Capitolo 3: La Curiosità Diventa Fame
di
Ellegi
genere
masturbazione
Capitolo 3: La Curiosità Diventa Fame
L’ossessione di Marco non si placava: al contrario, si espandeva come un fuoco che trova nuova legna. Ogni giorno, dopo la scuola, contava i minuti fino al momento in cui la casa tornava vuota. Il cassetto della biancheria era diventato il suo rifugio, ma ora voleva di più. Voleva immergersi completamente in quel mondo femminile che lo aveva catturato, voleva sentire ogni strato, ogni tessuto che potesse accentuare la sua trasformazione segreta.
Quel pomeriggio entrò nella camera dei genitori con una determinazione nuova. Non si limitò al comò: aprì l’armadio a muro, quello grande con le ante scorrevoli, e iniziò a rovistare sistematicamente. Trovò prima una camicetta di seta bianca, morbida e leggermente trasparente, con bottoni di madreperla. La infilò sulla pelle nuda, sentendo il tessuto fresco scivolare sui capezzoli già turgidi per l’eccitazione. Poi una cintura sottile di pelle nera che cinse in vita, stringendo la camicetta contro il corpo e creando una silhouette più definita.
Ma non bastava. Continuò a frugare, spostando scatole di scarpe, sacchetti di lavanderia, vecchi maglioni. In fondo a un cassetto basso, sotto una pila di foulard e cinture, trovò qualcosa di inaspettato: un mucchietto di riviste. Non erano normali settimanali. Le copertine erano sgargianti, con donne seminude o completamente nude in pose provocanti, titoli in grassetto che promettevano “sesso senza limiti”, “le più belle fiche d’Italia”, “hardcore totale”. Riconobbe subito il nome: Le Ore. Aveva sentito i compagni più grandi parlarne a bassa voce nei corridoi della scuola, con sorrisetti complici – “le Ore, quella che scotta davvero”. Erano vecchie, datate fine anni ’80 o primi ’90, con pagine ingiallite ma ancora vivide nei colori patinati.
Il cuore gli balzò in gola. Prese la pila – erano cinque o sei numeri – e le portò sul letto matrimoniale. Prima, però, completò la vestizione. Scelse un altro paio di collant, stavolta color carne, velatissimi, 10 denari, che gli davano un aspetto più naturale, quasi reale. Li tirò su lentamente, godendo del modo in cui il nylon abbracciava ogni centimetro di pelle, dal piede fino all’inguine, comprimendo leggermente il sesso già duro. Sopra, una gonna plissettata corta, nera, che la madre usava d’estate: gli arrivava a metà coscia, lasciando intravedere il velo lucido delle calze quando si muoveva. Aggiunse tacchi bassi – un paio di décolleté nere con un tacco di cinque centimetri – che trovò in fondo all’armadio. Barcollò un po’ all’inizio, ma presto trovò l’equilibrio, sentendo i muscoli dei polpacci tendersi nel nylon, le gambe allungarsi in una posa femminile.
Si guardò allo specchio a figura intera: la camicetta semiaperta sul petto, la gonna che ondeggiava, le gambe fasciate che sembravano infinite, i tacchi che lo facevano sentire alto, vulnerabile, sexy. Si sentiva una ragazza proibita, una versione segreta di sé stesso che lo eccitava da morire.
Si sedette sul bordo del letto, le gambe accavallate come aveva visto fare alle donne, il nylon che frusciava a ogni minimo movimento. Prese la prima rivista, Le Ore numero qualcosa del 1989. La copertina mostrava una donna bionda con labbra rosse aperte in un gemito, le gambe spalancate, il sesso esposto in primo piano, lucido e invitante. Sfogliò piano, le pagine che frusciavano come seta.
Le foto erano crude, hardcore: penetrazioni in primo piano, bocchini con saliva che colava, donne a quattro zampe con il culo in alto mentre venivano prese da dietro, close-up di seni enormi strizzati, squirting, doppie penetrazioni. C’erano storie illustrate, vignette spinte, annunci di “incontri hot” con numeri di telefono. Marco respirava affannosamente, il membro che pulsava contro il nylon dei collant, creando una macchia umida di pre-eiaculato sul tessuto color carne.
Iniziò a masturbarsi lentamente, una mano sotto la gonna, sfregando il sesso attraverso i collant mentre con l’altra teneva la rivista aperta su una pagina doppia: due donne lesbiche, una mora e una rossa, che si leccavano a vicenda, le lingue sui clitoridi gonfi, le calze a rete strappate qua e là. Immaginò di essere una di loro, di sentire una lingua calda sul suo sesso fasciato dal nylon, o di leccare a sua volta, assaporando il sapore attraverso il tessuto sottile.
Accelerò il ritmo, la mano che scorreva su e giù, il nylon che si scaldava e diventava scivoloso. Sfogliava febbrilmente: una pagina con Moana Pozzi in posa dominante, tette enormi e sguardo provocante; un’altra con Cicciolina, Ilona Staller, con il suo corpo curvy e il sorriso malizioso mentre succhiava un cazzo enorme. Le immagini lo travolgevano, amplificavano ogni sensazione. Si sdraiò sul letto, le gambe spalancate, i tacchi che affondavano nel copriletto, la gonna sollevata fino alla vita.
Con un gemito strozzato venne violentemente: il seme schizzò attraverso il nylon, impregnando i collant in fiotti caldi che si allargavano in macchie traslucide sul tessuto chiaro, rendendolo quasi trasparente in quei punti. Alcune gocce finirono sulle pagine aperte della rivista, macchiando le foto di umidità reale che si confondeva con quella finta delle immagini.
Rimase ansimante, la rivista ancora in mano, il corpo tremante. Non provò colpa stavolta, solo un desiderio più profondo, più vorace. Pulì le pagine con un fazzoletto, rimise tutto a posto con cura – ma nascose una delle riviste sotto il materasso del suo letto, per rileggerla di notte. Sapeva che non era finita: la curiosità si era trasformata in fame, e presto avrebbe cercato altro – profumi, trucchi, forse persino un’occasione per uscire così, camuffato, nel mondo reale.
Il prossimo passo era già lì, nel buio dell’armadio, in attesa di essere scoperto.
L’ossessione di Marco non si placava: al contrario, si espandeva come un fuoco che trova nuova legna. Ogni giorno, dopo la scuola, contava i minuti fino al momento in cui la casa tornava vuota. Il cassetto della biancheria era diventato il suo rifugio, ma ora voleva di più. Voleva immergersi completamente in quel mondo femminile che lo aveva catturato, voleva sentire ogni strato, ogni tessuto che potesse accentuare la sua trasformazione segreta.
Quel pomeriggio entrò nella camera dei genitori con una determinazione nuova. Non si limitò al comò: aprì l’armadio a muro, quello grande con le ante scorrevoli, e iniziò a rovistare sistematicamente. Trovò prima una camicetta di seta bianca, morbida e leggermente trasparente, con bottoni di madreperla. La infilò sulla pelle nuda, sentendo il tessuto fresco scivolare sui capezzoli già turgidi per l’eccitazione. Poi una cintura sottile di pelle nera che cinse in vita, stringendo la camicetta contro il corpo e creando una silhouette più definita.
Ma non bastava. Continuò a frugare, spostando scatole di scarpe, sacchetti di lavanderia, vecchi maglioni. In fondo a un cassetto basso, sotto una pila di foulard e cinture, trovò qualcosa di inaspettato: un mucchietto di riviste. Non erano normali settimanali. Le copertine erano sgargianti, con donne seminude o completamente nude in pose provocanti, titoli in grassetto che promettevano “sesso senza limiti”, “le più belle fiche d’Italia”, “hardcore totale”. Riconobbe subito il nome: Le Ore. Aveva sentito i compagni più grandi parlarne a bassa voce nei corridoi della scuola, con sorrisetti complici – “le Ore, quella che scotta davvero”. Erano vecchie, datate fine anni ’80 o primi ’90, con pagine ingiallite ma ancora vivide nei colori patinati.
Il cuore gli balzò in gola. Prese la pila – erano cinque o sei numeri – e le portò sul letto matrimoniale. Prima, però, completò la vestizione. Scelse un altro paio di collant, stavolta color carne, velatissimi, 10 denari, che gli davano un aspetto più naturale, quasi reale. Li tirò su lentamente, godendo del modo in cui il nylon abbracciava ogni centimetro di pelle, dal piede fino all’inguine, comprimendo leggermente il sesso già duro. Sopra, una gonna plissettata corta, nera, che la madre usava d’estate: gli arrivava a metà coscia, lasciando intravedere il velo lucido delle calze quando si muoveva. Aggiunse tacchi bassi – un paio di décolleté nere con un tacco di cinque centimetri – che trovò in fondo all’armadio. Barcollò un po’ all’inizio, ma presto trovò l’equilibrio, sentendo i muscoli dei polpacci tendersi nel nylon, le gambe allungarsi in una posa femminile.
Si guardò allo specchio a figura intera: la camicetta semiaperta sul petto, la gonna che ondeggiava, le gambe fasciate che sembravano infinite, i tacchi che lo facevano sentire alto, vulnerabile, sexy. Si sentiva una ragazza proibita, una versione segreta di sé stesso che lo eccitava da morire.
Si sedette sul bordo del letto, le gambe accavallate come aveva visto fare alle donne, il nylon che frusciava a ogni minimo movimento. Prese la prima rivista, Le Ore numero qualcosa del 1989. La copertina mostrava una donna bionda con labbra rosse aperte in un gemito, le gambe spalancate, il sesso esposto in primo piano, lucido e invitante. Sfogliò piano, le pagine che frusciavano come seta.
Le foto erano crude, hardcore: penetrazioni in primo piano, bocchini con saliva che colava, donne a quattro zampe con il culo in alto mentre venivano prese da dietro, close-up di seni enormi strizzati, squirting, doppie penetrazioni. C’erano storie illustrate, vignette spinte, annunci di “incontri hot” con numeri di telefono. Marco respirava affannosamente, il membro che pulsava contro il nylon dei collant, creando una macchia umida di pre-eiaculato sul tessuto color carne.
Iniziò a masturbarsi lentamente, una mano sotto la gonna, sfregando il sesso attraverso i collant mentre con l’altra teneva la rivista aperta su una pagina doppia: due donne lesbiche, una mora e una rossa, che si leccavano a vicenda, le lingue sui clitoridi gonfi, le calze a rete strappate qua e là. Immaginò di essere una di loro, di sentire una lingua calda sul suo sesso fasciato dal nylon, o di leccare a sua volta, assaporando il sapore attraverso il tessuto sottile.
Accelerò il ritmo, la mano che scorreva su e giù, il nylon che si scaldava e diventava scivoloso. Sfogliava febbrilmente: una pagina con Moana Pozzi in posa dominante, tette enormi e sguardo provocante; un’altra con Cicciolina, Ilona Staller, con il suo corpo curvy e il sorriso malizioso mentre succhiava un cazzo enorme. Le immagini lo travolgevano, amplificavano ogni sensazione. Si sdraiò sul letto, le gambe spalancate, i tacchi che affondavano nel copriletto, la gonna sollevata fino alla vita.
Con un gemito strozzato venne violentemente: il seme schizzò attraverso il nylon, impregnando i collant in fiotti caldi che si allargavano in macchie traslucide sul tessuto chiaro, rendendolo quasi trasparente in quei punti. Alcune gocce finirono sulle pagine aperte della rivista, macchiando le foto di umidità reale che si confondeva con quella finta delle immagini.
Rimase ansimante, la rivista ancora in mano, il corpo tremante. Non provò colpa stavolta, solo un desiderio più profondo, più vorace. Pulì le pagine con un fazzoletto, rimise tutto a posto con cura – ma nascose una delle riviste sotto il materasso del suo letto, per rileggerla di notte. Sapeva che non era finita: la curiosità si era trasformata in fame, e presto avrebbe cercato altro – profumi, trucchi, forse persino un’occasione per uscire così, camuffato, nel mondo reale.
Il prossimo passo era già lì, nel buio dell’armadio, in attesa di essere scoperto.
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