Il marito della mia amica_l'addio

di
genere
sentimentali

Dal nostro incontro erano passate settimane. Lasciare andare le sensazioni provate: il suo profumo, il suo corpo, le sue mani sul mio, le sue labbra, era più difficile di quanti pensassi. Ogni volta che tornavo con il pensiero a quel momento sorridevo. Eppure la routine tornò fin da subito, continuiamo a frequentarci in settimana e nei weekend, come se nulla fosse accaduto. In alcune occasioni sentivo il suo sguardo su di me e anche io lo cercavo di nascosto, in brevi sguardi fugaci e sorrisi complici. Riuscimmo a tenere le distanze, come se entrambi sapessimo quanto fragile fosse quell’equilibrio.

Era un martedì sera e come ogni settimana andai a casa di Martina per il nostro aperitivo. Guardai l’orologio. Ero leggermente in anticipo, ma decisi di citofonare, un lato di me sperava di incontrare anche solo di sfuggita Simone. Mi rispose proprio lui: “Martina è per strada. Dai sali ad aspettarla” “ok” risposi. Dentro di me ero in subbuglio. Salì in ascensore, mi diedi un’occhiata veloce allo specchio. Mi sistemai velocemente il rossetto e i capelli. Mi sentivo come un’adolescente col cuore in gola. Arrivata al piano mi diressi verso la loro porta di casa. Lui era già sulla soglia. Jeans, maglietta e un sorriso disarmante. Sentii le guance arrossire e il cuore accelerare. Non riuscivo a distogliere lo sguardo da lui, i suoi occhi mi guardavano. Arrivata da lui lo salutai, lui si prese il suo tempo per guardarmi e poi con un cenno della testa: “Dai entra ad aspettare Martina, l’ho sentita poco fà e sta per arrivare. Ti trovo bene” disse dandomi un abbraccio. Era dal nostro ultimo incontro che evitavamo il contatto fisico e questo improvviso calore mi fece tremare leggermente. Ne approfittai per assaporare il suo profumo e per sfiorargli l'addome, sentivo le sue mani calde sul mio corpo. Poco dopo arrivò Martina e uscimmo. La serata procedette bene, ma il mio pensiero era rivolto a lui, al suo corpo.

Qualche sera più tardi organizziamo una cena da noi. I bambini erano in cameretta a giocare, Luca e Martina chiacchieravano di vini sul divano e Simone mi aiutava a riordinare la cucina. Sentivo il suo sguardo che seguiva ogni mio movimento. Tornò in cucina con due bicchieri di vino e guardandomi disse “non hai finito il tuo” porgendomi il calice. Avevo le mani bagnate, con lo sguardo cercavo qualcosa per asciugarmi. Credo che mi lesse nel pensiero. Si avvicinò lentamente a me, così vicino da sentire il suo calore e il suo profumo. I nostri corpi si sfiorarono. “ti aiuto io” disse. Lui era più alto, con un dito sollevò il mio mento e poi mi porse il calice di vino. Come se guidasse i miei occhi verso i suoi. Mi guardò per tutto il tempo e socchiuse le labbra, come se quel calice fosse lui. Non potevamo sorpassare il confine in quel momento, eppure era l’unica cosa che volevo in quel preciso istante: baciarlo. Poi come se nulla fosse, sorrise, appoggiò il calice sul tavolo e uscì dalla stanza. Rimasi ferma per qualche secondo, mi toccai le labbra come per assaporare il momento. Il mio corpo vibrava. Nella mia mente emergevano i ricordi della notte passata insieme. Sapevo che non doveva più accadere, ma dentro di me lo desideravo ancora.

Il giorno dopo accompagnai Edo a scuola e incontrai Martina e Simone. “Ciao ragazzi, avete tempo per un caffè?” chiesi. “tesoro, mi dispiace. Io sono di corsa, devo andare dall’altra parte della città” rispose Martina “Simone oggi fa smart. Ti accompagna lui” aggiunge. “Ok, dai.. è un tuo valido sostituto” dissi abbracciando Martina. Così eccoci soli, dopo un fugace momento della sera precedente. “E’ da un po’ che non stiamo così da soli io e te” iniziò lui. Le farfalle nello stomaco mi ribollivano. Pensai: ora o mai più. Quale migliore occasione per stuzzicarlo. “bhe, l’ultima volta si è rivelata interessate… potremmo continuare il discorso di ieri sera” dissi con un sorriso e abbassando lo sguardo per guardare il suo corpo. Lo feci arrossire e abbassò lo sguardo e accennando un sorriso malizioso. “già...sai..ogni tanto ci penso. E’ stato davvero eccitante…e quando ti vedo è un po’ difficile rimanere lucido. Ieri forse ho esagerato” disse guardandomi negli occhi “dobbiamo rientrare nei nostri ruoli..anche se è difficile” aggiunse. Sentii una fitta allo stomaco. Aveva fatto un passo indietro. “certo, capisco”. Scambiammo altre due parole e poi ognuno iniziò la sua giornata. Rimasi distratta tutto il giorno. Non capivo cosa fosse cambiato in lui. Aveva ragione, il confine era diventato labile per noi, così facile da superare.

Nonostante la delusione i giorni procedettero normalmente.
Un venerdì pomeriggio ricevetti un messaggio da Martina “organizziamo qualcosa per il weekend?”. Sospirai. Non ero ancora pronta a incontrarlo dopo quella delusione. In realtà, quel fine settimana avevo deciso di prenderlo per me e passare del tempo nella casa in montagna. Avevo già organizzato tutto sia con Luca che con Edo. Un solo giorno per me. “tesoro io non ci sono, mi prendo un giorno off e vado in montagna. I ragazzi accettano volentieri” premetti invio.

La mattina seguente partii e mi diressi in montagna. Una volta arrivata riuscì a sentire spazio per respirare e riordinare i pensieri. Lì era così semplice lasciare andare le cose. Giunta la sera mi rilassai, doccia, cena, birra e play tutta per me.

Improvvisamente vibrò il telefono. Non ci feci caso, con Luca avevo appena terminato la chiamata e pensavo che avesse mandato la buona notte. Un’altra vibrazione. Un pò scocciata guardai lo schermo “ei ciao” e “apri?”. Dovetti guardare due volte il nome del mittente. Simone. “forse hai sbagliato destinatario” risposi brevemente. Un’altra vibrazione “non credo. Apri, son qui fuori”. Uscì dal balcone per guardare in strada. Lui alzò lo sguardo con il suo solito sorriso affascinante “allora?! Si congela qui fuori” urlò. Rientrai sorridendo per l’assurdità del momento e lo feci salire.

Lo aspettai sull’uscio della porta, avevo il cuore in gola. Perchè era lì. Mi diedi un’occhiata veloce allo specchio e quando sentii i suoi passi voltai il mio sguardo sulle scale. Guardavo il suo corpo mentre si avvicinava a me, un passo lento, sicuro. Anche lui mi guardava, non distolse mai lo sguardo. Mi sentivo solo sua.

Poi chiesi “Che ci fai qua?”. Non rispose, sorrise. Si fermò davanti a me, prese qualche secondo, mi diede un bacio sulla guancia ed entrò in casa. Si sistemò, prese una birra e si guardò intorno “ah … ora capisco. Hai dato buca a tutti per giocare alla play?” disse sorridendo e prendendo l'altro joystick. Decisi di rimanere al gioco, anche se dentro di me non capivo perchè fosse lì. Mi sedetti accanto a lui e iniziammo a giocare. Sentivo il suo profumo, il calore, ad ogni suo movimento lo sentivo sempre più vicino. Le nostre gambe si sfioravano.

Non ce la facevo più. Ero combattuta tra un forte desiderio per lui e non sapere perchè fossi lì mi faceva impazzire. Misi in pausa. Mi voltai verso di lui e guardandolo negli occhi chiesi “che ci fai qui, perchè non sei a casa da tua moglie?”. Ci guardammo qualche istante, era palpabile la tensione fra noi. Così aggiunsi “hai detto che dovevamo rientrare nei nostri ruoli, perchè sei qui”. Lui arrossì. Il silenzio era assordante. Ci guardammo negli occhi in silenzio, giocherellò con i miei capelli, lo sentivo incerto. Combattuto tra desiderio e autocontrollo. Poi si fece coraggio: “l’altro giorno al bar…. Non era quello che volevo”. Sentivo le guance scaldarsi, voleva superare il confine, ma non era sicuro. Così misi la mia mano sulla sua gamba, ad ogni mia parola la facevo salire sempre di più e io avvicinavo il mio corpo a lui. Ogni fibra del mio corpo lo voleva. Dovevo capire se anche lui mi voleva. Ad ogni mio movimento sentivo il suo respiro crescere, ma non si sottraeva. “cosa vuoi?” gli sussurrai all’orecchio. Ero protesa verso di lui. Mi guardò dritto negli occhi, l’incertezza era svanita dai suoi occhi e il suo sguardo diventò disarmante come sempre. I suoi occhi scesero verso le mie labbra, la sua mano accarezzava il mio viso, le mie labbra, poi il collo. Ci guardammo e poi “voglio te” e nello stesso istante in cui pronunciò queste parole mi baciò. Un bacio lento, sensuale. Come se volessimo assaporare il momento. Si staccò, avevo ancora gli occhi chiusi e mi mordetti il labbro. Volevo di più. I nostri respiri accelerarono. Ci guardammo, le sue mani calde su di me. “un’ultima volta” aggiunse. Vibravo alle sue parole. Non volevo nient’altro. Poi le nostre labbra si intrecciarono, i nostri respiri si fecero affannosi. Le nostre mani sapevano già cosa fare e cercavano ogni angolo dei nostri corpi. Sentivo il cuore esplodere. Volevo assaporare ogni fibra del suo corpo. Nei suoi gesti non c’era più incertezza, ma solo desiderio. Ci liberammo dei vesti. “sei bellissima” mi sussurrò all’orecchio, sorrisi perchè anche lui lo era. Lo sentii dentro di me, ogni spinta mi faceva sussultare. I respiri accelerarono sempre di più. Ci guardammo negli occhi mentre entrambi raggiungevamo l’apice del piacere. Rimanemmo fermi per qualche istante, il tempo era come se si fosse fermato. Continuavamo a baciarci, come se quelli fossero gli ultimi momenti intimi. Entrambi sapevamo che non saremmo mai più potuti tornare indietro. Poi, con un filo di voce disse “Non potrà mai più essere così” “Lo so…” risposi con una fitta al cuore. Ci baciammo nuovamente, come se volessimo fermare il tempo. Il desiderio di entrambi doveva svanire.

Questo racconto vuole sperimentare un linguaggio diverso e distante dall'esplicito. Vuole far entrare il lettore nel desiderio dei personaggi, nella tensione dei momenti. Spero di esserci riuscita e che vi sia piaciuto.
scritto il
2026-05-22
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