Capitolo 4: I Segreti Nascosti

di
genere
masturbazione

Capitolo 4: I Segreti Nascosti
Dopo quell’orgasmo intenso sul letto dei genitori, Marco rimase sdraiato a lungo, il respiro ancora irregolare, il corpo madido di sudore sotto gli strati di nylon, seta e lana. La rivista Le Ore era aperta accanto a lui, le pagine macchiate lievemente dal suo seme che si confondeva con le immagini patinate di corpi nudi e amplessi sfrenati. Mentre fissava il soffitto, un pensiero nuovo, tagliente, si insinuò nella sua mente come una lama fredda.
Quelle riviste… non erano sue. Appartenevano ai suoi genitori.
Il pensiero lo colpì con forza, quasi fisicamente. Suo padre e sua madre, le persone che ogni sera gli preparavano la cena, che gli chiedevano come era andata la scuola, che lo rimproveravano per i voti o per il disordine in camera… avevano comprato, sfogliato, forse persino usato quelle riviste per eccitarsi. Le avevano nascoste in fondo al cassetto, sotto foulard e cinture, come un segreto condiviso. Marco immaginò suo padre, con la sua camicia stirata e l’aria seria da impiegato, che sfogliava quelle pagine crude, il membro duro mentre guardava donne con calze a rete e tacchi altissimi. Immaginò sua madre – la stessa madre le cui gambe aveva spiato mille volte, avvolta nei collant neri che ora indossava lui – sdraiata accanto a lui sul quel letto, le dita che scorrevano sulle foto, il respiro che accelerava.
Forse lo facevano insieme. Forse, dopo aver spento la luce del comodino, si spogliavano piano, si toccavano mentre commentavano le immagini a bassa voce, ridendo piano o gemendo. Forse sua madre indossava proprio quei collant color carne, o quelli neri velatissimi, e li usava per strofinarsi contro il corpo del marito, proprio come Marco aveva fatto poco prima con se stesso. L’idea lo fece rabbrividire: non di disgusto, ma di un’eccitazione diversa, più oscura, più confusa. I suoi genitori non erano solo “genitori”. Erano esseri sessuali, con desideri, fantasie, corpi che si cercavano nel buio.
Si alzò a sedere, la gonna plissettata che gli scivolò sulle cosce fasciate dal nylon. Guardò di nuovo la rivista: una foto di una coppia matura, lei con calze autoreggenti nere e reggicalze, lui che la penetrava da dietro mentre lei si teneva al bordo del letto. Marco si chiese se i suoi genitori avessero mai provato qualcosa di simile. Se sua madre si fosse mai messa in quella posizione, le gambe aperte, il nylon che scintillava sotto la luce fioca della lampada. Se suo padre avesse mai stretto quelle cosce fasciate, sentendo il tessuto scivolare sotto i palmi.
Il membro, che si era appena calmato, ricominciò a pulsare contro i collant. Marco si morse il labbro. Era sbagliato, lo sapeva. Eppure quella scoperta lo rendeva tutto più reale, più vicino. Non era solo lui il pervertito, il ragazzo che si vestiva con i vestiti della madre e si masturbava con le sue calze. Anche loro avevano i loro segreti. Forse, in fondo, erano più simili di quanto avesse mai immaginato.
Con un gesto lento, quasi ipnotico, si sdraiò di nuovo. Prese la rivista e la aprì su quella stessa pagina della coppia matura. Si abbassò i collant quel tanto che bastava per liberare il sesso, ancora sensibile. Iniziò a masturbarsi di nuovo, ma stavolta con una lentezza diversa, quasi contemplativa. Immaginò la scena non più come qualcosa di astratto: vide sua madre, con il viso arrossato, le labbra socchiuse, che gemeva piano mentre il padre la prendeva, le mani di lei aggrappate al copriletto che ora era sotto di lui. Immaginò il fruscio del nylon, lo stesso che sentiva ora sulle sue cosce, mentre i corpi si muovevano all’unisono.
Il piacere montò piano, quasi doloroso nella sua intensità. Non era solo eccitazione fisica: era la consapevolezza di non essere solo, di far parte di una catena di desideri nascosti che attraversava anche la sua famiglia. Quando venne, fu un orgasmo silenzioso, profondo, che gli fece inarcare la schiena e stringere le pagine della rivista tra le dita. Il seme schizzò di nuovo sui collant, sulle pagine, sul copriletto – un’altra macchia che avrebbe dovuto pulire con cura.
Rimase lì, ansimante, la mente piena di domande che non avrebbe mai osato fare ad alta voce. Chi era davvero sua madre? Chi era suo padre? E lui, in quel momento, con i loro indumenti addosso e le loro riviste aperte davanti, chi era?
Si tolse tutto con gesti lenti, quasi tristi. Ripiegò la rivista, la rimise esattamente dove l’aveva trovata, seppellendola sotto i foulard. Ma mentre richiudeva il cassetto, una certezza si depositò nel suo petto: non avrebbe smesso di esplorare. Anzi, ora aveva un motivo in più. Quei segreti non erano solo un invito a continuare – erano una porta socchiusa su qualcosa di molto più grande, più intimo, più pericoloso.
E lui, prima o poi, avrebbe voluto vedere cosa c’era dall’altra parte.
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2026-03-07
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