Sedotto da una ladra

di
genere
dominazione

La chiave girava la serratura. A casa c'era la solita atmosfera rilassante. "Ciao, sono tornato!" diceva Enrico. Lavorava in una tavola calda e quel giorno aveva staccato prima. Decideva così di trastullarsi guardando la televisione, anche se al momento non trasmettevano niente di interessante. Ventiquattro anni, si presentava abbastanza bene: un metro e ottanta, spalle larghe, fisico nella media. Abitava con i genitori e la sorella nell'estrema periferia sud. A un certo punto sua madre domandava se poteva andare al supermercato a prendere delle cose che aveva dimenticato di comprare. Nemmeno il tempo di rilassarsi...tuttavia il suo animo gentile prendeva il sopravvento. "Va bene, nessun problema. Vado subito". "Sei un tesoro" rispondeva abbracciandolo. "Scusa Enrico, ti dispiace passare dal fotografo? Le foto dovrebbero essere pronte...tanto è di strada". Rideva di gusto. Non era la prima volta che sua sorella gli chiedeva questi favori. Aveva un anno più di lui ed erano piuttosto legati. "Te ne approfitti perché sai bene che non riesco mai a dire di no eh? Tranquilla Martina...". "Sei il mio fratellino preferito". Enrico uscì di casa. Sebbene fosse vicino non aveva voglia di andare a piedi e prese le chiavi della macchina. Quel gesto innocente cambiò l'intera giornata. Pochi minuti dopo era a destinazione. Parcheggiava in una via vicina e proseguiva a piedi. Mezz'ora dopo aveva sbrigato le commissioni e si dirigeva verso l'auto per tornare a casa. Era sovrappensiero quando si accorse di una persona in tuta arancione e scarpe da ginnastica che armeggiava lo sportello con un cacciavite. Come vide Enrico decise subito di aggredirlo. Il ragazzo rimase folgorato dalla visione: di fronte a lui due occhi azzurri come il mare, un fisico scolpito. Il cappuccio nascondeva i suoi capelli corvini. Nonostante la situazione anomala non poteva che ammirare la bellezza di quella ragazza. Dimostrava poco più di vent'anni. Prese una decisione lì per lì assurda. "Abbracciami...così se passa qualcuno pensa che siamo una coppia...". Lei non ci pensò due volte e in pochi secondi era avvinghiata a lui. Quel povero ragazzo non credeva ai suoi occhi. Aveva capito benissimo che si trattava di una ladruncola ma non gli importava. Per l'emozione lasciava le buste, facendole cadere a terra. Il suo organo era diventato rigido come una spada. "Mi chiamo Enrico. Posso rivederti? Scusa se te lo dico così ma ti trovo bellissima". Si pentì immediatamente per quelle parole pronunciate di getto. Chissà cosa sarebbe accaduto. Lei però iniziò a stimolarlo toccando le sue parti intime e nel farlo gli aumentava l'erezione a dismisura. Rideva divertita, ma non finiva lì. Lo sbatté con violenza verso il cofano dell'auto, baciandolo con passione. "Guarda qua che abbiamo...che cazzo duro...ci sarà da divertirsi...lo sai che adesso mi toccherà punirti? Non sopporto essere interrotta mentre sono al lavoro...però sei diverso dagli altri, quindi voglio darti una possibilità. Comunque mi chiamo Cinzia, molto piacere. Ora sali in macchina e ti dico io dove andare...". Salirono in auto e partirono. Enrico ogni tanto cercava di attaccare bottone ma lei non sembrava così disponibile a fare conversazione e se doveva rispondere lo faceva a monosillabi. Cinzia si limitava a indicargli la strada. Dopo una ventina di minuti raggiunsero uno spiazzale. "Puoi parcheggiare qui, tanto siamo arrivati" faceva la ragazza. Scesero dunque dall'auto e proseguirono a piedi. Dopo pochi minuti raggiunsero una casa con giardino e ingresso indipendente. Cinzia aprì e fece segno di seguirla. Enrico squadrava l'appartamento. Mostrava un salone luminoso con pareti color oro e alcune stanze chiuse. "Non sei qui per fare il giro della mia casa ma per tutt'altro! Forza! Andiamo che mi stai facendo perdere tempo!". Lo condusse in una stanza assai particolare. Al centro c'era una panca nera imbottita dotata di cinghie, mentre sull'intera parete si poteva ammirare un'enorme quantità di fruste e altri strumenti di tortura. Anche il colore era ambiguo: un acceso rosso sangue. Enrico non credeva ai propri occhi. "Non solo ladra...anche psicopatica..." pensava non senza timore. A un certo punto Cinzia si tolse le scarpe, quindi iniziava a spogliarsi, rimanendo in calze a rete e giarrettiera. Era davvero seducente. Mostrava due seni grandi come meloni. Iniziava a girargli intorno. "Non illuderti: non è affatto come credi. Ora spogliati. Devi restare completamente nudo. Siamo intesi caro?". "Si, certamente...". In quel momento il povero Enrico prese uno schiaffo talmente forte che quasi lo fece cadere a terra. "Devi dire si Padrona Cinzia! È chiaro?". "Si Padrona Cinzia. Domando perdono". "Molto bene. Ma non ti vedo ancora nudo brutto animale che non sei altro!". Partiva un altro schiaffo ancora più forte del precedente. La guancia del ragazzo bruciava e le lacrime iniziavano a bagnare il suo viso. La cosa curiosa è che provava eccitamento da quella situazione. Ad ogni modo si spogliò, rimanendo completamente nudo. Cinzia passò la mano sui suoi pettorali e fischiò di sincera ammirazione. A quel punto iniziava a mordicchiarli, strizzando contemporaneamente i suoi testicoli. Enrico intanto era ancora più eccitato, tant'è che stava sul punto di venire. "A lui ci penso io...mi ha rotto le palle...". Si dirigeva verso la parete, armeggiando fra i vari strumenti a sua disposizione. "Dunque, vediamo un po'...ecco fatto! Questa fa proprio al caso mio!". Mostrava a Enrico uno strano oggetto. "Padrona Cinzia, posso domandare cosa volete fare? Cos'è quell'attrezzo?". "Ma come sarebbe? Allora sei ancora più stupido di quanto sembra! È la cintura di castità. Così il tuo cazzo se ne starà buono buono. O credevi di poterti masturbare liberamente sulle mie forme?". Cinzia lo costrinse a indossarla, stringendola fino all'eccesso. "Ahi! Padrona Cinzia, la scongiuro! Non resisto...abbiate pietà...". Piangeva per il dolore, anche se continuava a mostrarsi eccitato dal momento. Era praticamente a disposizione di quella bellissima ladra. Aveva appena iniziato a torturarlo, eppure non voleva andarsene. "Eh no tesoro...dovrai soffrire ancora! E vedi di stare zitto o sarò costretta a farti tacere io con le cattive! E non ti piacerà!". "Va bene Padrona Cinzia, le domando umilmente perdono". "Ora vieni qui perché il divertimento deve ancora prendere forma...". Lo prese per i capelli, conducendolo malamente verso la panca. Bloccava i polsi e le gambe, impedendogli qualsiasi movimento. Rideva sadicamente, quindi prendeva un frustino dalla parete. "Possiamo pure cominciare". Partiva un colpo che fece cacciare un urlo al povero Enrico. La natica destra presentava già un arrossamento. Quindi passò all'altra, facendolo gridare ancora. "Te la sei cercata! Adesso ti faccio vedere io, così impari a disubbidire ai miei ordini". Si allontanò momentaneamente, tornando con un fazzoletto e del nastro isolante. Prima posizionò il fazzoletto davanti la sua bocca, poi nastrò varie volte. "Così va molto meglio! Finalmente posso giocare a mio piacimento...". Cinzia riprese a frustare i glutei di Enrico. Lui da un lato piangeva, dall'altro continuava a provare uno strano piacere. Dopo alcuni minuti smise ma per Enrico il tormento non finiva. Le frustate proseguivano alla schiena. Ogni tanto si sentivano i suoi mugolii, che provocavano le risate della giovane. "Qui è sufficiente" diceva osservandolo riempito di segni. Lo liberò e gli tolse la cintura di castità ma se lui credeva fosse finita si sbagliava di grosso. Invertì la posizione e si diresse verso la parete. Appese il frustino e la cintura, per prendere una frusta più grande con diverse code. La mostrò trionfante. "Adesso viene il bello. Vedrai come ci divertiremo da pazzi...". Enrico chiuse gli occhi: aveva capito benissimo. Subito una fitta che gli toglieva il fiato. Cinzia lo prese per i capelli, sollevando la sua testa. "Lo so che ti piace porco...la Padrona è qui per soddisfare i tuoi desideri...". Iniziava a frustare il petto. Lui gemeva ma lei continuava imperterrita. Sembrava priva di qualsiasi emozione. Eppure il pene del ragazzo era sempre più rigido, provocando la gioia incontenibile di quella folle. "Quando avrò finito di frustarti passeremo ad altro...ne abbiamo di tempo da passare insieme...avanti...godi maiale!". Enrico aveva perso il conto ma i colpi ricevuti erano davvero tanti. Prima il torace, poi le cosce. Quante piaghe! Per il dolore non riusciva più nemmeno a lamentarsi. Finalmente quel supplizio volgeva al termine. Cinzia posò la frusta, quindi strappò via il nastro e il fazzoletto. Enrico cacciò un urlo. Subito si scusò ma sapeva che era inutile. La ragazza lo liberò, ordinandogli di alzarsi. Con molta fatica si alzava, ma era tutto indolenzito. "Questo per aver disobbedito ai miei ordini...e questo per insegnarti definitivamente con chi hai a che fare" diceva Cinzia mentre tornava a schiaffeggiarlo con violenza. "Padrona Cinzia, sono a vostra disposizione, cosa volete fare adesso? Se posso domandare?". A quel punto gli sorrise. "Non l'hai ancora capito? Adesso devi soddisfarmi...e vedi di essere all'altezza!". Le labbra di quella meravigliosa fanciulla lo mandarono definitivamente in crisi. Cinzia lo gettò contro il muro: entrambi erano nel pieno dell'enfasi. I corpi si contorcevano uno sull'altro. Per l'ennesima volta Cinzia prendeva a schiaffi Enrico e non voleva proprio saperne di fermarsi.. "Vieni brutto stupido!". Lo condusse di forza in camera da letto. Finalmente smetteva di colpirlo. "Ti ho conciato per le feste...molto bene. Ora spogliami...è un ordine!". "Si Padrona Cinzia". Enrico le tolse la giarrettiera, poi sfilò le sue calze, infine passò alle mutandine. Era elettrizzato da quella visione. "Leccami la fica. Che aspetti?". Iniziò a leccarla tutta. Cinzia gridava di gioia. Anche lui stava raggiungendo il massimo dell'erezione. "Caro, sono tutta bagnata...hai visto che hai combinato? Ora vieni qui perché devo scoparti in modo selvaggio! Ma ricorda sempre che comando io! È chiaro?". "Si Padrona Cinzia, fate di me ciò che volete...sono tutto vostro". "Vedo che stai capendo...". Le si gettò addosso e lo baciò su tutto il corpo. Contemporaneamente prendeva con le mani il suo pisello eccitato e gli strizzava eroticamente i testicoli. "Sei mio e di nessun'altra! La tua vita mi appartiene di diritto! Hai capito bene o devo fartelo capire meglio?". Se lo mise in bocca e gli fece un pompino senza paragoni. Per tutto il tempo quella bellissima ragazza lo aveva picchiato come una pazza e adesso voleva cavalcarlo. La cosa più incredibile era che lui amava tutto questo. Enrico stava godendo come non mai. Soprattutto si stava accorgendo che la sua presenza era fondamentale. Pur di stare con lei avrebbe accettato qualsiasi cosa. Stava per venire, ma lei lo bloccò, continuando a baciarlo. "Non ancora, ti dico io quando". Le labbra di Cinzia abbattevano completamente le sue barriere. "Non ce la faccio più...ti prego...". Lei rideva divertita. "E va bene...vai...ma dopo sarai punito ancora più duramente...nessuna pietà...". La sborra usciva a fiumi, inondandoli completamente. Non finiva qui. "Ora lecca, è un ordine!". Il ragazzo era titubante e restava fermo. "Ho detto lecca!" diceva tirandogli un nuovo ceffone. A quel punto stava per avvicinare la sua lingua, quando Cinzia lo bloccò. "Bravo, stavi obbedendo. Va bene cosi". Prese della carta e pulì accuratamente. "Però la prossima volta te la faccio leccare sul serio. Adesso vieni qui tesoro...". Toccava ancora le sue parti intime, alternando movimenti lenti e veloci. "Comunque hai un cazzo da paura!". Nel mentre lo baciava sulle labbra muovendo eroticamente la lingua. Tutt'e due raggiungevano rapidamente la massima erezione. Enrico infilò il pisello nella sua fica depilata. Spingeva con una gioia mai provata in vita sua. Lei non era da meno. "Si... ancora...oh si...fammi tua e non fermarti amore mio...". Enrico si accorse che stava venendo nuovamente e si tolse appena in tempo. Cinzia lo baciava sempre, con la sborra che per la seconda volta innaffiava entrambi. "Immagino che adesso la dovrò leccare...giusto Padrona Cinzia?" domandò un po' spaventato. "Ma no! Cosa ti viene in mente?". Prese ancora della carta e pulì ancora, quindi tornava a coccolarlo. "Però su una cosa sono assolutamente seria: da questo momento sei mia proprietà. Se mi metti le corna te ne farò pentire amaramente. Intesi amore?". Riprendeva a baciarlo con passione. "Ho capito subito che volevi scassinarmi la macchina ma appena ti ho vista mi sono venute le farfalle allo stomaco...ecco perché ho reagito in quel modo". "Non sono stupida, me ne sono accorta benissimo e la cosa mi è piaciuta molto. Sei un ragazzo speciale. Solo volevo prima giocare un po' con te...". Si baciarono ancora a lungo. Enrico a questo punto doveva andare. Cinzia lo accompagnò verso l'uscita, tenendolo per mano. Aprì la porta e lo abbracciò. "A presto amore...ricorda che sei mio". Nel mentre Enrico beccava l'ennesimo schiaffone.
scritto il
2026-02-18
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