Una vacanza lontana
di
Spidey93
genere
gay
Carlo voleva portarmi tre giorni al mare.
'Giuro, ti metto incinta.'
Ero eccitato preoccupato, non avevo ancora mai dormito con un ragazzo, nei letti ci facevo sesso, mai la notte.
Boh, mi pareva strano, era un po' come sposarmi.
Carlo aveva dieci anni più di me ed era un pazzo furioso, un maniaco coi coglioni sempre carichi, con lui solo sex a crudo con iniezioni di sborra calda e non c'era rischio che si innamorasse di me. Lo conoscevo da almeno due anni, spariva per settimane o mesi e poi ricompariva straeccitato con una dannata fretta di ficcarmi.
Aveva trovato un albergo vicino al mare la settimana dopo il 2 giugno.
'Cazzo Luca lì c'è una spiaggia nudisti! E costa un cazzo, partiamo martedì, tre giorni due notti.'
'Ma com'è l'albergo, lo conosci? Non è che poi ci fanno storie.'
'Non preoccuparti non sentiranno, ti metto le mutande in bocca e ti faccio l'intero kamasutra in culo!'
Organizza tutto lui. La meta è in Versila, per non perderci nemmeno una mattina di mare ed essere alle nove nella spiaggia nudisti dobbiamo partire all'alba.
Mia mamma si sveglia per vedere chi è. Non mi fa più storie, mi dice solo di stare attento per le malattie. 'Ma è solo un amico!' Le dico.
Carlo arriva in orario. Sono in calzoncini e canottierina nike ma fa un freddo del cazzo all'alba. Salgo mentre mamma spia al balcone. Carlo mi saluta con un grugnito, è assonnato in coma, non parla. Non vuole nemmeno che accendo la radio. Si inizia bene!
Okay, sarà un viaggio del cazzo.
Prende l'autostrada ancora deserta. Metto lo stesso la musica. Non protesta e guarda fisso davanti. Sono tentato di massaggiarglielo e fare un poco la troia, ma mi sa che s'incazza. Dopo mezz'ora mette la freccia e entra in un autogrill.
'Devi far benzina?'
'No, devo svegliarmi.'
Okay, pausa caffè. Penso.
Rallenta piano, si guarda in giro, non si ferma, supera l'autogrill e le pompe di benzina, fa una svolta proibita ed entra nel parcheggio dietro, quello dei camion. C'è solo un Tir rosso. Guida verso la recinzione e parcheggia muso sotto un albero.
Mi ride felice anche il culo. Slaccio la cintura e mi tuffo di viso sul suo pacco. È duro sotto i calzoncini, massaggio e strofino il naso. Sa di maschio.
'Scendi.'
'Merda, qui ci possono vedere.'
'Non lo vuoi?'
Sono puttana, cazzo se lo voglio. Glielo faccio saltare fuori, lo insalivo veloce e scendo.
Camminiamo tre metri dopo l'auto, non ci sono ripari, solo sterpaglia bassa. È dietro di me, mi spinge contro la rete, butto fuori il culo, mi abbassa insieme calzoncini e boxer e me lo fa salire in culo. Solo una puttana sa come si gode così!
Ho un venti centimetri di cazzone in culo e la paura d'essere visto.
'Cazzo, svelto!' Dico più volte.
Mi sbatte duro, se non ci vedono sentiranno comunque le botte delle mie chiappe nude. Io gemo culo ben in alto e aggrappato con le dita incastrate nella rete di metallo. Mi si aggrappa addosso e mi tira una sega furiosa. Sono aggrappato alla rette con un cazzone che mi scava in culo, schizzo in dieci secondi. Sborra densa che mi svuota, sento le forze mancarmi e il cervello annebbiarsi. Mi sostiene per i fianchi e riprende in culo.
Ho paura, godo in ansia, qui ci vedono e Carlo lo conosco, può continuare venti minuti. Cazzo, ci manca solo che arrivi una pattuglia. Carlo accelera, botte che mi fanno sbattere i denti, che sento lungo tutta la schiena e che mi staccano i talloni da terra. Godo perso, rompimi il culo, dico, violentami.
Mi tira contro, i coglioni premono contro i miei, venti centimetri tutti in culo e sborra in pressione.
Uuuhhhh.
Due secondi di beatitudine col buco aperto e rialzo i calzoncini. Voglio andarmene in fretta da qui e... ma, minchia non resisto, mi abbasso per ciucciarlielo. Sono davvero la puttana del suo cazzo. È venoso fantastico con la cappella larga. Due mesi che conosco Carlo e ogni volta che glielo vedo o tocco entro in modalità cagna.
Risaliamo in auto.
Il Tir rosso ci lampeggia. Il camionista ride dietro il parabrezza.
Via veloce. Siamo già in autostrada. Mi levo le scarpa e appoggio i piedi sul cruscotto per tener sollevato il culo. Lo sento ancora dentro.
Il viaggio adesso è divertente, Carlo s'è svegliato. Spariamo cazzate come due pirla e lui mi spiega il suo programma, sarò la sua puttana, si fa promettere la licenza di stupro.
'Seee! Tu sei fuori, non sono così coglione!'
Si volta preoccupato. 'Perché?'
'Guarda che voglio scopare anch'io!'
Mi mette la mano sul cazzo. 'Non fare lo stronzo, Luca.'
Carlo è tutto strano, gli piace prenderlo ma non lo vuole ammetterlo. Non gli va e devo far finta che non lo facciamo. Si fa scopare ma s'incazza se mi faccio avanti io, lui non è cagna come me. Ma stamattina è allegro, stiamo andando al mare e mi ha appena stuprato contro una recinzione, me lo massaggia nei calzoncini senza staccare gli occhi dalla strada. 'Ti faccio godere tre giorni.' Apri.'
Apro lo sportello del cruscotto. Ci sono tre confezioni di durex e un flacone di lubrificante.
Ride da stronzo. 'Pausa pisciata.''
Autogrill appena dopo, qui c'è più gente al bar. Noi si va subito al cesso. Deserti. Gli tengo l'uccello pesante mentre piscia all'orinatoio. Mmmm.
E piscio io, lui dietro che mi palpa i calzoncini, le dita che spingono in dentro l'ano. Piscio beato, scrollo e mi volto. Cazzo, con Carlo c'è un camionista. Sembra marocchino. Carlo mi passa un condom e mi spinge in un cesso con lui. Non chiude la porta, fa il palo e guarda. Stiamo stretti in piedi ma il tizio tira fuori un bel circonciso cappella larga e io lo devo per forza sentire, mi inginocchio aggrappato ai suoi pantaloni e lo ciuccio. Whoww, sa di selvaggio. Ma lui ha fretta, metto condom e mi metto e lui mi rialza per i capell e mi gira. A novanta non ci stiamo, mi appoggio alle piastrelle fredde e il marocchino mi fa il culo in fretta tenendomi per i fianchi.
Poi caffè e brioche al bar. 'Sei troppo cagna, Luca.'
Usciamo. Rivediamol marocchino, è giù dalla scaletta che ci aspetta e va verso i camion.
Lo seguiamo. Cazzo, c'è un suo collega tra due camion parcheggiati vicini, un trentenne con la mano sul pacco. Una roba ancora più veloce, inculata contro la ruota con Carlo e il marocchino che ci coprono.
Finisce con i due stronzi che ridono e fanno i complimenti a Carlo mentre gli ciuccio l'uccello. Non ci vogliono lasciar andare, il marocchino vuile un secondo giro ma noi siamo in ritardo.
Arriviamo ma non è come ce lo aspettavamo.
Il cielo è sereno ma tira un vento freddo che sembra marzo. Lasciamo le borse nella reception dell'albergo, la camera non è ancora pronta e corriamo a cercare la spiaggia.
Ci facciamo almeno due chilometri di spiaggia semideserta. È fantastica, senza stabilimenti e con dune sabbiose di lato, ma il mare dev'essere freddo, arrivano cavalloni fino ai nostri piedi. Sono scalzo, slip da bagno e maglietta. Cazzo se fa freddo.
Quando incrociamo uno che fissa il mare con l'uccello penzoloni capiamo di essere arrivati alla spiaggia nudisti.
Carlo si leva immediatamente i calzoncini da mare e ho vergogna per lui, ha un'erezione sfacciata. Ridiamo come due pirla.
'Cazzo Carlo, tu devi farti curare!'
'Sono io che curo te, questa è la tua supposta.'
Carlo è simpatico ma fa battute deprimenti.
Mi costringe a levarmi il il costume, la maglietta me la tengo su. L'uccello mi ciondola penzoloni, è divertente e sentire il vento freddo sulle chiappe mi eccita. Carlo mi carezza l'uccello, 'Sei pazzesco Luca.'
Risaliamo una duna che corre lungo la spiaggia, dall'altra parte c'è ancora sabbia vicino ad un corso d'acqua stagnante fra i radi cespugli. Non c'è nessuno, scendiamo e scopriamo che qui siamo al riparo dal vento. Facciamo in fretta, dagli zainetti tiriamo fuori i teli e tempo dieci secondi Carlo è steso gambe larghe. L'uccello appena sgonfio.
'Dai, non c'è nessuno.'
Mi allungo su di lui che gli tiro di bocca il cazzone. Whowww.
Una favola, ci ribaltiamo, io ginocchioni culo in alto e mi regala un rimming anale da svenimento che mi spedisce allo stato di cagna, sento solo il culo, la sua lingua mi scioglie il cervello.
Ma non mi basta, lo voglio in culo. Mi giro, gli sputo in fretta il cazzo e mi rimetto a pecora con la schiena perfettamente inarcata da frocio. Il buco me l'ha già insalivato lui.
Si mette in piedi sopra di me a gambe larghe e mi cala il cazzone in culo. Godo se possibile più che all'autogrill.
Rimane fermo, glielo pompo io di culo twerkando come una cagna. È un momento magico, godo di culo sapendo che presto si stuferà e mi stuprerà a raffica.
Sono in stato di grazia ma arriva una subdola raffica di vento che ci frusta sollevando la sabbia. Ci blocchiamo un istante, ci è andata anche negli occhi. Ridiamo come due scemi e Carlo me lo rificca.
Fermaaa!!!
Il suo cazzo s'è trasformato in una raspa in culo, mi urla anche lui per il bruciore. Si sfila, gli lecco via la sabbia mentre con le dita mi pulisco l'ano, usiamo anche l'acqua della bottiglietta, mi pulisce lui il culo. 'Adesso sei pulito.' mi dice e lo ficca.
Trattengo il respiro, sì, mi scivola dentro ma quando prende a sbattermi uno o due granelli di sabbia trasformano la scopata in una tortura, è come avere schegge di vetro. Dico di uscire.
Non si ferma.
'Stanotte mi metto su il pepe.'
Carlo fa battute sceme, so che non lo farà mai, ma intanto mi sono accorto che non è così terribile. È più un fastidio, mi concentro sul bruciore e mi mi immagino di essere stuprato da un mandingo megadotato. Figa se brucia, ho le lacrime agli occhi.
Carlo non è un nero e di cazzi ne ho presi ben peggiori del suo, ma senza toccarmi sputo due schizzi di sborra sul telo.
Tiriamo l'una leggiucchiando e dormicchiando. Ogni tanto mi giro per leccargli le palle al sole e l'uccellone addormentato. Si sta da dio e limoniamo nudi.
Ci viene fame. Cinquecento metri prima c'era un locale sulla spiaggia, una specie di palafitta rossa, decidiamo di andarci. Superiamo la duna e il vento ci investe nuovamente.
C'è un profumino di fritto che non resistiamo. Ordiniamo due fritti misti. Purtroppo non si mangia vista mare, per il vento hanno chiuso la terrazza con delle tende di plastica spessa ancorate sopra e sotto.
C'è poca gente. Un cinquantenne è seduto due tavolini più in là di fronte a me. Mi fissa continuamente. L'avevo visto nudo in spiaggia, niente di che, ma ha il fisico curato di chi ama il naturismo. Mi valuta con lo sguardo e invidia Carlo. C'è ben poco da indovinare, sono chiaramente un bel frocetto in vacanza col suo manico. La cosa mi diverte, qui mi sento libero.
Carlo mi stordisce di cazzate. Rido da scemo per far ingelosire il tizio e faccio la puttanella: vado in bagno e gli passo accanto per farmi vedere meglio. Sono un bel twink, liscio e longilineo, voglio farlo schiattare. E quando torno abbraccio Carlo di spalle e gli sussurro all'orecchio che c'è quel tizio che mi fissa. Carlo mi palpa il culo e mi carezza l'interno coscia. Un bacio sulla bocca e mi risiedo al mio posto.
Incrocio lo sguardo del tizio.
'Oh, cazzo, ho lasciato la carta in albergo!'
Non gli credo, ma dico: 'Pago io.'
'No aspetta!'
Tira fuori tutto quello che ha. 'Mancano solo venti euro, ma ho questo!'
Si alza e va parlare con quello che mi fissava. Ommerda.
Parlano sottovoce, il tipo mi guarda sorpreso e poi annuisce. Carlo torna a sedersi. 'Visto? Ho risolto tutto.'
Il tizio si alza, mi guarda ed esce.
Carlo fa il sorpreso, mi guarda stupito. Che c'è adesso? Non vuoi più fare la puttana per me''
'Tu sei tutto scemo!'
'Ho chiesto troppo poco? Venti euro per una sveltina in culo mi pare onesto.'
'Ma vaffanculo!'
'No, ci vai tu.'
Spinge un preservativo sotto il mio piatto.
Lo prendo e vado a fare la puttana.
'Giuro, ti metto incinta.'
Ero eccitato preoccupato, non avevo ancora mai dormito con un ragazzo, nei letti ci facevo sesso, mai la notte.
Boh, mi pareva strano, era un po' come sposarmi.
Carlo aveva dieci anni più di me ed era un pazzo furioso, un maniaco coi coglioni sempre carichi, con lui solo sex a crudo con iniezioni di sborra calda e non c'era rischio che si innamorasse di me. Lo conoscevo da almeno due anni, spariva per settimane o mesi e poi ricompariva straeccitato con una dannata fretta di ficcarmi.
Aveva trovato un albergo vicino al mare la settimana dopo il 2 giugno.
'Cazzo Luca lì c'è una spiaggia nudisti! E costa un cazzo, partiamo martedì, tre giorni due notti.'
'Ma com'è l'albergo, lo conosci? Non è che poi ci fanno storie.'
'Non preoccuparti non sentiranno, ti metto le mutande in bocca e ti faccio l'intero kamasutra in culo!'
Organizza tutto lui. La meta è in Versila, per non perderci nemmeno una mattina di mare ed essere alle nove nella spiaggia nudisti dobbiamo partire all'alba.
Mia mamma si sveglia per vedere chi è. Non mi fa più storie, mi dice solo di stare attento per le malattie. 'Ma è solo un amico!' Le dico.
Carlo arriva in orario. Sono in calzoncini e canottierina nike ma fa un freddo del cazzo all'alba. Salgo mentre mamma spia al balcone. Carlo mi saluta con un grugnito, è assonnato in coma, non parla. Non vuole nemmeno che accendo la radio. Si inizia bene!
Okay, sarà un viaggio del cazzo.
Prende l'autostrada ancora deserta. Metto lo stesso la musica. Non protesta e guarda fisso davanti. Sono tentato di massaggiarglielo e fare un poco la troia, ma mi sa che s'incazza. Dopo mezz'ora mette la freccia e entra in un autogrill.
'Devi far benzina?'
'No, devo svegliarmi.'
Okay, pausa caffè. Penso.
Rallenta piano, si guarda in giro, non si ferma, supera l'autogrill e le pompe di benzina, fa una svolta proibita ed entra nel parcheggio dietro, quello dei camion. C'è solo un Tir rosso. Guida verso la recinzione e parcheggia muso sotto un albero.
Mi ride felice anche il culo. Slaccio la cintura e mi tuffo di viso sul suo pacco. È duro sotto i calzoncini, massaggio e strofino il naso. Sa di maschio.
'Scendi.'
'Merda, qui ci possono vedere.'
'Non lo vuoi?'
Sono puttana, cazzo se lo voglio. Glielo faccio saltare fuori, lo insalivo veloce e scendo.
Camminiamo tre metri dopo l'auto, non ci sono ripari, solo sterpaglia bassa. È dietro di me, mi spinge contro la rete, butto fuori il culo, mi abbassa insieme calzoncini e boxer e me lo fa salire in culo. Solo una puttana sa come si gode così!
Ho un venti centimetri di cazzone in culo e la paura d'essere visto.
'Cazzo, svelto!' Dico più volte.
Mi sbatte duro, se non ci vedono sentiranno comunque le botte delle mie chiappe nude. Io gemo culo ben in alto e aggrappato con le dita incastrate nella rete di metallo. Mi si aggrappa addosso e mi tira una sega furiosa. Sono aggrappato alla rette con un cazzone che mi scava in culo, schizzo in dieci secondi. Sborra densa che mi svuota, sento le forze mancarmi e il cervello annebbiarsi. Mi sostiene per i fianchi e riprende in culo.
Ho paura, godo in ansia, qui ci vedono e Carlo lo conosco, può continuare venti minuti. Cazzo, ci manca solo che arrivi una pattuglia. Carlo accelera, botte che mi fanno sbattere i denti, che sento lungo tutta la schiena e che mi staccano i talloni da terra. Godo perso, rompimi il culo, dico, violentami.
Mi tira contro, i coglioni premono contro i miei, venti centimetri tutti in culo e sborra in pressione.
Uuuhhhh.
Due secondi di beatitudine col buco aperto e rialzo i calzoncini. Voglio andarmene in fretta da qui e... ma, minchia non resisto, mi abbasso per ciucciarlielo. Sono davvero la puttana del suo cazzo. È venoso fantastico con la cappella larga. Due mesi che conosco Carlo e ogni volta che glielo vedo o tocco entro in modalità cagna.
Risaliamo in auto.
Il Tir rosso ci lampeggia. Il camionista ride dietro il parabrezza.
Via veloce. Siamo già in autostrada. Mi levo le scarpa e appoggio i piedi sul cruscotto per tener sollevato il culo. Lo sento ancora dentro.
Il viaggio adesso è divertente, Carlo s'è svegliato. Spariamo cazzate come due pirla e lui mi spiega il suo programma, sarò la sua puttana, si fa promettere la licenza di stupro.
'Seee! Tu sei fuori, non sono così coglione!'
Si volta preoccupato. 'Perché?'
'Guarda che voglio scopare anch'io!'
Mi mette la mano sul cazzo. 'Non fare lo stronzo, Luca.'
Carlo è tutto strano, gli piace prenderlo ma non lo vuole ammetterlo. Non gli va e devo far finta che non lo facciamo. Si fa scopare ma s'incazza se mi faccio avanti io, lui non è cagna come me. Ma stamattina è allegro, stiamo andando al mare e mi ha appena stuprato contro una recinzione, me lo massaggia nei calzoncini senza staccare gli occhi dalla strada. 'Ti faccio godere tre giorni.' Apri.'
Apro lo sportello del cruscotto. Ci sono tre confezioni di durex e un flacone di lubrificante.
Ride da stronzo. 'Pausa pisciata.''
Autogrill appena dopo, qui c'è più gente al bar. Noi si va subito al cesso. Deserti. Gli tengo l'uccello pesante mentre piscia all'orinatoio. Mmmm.
E piscio io, lui dietro che mi palpa i calzoncini, le dita che spingono in dentro l'ano. Piscio beato, scrollo e mi volto. Cazzo, con Carlo c'è un camionista. Sembra marocchino. Carlo mi passa un condom e mi spinge in un cesso con lui. Non chiude la porta, fa il palo e guarda. Stiamo stretti in piedi ma il tizio tira fuori un bel circonciso cappella larga e io lo devo per forza sentire, mi inginocchio aggrappato ai suoi pantaloni e lo ciuccio. Whoww, sa di selvaggio. Ma lui ha fretta, metto condom e mi metto e lui mi rialza per i capell e mi gira. A novanta non ci stiamo, mi appoggio alle piastrelle fredde e il marocchino mi fa il culo in fretta tenendomi per i fianchi.
Poi caffè e brioche al bar. 'Sei troppo cagna, Luca.'
Usciamo. Rivediamol marocchino, è giù dalla scaletta che ci aspetta e va verso i camion.
Lo seguiamo. Cazzo, c'è un suo collega tra due camion parcheggiati vicini, un trentenne con la mano sul pacco. Una roba ancora più veloce, inculata contro la ruota con Carlo e il marocchino che ci coprono.
Finisce con i due stronzi che ridono e fanno i complimenti a Carlo mentre gli ciuccio l'uccello. Non ci vogliono lasciar andare, il marocchino vuile un secondo giro ma noi siamo in ritardo.
Arriviamo ma non è come ce lo aspettavamo.
Il cielo è sereno ma tira un vento freddo che sembra marzo. Lasciamo le borse nella reception dell'albergo, la camera non è ancora pronta e corriamo a cercare la spiaggia.
Ci facciamo almeno due chilometri di spiaggia semideserta. È fantastica, senza stabilimenti e con dune sabbiose di lato, ma il mare dev'essere freddo, arrivano cavalloni fino ai nostri piedi. Sono scalzo, slip da bagno e maglietta. Cazzo se fa freddo.
Quando incrociamo uno che fissa il mare con l'uccello penzoloni capiamo di essere arrivati alla spiaggia nudisti.
Carlo si leva immediatamente i calzoncini da mare e ho vergogna per lui, ha un'erezione sfacciata. Ridiamo come due pirla.
'Cazzo Carlo, tu devi farti curare!'
'Sono io che curo te, questa è la tua supposta.'
Carlo è simpatico ma fa battute deprimenti.
Mi costringe a levarmi il il costume, la maglietta me la tengo su. L'uccello mi ciondola penzoloni, è divertente e sentire il vento freddo sulle chiappe mi eccita. Carlo mi carezza l'uccello, 'Sei pazzesco Luca.'
Risaliamo una duna che corre lungo la spiaggia, dall'altra parte c'è ancora sabbia vicino ad un corso d'acqua stagnante fra i radi cespugli. Non c'è nessuno, scendiamo e scopriamo che qui siamo al riparo dal vento. Facciamo in fretta, dagli zainetti tiriamo fuori i teli e tempo dieci secondi Carlo è steso gambe larghe. L'uccello appena sgonfio.
'Dai, non c'è nessuno.'
Mi allungo su di lui che gli tiro di bocca il cazzone. Whowww.
Una favola, ci ribaltiamo, io ginocchioni culo in alto e mi regala un rimming anale da svenimento che mi spedisce allo stato di cagna, sento solo il culo, la sua lingua mi scioglie il cervello.
Ma non mi basta, lo voglio in culo. Mi giro, gli sputo in fretta il cazzo e mi rimetto a pecora con la schiena perfettamente inarcata da frocio. Il buco me l'ha già insalivato lui.
Si mette in piedi sopra di me a gambe larghe e mi cala il cazzone in culo. Godo se possibile più che all'autogrill.
Rimane fermo, glielo pompo io di culo twerkando come una cagna. È un momento magico, godo di culo sapendo che presto si stuferà e mi stuprerà a raffica.
Sono in stato di grazia ma arriva una subdola raffica di vento che ci frusta sollevando la sabbia. Ci blocchiamo un istante, ci è andata anche negli occhi. Ridiamo come due scemi e Carlo me lo rificca.
Fermaaa!!!
Il suo cazzo s'è trasformato in una raspa in culo, mi urla anche lui per il bruciore. Si sfila, gli lecco via la sabbia mentre con le dita mi pulisco l'ano, usiamo anche l'acqua della bottiglietta, mi pulisce lui il culo. 'Adesso sei pulito.' mi dice e lo ficca.
Trattengo il respiro, sì, mi scivola dentro ma quando prende a sbattermi uno o due granelli di sabbia trasformano la scopata in una tortura, è come avere schegge di vetro. Dico di uscire.
Non si ferma.
'Stanotte mi metto su il pepe.'
Carlo fa battute sceme, so che non lo farà mai, ma intanto mi sono accorto che non è così terribile. È più un fastidio, mi concentro sul bruciore e mi mi immagino di essere stuprato da un mandingo megadotato. Figa se brucia, ho le lacrime agli occhi.
Carlo non è un nero e di cazzi ne ho presi ben peggiori del suo, ma senza toccarmi sputo due schizzi di sborra sul telo.
Tiriamo l'una leggiucchiando e dormicchiando. Ogni tanto mi giro per leccargli le palle al sole e l'uccellone addormentato. Si sta da dio e limoniamo nudi.
Ci viene fame. Cinquecento metri prima c'era un locale sulla spiaggia, una specie di palafitta rossa, decidiamo di andarci. Superiamo la duna e il vento ci investe nuovamente.
C'è un profumino di fritto che non resistiamo. Ordiniamo due fritti misti. Purtroppo non si mangia vista mare, per il vento hanno chiuso la terrazza con delle tende di plastica spessa ancorate sopra e sotto.
C'è poca gente. Un cinquantenne è seduto due tavolini più in là di fronte a me. Mi fissa continuamente. L'avevo visto nudo in spiaggia, niente di che, ma ha il fisico curato di chi ama il naturismo. Mi valuta con lo sguardo e invidia Carlo. C'è ben poco da indovinare, sono chiaramente un bel frocetto in vacanza col suo manico. La cosa mi diverte, qui mi sento libero.
Carlo mi stordisce di cazzate. Rido da scemo per far ingelosire il tizio e faccio la puttanella: vado in bagno e gli passo accanto per farmi vedere meglio. Sono un bel twink, liscio e longilineo, voglio farlo schiattare. E quando torno abbraccio Carlo di spalle e gli sussurro all'orecchio che c'è quel tizio che mi fissa. Carlo mi palpa il culo e mi carezza l'interno coscia. Un bacio sulla bocca e mi risiedo al mio posto.
Incrocio lo sguardo del tizio.
'Oh, cazzo, ho lasciato la carta in albergo!'
Non gli credo, ma dico: 'Pago io.'
'No aspetta!'
Tira fuori tutto quello che ha. 'Mancano solo venti euro, ma ho questo!'
Si alza e va parlare con quello che mi fissava. Ommerda.
Parlano sottovoce, il tipo mi guarda sorpreso e poi annuisce. Carlo torna a sedersi. 'Visto? Ho risolto tutto.'
Il tizio si alza, mi guarda ed esce.
Carlo fa il sorpreso, mi guarda stupito. Che c'è adesso? Non vuoi più fare la puttana per me''
'Tu sei tutto scemo!'
'Ho chiesto troppo poco? Venti euro per una sveltina in culo mi pare onesto.'
'Ma vaffanculo!'
'No, ci vai tu.'
Spinge un preservativo sotto il mio piatto.
Lo prendo e vado a fare la puttana.
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