Quel "si" che cambiò tutto

di
genere
prime esperienze

Me lo disse prima con un filo di voce, poi urlandolo forte:
«Sì, cazzo, va bene, lo faccio… ma ti prego, continua».
Quelle parole di assenso mi provocarono un’eccitazione mai provata prima, così aumentai il ritmo. Lei, con i polsi legati alla sponda del letto, messa a pecora e con le cosce leggermente divaricate, un vibratore le riempiva completamente il culo, agitandosi alla massima potenza.
Il mio cazzo affondava dentro la sua figa umida sempre più forte, mentre diventava sempre più sensibile alle vibrazioni del giocattolo infilato nel suo culo. Lei era meravigliosa, con lo sguardo perso in un’estasi pura: occhi rivolti all’insù, lingua di fuori, e ogni mio affondo la faceva tremare.
Io, nell’orecchio, le sussurravo le cose più oscene.
Era in trance dal godimento, così glielo chiesi:
«Amore, vorrei farti provare una doppia penetrazione: un cazzo nel culo e uno nella figa che ti fanno godere, due pezzi di carne caldi e pulsanti, quattro mani che ti accarezzano, due bocche che ti baciano nei punti più sensibili del tuo corpo…».
A quel punto urlò: «Sì, lo faccio!».
Il cuore mi scoppiò in gola e subito dopo scoppiai dentro di lei in un orgasmo profondo, riempiendola di calore. Si accasciò sul letto, tremante e appagata.
La slegai, la baciai e mi coricai accanto a lei. Le dissi:
«Ormai l’hai detto, non si torna indietro».
Lei, ancora con lo sguardo deformato dal piacere, mi rispose:
«Va bene, ma alle mie condizioni».
Poi si addormentò così, nuda, in un sonno riparatore.
Nel frattempo la mia mente viaggiava e si chiedeva come sarebbe stato.
Sarei stato geloso? Eccitato? Arrabbiato? Triste? Felice?
Tutte domande, in quel momento, senza risposta.
Passarono giorni prima che si parlasse di ciò che era successo. Una sera, a cena, fu lei a tirare fuori il discorso. Mi disse che sapevo com’era fatta, che non era il tipo da fare certe cose e che non sapeva come comportarsi. Io la rassicurai: non sarebbe cambiato nulla, il nostro rapporto era solido — anche se dentro di me ero tutt’altro che sicuro.
Lei non sembrava del tutto convinta, così cominciò a dettare le sue regole…
«Questa cosa non la faremo mai nelle vicinanze di casa. Deve essere una persona “sicura”, non il primo morto di figa che si incontra. Deve essere una sorpresa, qualcosa di quasi casuale. Non voglio sentirmi come carne da macello. Il tempo che ci vorrà, ci vorrà, capito?»
Acconsentii ad ogni sua richiesta e le promisi che mi sarei assicurato che tutti i suoi punti venissero rispettati.
Le nostre giornate, così, procedettero normalmente. Il nostro rapporto continuò a essere perfetto come sempre, anzi forse con un po’ di eccitazione aggiuntiva al pensiero di ciò che prima o poi sarebbe accaduto.
Adesso toccava a me: la parte più difficile, trovarle il partner ideale.
Cominciai a visitare siti di scambisti e gruppi Telegram, ma la ricerca era estenuante. Nessuno voleva parlare o dialogare oltre frasi del tipo: «Mandami le foto di tua moglie che le sborro», «Ma quanto è troia la tua bella mogliettina», «Dammela a me che te la sfondo, cornuto che non sei altro».
Una tristezza infinita.
Stavo quasi per demordere quando uno di quei nomi in chat sembrò apprezzare davvero e, oltre alle foto, voleva sapere qualcosa di più. Non gli dissi subito le mie vere intenzioni, ma solo che mi eccitava mostrarla. Lui, però, voleva capire meglio cosa le piacesse, se si spingesse oltre. Lo faceva sempre senza volgarità, mettendo lei e il nostro rapporto al centro della discussione, quasi invidiando la nostra complicità.
Così cominciammo a parlare delle nostre rispettive fantasie. Mi feci mandare una sua foto per vedere com’era: effettivamente era intrigante, un bell’uomo, sportivo ma normale, non uno di quelli muscolosi da copertina. Aveva una decina d’anni più di noi.
Alla fine mi sbilanciai e gli raccontai tutto. Lui quasi non credette alle sue orecchie e forse pensò che lo stessi prendendo in giro. Ma quando gli feci ascoltare il vocale di Paola che diceva: «Amore, stai sempre cercando il terzo per fare quella cosa?», impazzì e si propose di essere lui quel terzo.
Gli spiegai che non era semplice e che avrebbe dovuto giocarsi bene le sue carte.
Così mi venne un’idea. Io e Paola non eravamo mai stati in Sicilia — luogo di residenza di Achille, questo era il suo nome — e ci sarebbe piaciuto molto visitarla. Le proposi quindi, per le vacanze estive, di andare sull’isola e, come luogo di villeggiatura, scelsi Marausa Lido, in provincia di Trapani, proprio di fronte l’isola di Favignana e soprattutto vicino a quel mio amico virtuale che sarebbe potuto diventare reale.
Lei non si accorse di nulla, perché le vacanze estive cerco sempre di organizzarle io. Così, ignara di tutto, accettò entusiasta quella destinazione.
Arrivammo all’aeroporto di Palermo in una calda mattina d’agosto. Prendemmo la macchina affittata in precedenza e, dopo un paio d’ore di viaggio, arrivammo al B&B che avevamo prenotato, dove ci accolsero con molta gentilezza.
Entrammo in camera e aprimmo la finestra: una vista incredibile sul mare e sull’isola di Favignana. La mia mente cominciò a viaggiare, immaginando cosa sarebbe accaduto di lì a pochi giorni.
Achille aveva una barca di sua proprietà e, con quella scusa, programmammo una visita privata a Favignana.
Le dissi che avevo già organizzato tutto e che saremmo partiti l’indomani mattina dal porticciolo vicino al paese.
Quella sera, come primo giorno, ci rilassammo in un ristorantino di pesce sul mare e, a fine serata, ci facemmo una passeggiata lungo il lungomare per rientrare al B&B. La luna illuminava il mare calmo e la mia eccitazione saliva alle stelle vedendola così bella alla luce lunare, con il vestitino corto che metteva in mostra le sue gambe nude. L’abbracciai e ci rotolammo sulla sabbia come due bambini, e la baciai con un bacio profondo e pieno d’amore; lei ricambiò un po’ incredula, ormai non eravamo più due ragazzini.
Mentre la baciavo, la mia mano saliva lungo la coscia fino a sfiorarle le mutandine. Lei si bloccò e disse: «Ma se ci vedesse qualcuno?»
Ed io: «Rilassati, siamo in vacanza.»
Ripresi a baciarla, e la mia mano fece capolino sotto le mutandine, sentendola già bagnata. Continuando il bacio, cominciai a masturbarla lì sulla spiaggia, potenzialmente davanti a tutti, e lei cominciò a gemere piano per non farsi sentire.
I miei pantaloni mi facevano male da quanto stringevano a causa della mia erezione, così lo liberai e, montato sopra la mia compagna, che cercava di bloccarmi per il rischio di essere visti, le sollevai le braccia sopra le spalle, strinsi i polsi con una mano tenendoli fermi e con l’altra puntai il mio cazzo dentro la sua fighetta fradicia. Sentendolo muoversi dentro di lei, cominciò a godere davvero, sbloccando ogni freno inibitore. Dopo due o tre minuti, le venni dentro, baciandola voluttuosamente, sapendo che quella stessa bocca l’indomani avrebbe avuto il sapore di un altro cazzo.
Non le dissi niente quando mi accorsi che un tipo ci aveva ripresi con il telefono… sperai di rivedere il video su qualche sito porno.
La strada era quasi deserta e io continuavo a stuzzicarla, palpandole il culo e dicendole di fare qualcosa di eccitante; allora lei si tirava su la gonna, mostrandolo in pubblico… non lo aveva mai fatto, si stava davvero lasciando andare. La abbracciai e le infilai due dita nella figa che colava di sperma, gliele infilai in bocca e lei assaporò tutto, poi mi disse: «Sei proprio un porco…» e non sapeva ancora quanto.
Arrivati al B&B, ci infilammo sotto la doccia per ripulirci e poi a nanna. L’indomani sarebbe stata una giornata molto piena (soprattutto per lei).
Sveglia presto, l’appuntamento era alle 8:30. Facemmo una rapida colazione — nella struttura c’era tutto per una colazione abbondante — poi ci dirigemmo in macchina verso il porticciolo, dove Achille ci aspettava per la gita in barca.
Arrivati, ci trovammo davanti a un uomo poco più che cinquantenne, non molto alto ma con un bel fisico asciutto e sportivo (proprio come le foto che mi aveva inviato), pelle abbronzata dalle lunghe uscite in mare. Quando ci riconobbe, sfoggiò il suo miglior sorriso e ci venne incontro, presentandosi e salutandoci calorosamente.
Dopo i primi convenevoli, Achille ci accompagnò sulla sua barchetta a motore. Devo ammettere che mi aspettavo qualcosa di più modesto, invece era un bel motoscafo con un’ampia zona riparata dal sole con tettuccio fisso, e la prua con cuscini morbidi e teli per prendere il sole in totale tranquillità.
In un attimo eravamo fuori dal porticciolo, con la brezza che ci sferzava il viso e muoveva il leggero vestitino di Paola, sollevandolo continuamente e costringendola in una posa un po’ alla Marilyn Monroe. Achille la prese un po’ in giro: «Tanto sei in costume, e dopo si vedrà tutto lo stesso», con una simpatia disarmante che la faceva ridere senza sosta. Buon segno, pensai tra me e me: sarà più facile attuare il nostro piano.
Dopo circa un’ora arrivammo in una prima conca meravigliosa, dove stranamente ci disse che eravamo soli — di solito è una delle calette più gettonate. Ci ormeggiammo, e io e Paola ci spogliammo per tuffarci in un mare limpidissimo dove si vedeva tutto. Io scherzai con lei, le toccai il culo e le dissi che l’avevo vista flirtare con Achille e che era proprio una zoccola. Lei rise, mi prese in giro e glissò sul discorso.
Era ora di pranzo: Achille ci chiamò a bordo, dove aveva preparato una pasta alle vongole. Risalendo dalla scaletta, mi appoggiai dietro di lei e le sussurrai all’orecchio: «Sei carica? Oggi sarà un grande giorno».
Lei si immobilizzò, e con gli occhi un po’ spaventati mi guardò. Io le presi il viso e le infilai la lingua in bocca, e lei si sciolse definitivamente. Il pranzo volò tra risate, cibo e un buon vinello.
Ad un certo punto, Achille ci disse che ci avrebbe portato in una caletta ancora più nascosta. Durante il tragitto chiese a Paola se voleva provare a guidare la barca. Lei mi guardò e io la invitai ad andare.
Si piazzò davanti al timone e lui rimase attaccato dietro di lei, spiegandole un po’ i comandi, mentre la barca cominciava a muoversi sotto la guida attenta del solerte marinaio… e soprattutto sotto i miei occhi sul corpo di mia moglie.
Mentre era concentrata, lui si voltò verso di me come per chiedere un cenno di consenso, e io gli strizzai l’occhio. Continuando a spiegarle cosa fare, la cingeva con un braccio sul fianco, facendola trasalire per un attimo. La riempiva di complimenti per come guidava e le ricordava di non distrarsi, mentre lentamente la mano iniziava a palparle le tette, scendere sul ventre e poi verso il pube, infilando il dito sotto il costume.
Raggiunse il suo piacere e lo notai dal fatto che inarcò la testa all’indietro appoggiandosi alla spalla di Achille. Continuava a guidare e lui continuava a farla godere. Quando riprese i comandi, facendola girare verso di lui, la abbassò all’altezza dei suoi pantaloni, e lei capì subito cosa fare.
Sfilò via il Bermuda e ne uscì un cazzo di 20 cm, bello nervoso, che inghiottì subito come se non aspettasse altro. Ai miei occhi era bellissima, la desideravo da tempo, e mi venne subito duro a guardare quella scena. Lei mi cercava con lo sguardo mentre sbavava sul cazzo di un altro uomo… cazzo, sembrava proprio una pornostar: la mia pornostar.
Arrivati alla caletta, dovette staccarsi da lui per qualche minuto, giusto il tempo di gettare le ancore per tenere la barca ferma. Si mise su un divanetto e mi fece cenno di raggiungerla.
Appena arrivai, lei aprì le gambe e mi disse: «Adesso me la lecchi, così vedi quanto sono eccitata». Non mi feci ripetere due volte e affondai la faccia senza esitazione.
Achille tornò salendo sopra il divanetto e infilando il cazzo nella bocca di Paola, che stava godendo con la mia lingua. Affondò tutta l’asta nella sua gola, quasi a soffocarla; lei strabuzzò gli occhi e una lacrima le scese per lo sforzo, ma poi lo divorò fino alle palle, riuscendo a leccargliele con la lingua.
Lei, tutta paonazza in viso, un po’ per il caldo e molto per l’eccitazione, non capiva più nulla. Io mi sposto su un lato, la giro e me la metto a cavalcioni, penetrando la sua fighetta bagnata come fosse burro. Adesso avevo la sua bocca con il cazzo di Achille che andava dentro e fuori con una facilità disarmante, bello lucidato dalla saliva di Paola, che continuava a mugolare la sua felicità.
Achille si stacca dalla bocca di Paola e le si avvicina all’orecchio dicendole che è ora di realizzare il desiderio di suo marito… e il suo. Mentre lei è sopra di me, lui si posiziona dietro e incomincia a leccarle il culo per lubrificarlo per bene, e lei impazzisce del tutto.
Per l’eccitazione mi bacia profondamente, così sento il sapore del cazzo di Achille in bocca. A un certo punto si stacca e con un filo di voce dice: «Inculami, porco, fammi sentire la puttana che mio marito vuole che sia… e che sarò».
Lui allora appoggia la punta all’entrata posteriore ed io e Paola ci fermiamo un attimo. Sento il suo corpo irrigidirsi per un po’ di paura nel ricevere quel grosso pezzo di carne nella sua più recondita intimità. Spinge piano e una smorfia di dolore si disegna sul suo viso, che cerca di camuffare. Lui, piano ma inesorabilmente, continua a entrare; quando la cappella è totalmente dentro, lei si rilassa un po’ e comincia a muoversi piano.
Io sento strusciare il cazzo di Achille contro il mio, attraverso la sottile membrana che divide i due canali, e devo ammettere che è molto difficile resistere e non venire subito. L’eccitazione è alle stelle e si sente: lei si sta lasciando completamente andare, un cazzo nel culo e uno nella figa che si muovono all’unisono sempre più velocemente.
Lui le prende i capelli e la tira a sé, facendo inarcare il collo e facendola gridare: «Oh sì, così… è bellissimo. Godo come una troia, sono una troia, la vostra troia». Io le metto una mano intorno al collo e stringo leggermente; quel contatto la manda completamente fuori di testa e la fa venire furiosamente. Trema talmente tanto che sembra avere le convulsioni. Capiamo che è il momento di accelerare, amplificando il suo piacere, fino a esplodere contemporaneamente dentro di lei.
È stato un attimo: dal piacere è quasi svenuta, con gli occhi all’indietro, e si accascia sul mio petto dicendo: «È stato bellissimo, è stato bellissimo», quasi in preda alle convulsioni.
Achille prova a sfilarsi, ma lei, ipersensibile, gli dice di aspettare ancora un attimo dentro. Siamo tutti e tre abbracciati, con lei nel mezzo: è una sensazione unica, eccitante, perversa. Achille è il primo a sfilarsi, facendola comunque sussultare ancora; poi lei si alza e si accascia di lato, quasi inerme. Io rimango con il cazzo moscio, bagnato nel mio sperma e dei suoi umori.
Mezz’oretta di riposo, poi tutti e tre ci tuffiamo nelle acque limpide di Favignana per ripulirci delle fatiche appena compiute. Il tramonto si avvicina ed è ora di ritornare al porticciolo: fine della gita.
Così Achille mi dice: «Paola prima ha guidato lei, ora è il momento che impari tu», e mi mette alla guida dell’imbarcazione. Poi prende Paola e la porta sulla prua, dove ci sono i teli per prendere il sole; la fa sdraiare, le allarga dolcemente le gambe e ci infila la testa.
Lei, ormai appagata e felice, lo lascia fare e si ribagna in un istante. Io, mentre guido, prendo il telefono e li riprendo, soffermandomi sul viso lussurioso di lei.
Per una buona ventina di minuti lui gliela lecca furiosamente, infilandole anche le dita sia nella figa che nel culo. Dopo venti minuti lei gli squirta in faccia (è la prima volta che la vedo squirtare) e lui assapora ogni singola goccia.
Cambiano le posizioni e adesso è lui seduto, con lei che comincia a succhiarglielo sempre con una fame da troia; sembra che non desideri altro dalla vita. Il suo culo in alto verso la prua, a mostrare quanto è porca alle altre barche che rientrano in porto.
Io riprendo tutto come fossi un regista. Quando vedo la costa ormai in prossimità, lo avviso; allora lui prende mia moglie, la fa mettere in ginocchio e le riversa tre fiotti di sperma sul viso, poi le dice qualcosa all’orecchio. Lei fa una faccia strana, poi sorride e vengono verso di me.
Achille riprende il comando del mezzo e, quando stiamo per attraccare, dico a mia moglie di pulirsi perché stiamo per scendere. Lei si mette un cappellino per ripararsi e mi dice che è un gioco con Achille: deve tornare al B&B con la faccia sporca del suo seme.
Il gioco mi eccita e me lo fa diventare duro. Salutiamo Achille, grande compagno; lei lo bacia in bocca davanti a tutti ed io gli stringo la mano e lo ringrazio per la splendida giornata.
Dal porticciolo dobbiamo fare duecento metri in mezzo ai passanti che, anche loro, rientrano alle proprie dimore. Nessuno nota Paola ricoperta di sperma, o fa finta di non notare; anche quando siamo vicini al B&B sembra che tutto fili liscio.
In macchina si portava ogni tanto un po’ di sperma alla bocca con il dito per assaporarlo e mi faceva un sorrisino da vacca maliziosa.
Arriviamo in stanza e non resisto: la metto a pecora, le strappo il costume e, senza un minimo di lubrificazione, la inculo con violenza. Lei urla all’impatto ma ormai il suo culo è bello elastico e, aiutandosi con una mano, viene in cinque minuti. Il tempo di farla inginocchiare e, con la mia spada, la incorono regina delle troie e le spruzzo tutto in faccia e in bocca.
Lei mi sorride, si alza e mi bacia con passione prima di andare sotto la doccia per il meritato riposo.
Domani è un altro giorno.
scritto il
2026-02-18
2 6 7
visite
4
voti
valutazione
6.5
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Nella guardiola

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.