Intimo uomo

di
genere
etero

La stanza era immersa nel silenzio ovattato del crepuscolo, ma per me quel silenzio vibrava di un’elettricità che potevo quasi toccare. Lo guardavo dal letto, immobile vicino alla finestra, incorniciato dall'ultima luce del giorno.
Non era la sua nudità ad attirarmi, ma il modo in cui non era nudo.
Indossava un completo di un materiale sintetico incredibilmente leggero, una fibra tecnica che imitava la carezza della seta senza averne la fragilità. Sia la maglietta che i boxer erano neri, segnati da una stampa a piccoli quadri scuri che creava un reticolo ipnotico, seguendo ogni linea del suo corpo. Il tessuto gli fasciava il busto quasi fosse liquido, rivelando i contorni dei pettorali, mentre sui fianchi scivolava morbido per poi tendersi sulle cosce. Soprattutto lì, dove il desiderio cominciava a farsi strada, la stoffa non poteva mentire: la leggerezza del nero tradiva il suo autocontrollo, rendendo la sua eccitazione evidente, un profilo netto e pulsante contro la geometria scura della stampa.

Mi alzai lentamente, sentendo il parquet freddo sotto i piedi nudi. Mi avvicinai senza fare rumore, i miei occhi fissi su quel contrasto magnetico tra l'eleganza ordinata dei quadri e l'urgenza prepotente del suo corpo.
«È un segreto che nessuno racconta,» mormorai, sentendo il mio respiro farsi caldo quando arrivai a un soffio da lui. «Si pensa sempre all`intimo delle donne, alla nostra seta, ai pizzi. Ma questa trama nera su di te... sprigiona un'energia che non si può spiegare»
Lui chiuse gli occhi quando le mie dita iniziarono a risalire il suo fianco. Sotto i polpastrelli sentivo la texture liscia del materiale, ma era il calore che irradiava da sotto a bruciarmi. Mi piaceva l'idea che si sentisse vulnerabile e, allo stesso tempo, ferocemente messo in mostra.
Mi inginocchiai davanti a lui con lentezza rituale. Appoggiai le labbra sul suo basso addome, proprio dove l'elastico segnava il confine tra la maglia e i boxer. Sentii i suoi muscoli contrarsi sotto il mio bacio, un guizzo di risposta che mi accese il sangue. Le mie mani scesero a circondargli i glutei, sentendone la forza, per poi risalire fino ai fianchi, dove i pollici si incastrarono sotto il bordo elastico.

«Sembra un velo,» continuai contro la sua pelle, la mia voce resa roca dal desiderio mentre i miei occhi indugiavano su quella prova innegabile della sua eccitazione. «Ti accenna, ti svela. E mi fa venire voglia di... liberarti da questa geometria.»
Le mie dita esercitarono una pressione decisa. Iniziai a far scivolare il tessuto verso il basso, lentamente, centimetro dopo centimetro. Vidi la stampa a quadri incresparsi e poi cedere, rivelando la pelle nuda del bacino e poi, finalmente, la pienezza del suo desiderio che non aveva più schermi. La stoffa leggera abbandonò il suo corpo, scivolando lungo le cosce fino a cadere a terra in un soffio silenzioso.
In quel crepuscolo, lo capii. Non stavo guardando un semplice capo di abbigliamento, ma un atto di sfida. Lui restò immobile, il respiro spezzato, mentre io sollevavo di nuovo lo sguardo su di lui. Non avevo ancora finito.

Le mie mani scivolarono sulle sue ginocchia, le dita che affondavano con una pressione deliberata per costringerlo ad allargare le gambe. Sentii la tensione dei suoi muscoli, un fremito che risaliva dalle cosce fino al bacino, mentre io mi spingevo più avanti, annullando ogni centimetro di aria rimasto tra noi. Il calore che emanava era quasi accecante.
Lo costrinsi a guardarmi, sostenendo il suo sguardo lucido e smarrito. Con un sorriso lento, che era insieme una preda e una promessa, mi inumidii le labbra con la punta della lingua, gli occhi fissi sui suoi che si scurivano per il desiderio. Non c’era più bisogno di parole; la geometria del tessuto era caduta, lasciando spazio alla verità della carne. Chinai il capo verso di lui, sentendo il suo respiro spezzarsi contro la mia nuca.
In quel momento capii che non stavo solo prendendo il suo corpo, ma stavo reclamando il diritto di possedere ogni suo segreto, un respiro alla volta.


scritto il
2026-02-02
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