Senza pudore

di
genere
etero

Per la bionda capitolina.

Capitolo primo

Millie.

Prendiamo Upper Duke Street e il panorama mi risucchia il fiato dai polmoni.
Tutta la città splende, e il Liver Building, immerso nel chiaro di una luna nascente, regna maestoso nel cielo senza nuvole. Lancio un'occhiata al volo per vedere se lo spettacolo ha sedotto anche lei, ma gli occhi sono paralizzati da chissà quale eccesso chimico. Avrà almeno tre o quattro anni meno di me - è una bambina agli occhi della legge . Eppure ha l'aria sfatta di una donna che vive, respira e risputa queste strade da una vita. Ha anche il viso da meticcia, la carnagione scura fa pensare al Mediterraneo mentre gli occhi socchiusi evocano l'Oriente. E' un bel viso - composto in modo strano ma grazioso lo stesso. Non appartiene a queste strade.
Scendiamo verso la cattedrale che squarcia la notte come un grandioso presagio, e lei mi sorpassa a grandi falcate, in modo che la distanza fra noi dimostri che non siamo insieme. All'entrata del cimitero si gira di scatto e, alzando il palmo della mano, mi ordina di restare dove sono. Guardo la sua sagoma da elfo scivolare giù per dei gradini e dissolversi di colpo nella notte blu petrolio. Dubito che tornerà re avverto un lieve formicolio di sollievo. Gli effetti della coca e dell'alcol stanno scemando alle svelta, e le vecchie parti di me, nascoste nel subconscio, mi esortano a girare i tacchi e scappare.
La notte la rimette a fuoco di colpo e me la trovo di nuovo davanti. Gambe magre e tette prosperose. Capelli nero carbone ferocemente stretti a coda di cavallo alta. E' da svenire.
Mi chiama dondolando il braccio ad arco e la seguo giù per una serie di gradini sconnessi, dentro una galleria buia coperta di steppie che sbuca in un cimitero tentacolare. Ho un istante di lucidità e il mio cuore viene scosso da un terrore lancinante nel prevedere cosa mi aspetta, ma mentre svoltiamo a destra della cattedrale, che ora troneggia sulle nostre teste, la luna ci trova col suo splendore e ogni pericolo viene neutralizzato dal siero del desiderio. Sceglie una tomba a caso, nell'angolo - più remoto dello spiazzo. E' piatta, spaziosa, funzionale. Si toglie i vestiti con sveltezza di routine. Ha servito un centinaio di altri clienti su questa stessa lapide di cemento consumata dal tempo, anche se mi sa che sono la prima cliente di sesso femminile.
Non vado con le donne,- aveva detto con pesante accento do Toxteth. - Non mi capita mai qui intorno bella.
E aveva ragione. Avevo battuto senza posa queste strade, questa città, in cerca di puttane durante i miei bagordi a base di stupefacenti, e mi aveva detto bene solo due volte. Comunque, quando le ho assicurato che lei non avrebbe dovuto fare proprio niente, solo togliersi i vestiti, tutti quanti, e lasciarmi un pò divertire a cominciato a crollare. Ho sfoderato una banconota da cinquanta e si è arresa.
Si sdraia e il freddo della lapide le drizza i capezzoli, le inarca la schiena sottile. Ha seni grandi e invadenti. Contrastano col fisico adolescenziale. Ha fianchi da dodicenne. Passo la mano sulla pancia, dura e appiccicosa e scintillante al chiaro di lunacome fosse unta da un velo di vasellina, e avvicino la bocca al seno succhiando forte i capezzoli scuri, trasformandoli in due proiettili neri. La pelle sa di sudore rancido, salato. Crema per il corpo da quattro soldi e residui di sostanze chimiche. Pungente e quasi sgradevole. Mi eccita. - Guardati le tette, - bisbiglio - toccatele.
Ubbidisce, all'inizio malvolentieri, ma con la voglia di essere spronata. Le cingo la piccola schiena con il braccio e slinguazzo lo stomaco piatto da adolescente .
- Ti piace?
Non risponde. Alzo la testa per cercare i suoi occhi persi nelle orbite. Ha la bocca aperta, storta. Un rivolo di saliva le cola sul collo. Affondo la lingua nell'ombellico e mi rallenta con un sussulto di fastidio.
Impaziente ormai, le spalanco le gambe colorate di lividi freschi. Infilo un dito dentro. E' asciutta e si irrigidisce al mio tocco. Per un attimo penso che dovrei smettere, che dovrei
girare i tacchi e scappare. Ma mentre avvicino la bocca alla fica e l'odore di gomma mi colpisce in piena faccia, riprendo il mio ruolo. Di cliente. Senza sensi di colpa. Con la lingua rigida spingo forte sul clitoride, e con dei colpetti decisi la riporto lentamente in vita. Ficco un altro dito, e la sua resistenza lascia il passo a delle spinte minime ma arrendevoli. I miei movimenti diventano più energici e i succhi mi zampillano generosi in faccia. Il suo corpo si inarca in alto e di lato, e resta sospeso, mentre lei si avventa contro questo piacere.
Mi infilo una mano nei pantaloni e mi cerco la fica.

Tratto dal primo capitolo di "Senza pudore" di Hellen Walsh
scritto il
2026-01-30
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