Il marito della mia amica

di
genere
sentimentali


Martina e Simone li conoscevamo da tempo, i nostri figli sono in classe insieme e nel corso degli anni è nata una vera amicizia con loro. Ci frequentiamo spesso, tra la routine della città e gite fuori porta nei weekend.

Un giorno accompagnai mio figlio a scuola. Una volta lasciato, rimasi qualche minuto sulla soglia del portone a scrivere un messaggio a mio marito, appena partito per lavoro. Stavo per allontanarmi quando sentii toccarmi la spalla. Alzando lo sguardo vidi i suoi occhi scuri, era Simone. “Ti trovo ancora qui tra qualche minuto?” chiese. “Sto andando” risposi sorridendo e lo salutai.

Tornai a casa a lavorare, ma non riuscivo a concentrarmi. Forse ero stata un po’ brusca quella mattina, così senza pensarci scrissi a Simone: “Scusami per questa mattina, ero di fretta.” Qualche minuto dopo arrivò la risposta: “Nulla che un caffè non possa rimediare”. Un sorriso mi sfuggì. Tipico di Simone, leggero, ironico, capace di farti sentire subito a tuo agio. “Ok, in pausa pranzo ti offro un caffè. Solito posto,” scrissi.

Era la prima volta che io e Simone ci incontravamo da soli, generalmente c’erano sempre i rispettivi compagni di vita. Lo vidi entrare nel locale, stava davvero bene. “Eccoti… ciao” disse, posando una mano sul mio fianco. “Eccoti” risposi io un pò imbarazzata. Il mio cuore aveva accelerato. Parlammo del più e del meno. Io accennai che ero esausta dei viaggi di lavoro di mio marito e che la gestione di nostro figlio Edo stava diventando complicata, mentre lui accennò che con Martina c’erano degli alti e bassi, qualche incomprensione. Poi ci salutammo e tornammo ognuno al proprio lavoro.

A fine giornata ricevetti un messaggio da Simone. Il cuore accelerò: “mi ha fatto piacere bere un caffè solo noi due, non lo facciamo mai. Dovremmo rimediare.” Presi un attimo per rispondere. Da un lato volevo rispondere subito di sì. Dall’altro Simone è il marito di una mia cara amica e non volevo superare quel confine. Decisi di non rispondere.

Passarono un paio giorni, Luca era rientrato dal viaggio, quando un giorno Simone mi scrisse “Martina porta le bambine dai nonni. Voi che fate?”. Presi un momento per rispondere. Non aveva scritto nella chat di gruppo, ma solo a me. Mi sembrava strano e poi risposi ”Noi casa, nulla di che… Vuoi passare?”. Mi voltai verso Luca, mio marito e gli dissi della possibilità che Simone sarebbe passato da noi. “Io sono appena rientrato dal viaggio. Voglio passare un pò di tempo con Edo. Perchè non uscite voi? ” Rimasi un po’ basita.. non mi aspettavo questa risposta da mio marito. “ok. gli scrivo che nel caso ci vediamo fuori se ha voglia. Un giretto lo farei volentieri…”. Gli scrissi e subito dopo Simone accettò la propost “passo sotto casa tua tra 10 minuti. a dopo”. Guardai mio marito e dissi ; “Va bene, esco a bere qualcosa con lui e poi torno a casa” mi alzai dal divano e mi andai a cambiare. Qualcosa di semplice, jeans e maglietta bianca. Un filo di trucco veloce e un po’ di profumo. “vado a dopo” e poi diedi un bacio ai miei due uomini.

Tempo di scendere e lui era già fuori da casa. “E’ da tanto che aspetti?” chiesi. “Em.. ero già nei paraggi” dice arrossendo. Mi strinse in un abbraccio e mi sfiorò con un bacio sulla guancia. “Non so come, ma abbiamo una serata libera dai figli,” dissi e guardandoci negli occhi e ridacchiammo insieme. Notai che aveva un casco in mano e gli chiesi se volesse lasciarlo su a casa. Mi guardò e mi disse: “È per te, ti porto in un posto nuovo.” Interdetta, presi il casco tra le mani, lo indossai e salii sulla sua moto. Cercai di rimanere più indietro possibile. Ero imbarazzata. “Vieni più avanti, così bilanciamo il peso” disse e poi prese le mie mani per posizionarle sulla sua vita. Ero avvinghiata a lui, le nostre gambe si toccavano, sentivo il calore del suo corpo sotto le mani, il suo profumo. Non eravamo mai stati così vicini. Mi sembrava inappropriato, eppure un brivido di piacere mi percorse mentre il cuore batteva all’impazzata. Il tragitto durò poco. Ad ogni semaforo rosso, appoggiava la sua mano sulla mia gamba, sfiorandola leggermente, e ad ogni semaforo la mano si spostava sempre più su. Ogni suo tocco mi faceva battere il cuore e ad ogni tocco cercavo di spingermi sempre più vicino a lui per sentire il suo calore.

Poi arrivammo al locale, o meglio al chiosco vicino al parco. Scesi dalla moto e chiesi quanto fossi spettinata. Sorridendo, mi sistemò delicatamente i capelli. Ci fermammo a guardarci negli occhi per qualche istante, come se il tempo si fosse fermato e guardai le sue labbra. “Sai che odio andare in moto,” dissi. “Lo so… ma credo che ti sia divertita” rispose con un sorriso malizioso che mi fece vibrare un brivido lungo la schiena.
Dal bauletto tirò fuori due birre e una coperta. Capì subito che il chiosco non era la nostra vera meta. “Dai, mettiamoci lì,” disse, dandomi una leggera spinta verso il prato, e il contatto ravvicinato fece battere il cuore più forte.

Ci sedemmo e bevemmo le birre. Mi sdraiai per guardare il cielo, era ancora chiaro. Anche lui si distese su un fianco e mi chiese “ti stai rilassando?”. Voltai lo sguardo verso di lui e risposi di si. Notai che mi stava guardando, guardava il mio corpo e io il suo. Ci fu un attimo di silenzio. Gli diedi una piccola spinta e proposi di andare. Non volevo superare quel confine a cui mi ero avvicinata troppo. Mi riaccompagnò a casa e lentamente mi diede un bacio sulla guancia per salutarmi. La serata finì lì.

Qualche giorno dopo uscì a bere qualcosa con Martina. “Luca è partito per un altro viaggio. Edo è dai nonni, così posso respirare.” dissi. Martina mi propose di fare qualcosa con lei e Simone, quella sera anche le sue figlie erano dai nonni. Accettai. La serata fu piacevole, evitai gli sguardi di Simone, senza farmi notare però guardavo il suo corpo.. fantasticavo sul suo corpo. “Grazie ragazzi per la serata, ma ora devo tornare a casa” dissi, Martina rispose “ti accompagna Simone, così non torni da sola”. Io guardai Simone e lui disse “certo, nessun problema. Andiamo in moto così è più veloce”. Salutai Martina e mi misi il casco. Salì sulla moto, lui prese le mie mani per farmi capire di attaccarmi e partì. Fece un giro lungo e io ne approfittai per avvicinarmi sempre di più a lui.

Arrivati sotto casa, Simone mi guardò e chiese con tono leggermente preoccupato: “Va tutto bene o c’è qualcosa che non va? Non mi hai guardato per tutta la sera.” Ci fissammo per qualche istante. “No, assolutamente, tutto bene,” dissi sorridendo, cercando di calmare il battito accelerato del cuore.

Entrai nel portone e mi diressi verso l’ascensore. Mi accorsi che avevo ancora il casco in mano e corsi indietro verso il portone per controllare se Simone fosse ancora lì. “Ei, il casco,” dissi arrossendo.

Prese il casco e lo appoggiò sulla moto. Mi guardò per un istante “scusa ma non ce la faccio” mi spinse leggermente indietro per entrare anche lui nel portone e con una mano prese delicatamente il mio volto. Mi baciò. D’istinto gli chiesi se volesse salire. Mi guardò e annuì leggermente con la testa. Salimmo in ascensore.

Avevamo pochi secondi per decidere se tornare indietro o superare quel confine.
Arrivati davanti alla porta di casa, ci fissammo ancora per qualche istante. Poi lui prese le mie chiavi per aprire la porta. Entrammo.

Con una mano prese il mio viso e con l’altra avvicinò i nostri bacini. Sentivo già la sua erezione. Ci baciammo nuovamente, un brivido mi percorse. Volevo il suo corpo, volevo il suo piacere… volevo tutto.

Presa dal momento gli tolsi la maglietta. Aveva un corpo perfetto. Iniziai a sbottonare i pantaloni. Poi lo baciai sul collo, il petto... le mie mani precedevano i punti che avrebbero baciato le mie labbra. Sentivo il suo respiro farsi affannoso.

Ero inginocchiata davanti a lui quando mi fece alzare “sei sicura? non si torna indietro” disse con voce affannata. Ci guardammo negli occhi e risposi: “rimarrà tra noi”. Sarebbe stato un segreto da custodire con cura.

Entrambi lo volevamo. Andammo in camera da letto. Le sue mani sfiorarono il mio corpo. L’eccitazione salì. I suoi gesti erano calmi e lenti, prendeva tutto il suo tempo. Le sue mani mi guidavano sul suo corpo. Mi fece sdraiare sul letto. Mi baciò il collo, i seni. Mi scostò gli slip ed entrò. I nostri respiri seguivano il ritmo del piacere. Sussurrai “si..oddio si…”. Mi baciò sorridendo, poi mi fece voltare. Mi baciò tutta la schiena. Mi fece inarcare e poi entrò nuovamente.
Capivo che gli piaceva perchè le spinte si fecero sempre più profonde, più ritmate. Il suo respiro si fece più affannoso “si… così” mi sussurrò all’orecchio. Mi strinse i capelli. Stavo per venire, ma non volevo che finisse. Mi scostai e gli feci capire che doveva stare sopra di me…e così fece. Entrò nuovamente e mi bloccò le mani sopra la testa. “non ce la faccio più devo venire” disse…le spinte si fecero sempre più forti, dio quanto era bravo. Mi lasciai andare al piacere. Mi fece godere e all’apice mi baciò per non farmi urlare. Poco dopo le spinte si fecero più veloci e uscì appena in tempo per venire copiosamente sui miei seni.

Si distese accanto a me.. “Dio che bello…” mi baciò un’ultima volta. “sei super sexy”. Lo guardai sorridendo. Era stato davvero bello con lui, ma sapevamo entrambi che non poteva succedere nuovamente. “credo che tu debba andare” dissi dolcemente. Lui annuì. Era il momento di tornare alla realtà. Si vesti lentamente, facendomi guardare tutto il suo corpo. Ci baciammo per l’ultima volta e uscì. Questo momento sarebbe stato il nostro piccolo segreto per sempre.
scritto il
2026-05-20
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