La penitenza
di
Ballyanos
genere
dominazione
È il mio primo racconto. Spero vi piaccia, scusandomi per eventuali errori. Buona lettura.
La storia che vado a raccontare insegna a non dare niente per scontato. Mai avrei pensato di vivere una situazione simile. Partiamo dal principio, così capirete com'è iniziata. Mi chiamo Lorenzo e ho ventuno anni. Fino a quel momento avevo sempre considerato zia Ilaria una normale parente. In realtà non era esattamente mia zia, anche se la chiamavo in quel modo. Era una splendida ragazza di ventinove anni, alta e slanciata, con le curve al posto giusto e una terza di seno abbondante. I capelli biondi sciolti al vento e gli occhi verdi ne esaltavano il viso. Non glielo avevo mai detto ma ne ero sempre rimasto affascinato. Aveva intrapreso la professione di modella appena diciottenne e dopo un paio d'anni aveva iniziato a frequentare il fratello minore di mio padre. Lasciata la carriera senza troppi rimpianti si erano trasferiti all'estero, ma venivano saltuariamente a farci visita. Da tre anni si erano lasciati e Iei si era trasferita nella nostra città, trovando un appartamento in affitto nel quartiere vicino. Nonostante la fine della relazione era rimasta legata ai miei genitori e anche con me andava molto d'accordo. Sapevo che al momento era single, pur avendo numerosi pretendenti. Quella volta si era fermata a cena da noi. "È stata una splendida serata. Ora vado, ci vediamo prossimamente" fece zia Ilaria. "Lorenzo, ti dispiacerebbe portare via l'immondizia? Il secchio si è riempito". "Va bene mamma, vado subito" rispondevo senza problemi. Zia Ilaria disse con naturalezza che in quel modo avremmo fatto un po' di strada insieme. Nessuno sospettava nulla, io per primo. Non avevo la minima idea di cosa stava per accadere... Gettai l'immondizia e accompagnai zia alla sua automobile. "Allora buonanotte, ci vediamo presto" le dissi sorridendo . "Assolutamente caro ..". All'improvviso mi baciò sulle labbra, cogliendomi di sorpresa. Non lo potevo negare: la cosa mi era piaciuta molto. "Come pensavo. Non ti devi mica vergognare...in fondo anche se continui a chiamarmi zia mica ci sono parentele dirette. E poi non sei male nemmeno tu...". Io rimanevo pietrificato: proprio non me l'aspettavo! Cercai di balbettare qualcosa ma lei mi invitava dolcemente a tacere. "Domani ti chiamo" diceva baciandomi nuovamente. Faticavo a prendere sonno. Mi ripetevo che con zia Ilaria era impossibile per ovvi motivi, ma poi le sue parole risuonavano dentro le mie orecchie. Oltre i suoi baci... Il giorno seguente mantenne la promessa. "Lorenzo! Come va tesoro? Hai riflettuto su quanto ho detto ieri sera?". "Beh, sono rimasto scombussolato e non so cosa rispondere". "Facciamo così. Vediamoci nel pomeriggio per un caffè e ne parliamo meglio". Alla fine capitolavo. L'appuntamento era alle sedici in un bar a metà strada. Come prevedibile rimanevo affascinato dalla sua presenza. Un completino attillato color crema le cui lunghe gambe annebbiavano la mia vista. Mi baciò con maggior trasporto rispetto alla sera precedente. A quel punto non potevo che rispondere e la stringevo a me. Entrammo e ci sedemmo a un tavolino. Una delle ragazze del locale arrivava subito per le ordinazioni. "Per me un cocktail con poco alcool" fece zia Ilaria. "Io prendo invece un analcolico". Dopo qualche minuto ritornò con il vassoio. Insieme alle bibite aveva portato degli stuzzichini. Assaggiavo subito una patatina. Zia mi guardava sorridendo. "A questo punto dobbiamo portare la nostra conoscenza a un piano più alto...". Nel mentre sorseggiava il suo cocktail. "Beh...ammetto che sono pazzo di te...sei così bella zia..." rispondevo ancora un po' titubante. "E allora cosa c'è che non va?". In quel momento strizzava l'occhiolino. Il mio cazzo era già duro. Vide in fondo il tavolino da ping-pong e il suo viso s'illuminò immediatamente. "Ti va di fare una partita? Chi perde dovrà pagare una penitenza...". "A dire il vero sono sempre stato negato. Preferirei evitare brutte figure...". "Ma dai...hai paura di perdere contro la tua zietta? È solo per divertirci...". Alla fine mi lasciai convincere e ci alzammo. Zia mi lasciò il servizio. "Vince chi arriva a 11 punti" disse. Andai in vantaggio ma venni subito rimontato. Conclusi il mio turno di battuta avanti ma ora toccava a lei. Non mi lasciò neanche un punto e si avviava spedita verso la vittoria. Riuscii a recuperare qualcosa ma zia Ilaria era sempre in vantaggio e adesso aveva il turno a disposizione, con la possibilità di servire per il match. Non aveva voluto scoprirsi ma sicuramente sapeva giocare. Conquistava due punti consecutivi: 10-6. Batteva nuovamente. La pallina prendeva un effetto particolare, impedendomi di rispondere. "Ho vinto. Ora devi pagare la giusta penitenza..." commentava ridendo. "In cosa consiste? Mi devo preoccupare?" le domandai immediatamente. Da un lato ero spaesato ma pensavo che tutto sommato non corressi particolari rischi. Zia Ilaria come risposta mi baciò ancora. La sua lingua penetrante stimolava ulteriormente il mio cazzo. "Lo scoprirai molto presto tesoro". "Sapevi benissimo che avresti vinto, per questo mi hai sfidato...giusto zia?". Lei sorrideva divertita. Ci salutammo e tornai a casa senza sapere cosa attendermi. Mi chiamò la sera stessa. "Ciao Lorenzo, sei pronto a pagare la tua penitenza? O hai deciso di tirarti indietro? Mica sarai così fifone...". Quel tono provocatorio era davvero enigmatico. Chissà che aveva in mente... "Non è quello, ma non mi anticipi nulla?". "E no nipotino mio...dovrai accettare la sorpresa. Così, a scatola chiusa. Al momento ti dico soltanto che devi venire a casa mia. Stabilisci tu il giorno". Pensai un momento e proposi di incontrarci il venerdì alle 16.30. "Va benissimo per venerdì. Puntuale, mi raccomando carissimo". "Ehm...certo. Buonanotte zia". Quella notte faticavo a prendere sonno. I pensieri si rivolgevano tutti verso di lei. Essere invitato a casa sua poteva rappresentare una situazione a dir poco elettrizzante. Non volevo ammetterlo ma mi sentivo eccitato. Finalmente arrivò venerdì. Alle 16.30 esatte mi trovavo sotto il suo portone. Suonai il citofono ed entrai. Presi l'ascensore, scendendo al sesto piano. L'appartamento si mostrava piccolo ma elegante. Zia Ilaria mi accoglieva sorridente. Vestiva in corsetto rosa e minigonna azzurra con un tacco di almeno dodici centimetri. Quindi prendeva la mia mano, conducendomi verso una stanza chiusa in fondo al corridoio. "Come ti dicevo devi pagare la tua penitenza..." diceva mentre riprendeva a baciarmi con passione. Rispondevo al suo bacio e la stringevo a me. Tuttavia quella felicità fu breve. All'improvviso mi mollò uno schiaffo con tutta la forza che aveva. "Ma per chi mi hai preso?". "Scusami.." rispondevo massaggiandomi la guancia rossissima. Rideva divertita, osservandomi con occhi astuti. Ero ancora più confuso. "Vediamo un po' cosa sarai in grado di fare...Sono proprio curiosa...". Aprì la porta e mi ordinò di entrare. "Avanti, non facciamo notte!". Mi spaventava questo nuovo aspetto di zia Ilaria ma rimanevo in silenzio. La stanza si presentava con colori sgargianti, un elegante trono argentato al centro e ai piedi un materassino da palestra. Completavano l'ambiente un armadio, un appendiabiti e una spalliera svedese a otto pioli appesa al muro. "Non l'hai ancora capito che ti devi spogliare?" mi diceva mentre prendevo un secondo schiaffo forte quanto il precedente. Avevo gli occhi gonfi e mi veniva da piangere. Però resistevo. Non era più la dolce ragazza che chiamavo zia. Comunque obbedivo e mi denudavo, rimanendo soltanto con gli slip. Lei però fece cenno di toglierli. "Ma zia...io...mi vergogno...". "Ti vergogni di me? E come sarebbe? Devi fare quello che ti dico...di fronte a me sei soltanto un lurido essere! È chiaro?". "Ehm...Si... certo...". "Un'altra cosa: d'ora in poi i ruoli cambiano. Io sono la tua padrona e tu il mio schiavo. Dovrai darmi del lei!". "Si...d'accordo...". "Si padrona! E inginocchiati al mio cospetto!" disse indicando il materassino. Non me lo feci ripetere due volte. Zia Ilaria guardava dall'alto in basso, continuando a pronunciare frasi irripetibili nei miei confronti. Stavo in quella posizione da un quarto d'ora abbondante e desideravo muovermi. Un errore fatale. "Vedo che devo passare alle maniere forti per farti capire meglio...". Non capivo cosa volesse dire ma ne accorsi presto. Prese dall'armadio quattro paia di manette e una frusta. La paura mi invase definitivamente. Subito venivo colpito al torace da una frustata. "Vai verso la spalliera! Cosa aspetti?". Urlai subito per il dolore, provocando di nuovo la sua collera. "Come osi verme?". La frusta partiva ancora. A quel punto andavo senza aprire bocca. Zia Ilaria ammanettò le mie gambe e i miei polsi nei pioli della spalliera svedese, con la schiena a sua disposizione. Ero in una posizione che ricordava 'L'uomo vitruviano', di Leonardo da Vinci. "Come ti sembra? Ti piace vero?". Nel mentre prendevo un'altra frustata. Le lacrime iniziavano a rigarmi il viso. "Non ho sentito la risposta!" diceva colpendomi nuovamente. "Si padrona, questa penitenza mi sta piacendo molto". Avevo il terrore negli occhi: mia zia me lo leggeva chiaramente. "Non è certo la giornata che ti aspettavi eh? E non è che l'inizio! D'altronde si tratta di una penitenza. Adesso però basta giocare. Voglio fare sul serio!". Così dicendo iniziava a frustare la schiena. Un dolore insopportabile. Volevo gridare ma non potevo. Dopo una quindicina di colpi smise. Mi liberò e mi aggrappai ai pioli, ancora più spaventato. "Schiavo! Cosa pensi di fare? Ora vieni qui!" disse tirandomi per i capelli. All'improvviso mi baciò. Il solo contatto con quel corpo da sballo fece indurire di nuovo il mio cazzo. Volevo fare l'amore con lei. Sembrava leggermi nel pensiero. "Ancora un po' di pazienza cucciolo". Così dicendo ammanettava nuovamente mani e piedi nella spalliera svedese. Quella posizione mi atterriva, ma lei tornava a baciarmi. Contemporaneamente toccava il mio cazzo, aumentando così la mia erezione ormai a mille. "Amore, non vuoi fare divertire tua zia?". "Non si tratta di questo, è solo che...". Continuava a baciarmi. Era tornata la ragazza dolce e paziente che conoscevo. "E così la tua zietta ti ha traumatizzato...". Prese in mano il mio cazzo e iniziò ad accarezzarlo. Lo stesso con i testicoli. Quindi iniziava a baciarmi i capezzoli. "Ora dobbiamo riprendere con la penitenza...sei pronto caro?". "Si zia...volevo dire padrona...mi perdoni". Adesso il pensiero mi eccitava veramente. "Puoi chiamarmi zia o più semplicemente Ilaria. Ma lo faccio perché sei tu...". Prese a massaggiarmi i pettorali. All'improvviso avvertivo un male pazzesco. La frusta tornava a fare effetto. Ne presi una seconda ancora più forte. Le lacrime tornavano a rigarmi il viso ma adesso iniziavo a esserne eccitato. Forse il suo atteggiamento finalmente gentile. "Vuoi che ti mostri fino a dove posso spingermi? Non hai che da chiedere". "Si, mi piacerebbe". Mi baciò con un trasporto ancora maggiore. Le nostre lingue si sfioravano. Zia Ilaria riprendeva a frustare il mio petto. I suoi colpi erano devastanti e a volte urlavo per il dolore ma lei non si fermava. Dopo un'interminabile serie passava alle braccia e alle gambe. Non ce la facevo più ma al tempo stesso provavo piacere e volevo continuare all'infinito. "Basta così tesoro, la penitenza è terminata. Sei stato bravissimo". Mi liberò e ci dirigemmo verso la sua camera. Caddi di peso nel letto. Ero sfinito ma felice. Zia Ilaria guardava divertita. "Hai ragione, non sei abituato. Per oggi è sufficiente così. Bisogna agire per gradi". Intanto iniziava un sensuale spogliarello. Prima toglieva le scarpe, poi passava lentamente al corsetto, sbattendomi in faccia i suoi seni prorompenti. Alla sola vista di quella meraviglia l'adrenalina saliva a mille. Sentivo assolutamente il bisogno di spararmi una sega ma zia per l'ennesima volta mi leggeva nel pensiero. "Ci penso io" faceva sfilandosi la minigonna. Prese il mio cazzo e iniziò a menarlo con entrambe le mani. Alternava movimenti veloci ad altri decisamente più lenti. Dal canto mio godevo come non mai. "Oh si...ancora zia...ti prego...". "Bacia le mie tette...è un ordine!". Gliele baciai ben volentieri. Nel mentre prendevo due schiaffi potentissimi. Zia Ilaria avvicinava la sua fica depilata alla mia bocca. Quasi svenivo per l'emozione. "Lecca per bene, avanti amore mio". Iniziavo a leccare. Sentivo i suoi gridolini di eccitazione, anche se io non ero da meno. "Che bravo nipote! Bravo! Fai godere tua zia...si...si...continua così...". "Oh zia Ilaria...ti desidero da tempo". Entrambi eravamo infuocati. Infilavo il cazzo nella sua fica e facemmo l'amore in maniera travolgente. Zia mi abbracciava, coprendomi di baci. "Volevo darti un saggio del mio modo di essere, per questo ti ho trattato così duramente. Però eri così terrorizzato che poi ho preferito approcciare con un atteggiamento più soft. A giudicare dai risultati direi che ho fatto bene. Sarà sempre così. Ho tante altre cose da insegnarti...ci divertiremo...". "Voglio essere il tuo schiavo. Fai di me ciò che vuoi. Sarà un onore servirti". "Certo amore, ne sono sicura". Le cose erano cambiate. È così che sono diventato lo schiavo di zia Ilaria: una relazione intima fatta di dominazione e sesso estremo.
La storia che vado a raccontare insegna a non dare niente per scontato. Mai avrei pensato di vivere una situazione simile. Partiamo dal principio, così capirete com'è iniziata. Mi chiamo Lorenzo e ho ventuno anni. Fino a quel momento avevo sempre considerato zia Ilaria una normale parente. In realtà non era esattamente mia zia, anche se la chiamavo in quel modo. Era una splendida ragazza di ventinove anni, alta e slanciata, con le curve al posto giusto e una terza di seno abbondante. I capelli biondi sciolti al vento e gli occhi verdi ne esaltavano il viso. Non glielo avevo mai detto ma ne ero sempre rimasto affascinato. Aveva intrapreso la professione di modella appena diciottenne e dopo un paio d'anni aveva iniziato a frequentare il fratello minore di mio padre. Lasciata la carriera senza troppi rimpianti si erano trasferiti all'estero, ma venivano saltuariamente a farci visita. Da tre anni si erano lasciati e Iei si era trasferita nella nostra città, trovando un appartamento in affitto nel quartiere vicino. Nonostante la fine della relazione era rimasta legata ai miei genitori e anche con me andava molto d'accordo. Sapevo che al momento era single, pur avendo numerosi pretendenti. Quella volta si era fermata a cena da noi. "È stata una splendida serata. Ora vado, ci vediamo prossimamente" fece zia Ilaria. "Lorenzo, ti dispiacerebbe portare via l'immondizia? Il secchio si è riempito". "Va bene mamma, vado subito" rispondevo senza problemi. Zia Ilaria disse con naturalezza che in quel modo avremmo fatto un po' di strada insieme. Nessuno sospettava nulla, io per primo. Non avevo la minima idea di cosa stava per accadere... Gettai l'immondizia e accompagnai zia alla sua automobile. "Allora buonanotte, ci vediamo presto" le dissi sorridendo . "Assolutamente caro ..". All'improvviso mi baciò sulle labbra, cogliendomi di sorpresa. Non lo potevo negare: la cosa mi era piaciuta molto. "Come pensavo. Non ti devi mica vergognare...in fondo anche se continui a chiamarmi zia mica ci sono parentele dirette. E poi non sei male nemmeno tu...". Io rimanevo pietrificato: proprio non me l'aspettavo! Cercai di balbettare qualcosa ma lei mi invitava dolcemente a tacere. "Domani ti chiamo" diceva baciandomi nuovamente. Faticavo a prendere sonno. Mi ripetevo che con zia Ilaria era impossibile per ovvi motivi, ma poi le sue parole risuonavano dentro le mie orecchie. Oltre i suoi baci... Il giorno seguente mantenne la promessa. "Lorenzo! Come va tesoro? Hai riflettuto su quanto ho detto ieri sera?". "Beh, sono rimasto scombussolato e non so cosa rispondere". "Facciamo così. Vediamoci nel pomeriggio per un caffè e ne parliamo meglio". Alla fine capitolavo. L'appuntamento era alle sedici in un bar a metà strada. Come prevedibile rimanevo affascinato dalla sua presenza. Un completino attillato color crema le cui lunghe gambe annebbiavano la mia vista. Mi baciò con maggior trasporto rispetto alla sera precedente. A quel punto non potevo che rispondere e la stringevo a me. Entrammo e ci sedemmo a un tavolino. Una delle ragazze del locale arrivava subito per le ordinazioni. "Per me un cocktail con poco alcool" fece zia Ilaria. "Io prendo invece un analcolico". Dopo qualche minuto ritornò con il vassoio. Insieme alle bibite aveva portato degli stuzzichini. Assaggiavo subito una patatina. Zia mi guardava sorridendo. "A questo punto dobbiamo portare la nostra conoscenza a un piano più alto...". Nel mentre sorseggiava il suo cocktail. "Beh...ammetto che sono pazzo di te...sei così bella zia..." rispondevo ancora un po' titubante. "E allora cosa c'è che non va?". In quel momento strizzava l'occhiolino. Il mio cazzo era già duro. Vide in fondo il tavolino da ping-pong e il suo viso s'illuminò immediatamente. "Ti va di fare una partita? Chi perde dovrà pagare una penitenza...". "A dire il vero sono sempre stato negato. Preferirei evitare brutte figure...". "Ma dai...hai paura di perdere contro la tua zietta? È solo per divertirci...". Alla fine mi lasciai convincere e ci alzammo. Zia mi lasciò il servizio. "Vince chi arriva a 11 punti" disse. Andai in vantaggio ma venni subito rimontato. Conclusi il mio turno di battuta avanti ma ora toccava a lei. Non mi lasciò neanche un punto e si avviava spedita verso la vittoria. Riuscii a recuperare qualcosa ma zia Ilaria era sempre in vantaggio e adesso aveva il turno a disposizione, con la possibilità di servire per il match. Non aveva voluto scoprirsi ma sicuramente sapeva giocare. Conquistava due punti consecutivi: 10-6. Batteva nuovamente. La pallina prendeva un effetto particolare, impedendomi di rispondere. "Ho vinto. Ora devi pagare la giusta penitenza..." commentava ridendo. "In cosa consiste? Mi devo preoccupare?" le domandai immediatamente. Da un lato ero spaesato ma pensavo che tutto sommato non corressi particolari rischi. Zia Ilaria come risposta mi baciò ancora. La sua lingua penetrante stimolava ulteriormente il mio cazzo. "Lo scoprirai molto presto tesoro". "Sapevi benissimo che avresti vinto, per questo mi hai sfidato...giusto zia?". Lei sorrideva divertita. Ci salutammo e tornai a casa senza sapere cosa attendermi. Mi chiamò la sera stessa. "Ciao Lorenzo, sei pronto a pagare la tua penitenza? O hai deciso di tirarti indietro? Mica sarai così fifone...". Quel tono provocatorio era davvero enigmatico. Chissà che aveva in mente... "Non è quello, ma non mi anticipi nulla?". "E no nipotino mio...dovrai accettare la sorpresa. Così, a scatola chiusa. Al momento ti dico soltanto che devi venire a casa mia. Stabilisci tu il giorno". Pensai un momento e proposi di incontrarci il venerdì alle 16.30. "Va benissimo per venerdì. Puntuale, mi raccomando carissimo". "Ehm...certo. Buonanotte zia". Quella notte faticavo a prendere sonno. I pensieri si rivolgevano tutti verso di lei. Essere invitato a casa sua poteva rappresentare una situazione a dir poco elettrizzante. Non volevo ammetterlo ma mi sentivo eccitato. Finalmente arrivò venerdì. Alle 16.30 esatte mi trovavo sotto il suo portone. Suonai il citofono ed entrai. Presi l'ascensore, scendendo al sesto piano. L'appartamento si mostrava piccolo ma elegante. Zia Ilaria mi accoglieva sorridente. Vestiva in corsetto rosa e minigonna azzurra con un tacco di almeno dodici centimetri. Quindi prendeva la mia mano, conducendomi verso una stanza chiusa in fondo al corridoio. "Come ti dicevo devi pagare la tua penitenza..." diceva mentre riprendeva a baciarmi con passione. Rispondevo al suo bacio e la stringevo a me. Tuttavia quella felicità fu breve. All'improvviso mi mollò uno schiaffo con tutta la forza che aveva. "Ma per chi mi hai preso?". "Scusami.." rispondevo massaggiandomi la guancia rossissima. Rideva divertita, osservandomi con occhi astuti. Ero ancora più confuso. "Vediamo un po' cosa sarai in grado di fare...Sono proprio curiosa...". Aprì la porta e mi ordinò di entrare. "Avanti, non facciamo notte!". Mi spaventava questo nuovo aspetto di zia Ilaria ma rimanevo in silenzio. La stanza si presentava con colori sgargianti, un elegante trono argentato al centro e ai piedi un materassino da palestra. Completavano l'ambiente un armadio, un appendiabiti e una spalliera svedese a otto pioli appesa al muro. "Non l'hai ancora capito che ti devi spogliare?" mi diceva mentre prendevo un secondo schiaffo forte quanto il precedente. Avevo gli occhi gonfi e mi veniva da piangere. Però resistevo. Non era più la dolce ragazza che chiamavo zia. Comunque obbedivo e mi denudavo, rimanendo soltanto con gli slip. Lei però fece cenno di toglierli. "Ma zia...io...mi vergogno...". "Ti vergogni di me? E come sarebbe? Devi fare quello che ti dico...di fronte a me sei soltanto un lurido essere! È chiaro?". "Ehm...Si... certo...". "Un'altra cosa: d'ora in poi i ruoli cambiano. Io sono la tua padrona e tu il mio schiavo. Dovrai darmi del lei!". "Si...d'accordo...". "Si padrona! E inginocchiati al mio cospetto!" disse indicando il materassino. Non me lo feci ripetere due volte. Zia Ilaria guardava dall'alto in basso, continuando a pronunciare frasi irripetibili nei miei confronti. Stavo in quella posizione da un quarto d'ora abbondante e desideravo muovermi. Un errore fatale. "Vedo che devo passare alle maniere forti per farti capire meglio...". Non capivo cosa volesse dire ma ne accorsi presto. Prese dall'armadio quattro paia di manette e una frusta. La paura mi invase definitivamente. Subito venivo colpito al torace da una frustata. "Vai verso la spalliera! Cosa aspetti?". Urlai subito per il dolore, provocando di nuovo la sua collera. "Come osi verme?". La frusta partiva ancora. A quel punto andavo senza aprire bocca. Zia Ilaria ammanettò le mie gambe e i miei polsi nei pioli della spalliera svedese, con la schiena a sua disposizione. Ero in una posizione che ricordava 'L'uomo vitruviano', di Leonardo da Vinci. "Come ti sembra? Ti piace vero?". Nel mentre prendevo un'altra frustata. Le lacrime iniziavano a rigarmi il viso. "Non ho sentito la risposta!" diceva colpendomi nuovamente. "Si padrona, questa penitenza mi sta piacendo molto". Avevo il terrore negli occhi: mia zia me lo leggeva chiaramente. "Non è certo la giornata che ti aspettavi eh? E non è che l'inizio! D'altronde si tratta di una penitenza. Adesso però basta giocare. Voglio fare sul serio!". Così dicendo iniziava a frustare la schiena. Un dolore insopportabile. Volevo gridare ma non potevo. Dopo una quindicina di colpi smise. Mi liberò e mi aggrappai ai pioli, ancora più spaventato. "Schiavo! Cosa pensi di fare? Ora vieni qui!" disse tirandomi per i capelli. All'improvviso mi baciò. Il solo contatto con quel corpo da sballo fece indurire di nuovo il mio cazzo. Volevo fare l'amore con lei. Sembrava leggermi nel pensiero. "Ancora un po' di pazienza cucciolo". Così dicendo ammanettava nuovamente mani e piedi nella spalliera svedese. Quella posizione mi atterriva, ma lei tornava a baciarmi. Contemporaneamente toccava il mio cazzo, aumentando così la mia erezione ormai a mille. "Amore, non vuoi fare divertire tua zia?". "Non si tratta di questo, è solo che...". Continuava a baciarmi. Era tornata la ragazza dolce e paziente che conoscevo. "E così la tua zietta ti ha traumatizzato...". Prese in mano il mio cazzo e iniziò ad accarezzarlo. Lo stesso con i testicoli. Quindi iniziava a baciarmi i capezzoli. "Ora dobbiamo riprendere con la penitenza...sei pronto caro?". "Si zia...volevo dire padrona...mi perdoni". Adesso il pensiero mi eccitava veramente. "Puoi chiamarmi zia o più semplicemente Ilaria. Ma lo faccio perché sei tu...". Prese a massaggiarmi i pettorali. All'improvviso avvertivo un male pazzesco. La frusta tornava a fare effetto. Ne presi una seconda ancora più forte. Le lacrime tornavano a rigarmi il viso ma adesso iniziavo a esserne eccitato. Forse il suo atteggiamento finalmente gentile. "Vuoi che ti mostri fino a dove posso spingermi? Non hai che da chiedere". "Si, mi piacerebbe". Mi baciò con un trasporto ancora maggiore. Le nostre lingue si sfioravano. Zia Ilaria riprendeva a frustare il mio petto. I suoi colpi erano devastanti e a volte urlavo per il dolore ma lei non si fermava. Dopo un'interminabile serie passava alle braccia e alle gambe. Non ce la facevo più ma al tempo stesso provavo piacere e volevo continuare all'infinito. "Basta così tesoro, la penitenza è terminata. Sei stato bravissimo". Mi liberò e ci dirigemmo verso la sua camera. Caddi di peso nel letto. Ero sfinito ma felice. Zia Ilaria guardava divertita. "Hai ragione, non sei abituato. Per oggi è sufficiente così. Bisogna agire per gradi". Intanto iniziava un sensuale spogliarello. Prima toglieva le scarpe, poi passava lentamente al corsetto, sbattendomi in faccia i suoi seni prorompenti. Alla sola vista di quella meraviglia l'adrenalina saliva a mille. Sentivo assolutamente il bisogno di spararmi una sega ma zia per l'ennesima volta mi leggeva nel pensiero. "Ci penso io" faceva sfilandosi la minigonna. Prese il mio cazzo e iniziò a menarlo con entrambe le mani. Alternava movimenti veloci ad altri decisamente più lenti. Dal canto mio godevo come non mai. "Oh si...ancora zia...ti prego...". "Bacia le mie tette...è un ordine!". Gliele baciai ben volentieri. Nel mentre prendevo due schiaffi potentissimi. Zia Ilaria avvicinava la sua fica depilata alla mia bocca. Quasi svenivo per l'emozione. "Lecca per bene, avanti amore mio". Iniziavo a leccare. Sentivo i suoi gridolini di eccitazione, anche se io non ero da meno. "Che bravo nipote! Bravo! Fai godere tua zia...si...si...continua così...". "Oh zia Ilaria...ti desidero da tempo". Entrambi eravamo infuocati. Infilavo il cazzo nella sua fica e facemmo l'amore in maniera travolgente. Zia mi abbracciava, coprendomi di baci. "Volevo darti un saggio del mio modo di essere, per questo ti ho trattato così duramente. Però eri così terrorizzato che poi ho preferito approcciare con un atteggiamento più soft. A giudicare dai risultati direi che ho fatto bene. Sarà sempre così. Ho tante altre cose da insegnarti...ci divertiremo...". "Voglio essere il tuo schiavo. Fai di me ciò che vuoi. Sarà un onore servirti". "Certo amore, ne sono sicura". Le cose erano cambiate. È così che sono diventato lo schiavo di zia Ilaria: una relazione intima fatta di dominazione e sesso estremo.
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Commenti dei lettori al racconto erotico