Sessione con pescecane
di
Ballyanos
genere
feticismo
Non ho problemi a dire che tutti i miei racconti sono di pura fantasia. Qui ho voluto fare un esperimento. Ho aggiunto al tema della dominazione un argomento chiaramente estraneo come l'avventura, che avrà la sua importanza. Non anticipo nulla. Buona lettura!
Le onde si frantumavano lungo la riva. L'intero gruppo attendeva Matteo ma di lui nemmeno l'ombra. Serena, Monica e Lorella avevano affittato tre mini appartamenti per l'intera estate. Quel giorno avevano fatto una scommessa per divertirsi. Grandi amiche, amavano troppo umiliare e dominare i rispettivi figli. A turno i ragazzi avrebbero dovuto raggiungere a nuoto un piccolo scoglio nei pressi del largo, aggirarlo e tornare indietro. Chi avrebbe impiegato più tempo sarebbe stato preso a calci nelle palle dalle tre donne. Serena era la più sadica. Sapeva che suo figlio Matteo con ogni probabilità avrebbe perso la sfida e già immaginava una bella sessione di ballbustings. Il primo ad affrontare la prova era stato Antonio, figlio di Monica. Diciannovenne alto e atletico, aveva terminato la prova in trentasei minuti. Era soddisfatto ma al tempo stesso incerto sull'esito. "Non cantare vittoria! Magari toccherà proprio a te mio caro! Chi può saperlo...". Sua madre sfotteva gratuitamente. Lui incassava in silenzio, provando ad abbozzare un sorriso. Monica aveva quarant'anni ed era alta e slanciata. Quindi era toccato a Renato, figlio di Lorella. Era un ragazzo di vent'anni poco più basso di Antonio ma altrettanto piazzato. Anche lui ottimo nuotatore. Tuttavia aveva completato la prova impiegando tre minuti in più. Lorella si divertiva a sfottere entrambi. Aveva quarantatre anni e nemmeno lei passava inosservata. "Antonio è salvo...la sfida è tra Renato e Matteo...vinca il migliore...vediamo chi tra loro subirà la nostra punizione...". "Fossi in te mi sentirei tranquillo. Figurati se quell'imbranato di mio figlio saprà fare meglio! Sto già pregustando i nostri calci alle sue palline...che ne dici figliolo?". Matteo rimaneva in silenzio. Serena non era più la mamma affettuosa e protettiva che ricordava da bambino. Da quando la donna aveva conosciuto le nuove amiche era profondamente cambiata. Anzi, se Monica e Lorella di tanto in tanto potevano dare la sensazione di mostrare quel briciolo di umanità, per sua madre non era affatto così. Ricordava l'ultima sessione avuta con lei. Era stato preso a calci nei testicoli così forte al punto di aver temuto per la propria incolumità. Tutto sotto gli insulti e le risate. Comunque si tuffava nel tentativo di svolgere la prova nel minor tempo possibile. Dopo oltre un'ora ancora non rientrava. A nessuna di loro veniva in mente che potesse essergli capitato qualcosa. "Cosa vi dicevo? Scaldate i piedi che ci divertiremo alla grande...". "Serena sei davvero tremenda..." ridevano divertite le amiche. Finalmente arrivava Matteo. Con grande fatica si avvicinava alla riva. La cosa strana era che periodicamente tendeva a fermarsi per guardarsi intorno, salvo poi ripartire. Riusciva a completare il percorso. Quasi un'ora e mezza. Giunto in spiaggia crollava a terra stremato, con il respiro affannoso. In realtà Antonio e Renato volevano avvicinarsi per chiedere cosa fosse accaduto. Avevano notato entrambi la sua faccia stravolta. Non le madri. Serena soprattutto. Lei in particolare decise di canzonarlo pubblicamente. Si avvicinò con aria regale, guardandolo dall'alto in basso. "Ti serviamo cappuccino e cornetto? Sei irrecuperabile! Hai perso...sai cosa ti succederà...vero mio caro?". Osservava la mamma con aria disgustata. I suoi genitori erano separati da quando aveva otto anni. Serena era una splendida quarantunenne, mora con gli occhi verdi. "Non rispondi eh? Ma d'altronde...". L'imponente figura della donna lo sovrastava. Sentiva pure i commenti poco gratificanti di Monica e Lorella. All'improvviso Matteo prese della sabbia e la gettò addosso alla madre, poi fece lo stesso con le altre. "Non ci provate nemmeno! È chiaro?". Quindi rivolgendosi verso Serena: "Capisco perché papà ti ha lasciato e non riesci più a tenerti un uomo! E lo stesso vale per le degne commarelle!". Matteo andò via. Era davvero infuriato. Anni di frustrazione esplosi in quell'istante. Però c'era dell'altro. Riguardava il motivo per cui aveva impiegato tutto quel tempo per tornare a riva. Comunque tutte e tre rimanevano colpite da quelle parole. Adesso erano più arrabbiate che mai. "A quanto pare il piccolo si è ribellato...". "La passa liscia così?". "Lasciamolo sbollire, tanto sa benissimo cosa lo aspetta...ora a maggior ragione!". Serena chiudeva così la questione. Ridevano stupidamente. "Vado a prendere il mio pargoletto. Vedrete come lo farò tornare un agnellino...". Così dicendo si recava dal figlio, con le altre ad annuire contente. In pochi minuti giungeva a casa. Lei per prima gli avrebbe insegnato come comportarsi, in attesa di far partecipare alla festa le sue complici. Lo trovò in camera, sdraiato sul letto. Scrollava ironicamente la testa, in segno di disapprovazione. "Eccoti finalmente! Oggi mi hai fatto vergognare di fronte a tutti! Inoltre hai osato rispondere male! Come ti sei permesso? Ora vieni subito qui!". Matteo non si muoveva. La donna continuava con quel tono altezzoso. "So bene cosa ci vuole...". "Forse per te era meglio farmi divorare dallo squalo! Così almeno non ti saresti vergognata! Scusami tanto se l'ho sconfitto e sono riuscito a salvarmi!". Il ragazzo si sentiva distrutto. Si. In mare aperto era stato attaccato da un feroce squalo e aveva dovuto affrontare una vera e propria battaglia contro il mostro marino per salvare la propria vita! Sentendo quelle parole Serena sbiancò. "Come uno squalo? Quando? Stai bene?". "Adesso ti preoccupi per me?" rispondeva girandosi dalla parte opposta. Aveva le lacrime agli occhi. Sua madre si avvicinò a lui, massaggiandogli il viso. "Mi dispiace. Raccontami com'è andata" diceva con un'improvvisa tenerezza. Matteo iniziava a raccontare la propria disavventura. Renato aveva appena terminato la prova. Uno dei ragazzi avrebbe subito la sessione di ballbustings dalle madri ma Antonio era fuori gioco. "Puoi iniziare Matteo...che aspetti? Ci tieni proprio a farti rompere le palle da noi...tanto fra poco ti accontenteremo...". Il giovane decise di ignorare la ma. dre. Fece alcuni esercizi di respirazione e si tuffò in acqua. Il passo era buono ma probabilmente la punizione sarebbe toccata a lui. Gli altri ragazzi erano più atletici. A diciannove anni non si presentava male ma era decisamente meno allenato rispetto ai suoi amici. Pian piano si allontanò. Cercava ancora la giusta andatura. Vedeva lo scoglio in lontananza, con la riva ormai scomparsa. A un certo punto alcune onde anomale si infrangevano su di lui. Sulle prime non ci aveva fatto troppo caso ma notava quello strano fenomeno ripetersi. Incuriosito si voltò e ciò che vide lo mandò letteralmente nel panico. Una grande sagoma scura avanzava minacciosa verso di lui. Dall'acqua emergeva una pinna ben visibile. Capì immediatamente di cosa si trattava. Uno squalo! L'animale iniziava a fare dei giri concentrici. Lo stava lentamente chiudendo e a breve avrebbe sferrato il suo attacco mortale. Matteo in quei momenti attraversava la propria vita. Ricordava lo splendido rapporto che aveva con la madre da adolescente e di come adesso fosse tutto così cambiato. E ripensava alla precedente sessione avuta con lei soltanto pochi giorni prima. "Vediamo se resisti...sono proprio curiosa". Matteo ormai accettava passivamente. Serena sferrò un violento colpo nei genitali che lo fece inginocchiare. Le lacrime gli rigavano il viso. "Ahia! Le mie palle! Così è troppo...ti prego mamma...basta...". "Come sarebbe? Crolli in questo modo già dopo il primo calcio? Che vigliacco...ihihih". Dopo il secondo non riusciva più a tenersi in piedi. Si contorceva dal dolore, con la madre che rideva sadica...I suoi pensieri venivano riportati alla realtà. Lo squalo si trovava davvero a un passo da lui con le fauci spalancate. Istintivamente si gettò sott'acqua riuscendo ad evitarlo, quindi nuotò lateralmente. Riemergeva poco dopo ma lo squalo si trovava ancora a breve distanza e avrebbe attaccato di nuovo. Se non fosse arrivata al più presto un'idea il suo destino sarebbe stato segnato. A quel punto poteva tranquillamente rimanere lì impassibile. Intanto poteva osservarlo in tutta la sua stazza. Doveva misurare oltre quattro metri. Lo squalo portò un nuovo attacco. Fu lì che Matteo ebbe un'intuizione. Il ballbustings che sua madre praticava. Era una follia ma che aveva da perdere? Caricò la gamba e riuscì a colpire l'animale sul naso. A quel punto notò una momentanea virata e riuscì a fare qualche bracciata, guadagnando un po' di vantaggio. Finalmente sapeva cosa fare. Avrebbe lottato contro lo squalo con tutte le sue forze. Non sarebbe riuscito a gustarsi quel pasto fuori programma. "Forza!" diceva sbattendo l'acqua "Non mi fai paura! Vieni che ti faccio vedere io!". L'adrenalina stava crescendo a dismisura. Il pescecane sembrava come sorpreso nel vedere la sua preda ribellarsi in quel modo ma come se niente fosse sferrava di nuovo il suo attacco. Matteo però non si scoraggiava e con un nuovo calcio volante mirava ancora il naso. Come in precedenza aveva notato la sua espressione. Adesso era chiaro. "E così quello è uno dei tuoi punti deboli...allora preparati per una bella sessione! Te ne accorgerai!". Aveva inizio una tattica preziosa e costante. Colpiva con violenza il naso dello squalo, guadagnando qualche secondo di vantaggio. Quindi nuotava fino a quando poteva. Questo nel tentativo di raggiungere lo scoglio della salvezza, non più così distante. Certamente sapeva che non avrebbe resistito in eterno ma la sua speranza era di arrivare a pochi metri dallo scoglio. A quel punto avrebbe tentato il tutto per tutto. Intanto lo squalo ripartiva con l'attacco. Matteo ancora una volta lo precedeva assestandogli due calci. Purtroppo man mano che combatteva si stancava e ad un certo punto non si allontanava più come avrebbe voluto. Sentiva così il fiato del mostro marino. Caricava per l'ennesima volta. Tuttavia all'ultimo momento Matteo riusciva ad andare sott'acqua, riemergendo poco dopo. Si rese conto di poterlo colpire nell'occhio sinistro. Non se lo fece ripetere due volte. Partirono pugni a ripetizione, poi vide le branchie e mirò disperatamente quel punto. Lo squalo incredibilmente valutava la decisione di desistere. Matteo dal canto suo vedeva lo scoglio molto più raggiungibile. Una manciata di bracciate alla salvezza. Forse l'unica occasione. "Adesso!" gridò come un pazzo. Nuotò dando tutto quello che aveva. Lo squalo, ripresosi dal momentaneo handicap si gettò all'inseguimento. Nel frattempo l'aveva raggiunto ma per fortuna poteva toccare lo scoglio. Si arrampicò all'istante. Lo squalo apriva di nuovo le fauci e stava per addentare la gamba sinistra ma Matteo diede un ultimo strattone, riuscendo ad evitarlo. Finalmente si trovava al sicuro in cima. Tremava ed era esausto. L'animale per un po' girò intorno allo scoglio ma alla fine, vedendo quel pasto ormai sfumato, decise di riprendere il largo. Matteo sperava in qualche barca. Risultava rischioso riprendere a nuotare. Purtroppo stava passando troppo tempo. Chissà cosa avrebbero detto sua madre e le amiche. Dopo averci pensato attentamente aveva deciso di tornare a riva a nuoto. Certamente la paura lo investiva. Il pescecane poteva tornare e in quel caso non sarebbe stato nelle condizioni di metterlo in fuga un'altra volta. "Posso farcela" si ripeteva nel tentativo di prendere coraggio. Si rituffò in mare aperto. A volte si fermava per guardarsi intorno ma per fortuna lo squalo sembrava scomparso. Dopo un tempo indefinito riusciva a tornare a riva sano e salvo, tra le risate generali. Serena aveva gli occhi lucidi. Si era sempre divertita a umiliarlo pubblicamente ma adesso era sconvolta. Abbracciava suo figlio e lo copriva di baci. "Stai tranquillo tesoro, ci sono qui io". "Quando sarò punito? Mi farete male?". Matteo chiudeva gli occhi, impossibilitato a guardare la madre. Lei lo rincuorava. "Non preoccuparti di questo". Serena chiamò Monica e Lorella. Pochi minuti dopo erano da loro. Matteo era preparato al peggio. "Siccome mio figlio è arrivato ultimo dovrà rimanere a nostra disposizione. A turno lo segheremo con i piedi, facendogli provare la più grande emozione della sua vita". Rimasero tutt'e due sorprese. Anche Matteo. La madre gli si avvicinò e lo baciò. "Pensavi davvero che ti avrei fatto male?". "Scusa Serena, non pensavamo a questo. All'improvviso vuoi far godere tuo figlio?". Entrambe erano confuse. Serena abbracciò ancora Matteo e ruppe gli indugi. "Assolutamente. È il minimo che possa fare per lui. Se voi non volete partecipare me ne occuperò io. Sdraiati pure a terra tesoro mio. Ci pensa la tua mamma a farti stare bene". Serena raccontò dello squalo. Monica e Lorella fischiavano di ammirazione. "Ehi...complimenti davvero! A quanto pare ti abbiamo sottovalutato. Te lo meriti tutto. Sarà un vero piacere". Fu la madre a iniziare. Con i piedi stimolava eroticamente le parti intime. Matteo era abituato a essere picchiato e gli sembrava un sogno. Prima Serena eseguiva lentamente, quindi aumentava sempre più l'intensità. Nel mentre sorrideva. "Ti piace eh? D'ora in poi sarà sempre così. Coraggio figliolo, godi come non mai". "Wow...è bellissimo mamma...ancora...". "Ma certo figlio mio! Forza!". Serena continuava a masturbare con i piedi. Il ragazzo era sempre più euforico. "Sto venendo mamma...si...oh si...". Un fiume di sborra bagnava entrambi. "Lasciane un po' anche a noi" facevano eco le due amiche. Ridevano tutte. Serena pulì accuratamente, ora veniva il turno di Monica. "Se ti ha fatto godere tua madre è perché non mi hai vista all'opera...adoro la carne fresca...stai a guardare cosa combino...". La donna iniziava a masturbarlo. Prima il piede destro, poi il sinistro. Quindi entrambi contemporaneamente. "Ti piace eh figliolo? E questo è appena l'inizio..." lo prendeva in giro la madre. Lui annuiva. Poche ore prima stava lottando contro uno squalo e adesso passava il più bel pomeriggio della sua vita. La donna lo massaggiava, alternando leggeri colpi ai genitali. Naturalmente senza fargli male. A un certo punto si aggiungeva Lorella. "Stai a vedere caro. Adesso ti stupiremo". Entrambe lo stimolavano contemporaneamente. L'erezione di Matteo giungeva al culmine del piacere. "Non resisto più..." diceva. "E allora vieni...cosa aspetti ancora?". Un nuovo fiume di sborra travolgeva tutto ciò che trovava. Serena si chinava verso suo figlio, baciandolo ancora. "Qualche minuto e si ricomincia. Te l'ho detto: oggi sarai a nostra disposizione...". Monica e Lorella annuivano contente...
Le onde si frantumavano lungo la riva. L'intero gruppo attendeva Matteo ma di lui nemmeno l'ombra. Serena, Monica e Lorella avevano affittato tre mini appartamenti per l'intera estate. Quel giorno avevano fatto una scommessa per divertirsi. Grandi amiche, amavano troppo umiliare e dominare i rispettivi figli. A turno i ragazzi avrebbero dovuto raggiungere a nuoto un piccolo scoglio nei pressi del largo, aggirarlo e tornare indietro. Chi avrebbe impiegato più tempo sarebbe stato preso a calci nelle palle dalle tre donne. Serena era la più sadica. Sapeva che suo figlio Matteo con ogni probabilità avrebbe perso la sfida e già immaginava una bella sessione di ballbustings. Il primo ad affrontare la prova era stato Antonio, figlio di Monica. Diciannovenne alto e atletico, aveva terminato la prova in trentasei minuti. Era soddisfatto ma al tempo stesso incerto sull'esito. "Non cantare vittoria! Magari toccherà proprio a te mio caro! Chi può saperlo...". Sua madre sfotteva gratuitamente. Lui incassava in silenzio, provando ad abbozzare un sorriso. Monica aveva quarant'anni ed era alta e slanciata. Quindi era toccato a Renato, figlio di Lorella. Era un ragazzo di vent'anni poco più basso di Antonio ma altrettanto piazzato. Anche lui ottimo nuotatore. Tuttavia aveva completato la prova impiegando tre minuti in più. Lorella si divertiva a sfottere entrambi. Aveva quarantatre anni e nemmeno lei passava inosservata. "Antonio è salvo...la sfida è tra Renato e Matteo...vinca il migliore...vediamo chi tra loro subirà la nostra punizione...". "Fossi in te mi sentirei tranquillo. Figurati se quell'imbranato di mio figlio saprà fare meglio! Sto già pregustando i nostri calci alle sue palline...che ne dici figliolo?". Matteo rimaneva in silenzio. Serena non era più la mamma affettuosa e protettiva che ricordava da bambino. Da quando la donna aveva conosciuto le nuove amiche era profondamente cambiata. Anzi, se Monica e Lorella di tanto in tanto potevano dare la sensazione di mostrare quel briciolo di umanità, per sua madre non era affatto così. Ricordava l'ultima sessione avuta con lei. Era stato preso a calci nei testicoli così forte al punto di aver temuto per la propria incolumità. Tutto sotto gli insulti e le risate. Comunque si tuffava nel tentativo di svolgere la prova nel minor tempo possibile. Dopo oltre un'ora ancora non rientrava. A nessuna di loro veniva in mente che potesse essergli capitato qualcosa. "Cosa vi dicevo? Scaldate i piedi che ci divertiremo alla grande...". "Serena sei davvero tremenda..." ridevano divertite le amiche. Finalmente arrivava Matteo. Con grande fatica si avvicinava alla riva. La cosa strana era che periodicamente tendeva a fermarsi per guardarsi intorno, salvo poi ripartire. Riusciva a completare il percorso. Quasi un'ora e mezza. Giunto in spiaggia crollava a terra stremato, con il respiro affannoso. In realtà Antonio e Renato volevano avvicinarsi per chiedere cosa fosse accaduto. Avevano notato entrambi la sua faccia stravolta. Non le madri. Serena soprattutto. Lei in particolare decise di canzonarlo pubblicamente. Si avvicinò con aria regale, guardandolo dall'alto in basso. "Ti serviamo cappuccino e cornetto? Sei irrecuperabile! Hai perso...sai cosa ti succederà...vero mio caro?". Osservava la mamma con aria disgustata. I suoi genitori erano separati da quando aveva otto anni. Serena era una splendida quarantunenne, mora con gli occhi verdi. "Non rispondi eh? Ma d'altronde...". L'imponente figura della donna lo sovrastava. Sentiva pure i commenti poco gratificanti di Monica e Lorella. All'improvviso Matteo prese della sabbia e la gettò addosso alla madre, poi fece lo stesso con le altre. "Non ci provate nemmeno! È chiaro?". Quindi rivolgendosi verso Serena: "Capisco perché papà ti ha lasciato e non riesci più a tenerti un uomo! E lo stesso vale per le degne commarelle!". Matteo andò via. Era davvero infuriato. Anni di frustrazione esplosi in quell'istante. Però c'era dell'altro. Riguardava il motivo per cui aveva impiegato tutto quel tempo per tornare a riva. Comunque tutte e tre rimanevano colpite da quelle parole. Adesso erano più arrabbiate che mai. "A quanto pare il piccolo si è ribellato...". "La passa liscia così?". "Lasciamolo sbollire, tanto sa benissimo cosa lo aspetta...ora a maggior ragione!". Serena chiudeva così la questione. Ridevano stupidamente. "Vado a prendere il mio pargoletto. Vedrete come lo farò tornare un agnellino...". Così dicendo si recava dal figlio, con le altre ad annuire contente. In pochi minuti giungeva a casa. Lei per prima gli avrebbe insegnato come comportarsi, in attesa di far partecipare alla festa le sue complici. Lo trovò in camera, sdraiato sul letto. Scrollava ironicamente la testa, in segno di disapprovazione. "Eccoti finalmente! Oggi mi hai fatto vergognare di fronte a tutti! Inoltre hai osato rispondere male! Come ti sei permesso? Ora vieni subito qui!". Matteo non si muoveva. La donna continuava con quel tono altezzoso. "So bene cosa ci vuole...". "Forse per te era meglio farmi divorare dallo squalo! Così almeno non ti saresti vergognata! Scusami tanto se l'ho sconfitto e sono riuscito a salvarmi!". Il ragazzo si sentiva distrutto. Si. In mare aperto era stato attaccato da un feroce squalo e aveva dovuto affrontare una vera e propria battaglia contro il mostro marino per salvare la propria vita! Sentendo quelle parole Serena sbiancò. "Come uno squalo? Quando? Stai bene?". "Adesso ti preoccupi per me?" rispondeva girandosi dalla parte opposta. Aveva le lacrime agli occhi. Sua madre si avvicinò a lui, massaggiandogli il viso. "Mi dispiace. Raccontami com'è andata" diceva con un'improvvisa tenerezza. Matteo iniziava a raccontare la propria disavventura. Renato aveva appena terminato la prova. Uno dei ragazzi avrebbe subito la sessione di ballbustings dalle madri ma Antonio era fuori gioco. "Puoi iniziare Matteo...che aspetti? Ci tieni proprio a farti rompere le palle da noi...tanto fra poco ti accontenteremo...". Il giovane decise di ignorare la ma. dre. Fece alcuni esercizi di respirazione e si tuffò in acqua. Il passo era buono ma probabilmente la punizione sarebbe toccata a lui. Gli altri ragazzi erano più atletici. A diciannove anni non si presentava male ma era decisamente meno allenato rispetto ai suoi amici. Pian piano si allontanò. Cercava ancora la giusta andatura. Vedeva lo scoglio in lontananza, con la riva ormai scomparsa. A un certo punto alcune onde anomale si infrangevano su di lui. Sulle prime non ci aveva fatto troppo caso ma notava quello strano fenomeno ripetersi. Incuriosito si voltò e ciò che vide lo mandò letteralmente nel panico. Una grande sagoma scura avanzava minacciosa verso di lui. Dall'acqua emergeva una pinna ben visibile. Capì immediatamente di cosa si trattava. Uno squalo! L'animale iniziava a fare dei giri concentrici. Lo stava lentamente chiudendo e a breve avrebbe sferrato il suo attacco mortale. Matteo in quei momenti attraversava la propria vita. Ricordava lo splendido rapporto che aveva con la madre da adolescente e di come adesso fosse tutto così cambiato. E ripensava alla precedente sessione avuta con lei soltanto pochi giorni prima. "Vediamo se resisti...sono proprio curiosa". Matteo ormai accettava passivamente. Serena sferrò un violento colpo nei genitali che lo fece inginocchiare. Le lacrime gli rigavano il viso. "Ahia! Le mie palle! Così è troppo...ti prego mamma...basta...". "Come sarebbe? Crolli in questo modo già dopo il primo calcio? Che vigliacco...ihihih". Dopo il secondo non riusciva più a tenersi in piedi. Si contorceva dal dolore, con la madre che rideva sadica...I suoi pensieri venivano riportati alla realtà. Lo squalo si trovava davvero a un passo da lui con le fauci spalancate. Istintivamente si gettò sott'acqua riuscendo ad evitarlo, quindi nuotò lateralmente. Riemergeva poco dopo ma lo squalo si trovava ancora a breve distanza e avrebbe attaccato di nuovo. Se non fosse arrivata al più presto un'idea il suo destino sarebbe stato segnato. A quel punto poteva tranquillamente rimanere lì impassibile. Intanto poteva osservarlo in tutta la sua stazza. Doveva misurare oltre quattro metri. Lo squalo portò un nuovo attacco. Fu lì che Matteo ebbe un'intuizione. Il ballbustings che sua madre praticava. Era una follia ma che aveva da perdere? Caricò la gamba e riuscì a colpire l'animale sul naso. A quel punto notò una momentanea virata e riuscì a fare qualche bracciata, guadagnando un po' di vantaggio. Finalmente sapeva cosa fare. Avrebbe lottato contro lo squalo con tutte le sue forze. Non sarebbe riuscito a gustarsi quel pasto fuori programma. "Forza!" diceva sbattendo l'acqua "Non mi fai paura! Vieni che ti faccio vedere io!". L'adrenalina stava crescendo a dismisura. Il pescecane sembrava come sorpreso nel vedere la sua preda ribellarsi in quel modo ma come se niente fosse sferrava di nuovo il suo attacco. Matteo però non si scoraggiava e con un nuovo calcio volante mirava ancora il naso. Come in precedenza aveva notato la sua espressione. Adesso era chiaro. "E così quello è uno dei tuoi punti deboli...allora preparati per una bella sessione! Te ne accorgerai!". Aveva inizio una tattica preziosa e costante. Colpiva con violenza il naso dello squalo, guadagnando qualche secondo di vantaggio. Quindi nuotava fino a quando poteva. Questo nel tentativo di raggiungere lo scoglio della salvezza, non più così distante. Certamente sapeva che non avrebbe resistito in eterno ma la sua speranza era di arrivare a pochi metri dallo scoglio. A quel punto avrebbe tentato il tutto per tutto. Intanto lo squalo ripartiva con l'attacco. Matteo ancora una volta lo precedeva assestandogli due calci. Purtroppo man mano che combatteva si stancava e ad un certo punto non si allontanava più come avrebbe voluto. Sentiva così il fiato del mostro marino. Caricava per l'ennesima volta. Tuttavia all'ultimo momento Matteo riusciva ad andare sott'acqua, riemergendo poco dopo. Si rese conto di poterlo colpire nell'occhio sinistro. Non se lo fece ripetere due volte. Partirono pugni a ripetizione, poi vide le branchie e mirò disperatamente quel punto. Lo squalo incredibilmente valutava la decisione di desistere. Matteo dal canto suo vedeva lo scoglio molto più raggiungibile. Una manciata di bracciate alla salvezza. Forse l'unica occasione. "Adesso!" gridò come un pazzo. Nuotò dando tutto quello che aveva. Lo squalo, ripresosi dal momentaneo handicap si gettò all'inseguimento. Nel frattempo l'aveva raggiunto ma per fortuna poteva toccare lo scoglio. Si arrampicò all'istante. Lo squalo apriva di nuovo le fauci e stava per addentare la gamba sinistra ma Matteo diede un ultimo strattone, riuscendo ad evitarlo. Finalmente si trovava al sicuro in cima. Tremava ed era esausto. L'animale per un po' girò intorno allo scoglio ma alla fine, vedendo quel pasto ormai sfumato, decise di riprendere il largo. Matteo sperava in qualche barca. Risultava rischioso riprendere a nuotare. Purtroppo stava passando troppo tempo. Chissà cosa avrebbero detto sua madre e le amiche. Dopo averci pensato attentamente aveva deciso di tornare a riva a nuoto. Certamente la paura lo investiva. Il pescecane poteva tornare e in quel caso non sarebbe stato nelle condizioni di metterlo in fuga un'altra volta. "Posso farcela" si ripeteva nel tentativo di prendere coraggio. Si rituffò in mare aperto. A volte si fermava per guardarsi intorno ma per fortuna lo squalo sembrava scomparso. Dopo un tempo indefinito riusciva a tornare a riva sano e salvo, tra le risate generali. Serena aveva gli occhi lucidi. Si era sempre divertita a umiliarlo pubblicamente ma adesso era sconvolta. Abbracciava suo figlio e lo copriva di baci. "Stai tranquillo tesoro, ci sono qui io". "Quando sarò punito? Mi farete male?". Matteo chiudeva gli occhi, impossibilitato a guardare la madre. Lei lo rincuorava. "Non preoccuparti di questo". Serena chiamò Monica e Lorella. Pochi minuti dopo erano da loro. Matteo era preparato al peggio. "Siccome mio figlio è arrivato ultimo dovrà rimanere a nostra disposizione. A turno lo segheremo con i piedi, facendogli provare la più grande emozione della sua vita". Rimasero tutt'e due sorprese. Anche Matteo. La madre gli si avvicinò e lo baciò. "Pensavi davvero che ti avrei fatto male?". "Scusa Serena, non pensavamo a questo. All'improvviso vuoi far godere tuo figlio?". Entrambe erano confuse. Serena abbracciò ancora Matteo e ruppe gli indugi. "Assolutamente. È il minimo che possa fare per lui. Se voi non volete partecipare me ne occuperò io. Sdraiati pure a terra tesoro mio. Ci pensa la tua mamma a farti stare bene". Serena raccontò dello squalo. Monica e Lorella fischiavano di ammirazione. "Ehi...complimenti davvero! A quanto pare ti abbiamo sottovalutato. Te lo meriti tutto. Sarà un vero piacere". Fu la madre a iniziare. Con i piedi stimolava eroticamente le parti intime. Matteo era abituato a essere picchiato e gli sembrava un sogno. Prima Serena eseguiva lentamente, quindi aumentava sempre più l'intensità. Nel mentre sorrideva. "Ti piace eh? D'ora in poi sarà sempre così. Coraggio figliolo, godi come non mai". "Wow...è bellissimo mamma...ancora...". "Ma certo figlio mio! Forza!". Serena continuava a masturbare con i piedi. Il ragazzo era sempre più euforico. "Sto venendo mamma...si...oh si...". Un fiume di sborra bagnava entrambi. "Lasciane un po' anche a noi" facevano eco le due amiche. Ridevano tutte. Serena pulì accuratamente, ora veniva il turno di Monica. "Se ti ha fatto godere tua madre è perché non mi hai vista all'opera...adoro la carne fresca...stai a guardare cosa combino...". La donna iniziava a masturbarlo. Prima il piede destro, poi il sinistro. Quindi entrambi contemporaneamente. "Ti piace eh figliolo? E questo è appena l'inizio..." lo prendeva in giro la madre. Lui annuiva. Poche ore prima stava lottando contro uno squalo e adesso passava il più bel pomeriggio della sua vita. La donna lo massaggiava, alternando leggeri colpi ai genitali. Naturalmente senza fargli male. A un certo punto si aggiungeva Lorella. "Stai a vedere caro. Adesso ti stupiremo". Entrambe lo stimolavano contemporaneamente. L'erezione di Matteo giungeva al culmine del piacere. "Non resisto più..." diceva. "E allora vieni...cosa aspetti ancora?". Un nuovo fiume di sborra travolgeva tutto ciò che trovava. Serena si chinava verso suo figlio, baciandolo ancora. "Qualche minuto e si ricomincia. Te l'ho detto: oggi sarai a nostra disposizione...". 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