Capitolo 6: Il Vuoto e la Nuova Tentazione

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masturbazione

Capitolo 6: Il Vuoto e la Nuova Tentazione
Marco tornò nella camera dei genitori con la solita trepidazione mista a eccitazione, ma stavolta trovò qualcosa di diverso. Il cassetto in fondo all’armadio, quello che custodiva le riviste Le Ore, era ancora lì, ma quando lo aprì con mani tremanti, il mucchietto di numeri patinati non c’era più. Scomparso. Solo i foulard, le cinture, qualche sciarpa invernale. Nessuna traccia di copertine sgargianti, nessuna Moana o Cicciolina a fissarlo con sguardi provocanti.
Per un attimo si sentì smarrito, quasi tradito. Quelle pagine erano diventate parte del suo rituale, un ponte tra i suoi desideri e il mondo segreto dei genitori. Senza di loro, il cassetto sembrava improvvisamente più innocente, più vuoto. Si chiese se i genitori le avessero spostate – magari in un posto più sicuro, o forse addirittura buttate via. L’idea che avessero deciso di “fare pulizia” proprio ora, proprio quando lui aveva iniziato a usarle come carburante per le sue fantasie, lo fece rabbrividire. O forse le avevano portate con sé in camera da letto, per usarle di nuovo insieme, in privato.
Ma il vuoto non durò a lungo. Mentre richiudeva il cassetto con un sospiro, il suo sguardo cadde su un angolo dell’armadio che non aveva mai esplorato con attenzione: una piccola mensola bassa, nascosta dietro una pila di coperte piegate. Lì, infilate in una busta di plastica trasparente, c’erano alcune mutandine che non aveva mai notato prima. Le prese con delicatezza, come se fossero oggetti fragili.
Erano due slip di pizzo: uno nero, l’altro rosso fuoco. Entrambi con la stessa caratteristica audace: aperti sul davanti e sul dietro. Il tessuto era finissimo, quasi trasparente nei bordi, con inserti di pizzo floreale che lasciavano scoperti il pube e l’apertura anale. Davanti, una fenditura verticale bordata di merletto permetteva l’accesso diretto al sesso; dietro, un’apertura circolare più ampia, oscena nella sua esplicitezza, invitava a penetrare senza togliere nulla. Marco sentì il sangue affluire immediatamente al basso ventre. Non erano mutandine da indossare sotto un vestito elegante: erano lingerie da sesso, da indossare per essere scopate senza nemmeno toglierle.
Le portò al viso e inspirò. Un lieve profumo di lavanda misto a qualcos’altro – forse il residuo di un profumo più forte, o di sudore antico. Le sue mani tremavano mentre si spogliava completamente. Indossò prima i collant color carne, come sempre, tirandoli su con lentezza rituale fino a stringere i fianchi. Poi, con il cuore che gli esplodeva nel petto, scelse le mutandine nere. Le infilò sopra i collant: il pizzo aderì al nylon, la fenditura anteriore lasciò intravedere il membro già eretto che premeva contro il tessuto sottile, mentre dietro l’apertura circolare incorniciava il suo ano in modo indecente.
Si guardò allo specchio: le gambe fasciate nel nylon chiaro, le mutandine nere che sembravano dipinte sulla pelle, il pizzo che accentuava ogni curva. Si sentiva esposto, vulnerabile, pronto a essere preso. Si sdraiò sul letto matrimoniale, aprì le gambe e sfiorò l’apertura posteriore con un dito. Il contatto era elettrico: il nylon sotto, il pizzo sopra, la sensazione di essere aperto, accessibile.
Ma mancava ancora qualcosa. Si alzò e notò, su un mobiletto basso vicino al letto, un vecchio televisore a tubo catodico da 14 pollici, con videoregistratore integrato. Era lì da sempre, ma Marco non ci aveva mai fatto caso: un apparecchio anni ’90, con pulsanti grossi e un vano per le VHS. Accanto, in un cassetto semiaperto, trovò tre videocassette senza etichetta, solo numeri scritti a pennarello: 1, 2, 3.
Il respiro gli si mozzò. Inserì la prima cassetta – la numero 1 – e accese il televisore. Lo schermo si illuminò dopo qualche secondo di fruscio, con linee di interferenza che svanirono lentamente. Partì un film porno amatoriale, girato con una videocamera casalinga. Una coppia matura – non riusciva a vederli bene in volto per via della qualità bassa e dell’inquadratura ravvicinata – in una camera da letto che sembrava proprio quella in cui si trovava lui ora.
La donna, con calze nere autoreggenti e mutandine simili a quelle che indossava Marco – aperte davanti e dietro – era inginocchiata sul letto. L’uomo, da dietro, la penetrava lentamente, mentre lei gemeva piano. La telecamera zoomava: close-up sul sesso che entrava e usciva, sul nylon che si tendeva, sulle mutandine aperte che incorniciavano l’atto. Poi la scena cambiava: lei si girava, si sedeva sul membro dell’uomo, cavalcandolo mentre si masturbava attraverso la fenditura anteriore. I gemiti erano reali, crudi, senza doppiaggio.
Marco si rese conto con un brivido che poteva essere proprio sua madre. La corporatura, il modo in cui muoveva i fianchi, il colore dei capelli che si intravedeva… tutto combaciava. E l’uomo… poteva essere suo padre. Stavano filmando se stessi. Quelle cassette non erano porno comprato: erano i loro film privati.
Si sdraiò di nuovo, le mutandine nere che gli stringevano i fianchi, l’apertura posteriore esposta. Guardò lo schermo mentre si masturbava: la mano scorreva sul membro attraverso il pizzo e il nylon, sfregando la fenditura anteriore. Imitò i movimenti della donna nel video: si mise a quattro zampe sul letto, il culo in alto, le mutandine aperte che lasciavano tutto in vista. Con due dita sfiorò l’apertura posteriore, premendo leggermente contro l’ano attraverso il collant, mentre con l’altra mano accelerava sul sesso.
Il video continuò: ora la coppia sperimentava una doppia penetrazione – lei con un dildo nel culo mentre il marito la scopava davanti. Marco immaginò di essere lì, al posto di lei, o forse al posto di lui. Il piacere montò rapido, incontrollabile. Venne con un rantolo strozzato, il seme che schizzava attraverso la fenditura delle mutandine nere, impregnando il pizzo e gocciolando sul nylon chiaro dei collant. Alcune gocce finirono sul copriletto, proprio come nei loro film.
Spense il televisore con mani tremanti, eiettò la cassetta e la rimise esattamente al suo posto. Le mutandine nere, ora umide e appiccicose, le tolse con cura e le ripiegò nella busta di plastica. Ma sapeva che le avrebbe riprese presto.
Le riviste erano scomparse, ma al loro posto era arrivato qualcosa di molto più intimo, più reale: i segreti filmati dei suoi genitori. E Marco, con il corpo ancora percorso da brividi, capì che il prossimo passo non sarebbe stato solo indossare i loro indumenti. Avrebbe voluto guardarli di nuovo, magari con il volume più alto, magari mentre si masturbava proprio nel punto in cui loro avevano girato quei video.
Il vuoto lasciato dalle riviste era stato riempito da qualcosa di infinitamente più pericoloso: la possibilità di vedere, di sentire, di partecipare – anche solo con la fantasia – al loro desiderio nascosto.
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2026-03-07
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