Camping friendly
di
Spidey93
genere
gay
La prima volta è stato in campeggio in Spagna a luglio.
Ci sono andato con tre amici di Bergamo, io ero con Ale. Un viaggio epico fino a Tarragona in quattro con bagagli e tende su una Punto, di notte, musica e cazzate. Ale mi ha ingravidato dietro sui borsoni e prima di Ventimiglia anche gli altri due che non avevo mai visto prima. Poi una figata di notte in viaggio e arrivati a La Jonquera hanno fatto guidare me.
Eravamo due 'coppie', io e Lele eravamo le due femmine del gruppo ma nelle tende succedeva di tutto :)
Due giorni e abbiamo litigato di brutto, si sono anche menati, e io mi sono fatto tre settimane come cazzo volevo. Cambiando tende, camping e spiagge e poi mi hanno dato un passaggio due romani.
All'inizio mi ero unito a un gruppo di ragazzi spagnoli, una decina, simpatici come torelli, avevano messo le tende tutte vicine ma cambiavano ogni giorno, chi partiva e chi arrivava, giovani e meno giovani. C'erano anche ragazze, spompinavano al sole, si stava a palle libere in spiaggia. Facevamo un'ora a piedi per raggiungere la nostra spiaggetta. Se c'era altra gente o se arrivavano altri si beveva e si stava tutti insieme senza menate. Bevevano e fumavano che era uno schifo.
Su quella spiaggia ho sofferto i migliori pompini della mia vita, il mio uccello piaceva. Ragazze, ragazzi e uomini me lo prendevano in bocca magari da moscio mentre dormivo, a volte in tre o quattro insieme, coglioni e cazzo in tre bocche diverse e magari una ragazza o uno spagnolo che mi limonava in bocca. Soffrivo col cazzo paralizzato, mi segavano da uccidermi, ma si rideva sempre.
Sicuramente facevamo anche altro, nuotate, volley, letture e grigliate, ma io ricordo solo il sesso. Mi fottevo fighe e culi a cazzo scarico e Lena ce la facevamo in due o tre tra i cespugli. Lena era una favolosa ventenne, tettone con i capezzoli scuri e fianchi da capogiro, era innamorata di me, baciava da svenire. Dormiva sempre nella tenda dove c'ero io, leccava quattro palle insieme quando mi scopavano o scopavo io, e lo facevamo in tre, quattro, cinque. Accendeva la luce, voleva vedere che lo prendevo in culo o gola e poi mi montava sopra lei e faceva l'amore di baci e morsi quando ero steso cazzo in culo su qualcuno.
In mare mi pareva d'essere vergine. Thiago, aveva forse quarant'anni, mi prendeva da dietro, in piedi con l'acqua fino al petto. Ero eccitata, galleggiavo e andavo da tutte le parti, Thiago mi tratteneva forte, il coso duro che spingeva ma io non mi aprivo, come un verginella. Una cosa faticosa, ma Thiago era forte, mi soffocava nell'abbraccio, io ero agitata mezza spaventata, mi sembrava d'avere un manganello duro contro il culo. Poi il buchetto mi rientrava in dentro e mi sembrava di risucchiare il cazzo in culo, ma non scivolava, mi scavava bruciando secco. E la scopata era da lacrime agli occhi per la beatitudine. Spingeva forte rallentato dall'acqua, mi massacrava i coglioni per tenermi contro tutto cazzo in culo, una roba assurda e faticosa. Allora mi portava nell'acqua bassa sostenendomi per le ginocchia rannicchiate e mi finiva il culo steso sulla sabbia in venti centimetri di onde.
Lena è poi sparita con altri e gli amici erano tutti nuovi. Spagnoli, francesi tedeschi e italiani. Ragazzi, uomini e ragazze, nudi in spiaggia, insieme nelle tende. Io preferivo gli spagnoli.
Martin e Manuel erano due fratelli, ci ho fatto forse tre giorni. Manuel era cagna a trecentosessanta gradi peggio di me, Martin invece solo attivo che si inculava il fratellino. Ce lo siamo scopato insieme, due cazzi in culo, Martin non aveva un gran cazzo ma col mio uccellone abbiamo fatto il culo a caverna al povero Manuel. E non ho più potuto tirarmi indietro, in tenda mi prendevo due cazzi fratelli insieme, la mia posizione preferita era pancia in giù sul materassino arrotolato a palla e i due fratelli spagnoli seduti sul mio culo che mi scavavano i cazzi in culo. Sborravo senza toccarmi anche se non avevo più sborra e passavo la notte a baciare Manuel.
Martin pisciava solo contro me o suo fratello, in camping mi portava nella doccia. La prima volta sulle gambe le altre volte molto meglio, io inginocchiato mi ha pisciato su viso e capelli e, ci ho messo due secondi a decidermi, in bocca. No, non bevevo, ma accovacciato in doccia e sentire il piscio caldo che mi colava fuori sul mento e mi scorreva addosso fino alle palle mi esaltava. E l'ho fatto anche coi due fratelli insieme, ciucciavo gli uccelli mosci che pisciavano. Ed era una soddisfazione pisciare su Manuel, lui bevaeva labbra chiuse sull'uccello.
In spiaggia Martin mi si metteva sopra a gambe larghe e mi risvegliava pisciandomi addosso. Fingevo d'incazzarmi ma ridevo subito. In un tramonto in spiaggia, io e Manuel a sessantanove cazzo in bocca, Martin ha portato quattro tedeschi e ci ha innaffiato con loro. Cazzo, leccavo Manuel bagnato caldo.
I due romani che mi hanno dato un passaggio fino a casa sono stati una botta di fortuna e parecchie botte di culo. Edo non mi voleva, era una checca gelosa di quarant'anni, e Gabriele me lo picchiava appena poteva, quando Edo andava al cesso e noi restavamo a curare i bagagli.
Avevano però in programma una sosta di sue giorni per vedere Avignone, okay a me stava bene. Ho lasciato le due checche in albergo e ho trovato un fantastico campeggio in mezzo al Rodano davanti al palazzo dei Papi. Qui ho fatto amicizia con tre ragazzi cecoslovacchi meno timidi dei due fratelli spagnoli. Eravamo bellissimi, io dopo tre settimane di sole ero abbronzato anche sotto il prepuzio. In città ci guardavano tutti. Erano simpaticissimi e avevano il cazzo vispo, giocavamo a incularella in ogni angolo di Avignone, di notte ci siamo inchiappettati a giro anche nella piazza mentre gli altri due coprivano.
Nella tratta Avignone Milano ero depresso in coma. Edo invece era eccitata, aveva deciso di essere trasgressiva e forse voleva ingelosire Gabriele. Mi metteva la mano nei pantaloncini in ogni momento, mi toccava uccello e palle e ha fatto un pezzo di strada dietro con me, un lungo pompino bavoso, molto appassionato ma che io ho sborrato per disperazione. Il massimo della trasgressione per Edo è stato guardare il suo uomo che mi faceva il culo in un'area di sosta attrezzata. Edo era innamorato persa del suo maschio e aveva paura di perderlo, un cazzo come quello di Gabriele non ne trovava altri in giro. A parte il mio.
Cazzo, mi toccava anche a Sanremo al ristorante. Ma erano simpatici, due gay radical chic in vacanza intelligente, eleganti e alla moda, belle e dotte conversazioni mangiando pesce e con gli occhi fissi sui pantaloncini consumati del loro nipote.
Mi toglievano il fiato, nel primo angolo appartato avevo le loro mani addosso, Edo sull'uccello e Gabriele sul culo. E quando hanno capito che potevano anche infilare la lingua in bocca mi hanno limonato due lingue in bocca dietro una chiesetta che solo loro potevano trovare, persa in collina.
A Milano mi hanno preso una camera d'albero vicino alla loro. Mi pagavano ristorante e tutto quanto, Edo voleva fare follie, non gli era bastato toccarmelo e ciucciarlo, e Gabriele voleva scoparsi pelle liscia e abbronzata. Okay, glielo dovevo a tutti e due, avevano allungato la strada per me e io non volevo tornare a casa.
Ho fatto felice Edo con una serie di inculate per me contro natura e Gabriele s'è fatto una scopata da male ai coglioni che erano vent'anni che non si faceva.
Mamma quasi non mi riconosceva, ha detto che ero bellissimo così abbronzato.
Ci sono andato con tre amici di Bergamo, io ero con Ale. Un viaggio epico fino a Tarragona in quattro con bagagli e tende su una Punto, di notte, musica e cazzate. Ale mi ha ingravidato dietro sui borsoni e prima di Ventimiglia anche gli altri due che non avevo mai visto prima. Poi una figata di notte in viaggio e arrivati a La Jonquera hanno fatto guidare me.
Eravamo due 'coppie', io e Lele eravamo le due femmine del gruppo ma nelle tende succedeva di tutto :)
Due giorni e abbiamo litigato di brutto, si sono anche menati, e io mi sono fatto tre settimane come cazzo volevo. Cambiando tende, camping e spiagge e poi mi hanno dato un passaggio due romani.
All'inizio mi ero unito a un gruppo di ragazzi spagnoli, una decina, simpatici come torelli, avevano messo le tende tutte vicine ma cambiavano ogni giorno, chi partiva e chi arrivava, giovani e meno giovani. C'erano anche ragazze, spompinavano al sole, si stava a palle libere in spiaggia. Facevamo un'ora a piedi per raggiungere la nostra spiaggetta. Se c'era altra gente o se arrivavano altri si beveva e si stava tutti insieme senza menate. Bevevano e fumavano che era uno schifo.
Su quella spiaggia ho sofferto i migliori pompini della mia vita, il mio uccello piaceva. Ragazze, ragazzi e uomini me lo prendevano in bocca magari da moscio mentre dormivo, a volte in tre o quattro insieme, coglioni e cazzo in tre bocche diverse e magari una ragazza o uno spagnolo che mi limonava in bocca. Soffrivo col cazzo paralizzato, mi segavano da uccidermi, ma si rideva sempre.
Sicuramente facevamo anche altro, nuotate, volley, letture e grigliate, ma io ricordo solo il sesso. Mi fottevo fighe e culi a cazzo scarico e Lena ce la facevamo in due o tre tra i cespugli. Lena era una favolosa ventenne, tettone con i capezzoli scuri e fianchi da capogiro, era innamorata di me, baciava da svenire. Dormiva sempre nella tenda dove c'ero io, leccava quattro palle insieme quando mi scopavano o scopavo io, e lo facevamo in tre, quattro, cinque. Accendeva la luce, voleva vedere che lo prendevo in culo o gola e poi mi montava sopra lei e faceva l'amore di baci e morsi quando ero steso cazzo in culo su qualcuno.
In mare mi pareva d'essere vergine. Thiago, aveva forse quarant'anni, mi prendeva da dietro, in piedi con l'acqua fino al petto. Ero eccitata, galleggiavo e andavo da tutte le parti, Thiago mi tratteneva forte, il coso duro che spingeva ma io non mi aprivo, come un verginella. Una cosa faticosa, ma Thiago era forte, mi soffocava nell'abbraccio, io ero agitata mezza spaventata, mi sembrava d'avere un manganello duro contro il culo. Poi il buchetto mi rientrava in dentro e mi sembrava di risucchiare il cazzo in culo, ma non scivolava, mi scavava bruciando secco. E la scopata era da lacrime agli occhi per la beatitudine. Spingeva forte rallentato dall'acqua, mi massacrava i coglioni per tenermi contro tutto cazzo in culo, una roba assurda e faticosa. Allora mi portava nell'acqua bassa sostenendomi per le ginocchia rannicchiate e mi finiva il culo steso sulla sabbia in venti centimetri di onde.
Lena è poi sparita con altri e gli amici erano tutti nuovi. Spagnoli, francesi tedeschi e italiani. Ragazzi, uomini e ragazze, nudi in spiaggia, insieme nelle tende. Io preferivo gli spagnoli.
Martin e Manuel erano due fratelli, ci ho fatto forse tre giorni. Manuel era cagna a trecentosessanta gradi peggio di me, Martin invece solo attivo che si inculava il fratellino. Ce lo siamo scopato insieme, due cazzi in culo, Martin non aveva un gran cazzo ma col mio uccellone abbiamo fatto il culo a caverna al povero Manuel. E non ho più potuto tirarmi indietro, in tenda mi prendevo due cazzi fratelli insieme, la mia posizione preferita era pancia in giù sul materassino arrotolato a palla e i due fratelli spagnoli seduti sul mio culo che mi scavavano i cazzi in culo. Sborravo senza toccarmi anche se non avevo più sborra e passavo la notte a baciare Manuel.
Martin pisciava solo contro me o suo fratello, in camping mi portava nella doccia. La prima volta sulle gambe le altre volte molto meglio, io inginocchiato mi ha pisciato su viso e capelli e, ci ho messo due secondi a decidermi, in bocca. No, non bevevo, ma accovacciato in doccia e sentire il piscio caldo che mi colava fuori sul mento e mi scorreva addosso fino alle palle mi esaltava. E l'ho fatto anche coi due fratelli insieme, ciucciavo gli uccelli mosci che pisciavano. Ed era una soddisfazione pisciare su Manuel, lui bevaeva labbra chiuse sull'uccello.
In spiaggia Martin mi si metteva sopra a gambe larghe e mi risvegliava pisciandomi addosso. Fingevo d'incazzarmi ma ridevo subito. In un tramonto in spiaggia, io e Manuel a sessantanove cazzo in bocca, Martin ha portato quattro tedeschi e ci ha innaffiato con loro. Cazzo, leccavo Manuel bagnato caldo.
I due romani che mi hanno dato un passaggio fino a casa sono stati una botta di fortuna e parecchie botte di culo. Edo non mi voleva, era una checca gelosa di quarant'anni, e Gabriele me lo picchiava appena poteva, quando Edo andava al cesso e noi restavamo a curare i bagagli.
Avevano però in programma una sosta di sue giorni per vedere Avignone, okay a me stava bene. Ho lasciato le due checche in albergo e ho trovato un fantastico campeggio in mezzo al Rodano davanti al palazzo dei Papi. Qui ho fatto amicizia con tre ragazzi cecoslovacchi meno timidi dei due fratelli spagnoli. Eravamo bellissimi, io dopo tre settimane di sole ero abbronzato anche sotto il prepuzio. In città ci guardavano tutti. Erano simpaticissimi e avevano il cazzo vispo, giocavamo a incularella in ogni angolo di Avignone, di notte ci siamo inchiappettati a giro anche nella piazza mentre gli altri due coprivano.
Nella tratta Avignone Milano ero depresso in coma. Edo invece era eccitata, aveva deciso di essere trasgressiva e forse voleva ingelosire Gabriele. Mi metteva la mano nei pantaloncini in ogni momento, mi toccava uccello e palle e ha fatto un pezzo di strada dietro con me, un lungo pompino bavoso, molto appassionato ma che io ho sborrato per disperazione. Il massimo della trasgressione per Edo è stato guardare il suo uomo che mi faceva il culo in un'area di sosta attrezzata. Edo era innamorato persa del suo maschio e aveva paura di perderlo, un cazzo come quello di Gabriele non ne trovava altri in giro. A parte il mio.
Cazzo, mi toccava anche a Sanremo al ristorante. Ma erano simpatici, due gay radical chic in vacanza intelligente, eleganti e alla moda, belle e dotte conversazioni mangiando pesce e con gli occhi fissi sui pantaloncini consumati del loro nipote.
Mi toglievano il fiato, nel primo angolo appartato avevo le loro mani addosso, Edo sull'uccello e Gabriele sul culo. E quando hanno capito che potevano anche infilare la lingua in bocca mi hanno limonato due lingue in bocca dietro una chiesetta che solo loro potevano trovare, persa in collina.
A Milano mi hanno preso una camera d'albero vicino alla loro. Mi pagavano ristorante e tutto quanto, Edo voleva fare follie, non gli era bastato toccarmelo e ciucciarlo, e Gabriele voleva scoparsi pelle liscia e abbronzata. Okay, glielo dovevo a tutti e due, avevano allungato la strada per me e io non volevo tornare a casa.
Ho fatto felice Edo con una serie di inculate per me contro natura e Gabriele s'è fatto una scopata da male ai coglioni che erano vent'anni che non si faceva.
Mamma quasi non mi riconosceva, ha detto che ero bellissimo così abbronzato.
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