitato a gridare, inarcava la schiena contro il vetro, granando gli occhi. La folla dei potenziati che urlava e batteva i pugni contro la teca si fece numerosa.
Al bancone, a pochi metri di distanza, il tempo sembrava scorrere in un’altra dimensione. Sasha osservava la scena riflessa nel liquido fluorescente del suo drink, un sorriso pigro e letale sulle labbra. Nicky le sedeva accanto, giocherellando con un cavo a fibra ottica che gli pendeva dalla spalla.
«Guarda come brilla stasera,» sussurrò Nicky, accostando le labbra al trucco sfatto di Sasha. «Sembra quasi un angelo caduto in un tritacarne, non trovi?»
Sasha bevve un sorso lungo, sentendo il bruciore dell'alcol sintetico scenderle in gola. «Mi eccita vederlo così... ridotto a un puro circuito elettrico.»
Nicky ridacchiò, una mano guantata che risaliva la coscia di Sasha sotto il bancone. «Ti eccita sempre vederlo soffrire. Sei una creatura crudele Sasha.»
Sasha si voltò lentamente verso di lui, gli occhi dilatati dalla dipendenza e dal potere. «Il suo cuore batte perché io gli ho ordinato di farlo. Bevi il tuo drink, Nicky. Goditi il momento. Perché non puoi goderti me.»
Nicky le si staccò dal collo e inspirò l'odore di ozono e sudore che li avvolgeva. «Tra poco saremo di nuovo fantasmi. Ma ammettilo... un po' ti mancherà vederlo in quella teca quando usciremo di qui.»
Sasha tornò a fissare Marck, che in quel momento veniva scosso da una scarica più forte delle altre mentre un tentacolo sembrava aver trovato un vicolo cieco. «Non mi mancherà affatto. Perché lui resterà mio anche quando saremo fuori. Marck conosce il suo posto nello stato delle cose.»
Sullo schermo che Nicky teneva al polso una riga di codice verde neon lampeggiò: ELIMINAZIONE DATI COMPLETATA. Sasha e Nicky brindarono al loro anonimato ristabilito. Poi Sasha posò il bicchiere di distillato blu sul bancone. «Bene, Nicky. Il prezzo è pagato» sentenziò Poi si alzò lentamente, sistemandosi l'armatura tattica in fibra di carbonio che le stringeva i fianchi. Con passo deciso, i tacchi in titanio che risuonavano come rintocchi funebri sul grigliato metallico, si diresse verso la teca centrale. Arrivata davanti al vetro alzò la mano guantata e colpì la superficie trasparente con tre colpi secchi e metallici. TOC. TOC. TOC.
Il Gestore, immerso nella sua estasi meccanica, non accennò a fermarsi. I suoi tentacoli robotici continuarono a muoversi con precisione all'interno di Marck, mentre il pistone idraulico batteva un ritmo furioso. Sasha si appoggiò al vetro, osservando per un attimo i sussulti di Marck quasi ipnotizzata. Il piacere e il dolore trasformassero dal volto del ragazzo erano una maschera di pura sottomissione elettrica. Senza staccare gli occhi dalla teca fece un piccolo impercettibile cenno con la mano verso Nicky.
Nicky con un ghigno estrasse la sua pistola cromata e la puntò dritta alla testa del cyborg. «Il tempo è scaduto, ferraglia,» ringhiò «La festa finisce qui o ti trasformo i circuiti in coriandoli.»
Il Cyborg si immobilizzò all'istante. Con un sibilo pneumatico ritrasse i tentacoli dal corpo di Marck, che crollò in avanti, tremante e madido di sudore. La teca si aprì e Sasha entrò e afferrò il ragazzo per una spalla per rimetterlo in piedi.
Il cyborg, ancora coinvolto nella sua fantasia di carne, osservò Marck con i sensori oculari che ruotavano freneticamente. «È incredibile...» gracchiò con voce sintetica. «Ditemi, come si fa ad avere un giocattolo simile? Come si spezza qualcuno fino a questo punto?»
Sasha sorrise, ma fu Marck a rispondere, con una voce che sembrava venire da un abisso di consapevolezza inaspettata. «Non si tratta di spezzare, mostro di metallo,» disse con voce ancora tremante dalle convulsioni. «È la religione del piacere assoluto. Per amare davvero qualcuno come Sasha, devi prima imparare a odiare te stesso. Devi desiderare che lei sia la tua unica filosofia, l'unico motivo per cui i tuoi polmoni cercano ancora aria. Il mio piacere non viene da quello che mi fai tu... ma da quello che appartiene a lei.»
Sasha raccattò da terra il guinzaglio elettrico e gli diede uno strattone secco alla catena riportandolo a se infastidita «Hai sentito, rottame? E ora se vuoi scusarci ho un drink offerto dalla casa da finire» e si diresse al bancone seguito da Marck claudicante e Nicky con il suo solito ghigno sghembo.
Quando Sasha si sedette sullo sgabello e riprese tra le dita il bicchiere che aveva abbandonato, Marck si accoccolò ai suoi piedi. Cercando il contatto con le sue gambe fasciate nel cromo iniziò a fare le fusa, un suono profondo e gutturale che vibrava contro il metallo dell’armatura di Sasha.
Mentre strofinava il viso contro la pelle scoperta dei fianchi Sasha allungò una mano distratta, affondando le dita nei capelli di Marck e facendola scivolare lungo il suo collo si chinò su di lui «Non dovevi raccontare il nostro segreto. Lui non lo merita» disse raccogliendo distrattamente con la punta delle dita tracce lucide di umori e lubrificante sintetico che ancora gli imperlavano la pelle. Poi portò le dita alle labbra, assaggiando quella miscela amara di sesso meccanico.
«Però sei stato impeccabile, tesorino» proseguì ad alta voce, guardandolo dall'alto con un luccichio di autentico compiacimento negli occhi. «Mi piace come ti sei offerto. E mi piace sapere che ogni tuo sussulto era per me. Questo nostro legame... è la cosa più reale in questa città di ologrammi.»
Marck sollevò lo sguardo, gli occhi vitrei ma colmi di una devozione assoluta. «Rifletto solo quello che tu puoi vedere.»
Nicky che aveva osservato tutta la scena come se ne avesse viste altre cento buttò giù l’ultimo sorso fluorescente che aveva nel bicchiere. Poi con un ghigno divertito per cosa lo sapeva solo lui riaccese l'interfaccia olografica sul suo polso. «Bellissima scena, davvero. Sono tramortito. Ma ora che siamo di nuovo in pista dobbiamo decidere come vogliamo finire questa, si fa per dire, splendida nottata»
Sasha si voltò verso Nicky, continuando ad accarezzare distrattamente la nuca di Marck. «Dimmi le opzioni, Nicky. Cosa bolle in quel tuo cervello bacato?»
«Beh,» esordì lui, facendo scorrere stringhe di dati verdi nell'aria. «Potremmo semplicemente godercela. Sparire in qualche suite nei livelli bassi con altri meccanici amici psicopatici di metallo. Oppure...» Nicky fece una pausa drammatica, un lampo di follia negli occhi. «Oppure potremmo fare a pezzi il sistema. Trovare qualche Multi, una Omni o due e farla a pezzi. »
«Continua» assentì Sasha
«Ho trovato un buco nel firewall della Omni-Cybernetics. Potremmo entrare nei loro server centrali, dirottare qualche fondo di ricerca verso la brava gente e lasciare il loro logo che brucia virtualmente su tutti i monitor della città. Un bel colpo per dire al mondo che, anche se non esistiamo, siamo più vivi che mai.»
Sasha rimase in silenzio per un attimo, assaggiando la pelle di Marck attraverso le sue dita, quasi a cercare ispirazione in quel sapore di carne e cromo. «Un colpo alla Omni... rischioso, arrogante, assolutamente inutile per la nostra sopravvivenza. Mi piace.»
Marck emise un piccolo lamento di eccitazione, stringendosi di più alle gambe di lei. «Fallo, Sasha. Portaci nel fuoco. Voglio sentire la città che urla mentre noi la facciamo a pezzi.»
Sasha sorrise, baciando la fronte di Marck prima di guardare Nicky. «Prepara il virus, tesorino. Stanotte non ci limiteremo ad un semplice sballo. Stanotte faremo in modo che la Omni-Cybernetics si ricordi per sempre che sapore diventare il nulla.»
Nicky si mise ad armeggiare con il deck «Ho quasi finito di collegarci eeeee….. ecco fatto. Sei pronta?»
Sasha strinse a se il guinzaglio avvicinando il volto di Marck al suo «Senti come tremi, tesoro? È la voglia di sparire dentro di me?» Il ragazzo emise un gemito.
Nicky versò poche gocce di Blue Heaven, una droga neurale che potenziava al massimo l’entrata nel cyberspazio, sulla nuca di Marck «Il suo sistema nervoso adesso è un banchetto di stimoli, Sasha.»
Sasha sorrise «Connettici, Nicky. Voglio che lui di perda nel codice mentre noi facciamo a pezzi la Omni-Cybernetics.»
Non appena i connettori neurali scattarono dietro le loro nuche, il mondo fisico svanì. Si ritrovarono proiettati in un vuoto digitale fatto di flussi di dati di platino e geometrie al neon. Sasha montò in sella al flusso dati principale come una vergine di cromo, usando il corpo digitale di Marck come cavallo. Cominciò a muovere sinuosamente le anche con un ritmo crescente mano a mano che la velocità del flusso aumentava. Ogni volta che stringeva a sé le briglie in quell'amplesso virtuale, un firewall della multinazionale esplodeva in una pioggia di pixel. Le sue mani, fatte di interferenze magnetiche, iniziarono a muoversi con una ritmicità ossessiva, sintonizzata sulla frequenza dei firewall nemici. Più Sasha accelerava il ritmo, più la barriera di sicurezza della Omni si sgretolava.
Al culmine dell'amplesso Marck si trasformò in una stringa di tensione elettrica che sovraccaricò i mainframe centrali della multinazionale. Puro desiderio dorato che penetrava i server criptati, godendo di ogni barriera infranta.
«Guarda come cedono, Marck...» sussurrò Sasha distendendosi all’indietro e aprendo le braccia. Nel cuore del mainframe i loro corpi virtuali erano solo un’estasi di luce. Nicky iniziò a reindirizzare i colossali fondi neri della Omni. Miliardi di crediti vennero dirottati in modo sensuale verso i conti degli ospedali pubblici dei bassifondi. Poi in un ultimo impulso di piacere Sasha proiettò su ogni schermo della metropoli i file segreti sulle loro corruzioni.
Il piacere digitale si spezzò con la violenza di un vetro frantumato. Un allarme scarlatto inondò i loro visori neurali. La Omni-Cybernetics aveva lanciato un segnale di ritorno, un picco di tensione termica progettato per friggere le sinapsi di chiunque fosse collegato ai loro server.
Sasha e Nicky si disconnetterono con uno strattone brutale, rigettati nel mondo fisico con un conato di vomito e i muscoli in fiamme. Ma per Marck fu diverso. Il sovraccarico lo aveva bloccato in un orgasmo sospeso, un corto circuito sensoriale che lo teneva inarcato sul pavimento di vetro I muscoli delle cosce tesi fino allo spasmo e il respiro bloccato in una gola che emetteva solo un sibilo elettrico.
«Dobbiamo muoverci! Stanno tracciando la posizione» urlò Nicky, cercando di rimettersi in piedi mentre la vista gli ballava.
Sasha afferrò Marck per le spalle, ma il ragazzo era un peso morto, una bambola di carne intrappolata in un’estasi agonizzante. «Aiutami, Nicky! Prendilo per le gambe, dobbiamo trascinarlo via»
Il corpo di Marck strisciava sul vetro lasciando una scia umida e opaca di sudore e umori, mentre la sua testa ciondolava all'indietro, gli occhi bianchi persi in quel piacere elettrico che non accennava a scendere.
«Ehi, ammasso di rottami!» gridò Sasha verso il Cyborg. «Il tuo "servizio" ci ha quasi fatto ammazzare, ma abbiamo appena dirottato miliardi! Apri il condotto di scarico posteriore o ti facciamo saltare in aria insieme al tuo club di merda!»
Il Cyborg osservò il corpo di Marck, ancora scosso da contrazioni orgasmiche involontarie, e un ronzio di calcolo attraversò i suoi sensori. «Un peccato distruggere un hardware così... pregiato.»
Con un colpo sordo, una botola pesante si spalancò dietro il bancone. Sasha e Nicky trascinarono a fatica Marck nel buio umido di quel buco.
Discesero freneticamente in tunnel abbandonati, finché il cemento della metropoli moderna non lasciò il posto ai mattoni carbonizzati della Città Vecchia, una necropoli urbana sepolta dai livelli superiori.
«Dobbiamo scollegarlo, Ora!» urlò Nicky, controllando il polso olografico che lanciava segnali d'allarme rossi. «La Omni sta usando il suo sistema nervoso come un ponte radio. Se non interrompiamo il flusso, ci troveranno»
Il Cyborg osservò Marck con i sensori oculari che ruotavano confusi. «Il ragazzo è diventato un deck modem umano. Ma non vedo porte d'accesso esterne. Dove diavolo è lo switch del suo deck»
Sasha adagiò Marck per terra accarezzando con dita delicate il sedere di Marck. «È uno switch anale ad attivazione neurale,» mormorò lei, la voce che tremava di una stanchezza improvvisa. «E l'unico modo per scaricare la tensione residua senza bruciargli la corteccia cerebrale è penetrarlo con un grosso fallo di carbonio. Un kit che non porto solitamente con me nella borsetta.»
Il Cyborg non esitò. Fece scattare le placche del suo braccio destro, liberando il tentacolo robotico nero e gocciolante di olio olio sintetico. «Posso intervenire io. Il mio hardware può simulare la frequenza di disconnessione. Spostati, ragazzina»
Ma Sasha non si mosse. «Non è così semplice. Tu non hai il consenso di farlo»
Il Cyborg inclinò la testa vitrea, emettendo un ronzio di incomprensione. «Le mie sinapsi con comprendono. Ho eseguito una manovra di piacere pochi minuti fa»
Sasha emise una risata amara accarezzando la nuca di Marck. «Non hai compreso niente. Pensavi che la catena teneva al guinzaglio lui? E’ solo un gioco di specchi. E’ sempre chi ubbidisce ad avere il controllo. Sono io la sua schiava. Sopra è bastato un gioco di sguardi per concedermi il permesso. Adesso guardalo»
Marck fu scosso da convulsioni.
«Allora moriremo tutti qui sotto.» disse il Cyborg.
«Non abbiamo tempo» urlò Nicky
Sasha si voltò verso il Cyborg «Ci sarebbe un altro modo. Ma servirebbe una vasca di deprivazione sensoriale. E un gel di connessione sinaptica. Dovremmo risalire in superfice e…»
«E che problema c’è» Il Cyborg inclinò la testa, i sensori oculari che scansionavano mappe d'archivio sepolte nei suoi circuiti. «C'è un vecchio centro di medicina sperimentale tre livelli più in basso. È abbandonato dal Grande Blackout, ma la struttura dovrebbe essere intatta.» disse prendendo in spalla il corpo privo di sensi di Marck.
Sotto la guida del Cyborg e dei droidi Sasha si addentrarono in un labirinto di vecchi edifici morti. Forme spettrali di quello che un tempo erano bar, uffici, case. Tubature divelte e arrugginite fuoriuscivano dalla vecchia carreggiata. Cavi che pendevano come liane dai lampioni. Il Cyborg entrava nei palazzi sgretolando muri e abbattendo paratie d'acciaio con la forza idraulica delle braccia. Spostava detriti metallici come fossero paglia e vecchie macchine come carretti di legno, finché non emerse da un muro di vapore una stanza circolare. Al centro, simile a un sarcofago di ceramica e titanio, giaceva una vasca.
«È sporca, ma il gel elettrolitico è ancora sigillato in quei silos di vetro» gracchiò il Cyborg. «Entrate. Vi darò tutta l'energia di riserva che ho per alimentare il sistema.»
«Vado solo io» disse iniziando a spogliarsi «tu adagia Marck nella vasca e fai parti tutto… questo sistema antidiluviano»
Il Gyborg si diresse verso quella che sembrava una vecchia centralina, alzò il braccio metallico che cominciò a girare cambiando forma liberando tentacoli metallici che si avvolsero sulla scatola metallica. I motori di qualcosa nascosto oltre la parete cominciarono a muoversi con un rumore assordante.
«Con questo fracasso non può funzionare» disse Sasha
«Lo hai mai provato?» disse il Cyborg
«E allora spogliati»
«Ehi!»
«Il gel è perfettamente isolante. Ma serve entrare in vasca senza niente addosso. E non ti preoccupare piccola, non sei il mio tipo. Troppo minuta. Io ho bisogno di massa»
Il Cyborg posò il corpo di Marck per terra, il braccio bionico si scompose e frantumò con perizia chirurgica i suoi abiti.
Sasha, dopo un momento di titubanza si spogliò completamente immergendosi nel gel freddo accanto a Marck. Non appena i loro corpi nudi entrarono in contatto il gel fece da conduttore elettrolitico e la realtà fisica svanì mutando in un vuoto d'inchiostro solcato da tempeste di dati scarlatti.
Sasha lottò per non farsi trascinare via dal flusso, cercando l’essenza di Marck. «Dove sei?» gridò, mentre la sua voce vibrava come una corda di koto elettrica.
Ma Marck apparve con un demone elettrico fatto di circuiti luminescenti. La sua armatura di polimero opaco sembrava bere la luce circostante come un buco. La sua coscienza si era fusa con i server della Omni-Cybernetics «Vattene». urlò
In quell'istante il codice si materializzò in una katana di pura potenza fusa con il corpo di Marck.
Sasha avanzò nel vuoto, una creatura di pura anatomia digitale. La sua nudità era una trama di filamenti elettrici, simili a capillari di luce che le scorrevano sottopelle disegnando le curve dei fianchi e dei seni con un’intensità che accecava. Ogni suo movimento era una danza liquida che sfidava la logica del codice.
Marck scattò. La sua katana di silicio vibrò nell'oscurità e affondò con violenza nel fianco di Sasha. Ma dove il metallo penetrò non sgorgò sangue. La ferita si aprì come un accesso negato, liberando una scarica di dati corrotti.
Ad ogni fendente di Marck la lama si sbriciolava in milioni di virus logici parassitari cercando di penetrare nei protocolli di Sasha. Ogni affondo iniettava pacchetti di dati maligni che agivano come enzimi nel corpo di Sasha che sentiva i virus scorrere dentro di lei incendiandole i circuiti neurali ogni volta che la spada affondava.
Sasha non indietreggiò. Più la lama la feriva più la sua luce si faceva accecante. Ogni fendente di Marck agiva come una forza purificatrice. Più la spada la colpiva più estraeva parti numeriche del codice del virus.
Lui colpì ancora, e ancora, mentre lei deviava appena i colpi con movimenti lenti delle mai, fino a quando un ultimo colpo le colpì il petto spingendo la punta della lama direttamente nel plesso solare di lei. Sasha inarcò la schiena, un gemito di frequenze distorte le uscì dalle labbra luminose.
Allora Sasha avvolse Marck in un abbraccio tringendo il corpo corazzato di Marck contro il proprio petto ardente. I filamenti elettrici di lei si intrecciarono alle membra di lui, penetrando nelle piastre dell'armatura in una simbiosi totale. In quel contatto ultimo, la katana rimase serrata tra i loro corpi, un ponte di metallo in un coito finale.
Marck cominciò gemere cercando di liberarsi. «Resisti, amore mio! Ora!» disse Sasha mentre la katana di luce gonfia di liquido binario esplodeva in una luce bianca che ricoprì tutto.
L'oscurità della rete venne sostituita da un bianco assoluto. Nel silenzio post-orgasmico del sistema distrutto, rimasero solo loro due: due anime svuotate e fuse, galleggianti in un mare di dati bianchi, finalmente libere nel vuoto.
Sasha aprì gli occhi immersa nella vasca, la pelle nuda che sembrava brillare di una luce residua. Accanto a lei anche Marck aprì gli occhi il viso affondato nell'incavo del suo collo.
Due droidi si mossero verso di loro, le braccia meccaniche tese per sorreggerli, ma Sasha sollevò una mano immobilizzandoli sul posto.
Il Cyborg osservava la scena perplesso. I suoi sensori oculari che ricalibravano freneticamente l'immagine. Fino ad ora aveva creduto che Marck fosse un giocattolo da smontare e rimontare. Un hardware biologico destinato al piacere di Sasha e, perché no, anche suo. Invece si era sbagliato
«I miei processori segnalano un’incoerenza,» gracchiò il Cyborg, la voce modulata da un ronzio di sorpresa. «Il ragazzo non è un terminale passivo. Quello che sento non è un input di comando. È una frequenza di ritorno. Voi due non siete un sistema di controllo ma un circuito chiuso. Una simbiosi in carbonio che non ha bisogno di alimentazione esterna.»
Sasha sorrise, accarezzando la nuca di Marck con una dolcezza che faceva male solo a guardarla. «Hai visto bene, rottame. Non esiste nessun "giocattolo". Quello che vedi è un sentimento che la tua logica non può processare. La sua sottomissione non è schiavitù ma l’unica libertà che gli è rimasta in questo mondo di plastica. Il mio domino è l’unica illusione che ho per amarlo.»
«Ehi, Ferraglia, lascia perdere la filosofia di coppia di questi due matti» esclamò Nicky con un ghigno «Quei due vivono in un universo privato dove, sinceramente, non voglio essere invitato. Che ne dici invece di berci qualcosa, tu ed io, visto che ci hai salvato la pelle.»
Il Cyborg lo fissò, le ventole di raffreddamento che emettevano un sibilo confuso.
continuò Nicky, ridacchiando e dando una pacca sull’enorme spalla metallica del colosso. «Sono curioso... quella macchina che hai alla vita è un pezzo di serie o l'hai customizzata tu? Perché se hai altri giocattoli simili nascosti sotto quella corazza potremmo passare qualche ora molto interessante.» disse Nicky scoppiando in una risata sguaiata.
«Perché no» disse il Cyberg.
Nicky cinse il gigantesco fianco corazzato del gigante di metallo.
«Sei un’unità biologica insolente» gracchiò la macchina «Ma hai ragione. Il mio telaio nasconde segreti che i tuoi sensori non possono rilevare. Ho innesti di piacere modulari e interfacce sensoriali proibite in trenta settori. Sarò lieto di mostrarti quanto in profondità possono spingersi i miei protocolli.»
«Sapevo che sotto quei bulloni c’era un cuore di porno-tech! Andiamo, Ferraglia, fammi vedere cosa sanno fare quei tentacoli quando non devono hackerare un firewall.»
Sasha e Marck rimasero soli, immersi nella gelatina elettrolitica che brillava di una luce morente. Erano ancora intrecciati, pelle contro pelle, mentre il residuo del segnale della Omni si dissolveva definitivamente dalle loro sinapsi.
Sasha affondò le dita nei capelli bagnati di Marck, tirandogli indietro la testa per guardarlo negli occhi. «Senti come vibra ancora il tuo sangue, piccolo schifo?» sussurrò, la voce che era un mix di cattiveria e devozione assoluta. «Sei stato il mio ponte, la mia geisha digitale di carne e cromo.» sibilò Sasha, la voce impastata dalla stanchezza «Sei una carcassa svuotata, una centralina di silicio che ha venduto ogni poro della pelle al mio comando. Puzzi di ozono, di lubrificante e di quella merda di codice che ti ho estirpato da dentro fino a farti esplodere. Sei il mio bagno personale, Marck, l’unico posto dove posso buttare tutto il mio veleno e sapere che tu ne farai oro.»
«E tu sei la mia padrona bastarda, Sasha.» disse Marck «Mi hai ridotto ad un sint di carne e mi hai usato come un pezzo di hardware usa e getta mentre godevi a guardarmi umiliare in quella teca. Sei un virus che mi succhi l'anima e mi lasca solo il guscio... e non c’è niente di più eccitante di essere la tua spazzatura.»
«Eppure,» riprese Sasha, le lacrime che scomparivano nel gel «in questo abisso di pixel e metallo tu sei la mia unica cattedrale. Ogni tua cicatrice è un versetto della mia salvezza. Ogni tuo tremito è l'unica preghiera che il mio spirito riesce a recitare. Sei la luce bianca che precede il collasso del sistema. L'unico bit di verità in un oceano di menzogne cibernetiche. Ti amo, perché sei il mio altare, dove il mio cuore trova finalmente un riposo.»
Marck sollevò una mano tremante, sfiorandole le labbra con devozione. «Sei il mio orizzonte degli eventi, Sasha. Oltre te non esiste spazio, non esiste tempo. Solo un'eternità di luce. Sei il soffio divino che rianima i miei circuiti spenti. Sei il mio paradiso perduto ed io Lucifero.»
Si unirono in un bacio che sapeva di ozono e sudore, mentre la gelatina. I sensi si spensero lentamente mentre la gelatina li avvolgeva come un grembo sintetico, Le loro anime, finalmente sintonizzate sulla stessa frequenza di due fantasmi sintetici sepolti nel cuore pulsante di una città morta.
Si addormentarono.
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Commenti dei lettori al racconto erotico